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Viaggi: ai tropici sulle orme di Magellano

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Parafrasando un noto comico di Zelig, vien da dire: “Chi è Magellanooo”?

Questi è stato uno dei tanti esploratori che nel XV-XVI secolo al servizio della corona iberica, ha scoperto nuove terre al di là del mondo allora conosciuto.

Una di queste terre quella che lo vide riposarvi per sempre sono le Filippine.

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Egli morì sull’isola di Mactan a Cebu nelle Visayas, per mano di un capo tribù indigeno di nome Lapu Lapu, ucciso in uno scontro armato avvenuto a causa del tentativo piuttosto bellico di Magellano, di convertire gli indigeni al cristianesimo.

Le Filippine, sono un arcipelago tropicale nell’ Oceano Pacifico con un retaggio culturale spagnolo, infatti nella lingua ufficiale: il filippino vi sono molte parole spagnole e i numeri sono in spagnolo.

Tuttavia risentono anche dell’influenza americana, infatti la lingua ufficiale è il filippino ma la lingua nazionale è l’inglese che è parlato benissimo da alcuni, abbastanza da bene da molti e solo in alcuni rari casi, si trovano persone che non lo parlano affatto.

Città metropolitana meno grande ma con problemi di traffico analoghi a Manila, è Cebu City nell’isola di Cebu.

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Qui nella zona di Colon possiamo vedere la croce di Magellano che egli piantò dopo aver convinto un capo tribù locale a convertirsi al cristianesimo e nei pressi, l’antica casa museo Yap S.Diego posta nell’angolo tra Mabini and Lopez-Jaena street, una casa costruita con legno e pietra corallina nel tardo 17° secolo che ha sopravvissuto tifoni, uragani, piogge torrenziali e la ben peggiore esperienza della mano distruttiva dell’uomo.

La casa storica Yap S.Diego è la culla della città di Cebu, una testimonianza architettonica ispanica ed è inoltre una delle più antiche case delle Filippine.

L’isola di Cebu è nota per le bellissime spiagge bianche tropicali che si sono formate a seguito di depositi corallini. I trasporti nelle Filippine funzionano bene, sono tuttavia un po’ cari ma programmando bene gli spostamenti e facendo uso adeguato delle celeberrime Jeepneys (ex jeep dell’esercito statutintense, modificate al trasporto di molte persone che fanno servizio di linea su tratte fisse) è possibile muoversi senza una spesa eccessiva.

Il popolo filippino è gioviale, cortese e simpatico in generale le Filippine sono un paese sicuro.

Occorre tuttavia porre attenzione nella zona del Mindanao, laddove per motivi di fanatismo religioso islamico la sicurezza dei visitatori potrebbe venir messa a repentaglio.

A sud di Cebu city a Oslob è possibile fare la magnifica esperienza di fare il bagno con lo squalo balena, il gigante gentile del mare. Un pesce di lunghezza variabile dai 6 ai 12 metri per un peso di varie tonnellate che pur appartenendo alla famiglia degli squali è innocuo, si nutre di krill ed è un docilissimo animale a rischio di estinzione.

Notevole è l’emozione che si prova quando si è in acqua in compagnia di questo splendido gigante buono dei mari che nuota a fianco dei bagnanti in modo del tutto rilassato e con un stile del tutto aggraziato, evita il contatto con l’uomo quando lo vede in acqua ma non lo spaventa, gli passa di fianco con grande dolcezza.

Nelle Filippine i piatti locali sono molti e si possono al meglio degustare nelle cosiddette Eateries che sono delle bancarelle da strada con annessa una cucina da campo nel retro in cui vengono preparate le pietanze esposte sul lato frontale della bancarella.

Il cliente osserva le pietanze esposte in padelle coperte da un coperchio talvolta in metallo, talvolta di vetro e decide cosa desidera consumare.

Il cibo viene poi servito su piattini separati all’interno della bancarella dove ci sono le panche per sedersi e i tavoli per appoggiare il mangiare.

Le pietanze vanno dagli spaghetti di riso con carne o pesce e verdure, a piatti di carne, pesce sempre accompagnati da riso bianco bollito compatto e non al dente. Ottime le grigliate di pesce, manzo, maiale, zampe di gallina, pollo e intestini di maiale o pollo, nelle bancarelle di strada.

E’ tradizionale anche il piatto denominato Lechon (la porchetta) che viene servito tradizionalmente su una lettiera di riso e con melanzane impanate fritte. Se si vedono persone indossare su una mano un guanto o una bustina di plastica trasparente e mangiare con le mani, non c’è di che stupirsi, è tipico della cultura locale.

