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Speciale elezioni 2018

Alla scoperta del candidato: Gabriella Maffioletti (Forza Italia )

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Nelle scorse settimane abbiamo conosciuto Gabriella Maffioletti grazie ad un’intervista (qui l’articolo) che si presenta, per il rinnovo del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, nella lista di Forza Italia.

Continuiamo oggi l’approfondimento con la candidata, in attesa dell’election day del 21 ottobre

Gabriella Maffioletti, 60 anni, di Trento, del segno del cancro è sposata da ben 38 anni e con 4 figli, di rispettivamente 22, 32, 38 e 42 anni.

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15 anni fa è diventata consigliere comunale del capoluogo dopo aver militato prima nella lega nord e dopo nel movimento a sostegno di «Morandini Sindaco».

Ha candidato alle provinciali del 2008 e del 2013 ottenendo ottimi risultati e sfiorando la nomina a consigliere provinciale.

Come valuta gli ultimi 5 anni di governo della nostra Provincia da parte del centro sinistra autonomista ?

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«L’azione politica di questi ultimi 5 anni è stata contrassegnata da immobilismo, mancanza di una visione politica a lungo raggio e assenza di qualsivoglia decisione a tutela della nostra autonomia se non l’accettazione supina di imposizioni provenienti dal governo centrale come i tagli al bilancio provinciale e la chiusura dei presidi ospedalieri periferici».

Su quali tematiche ha visto un immobilismo e mancanza di azione da parte del governo uscente?

«E’ indubbio che la crisi economica globale ha colpito anche la nostra terra. In questi anni, nonostante la “protezione dell’autonomia” si è assistito ad un impoverimento generale dei nostri cittadini, un aumento dei fallimenti delle imprese, un aumento vertiginoso delle sofferenze bancarie e delle procedure di pignoramento di immobili, la chiusura di molte attività commerciali e piccole realtà industriali oltre al crollo degli investimenti pubblici.

Di fronte a questo rapido peggioramento economico – sociale del nostro territorio, dalla politica non c’è stata nessuna reazione e risposta adeguata. Manca una visione a lungo raggio che possa individuare le risposte economiche da mettere in atto, manca coraggio e si prosegue con vecchi schemi del passato che non sono più adeguati».

Quali risposte economiche porterebbe avanti in caso di elezione?

«Ci sono due azioni ben mirate, da sostenere mettendo in campo le maggiori risorse finanziarie possibili. Da un parte rivolte al sostegno delle famiglie in difficoltà e le persone senza lavoro e dall’altra incentivare e sostenere le attività economiche presenti sul nostro territorio».

Quindi in termini pratici, come la nostra Autonomia e la politica possono aiutare chi è senza lavoro?

«La provincia, in collaborazione con i centri per l’impiego, deve creare un Cinformi per i trentini dove dare risposta a chi cerca lavoro, organizzare dei corsi di reinserimento lavorativo e di aggiornamento. Vanno aumentate le risorse finanziarie da investire sul lavoro. Aumentare le risorse per gli investimenti che creano occupazione, oltre a dare dignità alle persone ridurrebbe i costi sostenuti dalla mera assistenza.

In questa ottica pertanto deve essere ampliato il progettone, che deve passare dalla gestione delle sole cooperative sociali (alle volte poco sociali e poco trasparenti) ad una gestione associativa tra provincia e cooperazione. Va ampliato il raggio di azione del progettone, che attualmente da lavoro a circa 2300 persone su circa 13.000 disoccupati, includendo lavori e servizi che attualmente tante amministrazioni comunali esternalizzano, penso ad esempio a pulizie e portierato di edifici pubblici».

Invece per il mondo imprenditoriale quale azioni intende portare avanti?

«Come prima azione l’obiettivo deve essere rivolto al nostro futuro, aiutando i giovani che intendono aprire una loro attività imprenditoriale, con l’apertura di centri di assistenza, consulenza e formazione dove poter avere sostegno per le pratiche amministrative e consulenza fiscale per iniziare una nuova attività. Oltre al sostegno per la parte burocratica vanno sostenute le nuove realtà imprenditoriali con contributi a fondo perduto per sostenere i costi iniziali di apertura e le spese di affitto e di acquisto di attrezzatura e macchinari e finanziamenti agevolati in cui la Provincia si fa garante. Va inoltre sostenuto un progetto in cui al centro dell’azione politica – economica ci sono le aziende trentine».

