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Psicologia dei Diritti

Elezioni provinciali 2018: ecco come reagiscono i politici allo stress della campagna elettorale

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Molto è stato scritto sullo stress, la letteratura è davvero tanta anche se ha radici non troppo lontane nel tempo.

Solo 42 anni fa e precisamente nel 1976 il primo a definire questo stato emotivo è stato il medico austriaco Hans Selye.

Ma cosa intendiamo, quando parliamo di stress? Lo stesso Selye ha parlato di “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso“.

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Siamo quindi nell’ambito di risposte psicofisiche che coinvolgono sia il corpo che la mente.

In caso di stress infatti il nostro organismo reagisce a stimoli percepiti come eccessivi sia come intensità che come cronicizzazione nel tempo.

Inoltre è interessante sapere che si parla di «distress» quando la persona è in difficoltà rispetto agli obiettivi od ostacoli che deve affrontare, ed «eustress», quando gli stressi sono positivi e donano maggior vitalità all’individuo.

A differenza degli animali, l’uomo può percepire stress, o meglio distress, anche quando lo stimolo stressante è assente.

Questa situazione crea sofferenza che dura nel tempo e diminuisce la qualità della vita tanto da invalidare la realizzazione personale sia a livello professionale che affettivo.

Ma ora proviamo entrare nello specifico dell’argomento di questo articolo. Come viene percepita la campagna elettorale dai candidati?

Predomina il distress o l’eustress?

La nostra redazione ha posto questa domanda a Giacomo Bezzi, candidato nella Lista Fugatti – Unione di Centro, a Claudio Cia di Agire per il Trentino e a Gabriella Maffioletti di Forza Italia.

Giacomo Bezzi inizia a fare politica molto tempo fa con passione e con la speranza giovanile di cambiare il mondo.

Oggi, anche se la passione è ancora vivace e lo si percepisce dal tono della sua voce, dice che vuole mettere la sua maturità ed esperienza al servizio della politica per dare il suo contributo nel modo migliore possibile.

Bezzi afferma anche che “far politica” è un mestiere difficile, anzi forse il più difficile, per cui alla base ci deve essere una serenità professionale, economica e anche familiare.

L’unico stress che percepisce il candidato è la stanchezza fisica dovuta agli orari e ai tantissimi km in auto.

È altresì faticoso il controllo della documentazione, ma Bezzi appare fiducioso ed energico e percepisce il suo gruppo di lavoro come forte perché rimane stabile nonostante la corse della campagna elettorale.

Ed ecco cosa risponde Claudio Cia alla nostra domanda sulla campagna elettorale in relazione allo stress.

«Quando si comunica un pensiero non è detto che gli altri lo percepiscano nello stesso modo con cui è stato espresso. Quindi, se si lavora da soli, questo problema non viene più di tanto rilevato, ma se si lavora in squadra, devono diventare protagoniste l’ empatia, una buona comunicazione ed organizzazione. Il gruppo migliore –  afferma Cia – quello più efficiente è quello composto da persone che sanno con chi lavorano, come ottenere gli obiettivi e naturalmente quali sono quelli da raggiungere».

«Se non vi sono questi elementi – continua Claudio Cia – ci si limita semplicemente a parare colpi, si entra in confusione e si corre il rischio di correre dietro alle opportunità senza coglierle. In questo secondo caso fare politica diventa davvero stressante. Se invece si segue la propria vocazione, si ha la possibilità di cercare e quindi anche trovare le opportunità più adeguate, si decide con facilità con chi si vuole stare e che percorso si vuole intraprendere. In questo modo certamente non si sale sulla prima zattera che si trova in preda all’ansia di stare a galla, non muore il progetto politico e non emergono gli interessi personali. Claudio Cia di professione fa l’infermiere ed è entrato in politica per caso, ma la promessa che fa ai suoi elettori è di essere onesto e trasparente forte delle sue battaglie e dei suoi risultati».

Anche Gabriella Maffioletti accetta di rispondere alla nostra domanda inerente lo stress in relazione alla campagna elettorale: «Per continuare a fare politica e superare lo stress delle elezioni è fondamentale sapere scegliere i propri collaboratori e capire di chi fidarsi» – spiega l’esponente di Forza Italia

Gabriella Maffioletti è ritornata in politica da poco tempo, solo dopo la completa assoluzione per una denuncia di diffamazione. Ha affrontato e superato con forza e coraggio gli ostacoli che possono nascere combattendo con passione le ingiustizie, dando il suo contributo per un mondo migliore.