Ci sono sempre tuttavia disponibili le posate in plastica o di metallo per coloro i quali non desiderino cimentarsi con lo stile di mangiare alla filippina. (730 parole + il titolo- Le foto in tutte e due gli articoli sono state scattate da me personalmente.

(La foto dello squalo balena sotto la barca è scaricata da google)

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Regali di laurea, 6 idee alle quali non hai mai pensato (e avresti dovuto farlo)

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È tempo di lauree e di laureandi nelle maggiori università d’Italia.

Quando arrivano novembre e dicembre, infatti, molti giovani cominciano a sentire la tensione della presentazione della tesi, con la relativa discussione.

Da un lato questo è un momento davvero stressante, ma dall’altro rappresenta una tappa da gustare in tutto e per tutto, perché capita un paio di volte nella vita.

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Amici e famiglia attendono con trepidazione questo momento per festeggiare il neo-laureato.

Sì, ma come? Ecco 6 idee per un regalo di laurea originale, capace di farsi ricordare.

3 REGALI DI LAUREA DI ALTISSIMO LIVELLO – Basta con i giochi della playstation e con i ticket per un weekend alla SPA, perché è giusto che un regalo di laurea sia non soltanto originale, ma anche prezioso e di altissimo livello. L’occasione è unica, il momento è ideale per trovare un regalo davvero significativo, che sia il coronamento di un percorso lungo e complesso.

Per un laureato alla “Bocconi” meglio andare sul sicuro e non rischiare: si può trovare come regalo un “Girard Perregaux” a Milano, nel rinomato Flagship Store di Pisa Orologeria. Orologio perfetto per l’occasione “Il Laureato”: estetica d’impatta, con la caratteristica icona ottagonale, nato negli anni ’70, è un modello fortemente iconico.

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Con un occhio alle varie ordinanze comunali, si potrebbe pensare ad un monopattino elettrico: un veicolo che oggi va particolarmente di moda, e che sa come farsi apprezzare per via dei suoi numerosi vantaggi, in termini di mobilità cittadina.

E la terza opzione? Qui andiamo un po’ sul classico, ovvero un viaggio dall’altra parte del mondo, magari optando per una meta come l’Australia: due biglietti aerei, magari lasciando la parte organizzativa al festeggiato, sono un regalo sempre gradito, specialmente al termine di un percorso molto lungo e impegnativo.

Sempre che non si preferiscano le bellezze nostrane: si può optare per una settimana bianca in Trentino, terra di arte e cultura, o una bella città da visitare.

3 REGALI DI LAUREA DAVVERO DIVERTENTI – Come spesso accade in questi casi, un regalo dovrebbe mirare precisamente al suo target, o ad un hobby, quindi si richiede un minimo di conoscenza delle preferenze di chi lo riceverà. Se si sa che il laureando è un appassionato di cucina, dunque, un bel regalo potrebbe essere un set di pentole particolari o un wok, ovvero la padella che viene comunemente usata in Asia per svariate preparazioni, per le fritture e per le ricette saltate.

C’è anche una seconda opzione che potrebbe trovare molto stuzzicante, come regalo di laurea: un visore per la realtà virtuale come l’Oculus che, oltre ad essere davvero divertente, è ideale per gli appassionati di innovazione.

Eccoci giunti alla terza e ultima opzione, se si ha intenzione di fare un regalo di laurea ecosostenibile: una bicicletta pieghevole nuova fiammante, magari elettrica, potrebbe essere gradita per muoversi nel traffico cittadino a zero emissioni.

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Una frase di Chiara Biasi scatena la polemica: “Per 80mila euro io neanche mi alzo dal letto”

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La nota, ma non troppo, fashion blogger e influencer Chiara Biasi è stata vittima di uno scherzo de Le Iene: le è stato fatto credere di essere la testimonial di un’azienda asiatica che produce borse di lusso, così lei è andata sul set fotografico per uno shooting dedicato a una campagna pubblicitaria.

Qualche giorno dopo il suo agente le ha comunicato che le foto che aveva scattato su una tavola da surf e su una sedia sono state modificate: al loro posto sono stati inseriti un water e un assorbente gigante.

Com’è facile immaginare, Chiara ha reagito male a questo improvviso cambiamento della campagna pubblicitaria alla quale avrebbe dovuto partecipare: di fronte a questo scherzo la blogger si è sfogata, lasciandosi scappare una frase che, però, le è costata una valanga di critiche. Durante il suo sfogo, infatti, ha detto: “Va bene, accetto di finire su un assorbente. Ma per 80mila euro? Io per 80mila euro neanche mi alzo al mattino e mi pettino i capelli!”.