Cosa intende per sostegno alle imprese trentine?

«E’ indubbio, non me ne vogliano fiscalisti e commercialisti per la semplificazione, che il vantaggio che la nostra Autonomia ci porta in termini economici sta nel fatto che le imposte pagate sul nostro territorio finiscono nel nostro bilancio provinciale. Quindi vanno aumentati gli investimenti pubblici, crollati negli ultimi anni, per aiutare il martoriato settore edile dando corsia preferenziale alle imprese trentine, come nel vicino Alto Adige.

Gli investimenti pubblici andranno indirizzati verso la costruzione di nuove strade di collegamento, ormai inadeguate, basti pensare ad esempio alle code interminabili nel periodo estivo lungo le strade di collegamento al lago di Garda.Va inoltre creato e sostenuto un progetto di rilancio del “MADE IN TRENTINO”».

Cosa intende per “Made in Trentino?

«La nostra Provincia deve sostenere soprattutto quelle attività legate alla filiera dei prodotti trentini, settori che riguardano principalmente il mondo dell’agricoltura e dell’agroalimentare e dell’artigianato. In questa ottica vanno finanziate economicamente attività che puntano sui prodotti trentini, va data priorità a questo settore in spazi espositivi come mercati e fiere.

Vanno incentivate tutte le attività che portano nei centri storici e nei piccoli paesi (ormai deserti) la vendita di prodotti trentini a “Km O”. In un mercato globale il nostro territorio deve puntare sulla qualità dei nostri prodotti, ciò avrà inevitabilmente ricadute anche sul settore del turismo, aumentandone la qualità».

Molti imprenditori si lamentano dell’eccessiva burocrazia e lentezza dei procedimenti amministrativi, come intendi intervenire?

«Nelle amministrazioni deve iniziare a prevalere il principio della meritocrazia, tema molto discusso e mai messo in pratica. Tutto questo deve tradursi in una differenza economica che premia chi produce e lavora, con un sistema che va ad aumentare la produttività. Nelle amministrazioni deve iniziare ad essere attuato il principio di trasparenza.

In quest’ottica vanno aiutate le associazioni culturali che tengono vive le tradizioni storico – culturali della nostra terra creando un ufficio unico per l’ottenimento dei vari permessi legati agli eventi da realizzare».

Sul tema sicurezza, tema ormai all’ordine del giorno quali azioni dovrebbero essere attuate?

«Il taglio dei fondi a disposizione per le forze dell’ordine sia a livello nazionale che locale hanno di fatto reso molte zone del territorio invivibili ed un generale aumentato la percezione del pericolo e della insicurezza. Pur sapendo che molti temi legati alla sicurezza e giustizia, non sono di competenza provinciale, sarà nostro obiettivo mettere in campo maggiori risorse economiche aumentando il personale addetto alla sicurezza.

Va finanziata e reintrodotta la figura dei vigili di quartiere, che oltre a per presidiare costantemente il territorio, ha la funzione di ascolto delle problematiche dei cittadini e di attivazione immediata di tutto quello che deve essere predisposto per mettere gli abitanti in sicurezza e scoraggiare ladri e mal intenzionati. Nuove assunzioni di vigili addetti e formati esclusivamente per la sicurezza e creazione di un reparto cinofilo per il contrasto dello spaccio».

Molti cittadini si lamentano del peggioramento della situazione sanitaria anche nella nostra provincia, la sua opinione?

«Oltre al taglio dei presidi ospedalieri periferici, ognuno di noi si è accorto nel momento in cui si è dovuto recare presso un Pronto Soccorso dei tempi infiniti di attesa. Lo stesso per chi deve richiedere una prestazione ospedaliera con liste in regime mutualistico infinite.

