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Trento

Riparte la gara per il NOT. 150 milioni di euro dei cittadini Trentini buttati al vento dalla giunta Rossi

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Il Dirigente generale del Dipartimento Infrastrutture e Mobilità della Provincia autonoma di Trento ha firmato la determinazione che riavvia l’iter per la realizzazione del nuovo ospedale del Trentino.

Ciò in ottemperanza a quanto disposto dalla sentenza del Consiglio di Stato.

Ad oggi la provincia autonoma ha speso 150 milioni di euro dei 338 previsti per la realizzazione del Nuovo ospedale Trentino.

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Ma purtroppo per ora all’orizzonte si vede solo il nulla.

Se tutto andrà bene vedremo il nuovo ospedale nascere fra circa 20 anni.

La realizzazione del così detto NOT (nuovo ospedale di Trento), un’opera essenziale per il territorio e la sanità trentina da anni sta cercando di vedere la luce.

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La costruzione di questa enorme struttura è stata nella bufera e rappresenta una rara perla miliare degli sprechi del centrosinistra trentino nelle ultime due legislature.

Sulla vicenda si parla e si scrive ormai da anni, risale al 2011 l’inizio della procedura per l’affidamento dei lavori, quando ancora era Ugo Rossi l’assessore della sanità.

Poi i lavori sono stati  stoppati da impedimenti assolutamente evitabili.

Tali intoppi hanno portato a perdite ingenti di denaro pubblico e allo stallo di un progetto che è prioritario per tutta la popolazione trentina.

Inoltre hanno causato un danno economico ad un settore, come quello dell’edilizia già in ginocchio a causa della congiuntura economica attuale.

Il lavoro che avrebbe generato un’opera di tali dimensioni sarebbe stata una boccata di ossigeno per la nostra economia.

Ricordiamo che l’annosa vicenda legata al NOT dopo i numerosi ricorsi al Tar da parte dei quattro partecipanti alla gara d’appalto, si era bloccata per via della composizione della commissione tecnica della gara dichiarata illegittima  

Dopo la decisione del Tar, il Consiglio di Stato nel 2014 aveva espresso in una sentenza una formulazione abbastanza ampia con la possibilità per la Pat di rinnovare la gara con la ripresentazione dell’offerta.

La Provincia ha scelto di revocare il bando e procedere, alla luce anche del nuovo contesto finanziario e economico e dei vantaggi che parevano rilevanti, di procedere con un appalto di progettazione integrato che poi ha fatto.

I quattro partecipanti, nel frattempo, avevano fatto ricorso contro la revoca del bando che il Tar ha respinto non prevedendo neppure il rimborso spese o risarcimenti danni.

Solo una di queste quattro ditte, la Cdm, aveva presentato appello al Consiglio di Stato che ha poi emesso una sentenza con la quale ha accolto il ricorso.

Nel corso della seduta della Quarta commissione del 26 settembre 2017, l’indomani dell’annullamento della gara,  l’assessore Zeni, su richiesta del Presidente Giuseppe Detomas (Ual), aveva presentato ai consiglieri una breve relazione sulla sentenza del Consiglio di Stato sul bando per il nuovo ospedale di Trento.

L’assessore, ricostruendo l’ormai annosa vicenda, ha ricordato che il bando di finanza di progetto del 2011 ha visto numerosi ricorsi al Tar da parte dei quattro partecipanti, in particolare per la composizione della commissione e l’ avvallamento delle procedure di due partecipanti nei confronti degli altri due.

Dopo la decisione del Tar, aveva detto, il Consiglio di Stato nel 2014 aveva espresso in una sentenza una formulazione abbastanza ampia con la possibilità per la Pat di rinnovare la gara con la ripresentazione dell’offerta. La Provincia ha scelto di revocare il bando e procedere, alla luce anche del nuovo contesto finanziario e economico e dei vantaggi che parevano rilevanti, di procedere con un appalto di progettazione integrato che si è fatto negli ultimi mesi.

Una sentenza, aveva detto ancora Zeni, che il Consiglio di Stato ha motivato riconoscendo che la pubblica amministrazione ha un generale potere di revoca, ma nel momento in cui nella motivazione della revoca è stata citata la sentenza del Tar del 2014 dove si diceva che la Pat “può procedere alla rinnovazione della gara”, quel “può” doveva essere inteso come “deve”.

Allora le opposizioni compatte riversarono tutte le responsabilità sul governatore Ugo Rossi e a suon di interrogazioni avevano chiesto di quantificare i danni e sapere di chi erano le responsaabilità

La lega nord aveva depositato un’interrogazione alla giunta provinciale dove chiedeva l’ammontare delle spese legali della Provincia e le richieste di rimborso da parte delle imprese dall’inizio della realizzazione del NOT, ancora ferma al palo. Fugatti nella sua interrogazione chiedeva anche i nomi di chi ha commesso gli errori per l’indizione di un secondo bando con criteri diversi dal primo, e se a fronte del tempo perso, delle risorse economiche impiegate e della lungaggine che si prefigura per la realizzazione di un nuovo ospedale non si sarebbe potuto puntare sulla riqualificazione dell’ospedale Santa Chiara e sul potenziamento degli ospedali di Valle.

«Tra bandi avviati, commissioni poco trasparenti, criteri alquanto discutibili per l’assegnazione dei lavori e imprese che pare non si vedranno mai elargire i risarcimenti richiesti (circa 32 mln di Euro) i danni sono molti e a pagarne le conseguenze saranno inevitabilmente i cittadini trentini» – si leggeva anche nella premessa di Maurizio Fugatti.

Dello stesso avviso era anche il consigliere provinciale di Forza Italia Giacomo Bezzi che come il collega Fugatti aveva presentato un’interrogazione sulla questione. «Dopo un iter fantascientifico fatto di nuovi bandi, errori, cambiamenti territoriali ecc ecc – spiegava Bezzi – sono iniziati i lavori propedeutici alla realizzazione del nuovo polo giudiziario di Trento, ma nulla ad oggi è dato sapere sullo stato dell’approvazione del progetto esecutivo. Inoltre si vuole conoscere quali siano i lavori realizzati ad oggi e le modalità con cui sono stati appaltati».

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