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Trento

Cia e Taverna assolti, Conci: «Ora chiederò a Rossi e alla Ferrario 500 mila euro di danni»

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Assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

«Commento aspro, intenso, ma i fatti riportati sono oggettivi» – questo il commento del pubblico ministero in merito a quanto espresso nell’intervista da Claudio Cia

«Quanto espresso dal consigliere Cia è stato pubblicato fra virgolette dalla Voce del Trentino riportando quindi il suo pensiero in modo corretto al punto che l’intervista rispetta i canoni leciti» – questo il commento per la proposta di assoluzione dell’ex direttore Claudio Taverna.

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Così si è concluso il processo che vedeva imputati il consigliere provinciale Claudio Cia per diffamazione e Claudio Taverna, direttore responsabile pro tempore de “La Voce del Trentino“, perché ometteva di esercitare il controllo favorendo, con la pubblicazione, la consumazione di reati.

L’azione penale, dunque, promossa da Livia Ferrario, dirigente generale del Dipartimento della Conoscenza della Provincia di Trento, ha dato esito negativo per la querelante.

Nell’udienza dello scorso 6 luglio erano stati sentiti come testi il Presidente della Provincia Ugo Rossi e il segretario generale del Sindaco DELSA Mauro Pericolo.

A chiedere l’assoluzione degli imputati erano stati il p.m d’udienza e gli avvocati Silva Fronza, difensore di Cia e Angelica Domenichelli, difensore di Claudio Taverna, mentre l’avvocato Bonora, che tutelava la querelante, si opponeva.

Tanto il p.m. d’udienza, quanto la difesa degli imputati, hanno sostenuto, con convincenti e fondate argomentazioni giuridiche che si rispecchiano nella costituzione e nella giurisprudenza della magistratura superiore, hanno dimostrato l’innocenza degli imputati.

Alla fine del dibattimento, il giudice dottor Giuseppe Serao si è ritirato in camera di consiglio per la decisione e dopo qualche minuto, ha letto il dispositivo della sentenza che mandava assolti i due imputati.

L’assoluzione cosa dimostra? E’ stato legittimato e difeso il diritto di critica politica, costituzionalmente garantito al consigliere Claudio Cia e il diritto di libertà di stampa al quotidiano on line “La Voce del Trentino” e al suo Direttore che avevano pubblicato la dichiarazione del consigliere Cia sulla clamorosa vicenda del commissariamento della scuola trentina da parte del Consiglio di Stato.

Ultima annotazione, ma non certamente per importanza, riguarda la latitanza dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige che in questa occasione, come in altre precedenti, non ha fatto sentire la sua voce. Anzi il suo silenzio a questo punto è assordante.

«Una sentenza già scritta che sottolinea ancora una volta che la libertà di informazione deve essere una priorità anche se alcune volte è critica verso la politica e il potere» – dichiara Roberto Conci (foto) editore della Voce del Trentino.

«Da parte della casa editrice Cierre Edizioni di cui sono amministratore delegato  – aggiunge Conci – dopo le motivazioni della sentenza ci sarà una richiesta danni e di risarcimento importante alla dottoressa Ferrario e al Governatore Ugo Rossi in quanto responsabile del dipartimento scuola dove opera la Ferrario. È mia intenzione chiedere 500 mila euro per i danni di immagine provocati da questa scellerata denuncia» 

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Trento

Paura a Madonna Bianca per un’anziana scippata e buttata a terra

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Brutta avventura per una 87enne di Madonna Bianca che ieri sera (15 febbraio) è stata scippata della borsa e gettata a terra da due sconosciuti malviventi.

Erano ormai passate le 20 ed era già buio quando l’anziana, rientrando a casa in via Conci, ha subito l’aggressione.

Probabilmente dopo averla seguita per un tratto di strada ed essersi assicurato che fosse sola, uno dei due borseggiatori si è avvicinato alla donna, che in quel momento stava attraversando il cortile antistante la torre 14, e l’ha strattonata facendola finire a terra.

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Fortunatamente la signora, ancora sotto shock, non aveva con sé denaro o oggetti di valore.

Sul posto i carabinieri, che hanno dato il via alle operazioni di ricerca dei due scippatori.

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Trento

Protesta sotto il palazzo della regione: no al riempimento della cava di Sardagna

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Sardagna ribadisce la propria contrarietà all’ipotesi di riempimento della cava attualmente di proprietà di Sativa chiedendone l’acquisizione da parte della Provincia e lancia anche un allarme di estetica ambientale: come sarebbe il panorama visto dalla possibile nuova funivia Trento – Bondone dal momento che l’ipotetico percorso passerebbe proprio sopra il “ buco” della cava?

Concetti espressi questa mattina nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta sotto il palazzo della Provincia “perché siamo in attesa che il Presidente Fugatti ci fissi un appuntamento, come del resto lo siamo da parte del sindaco Andreatta. Le firme raccolte ? Ce le teniamo ben strette e le presenteremo solo in occasione dei richiesti incontri”.

Attualmente l’attività della cava è sospesa da una delibera della Provincia, ma l’ipotesi è che si possa dare il via ai lavori di riempimento: un lavoro infinito: “Il problema è semplice. La cava fu posta sotto sequestro per la presenza di rifiuti speciali non autorizzati – spiega il Presidente della Circoscrizione Pedrotti – che adesso col l’innalzamento dei parametri sono diventati regolari. Contemporaneamente la quantità degli inerti è diminuita in maniera drastica e quindi più che il rischio la certezza che abbiamo e che il riempimento possa essere fatto con rifiuti speciali”.