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Dopo la messa in onda dello scherzo, Chiara ha anche condiviso il video sul proprio profilo Instagram ed è proprio sotto questi post che gli utenti del social si sono scatenati con le critiche per quelle sue parole, giudicate eccessive e fuori luogo: “Unfollowatela e vediamo come si alza dal letto per andare a lavorare”, ha scritto, ad esempio, un utente. “Chiara, io mi vergognerei se fossi in te per le frasi dette, è uno schiaffo alla moralità di tanta gente”. Tra i commenti, spicca quello dell’ex tronista di Uomini e Donne, Alex Migliorini, il quale ha scritto: “Per 80mila euro non ti alzeresti nemmeno dal letto. Beata te, io mi farei a piedi tutta l’Italia invece”.

A questa bufera di critiche, alla fine Chiara Biasi ha replicato così:Ragazzi, so bene cosa dico, magari non nel modo più corretto visto il momento e l’agitazione… ma quello che intendevo è proprio quello! Io per qualsiasi cifra non faccio certe cose, tra le quali campagne su un assorbente volante o su un water. Semplice! E non è sputare sul denaro, anzi – ha sottolineato – ma rispettare me stessa e le persone che lavorano con me e per me. Perché sono dieci anni che lavoro e mi mantengo, e il mio percorso pulito conta più di qualsiasi cifra. La mia uscita può sembrare fuori luogo o infelice… ma stavo passando le pene dell’inferno e non riuscivo a spiegare che non me ne fregava dei soldi e del diventare famosa in Asia, bensì di continuare a lavorare come ho sempre fatto in modo ‘pulito’ – ha concluso –  Easy! Non trasformate come sempre un misunderstanding in una polemica”.

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Il fascino «senza tempo» degli orologi in legno (e non solo)

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Gli orologi antichi in legno hanno un fascino senza tempo. Nati in Germania, si sono poi diffusi in tutto il mondo proprio in quanto caratteristici e unici nel loro genere.

Un orologio a cucù in legno in casa cambia completamente atmosfera, donando una sensazione di tradizione e tempi passati meravigliosa.  Il cuculo è sempre stato associato in diverse culture al tempo (ad esempio in Inghilterra il suo canto segnava l’inizio della primavera).

Vi sono poi altre tradizioni che lo associano a un uccello immortale, da qui il detto “vecchio come il cucco”.

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Proprio per questo gli orologiai tedeschi hanno scelto il cucù per costruire i loro modelli.

GLI OROLOGI DA PARETE – Per quanto riguarda quelli da parete, il primo modello di orologio analogico è stato costruito nel 1344 da Giovanni Dondi, a Milano. Questa industria si è poi evoluta e raffinata nel tempo, portandoci a quelli che sono i moderni orologi da parete: come si può notare ad esempio sulla rivista Horbiter, oltre a quelli classici in legno ad oggi ne esistono diverse tipologie. In questo modo, ognuno può scegliere quello che più si adatta allo stile della propria abitazione.

GLI OROLOGI IN LEGNO IN GERMANIA – L’arte degli orologi in legno risale al 1667, in Germania, nello specifico in un paesino conosciuto come Triberg, nel cuore della Foresta Nera, dove tra l’altro oggi si trova il più grande orologio a cucù al mondo. In realtà, è molto difficile stabilire dove ebbe luogo la nascita degli orologi a cucù, in quanto molti sostengono che siano nati a Waldau. È possibile scoprire i misteri legati a questi orologi percorrendo La Strada degli orologi nella Foresta Nera e visitano il museo Furtwangem, che contiene una collezione ricca anche di pezzi internazionali.

IL CASO SOMMARØY – Alla precisione dei tedeschi si oppone la scelta fatta da una piccola isola norvegese, Sommarøy, di eliminare tutti gli orologi della città e smettere di regolare la propria vita secondo lo scandire del tempo. Di legno, in questo caso, ci sono solo le case dei pescatori.

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Una scelta particolare che da un lato libera la cittadina dalle imposizioni temporali e sociali e dall’altra la riporta indietro nel tempo, quando le ore non erano misurabili. Forse un’azione di marketing turistico, che può funzionare in realtà molto piccole, ma che trova difficile applicazione in città con più abitanti.

In generale, quindi, l’orologio ha una storia e un’applicazione nelle diverse culture molto particolari. Oggigiorno è ancora particolarmente apprezzato in tutto il mondo, dagli orologi a parete a quelli da polso. Si tratta quindi di un oggetto dalle mille sfaccettature, che esercita ancora il suo fascino, sia nelle sue versioni in legno che in tutte le altre.

 

 

 

 

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