«Un altro tipo di fatica,  che tuttavia precisa dire che non si può chiamare stress – aggiunge Maffioletti – è costituito dal fatto che quotidianamente riceve persone, le ascolta con la massima cura e attenzione e si fa portavoce della difesa dei loro diritti. La candidata afferma che in questo modo contribuisce alla soluzione di problemi che non sono solo dei singoli casi, ma che appartengono di fatto alla società».

E il punto di vista degli elettori?

Da una piccola inchiesta fatta ai possibili elettori, ma che sarebbe bene approfondire, emerge che sempre più persone decidono di non votare e la maggior parte dei votanti afferma di sentirsi sopraffatta di informazioni e di parole che spesso non fanno in tempo a diventare azioni concrete politiche.

Questo forse perché oggi più che mai viviamo in un mondo pieno di informazioni, di parole, di confusione, in cui è facilissimo diventare “sordomuti”.

Quando infatti siamo sovraccarichi di input, diventiamo sordi a chi parla fuori dal coro per donare davvero il proprio contributo in nome dell’Amore per il proprio territorio, ma anche per un mondo migliore.

Dall’altra parte si diventa anche muti, perché si parla e si agisce non avendo una conoscenza adeguata dell’ambiente che ci circonda.

Allora come la parabola del sordomuto del Vangelo di Marco, prima occorre aprire le orecchie, ascoltare con attenzione e solo dopo dar voce al proprio pensiero e agire di conseguenza.

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Psicologia dei Diritti

Oggi è il giorno della Memoria

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 Gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto.

È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 per ricordare la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Russa avvenuta nel 1945.

Oggi purtroppo si ricorda uno degli orrori della nostra storia più atroci dell’umanità.

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È il giorno della Memoria, dell’Olocausto, che, a partire dalla seconda metà del XX secolo, indica il genocidio di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati nei confronti degli ebrei d’Europa e di tutte le categorie di persone ritenute “indesiderabili” o “inferiori” per motivi politici, religiosi o razziali come le popolazioni slave delle regioni occupate nell’Europa orientale e nei Balcani, oppositori politici, massoni, minoranze etniche come rom, sinti e jenisch, gruppi religiosi tra cui 5-6 milioni di ebrei, persone sofferenti come malati di mete, portatori di handicap, ma anche persone considerate diverse come gli omosessuali.

Tra il 1933 e il 1945, furono circa 15-17 milioni le vittime dell’Olocausto, di entrambi i sessi e di tutte le età, senza nessuna pietà nè per gli anziani, né per i bambini. Per dare un’idea più concreta per 12 interminabili anni sono state uccise barbaramente circa 3 persone al minuto .

Ma che cosa significa “0locausto”?

La parola “Olocausto” deriva dal greco e significa “bruciato interamente” ed era la più retta forma di sacrificio del giudaismo.

L’Olocausto, in quanto genocidio degli ebrei, è imvee identificato più correttamente con il termine Shoah che in ebraico significa catastrofe, distruzione, un massacro per eliminare semplicemente chi non si voleva. Non vi era più alcun significato o elemento sacrificale. Il nostro passato è testimone di una barbarie senza eguali caratterizzata da metodi e organizzazione moderne mescolate ad azioni arcaiche e terribili.

Ma cosa significa oggi ricordare l’Olocausto?

Oggi è importante ricordare ai giovani che cosa è successo, non solo attraverso lo studio della storia o la visione di film o documentari, bensì è più che mai fondamentale arrivare al cuore dei ragazzi parlando di diritti umani, di che cosa vuol dire essere privati di tutto ciò che vuol dire essere persona prima di giungere al forno crematorio.

Importante quindi è trasmettere il ricordo e non solo la memoria del passato perché imparare è un’azione che passa non solo dalla mente e quindi dalla memoria, ma anche dal cuore per trasformarsi in ricordo e idee per migliorare il nostro futuro.

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Psicologia dei Diritti

Ieri la 52° Giornata Mondiale della Pace: «Tutti lottano per i diritti senza conoscere i propri doveri»

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Ieri, primo giorno dell’anno è stata la 52esima Giornata Mondiale della Pace e in questa occasione, Papa Francesco ha parlato di buona politica al servizio della pace, mentre la Comunità di Sant’Egidio invita in tutti nelle strade per un mondo più giusto, senza la violenza e con attenzione alla povertà.

Occorrono uomini e donne di buona volontà uniti e lavorare insieme per affrontare e superare problemi come i conflitti presenti in tutto il mondo, il terrorismo, e le politiche corrotte.