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Di rifiutiparticolari” come sacche di sangue o residui di piombo pare che ce ne siano in quantità rilevanti: “Il problema – sottolinea una residente – è che la bonifica non può essere fatta per i rischi di franamento collegati agli scavi. Quindi possiamo accettare che tutto resti com’è adesso – anche se ci dicono che esisterebbe una mappatura che indica il contenuto nelle varie aree della cava – ma di certo non permetteremo un’ ulteriore crescita dei rifiuti speciali”.

Sardagna è stata dimenticata per anni, ma oggi grazie alla discussione del progetto della funivia Trento – Bondone e di quella relativa alla riqualificazione e recupero turistico della “montagna di Trento” l’occasione è propizia per cercare di porre rimedio agli anni nei quali il ricatto del posto di lavoro, ha rovinato la realtà di Sardagna.

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Rovereto e Vallagarina

Rovereto: i ladri arrivavano in taxi, arrestati per aver commesso 24 furti.

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Nella mattinata odierna, 15 Febbraio 2019, a finalizzazione ed esito di una più ampia attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale Rovereto e volta a frenare il fenomeno dei reati predatori, specificatamente di furti in appartamento, personale del dipendente Nucleo Operativo, ha dato esecuzione a misure cautelari coercitive, concesse dal G.I.P. della suddetta A.G., nei confronti di soggetti di origine sicula dimoranti nel comprensorio Vallagarino.

Nello specifico un ordine di custodia cautelare in carcere a carico di Sebastiano Finocchiaro operato nella serata di ieri 14.2.2019 e di due ordini di custodia cautelare in carcere a carico di Venerando Finocchiaro e Antonio Lo Presti, entrambi già ristretti presso la casa circondariale di Verona in quanto tratti in arresto in flagranza di reato, alla fine del mese di dicembre scorso, nell’ambito della stessa attività d’indagine, sorpresi all’atto di allontanarsi da un’abitazione del centro di Rovereto ove avevano appena perpetrato un furto di monili in oro, subito restituiti poi ai legittimi proprietari.

L’Operazione “CASE SICURE” vede la sua palingènesi e prende l’abbrivio dalle denunce sporte dalla cittadinanza a decorrere dal mese di Ottobre 2018, nel pieno della stagione autunnale, caratterizzata anche dal naturale accorciarsi delle giornate, allorquando si sono verificati una serie di atti predatori nei confronti prevalentemente di abitazioni private, lasciate incustodite dai proprietari negli orari pomeridiani, sia nell’ambito del Comune di Rovereto che in periferia.

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Il dato relativo al modus operandi riferito agli autori, acquisito durante i vari sopralluoghi effettuati dai carabinieri, è risultato essere uniforme per gran parte degli episodi, in quanto relativamente al fattore arco-temporale prediletto dagli autori per porre in essere le condotte antigiuridiche, ha evidenziato la circostanza che l’azione diretta, spavalda e predatoria, veniva sistematicamente effettuata nelle ore pomeridiane prossime alla sera, ovvero approfittando del naturale affievolirsi della luce diurna, in contesti residenziali riservati, insistenti in strade centrali, poco illuminate quindi raggiungibili anche a piedi, e situate anche al secondo piano di edifici sviluppati su più livelli.

In tali contesti gli arrestati guadagnavano l’accesso all’interno delle dimore mediante l’effrazione dei vetri delle finestre o direttamente agendo sui portoncini d’ingresso, sottraendo dai locali prevalentemente monili d’oro ed oggetti preziosi, anche per un valore complessivo del bottino ingente.

Quanto informativamente acquisito sin da subito, dava la possibilità al personale del Nucleo Operativo di questo Comando Compagnia di procedere ad attività investigativa svolta sia con metodologie operative classiche di controllo e captazione sul Territorio dei comportamenti illeciti, nonchè anche mediante metodologia investigativa supportata da ausili tecnologici dedicati.

L’attività di indagine ha necessitato la sera del 22.12.2018 di un intervento immediato da parte dell’organo investigativo quando i due, Lo Presti e Venerando Finocchiaro, venivano fermati nel mentre si stavano allontanando da un’abitazione che è poi risultato nella circostanza, essere stata poco prima “visitata” dai due, rinvenendo sulla loro persona i monili appena asportati e quindi restituiti ai legittimi proprietari.

I carabinieri poi nelle settimane successive continuavano le indagini che portavano al coinvolgimento nell’indagine, di una terza persona, ovvero Sebastiano Finocchiaro, convivente con i primi due, ritenuto responsabile tra l’altro di numerosi episodi di ricettazione dei monili asportati dalle abitazioni.

Durante l’intera operazione è risultata alquanta “curiosa” la circostanza per cui i responsabili dei fatti, in principal modo LO PRESTI Antonio ed il FINOCCHIARO Venerando, erano soliti utilizzare, per i loro spostamenti nella provincia, soprattutto da Rovereto a Trento e viceversa, il servizio di TAXI, verosimilmente per depistare anche eventuali attività di pedinamento delle Forze dell’ordine.

Tutti e tre i coinvolti sono al momento nel carcere di Verona a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.-

In totale sono stati censiti e contestati 24 eventi delittuosi accertati tra il mese di Agosto e Dicembre 2018 di cui 5 ricettazioni, 19 furti tra abitazioni private ed esercizi commerciali occorsi a Rovereto e comuni limitrofi.

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