Tutti questi disservizi sono riconducibili principalmente alla mancanza di personale e alla riduzione drastica dei fondi destinati alla sanità. L’aumento dei fondi da destinare al capitolo sanitario saranno una priorità». 

Veniamo a temi a Lei molto cari legati al sociale, per i quali si è già battuta in veste di consigliere comunale del comune di Trento, cosa manca da fare?

«Ci sono zone intere del nostro territorio in cui le famiglie e le giovani coppie non possono guardare al futuro, in quanto non hanno le condizioni minime per garantire quel ricambio generazionale alla base di diversi aspetti. E’ pertanto necessario creare le condizioni lavorative, economiche e infrastrutturali atte a supportare la donna e la sua vocazione naturale alla maternità. Pertanto è necessario garantire una vasta e diversificata gamma di asili pubblici e privati. Bisogna inoltre ridurre le rette mensili ed implementare in maniera consistente l’offerta delle Tagesmutter. 

Reintrodurre i vouchers per permettere ai genitori di poter scegliere un servizio di babysitteraggio anche ai parenti vicini o a persona di loro fiducia riconoscendo loro la funzione sociale ed economica adeguata al loro lavoro».

Il problema principale per le giovani coppie è rappresentato dalla casa, come intende intervenire?

«E’ indispensabile proporre una politica – casa – che vada incontro alle giovani coppie e a chi decide di vivere in maniera autonoma rispetto alla famiglia di appartenenza. Si deve pertanto, guardando al patrimonio di edilizia pubblica e privata sfitto, introdurre dei parametri di accesso più flessibili rispetto a quello vigente (ICEF) strumento da me in particolare sempre molto contestato per la sua fallacità, per le errate valutazioni di reddito reale commesse in fase di verifica dai CAF. Inoltre si deve intervenire con sgravi fiscali e contributi per la prima casa».

Secondo lei la risposta dell’edilizia pubblica gestita da ITEA è adeguata?

«No, bisogna abbattere i tempi di attesa per l’accesso agli alloggi di edilizia pubblica, dando priorità assoluta ai cittadini italiani. Bisogna inoltre ritornare ad una gestione interamente pubblica dell’Ente ora società per azioni con L.P. 15/2005. Con il meccanismo di calcolo ICEF si è innescato un algoritmo sperequativo che ha danneggiato gli autoctoni in virtù del fatto che le rendite patrimoniali rientrano a fare cumulo nelle verifiche annuali insieme con i depositi bancari e favorisce gli immigrati, i nullatenti e gli stranieri. Inoltre vanno rimosse da quei contesti alloggiativi dove vi sono donne sole o soggetti già deboli le situazioni di vivibilità a rischio convivenza sociale (vedi inserimento di sinti o di immigrati, soggetti seguiti dai servizi sociali o altro incivili)».

Siamo alle battute finali di questa campagna elettorale e di questa intervista, come vede il Trentino del dopo elezioni?

«Spero ovviamente nella vittoria della nostra coalizione di centrodestra e che dal 22 ottobre la nostra Autonomia torni ad essere a servizio di ogni singolo cittadino e che la politica inizi ad avere coraggio di decidere per il bene del nostro territorio».

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Speciale elezioni 2018

Elezioni provinciali 21 ottobre: apertura straordinaria degli uffici comunali

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In occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale di Trento, i seggi rimarranno aperti domenica 21 ottobre dalle 6 (dopo la costituzione del seggio, non appena terminate le operazioni di timbratura delle schede) alle 22. (altro…)

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Speciale elezioni 2018

MuoverSi in Trentino? Robbi (AGIRE): “Più facile per un criminale in libertà vigilata.”

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Gian Piero Robbi (Agire per il Trentino)

Parliamo di MuoverSi, un servizio per la mobilità dei disabili messo a disposizione dalla Provincia. Attraverso l’Icef, i disabili hanno a disposizione un determinato numero di chilometri per spostarsi. Questi chilometri variano in base alla tua attività, al tuo lavoro, al reddito. Negli ultimi anni il servizio è andato incontro a un clamoroso ridimensionamento: meno chilometri a disposizione, tracciamento tramite GPS degli spostamenti e privacy di fatto azzerata. (altro…)

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Speciale elezioni 2018

Gabriella Maffioletti (FORZA ITALIA): «Tutela e aiuti alle famiglie e ai minori, dal 21 si cambia registro»

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Nelle due precedenti interviste pubblicate nelle scorse settimane (Link Articolo 1 e Link articolo 2) abbiamo conosciuto Gabriella Maffioletti che si presenta per il rinnovo del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, nella lista di Forza Italia.