Ma la pace non è solo l’eliminazione delle guerre e cibo e acqua per tutti.

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La Pace con la P maiuscola è costruire, giorno per giorno, relazioni positive, superando le paure delle singole persone nei confronti dell’altro.

La Pace consiste nel rispettare gli altri, ma anche se stessi, non abbandonandosi all’inseguimento di chimere o idoli, all’apparenza perfetti, ma che dentro invece sono vuoti, lontani dalla realtà e senza alcuna reale azione concreta ed eroica.

Gli eroi oggi purtroppo non vengono riconosciuti perché non vengono più visti i valori, i diritti umani, il senso dell’etica e della giustizia.

Oggi siamo in un mondo che a chi lotta concretamente per le altre persone viene chiesto in modo sarcastico…”ma chi te lo fa fare”, viene deriso come ingenuo e inconcludente.

Va di moda chi protesta, la persona che si impone sugli altri e cerca di eliminare chi non serve come se fosse una bottiglia di plastica gettata a mare, che però tuttavia inesorabilmente ritorna a riva ricordandoci che non possiamo fare sempre quello che vogliamo perché ogni azione ha delle conseguenze.

Abbiamo dimenticato il potere della cultura, non certo quella appartenente ad un determinato territorio, ma l’arte nelle sue molteplici forme che ha il potere magico di unire l’uno all’altro e di cui il nostro Paese è ricco, essendo stato influenzato, nella sua storia da moltissimi popoli.

Nel discorso di fine anno il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “sentirsi comunità” nel senso di condivisione di valori, prospettive, diritti e doveri.

Nella realtà tutti lottano per i diritti senza conoscere i propri doveri.

A questo proposito ricordo che pochi giorni fa ho concluso una perizia per l’affidamento genitoriale e il padre rivendicava il diritto di vedere la figlia.

Questo è naturale e denota un forte attaccamento alla sua bambina, ma quando gli è stato chiesto un elemento concreto della genitorialità, come quello del rapporto con la scuola, il giovane padre ha detto che non si occupava di queste cose perché lavorava.

È vero oggi giorno è difficile conciliare lavoro e impegni familiari, ma i diritti dei genitori si devono affiancare i diritti dei figli di essere seguiti e bisogna assolutamente ricordare che tra un diritto e l’altro ci sta per forza un dovere.

I diritti delle persone vengono rispettati nel momento in cui vengono esercitate le proprie responsabilità, altrimenti si rischia di vivere nella prepotenza di chi rivendica con più forza i propri diritti che a questo punto non si possono più definire tali, ma assimilabili solamente a ciò che si vuole o desidera. È proprio nella mescolanza e contemporaneità dell’esercizio dei diritti e dei doveri che regna la Pace, altrimenti è guerra nelle sue molteplici forme.

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Psicologia dei Diritti

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo compie oggi 70 anni

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Oggi in tutto il mondo vi sono manifestazioni e fiaccolate per ricordare che il rispetto dei diritti è fondamentale in quanto costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

Il 10 Dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma l’Italia entra a far parte di questa Assemblea solo il 14 dicembre 1955.

Ma in che cosa consiste questo documento?

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Forse è uno dei più straordinari documenti scritti negli ultimi anni.

Straordinario perchè abbraccia tutto il mondo e l’uomo è considerato nella sua vera essenza al di là di ogni politica, religione, razza, colore, origine, ricchezza o altra condizione.

Si possono leggere 30 articoli che hanno radici lontane che affondano nei primi principi etici classico-europei stabiliti dalla Bill of Rights e nella dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, ma soprattutto nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino risalente la Rivoluzione francese del 1789.

Entriamo ora insieme nel cuore di alcuni articoli e la sola lettura ci ricorda che ogni persona è libera e siamo tutti figli di Madre Terra

L’articolo 3 sancisce che ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

L’articolo 12 sancisce poi che nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione.

Scorrendo il documento si può leggere ancora che ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

È straordinario anche ricordare che ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato e di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

E ancora ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Questi sono solo alcuni degli articoli della Dichiarazione e sono pieni di amore e rispetto per l’essere umano, ma cosa può succedere se non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’uomo?

Si crea sicuramente sofferenza che può portare a patologie e quindi a probabili spese sanitarie che colpiscono l’individuo stesso e il suo ambiente di riferimento.

Il rispetto dei diritti può portare invece serenità personale e sociale e una persona sana e serena sicuramente si impegnerà più spesso e volentieri nel proprio progetto di vita, nel lavoro e come cittadino diventerà più consapevole e partecipe.

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