Continuiamo oggi l’approfondimento con la candidata, in attesa dell’election day del 21 ottobre

Gabriella Maffioletti, 60 anni, di Trento, del segno del cancro è sposata da ben 38 anni e con 4 figli, di rispettivamente 22, 32, 38 e 42 anni.

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15 anni fa è diventata consigliere comunale del capoluogo dopo aver militato prima nella lega nord e dopo nel movimento a sostegno di «Morandini Sindaco».

Ha candidato alle provinciali del 2008 e del 2013 ottenendo ottimi risultati e sfiorando la nomina a consigliere provinciale.

Nell’ultima  intervista abbiamo toccato principalmente tematiche strettamente economiche, riportando le soluzioni che intende mettere in campo per rilanciare l’economia trentina.

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Oggi approfondiremo maggiormente le tematiche legate alle politiche sociali del Trentino

Sulle tematiche sociali come valuta l’attuale situazione che stiamo vivendo?

«E’ indubbio che la crisi economica ha colpito anche la nostra terra, in molte famiglie ci sono persone senza lavoro o con lavori precari e molti nostri figli non hanno una occupazione stabile o sono in cerca di lavoro.

Stiamo assistendo inermi a famiglie che versano in difficoltà economica o che si stanno impoverendo andando ad intaccare i risparmi per far fronte alle spese quotidiane e fare da ammortizzatori sociali ai figli che non sono in condizione di andare a vivere autonomamente.

La mancanza di una sicurezza economica e prospettive positive per il futuro si ripercuote anche sulla stabilità di molte famiglie. Rilanciare la nostra economia è il primo pilastro per aiutare le nostre famiglie a cui devono affiancarsi misure di sostegno puntuale e sicuro.

Nella precedente consiliatura nel comune di Trento è stata molto attiva nelle battaglie per la tutela dei minori ed in difesa della famiglia».

A livello provinciale come intende proseguire questo lavoro?

«Qualora eletta il mio intento è quello di proseguire nelle mie battaglie storiche in primis quella per la tutela della famiglia, cellula fondante fondante della società civile . La famiglia tradizionale oggi sta subendo pesantissimi attacchi e forzature di vario genere, non ultimo in ordine di importanza, quello della salvaguardia dell’esercizio pieno ed effettivo della potestà genitoriale che un genitore ha in quanto tale, fatti salvi i casi rari peraltro, di vizi sostanziali all’esercizio pieno sanciti dalla normativa sul diritto di famiglia.

Un esempio su tutti.

La campagna massiva per i vaccini che di fatto impedisce ai genitori di agire secondo scienza e coscienza e soprattutto in regime di libera scelta è, a mio avviso, una vera e propria coercizione unilaterale. Recentemente si registra un monitoraggio spesso invasivo della rete di soggetti istituzionali che si interfacciano con la famiglia . Un esempio : lo sportello dello psicologo inserito in ogni scuola per sondare e spesso per diagnosticare sindromi quali dislessia, discalculia etc o iperattivismo.

Diagnosi trancianti spesso che accompagnano nella loro crescita in maniera determinante ragazzi che spesso riflettono situazioni di disagio famigliare determinati da stati di frizione interna al nucleo quali (perdita lavoro di uno dei coniugi o separazione) e che se sufficientemente accompagnati e supportati in maniera preventiva, con un piano di prevenzione adeguato, con aiuti anche minimali sarebbero facilmente recuperabili ! Spesso la situazione di allontanamento dei minori dalle famiglie di origine non è la estrema ratio per cui la legge prevede il ricorso alla Autorità giudiziaria che ne decreta l’allontanamento.

Ho seguito molti casi sia in Trentino che fuori regione che danno un riscontro reale ed oggettivo in tal senso. Nella mia esperienza politica vanto il primato di essere stata la prima consigliere comunale a lavorare attivamente per risanare il sistema amministrativo e sociale che gravita nel settore della tutela minorile

E poi vi è l’altra pesante sfida e attacco alla famiglia rappresentato dalle associazioni promotrici della ideologica del gender che nega l’importanza del dato biologico, ormonale e anatomico e “omologa” il genere volendo fare sparire le rispettive identità anagrafiche e la diversità stessa che si sostanzia nel genere maschile e femminile. Gravissima la deriva sociale rappresentata dal tentativo di frange organizzate dell’LGBT di fare una campagna pro gender già nelle scuole di primo grado in ragazzini ancora acerbi degli insegnamenti che vengono loro propinati! Contro questa nuova insidia c’è bisogno di alzare fortemente la voce!»

Quali sono secondo lei le problematiche legate alla tutela minorile?

«Nell’attuale contesto sociale, il Trentino risulta essere la seconda regione per minori sottratti, tutto questo perché sui minori si è costruito un sistema economico e lavorativo che per alimentarsi in continuazione ed incrementare l’indotto delle professioni e cooperative sociali che gravitano in campo alla tutela minorile , lucrano spesso sui disagi famigliari arrecando dolore , sofferenza e traumi indelebili sia agli adulti coinvolti che ai minori che sono vittime di un sistema obsoleto e “ammorbato”.

La spesa di mantenimento dei minori presso le strutture di comunità dal 2009 hanno superato stabilmente i 10 milioni di euro annui.

Va modificato il sistema attuale in maniera da essere di supporto e di aiuto alle famiglie ed ai single in difficoltà anziché divenire spesso un “braccio punitivo” verso famiglie o cittadini che loro malgrado entrano in tali prassi amministrative».

Quali sono le criticità del sistema attuale?

«Bisogna cambiare la legge che permette agli assistenti sociali di godere di uno stato di autonomia funzionale che pone tali dipendenti pubblici sopra ogni giudizio e non prevede a tal riguardo alcun controllo sulla qualità e sul risultato finale dei progetti sociali proposti. Inoltre bisogna levare loro la funzione ispettiva, prevedendo per tali scopi un organismo ad hoc che abbia preparazione adeguata e competenze in materia. Penso ad esempio ad un nucleo di polizia municipale specializzata in materia di diritto di famiglia che si richiami nello svolgimento delle proprie mansioni al rispetto della legge .

Gli assistenti sociali svolgono funzioni di indagine ricognitive che vengono poi tradotte in relazioni dettagliate da fornire al Tribunale dei Minori, vere e proprie “pagelle” che definiscono in base a dati di pregiudizio il grado o meno di un genitore ad essere idoneo e che spesso sono accompagnate da perizie di esperti che giudicano la potestà genitoriale in un consulto eseguito a volte in soli 10 minuti. Tali relazioni hanno il potere di avere ricadute pesantissime in termini di giudizio del Tribunale e privare genitori veri dai loro figli».

Toccando il tema dei minori, è inevitabile il collegamento al problema della bassa natalità nella nostra provincia. Cosa pensa a riguardo?

«In Trentino i residenti sono 538.604 con un incremento di 381 unità rispetto all’anno precedente. Mentre a Bolzano si registra un incremento della popolazione +6,6per mille a Trento si registra un misero 0,3 per mille . Ci sono zone intere del nostro territorio in cui le famiglie e le giovani coppie non possono guardare al futuro, in quanto non hanno le condizioni minime per garantire quel ricambio generazionale alla base di diversi aspetti.

E’ pertanto necessario creare le condizioni lavorative, economiche e infrastrutturali atte a supportare la donna e la sua vocazione naturale alla maternità. Pertanto è necessario garantire una vasta e diversificata gamma di asili pubblici e privati. Tali servizi devono offrire orari di apertura più flessibili in rapporto alle mutate esigenze della famiglia.

Ovviamente il sostegno alla famiglia si attua anche attraverso aiuti concreti per far fronte al problema casa di cui abbiamo parlato nella precedente intervista. Molte famiglie si lamentano per i costi eccessivi degli asili

Infatti bisogna innanzitutto ridurre le rette mensili ed implementare in maniera consistente l’offerta privata offerta ad esempio delle Tagesmutter.

Reintrodurre inoltre i vouchers per permettere ai genitori di poter scegliere un servizio di babysitteraggio anche ai parenti vicini o a persona di loro fiducia riconoscendo loro la funzione sociale ed economica adeguata al loro lavoro. Tali strumenti diversificati andrebbero inoltre a contenere i costi della spesa pubblica indirizzati alla costruzione di strutture pubbliche ed in reinvestimenti di risorse umane qualificate atte a svolgere tali funzioni».

Per le famiglie con bambini che frequentano la scuola ha qualche iniziativa?

«Bisogna riconoscere in maniera concreta alle famiglie la valenza nel praticare attività sportive a livello personale intervenendo in maniera concreta sull’abbattimento dei costi vivi relativi al pagamento delle iscrizioni ai corsi ed abbonamenti sportivi con l’estensione dello strumento delle family card e scontistiche ad hoc.

La famiglia va sorretta e accompagnata nelle varie fasi della vita, ovviamente con particolare attenzione alle famiglie con categorie deboli…»

La nostra realtà sociale ci dice che a fronte di una bassa natalità ed un aumento delle aspettative di vita, la popolazione sta “invecchiando”, per gli anziani quale proposte intende mettere in campo?

«E’ necessario migliorare e rafforzare l’assistenza domiciliare a favore sia degli anziani che dei soggetti disabili e portatori di handicap.

Rivedere il meccanismo attuale di riconoscimento del grado di invalidità che attualmente risulta penalizzare al ribasso la reale situazione di deficit in virtù di logiche aziendali che puntano sempre più ai tagli verso il basso ai danni delle persone che vivono invece il disagio della patologia cronica invalidante. Va assolutamente fatta un’esenzione dei farmaci e ausili gratuiti per soggetti portatori di invalidità e per gli anziani con ridotte capacità di spesa».

Su altre tematiche riguardanti la sfera famigliare e sociale, penso ad esempio l’obbligo vaccinale di cui si è molto parlato in questi giorni, cosa pensa?

«Rappresento un partito liberale dove sulle tematiche etiche e private viene lasciata libertà di coscienza, come è giusto che sia.

Sono contraria all’obbligo vaccinale in quanto sostenitrice della libera scelta. Non sono contro i vaccini, sarebbe stupido prima ancora che sbagliato. Ma ritengo che ogni singolo caso vada analizzato e discusso, senza obblighi e soprattutto sostengo la tesi che sia lasciato ai genitori il compito di decidere secondo scienza e coscienza.

E poi nove vaccini sono troppi e comunque rimane il dato che questa campagna massiva di vaccinazione che prevede l’inoculazione di nove vaccini è esagerata e soprattutto siamo il primo Paese a sperimentarlo. La nostra Provincia autonoma che ha facoltà di legiferare in materia sanitaria poteva quantomeno assumere la stessa linea del vicino Alto Adige che ha procrastinato la applicazione drastica dell’impedimento all’accesso delle scuole materne di un anno».

Siamo giunti alla fine della nostra terza e ultima intervista, come vede il Trentino del dopo elezioni?

«In questi ultimi anni ascoltando le persone si sentiva un certo senso di oppressione, di sfiducia e rassegnazione verso una politica assente, arroccata a difesa dei “loro” interessi e poteri.

Col voto del 21 ottobre i cittadini possono finalmente cambiare registro e decidere di ritornare padroni a casa propria e contare ancora come cittadini Trentini “protetti” dallo status derivante dalla nostra autonomia speciale. Finalmente si potrà ritornare ad una politica più a misura di persona che riconosca a pieno titolo la tutela dei diritti fondamentali che sono stati lentamente ma in maniera continuativa depotenziati e in talune occasioni tolti, in nome di una politica miope e a corto raggio».

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