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Amministratore di sostegno: la provincia approva il Protocollo di intesa

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Un Protocollo con i Servizi socio-assistenziali territoriali sul tema dell’amministratore di sostegno: lo ha approvato oggi la Giunta provinciale con l’obiettivo di creare un’omogeneità di comportamenti sul territorio.

Il Protocollo sarà sottoscritto nei prossimi giorni dalla Provincia, dal Tribunale ordinario di Trento e da quello di Rovereto, dall’Ordine regionale degli assistenti sociali, dal Consiglio delle Autonomie locali e dall’Associazione Comitato per l’amministratore di sostegno in Trentino.

Il Protocollo approvato oggi dall’esecutivo giunge al termine di un lavoro congiunto che ha coinvolto personale dell’Ufficio innovazione e valutazione del Servizio provinciale politiche sociali e giudici tutelari dei Tribunali di Trento e Rovereto, nonché rappresentanti dei Servizi socio-assistenziali territoriali, dell’Ordine degli assistenti sociali, del Consiglio delle Autonomie locali e dell’Associazione Comitato per l’amministratore di sostegno in Trentino.

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Fra gli effetti pratici vi sono:

-razionalizzazione e uniformità delle procedure di nomina dell’amministratore di sostegno in capo alle amministrazioni pubbliche;

-agevolazione del procedimento di individuazione, da parte dei giudici tutelari presso i Tribunali di Trento e Rovereto, degli amministratori di sostegno nelle situazioni per le quali i Servizi socio-assistenziali territoriali propongono e/o supportano la proposta da parte degli aventi diritto;

-creazione di una rete di supporto per gli amministratori di sostegno, successivamente alla loro nomina.

L’amministratore di sostegno è una figura di protezione giuridica che tutela le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell’espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente. In Provincia di Trento è in vigore la legge n. 4/2011 finalizzata a promuovere e diffondere l’istituto dell’Amministrazione di Sostegno.

Da questa legge è nato il “Progetto per l’Amministratore di Sostegno in Trentino” operativo in tutto il territorio provinciale da oltre dieci anni, inoltre nel 2012 è stato istituito il Tavolo provinciale per l’amministratore di sostegno; infine lo scorso anno sono stati sottoscritti due Protocollo di intesa fra Provincia, Tribunale ordinario di Trento e Tribunale ordinario di Rovereto, Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Trento e Azienda sanitaria, l’uno con il fine di favorire la presentazione di disponibilità dei singoli professionisti allo svolgimento dell’incarico di amministratore di sostegno, l’altro per agevolare il procedimento di individuazione degli amministratori di sostegno nell’ambito psichiatrico e delle dipendenze.

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Disabili: il Comune di Trento sacrifica gli stalli riservati anche per i traslochi

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Non c’è rispetto per i diritti elementari dei disabili nemmeno più nella civilissima città di Trento. (altro…)

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In 10 anni i divorzi sono raddoppiati. il 54% si pente e vorrebbe tornare insieme al proprio partner

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Dopo le statistiche che abbiamo pubblicato ieri relative ad un sondaggio che indicava come il 62% degli intervistati considerasse come famiglia unicamente quella composta da persone di sessi diversi, prendiamo in esame i dati del Censis sui divorzi: nel 2016 sono stati 99.071, dieci anni prima 49 mila.

Dei divorziati il 19,1% si sposa una seconda volta: il 68%uomini e il 60% donne.

Ma a pentirsi di aver divorziato è il 54% di cui il 19% dopo appena una settimana e 1 su 5 in tempo reale.

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E non mancano nemmeno i casi di chi dopo aver divorziato, si sia risposato con lo stesso partner.

In tutta questa confusione ci sono alcuni aspetti pratici che possono a contribuire a spiegare dei dati anche in contrasto tra loro.

In certi casi nozze troppo rapide che spesso nascondono la voglia di risolvere in maniera radicale dei problemi di convivenza nell’ambito della famiglia d’origine.

Ma anche contratte troppo tardi, spesso per problemi economici che non permettono di creare un nuovo nucleo famigliare.

Ci si sposa cioè a rapporto già logoro e la convivenza di certo non aiuta.

Sui ritorni di fiamma incidono invece la nostalgia per i figli; relazioni extraconiugali che funzionavano da sposati, ma che crollano quando cambia la situazione e non per ultime le condizioni economiche del tutto diverse da single.

Una domanda lecita è anche se la velocità del ripensamento è direttamente proporzionale alla facilità di chiudere la relazione?

Ma quanti sono i separati che sono tornati a convivere senza comunicarlo agli uffici anagrafe che di fatto dovrebbero annullare la separazione in quanto in attesa del divorzio, non sono esauriti gli effetti legali del matrimonio?

Senza contare le false separazioni chieste solo per motivi di interesse.

Il Censis conferma come l’impennata di separazioni e quindi di divorzi cresciute del 100% negli ultimi dieci anni stiano portando ad una trasformazione antropologica dell’Italia.

In più la così detta “pausa di riflessione” passata da 5 a 3 anni e poi 6 mesi, potrebbe cambiare ulteriormente la situazione.

La Chiesa non vede favorevolmente questo cambiamento di un sacramento per la vita ad una sorta di contratto temporaneo che di fatto andrà ad indebolire la famiglia.

Secondo uno studio inglese il 54% dei divorziati vive di rimpianti.

Fra chi si è accorto di amare ancora il partner, il 42% prova a ricostruire il rapporto, ma a riuscirci è solo il 21%.

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Sondaggio: vince la famiglia tradizionale

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Il concetto di famiglia è da anni causa di discussione tra destra, cattolici e sinistra.

Secondo un sondaggio campione promosso dalla società “ Noto Sondaggi” il 62% degli intervistati ha dichiarato che la famiglia è unicamente quella composta da due persone di sesso diverso sposate o conviventi.

Mentre solo il 31% la riconosce anche se formata da due persone dello stesso sesso.

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Il 60% è favorevole all’adozione da parte di una coppia etero anche non sposata e solo il 22% è favorevole alla richiesta da parte di coppie dello stesso sesso.

Differenza in linea anche sulla maternità surrogata col 55% favorevole in caso di coppie etero, percentuale che scende al 18% in caso di coppie omosex.

Mentre è del 18% la percentuale delle coppie non sposate delle quali il 64% ha figli.

Generalizzata la richiesta – 58% – di incentivi economici in aiuto alla famiglia, indipendentemente dall’essere o meno sposati.

In questi anni è cambiato il concetto di famiglia, ma non la centralità che questo nucleo deve avere che resta una parte fondamentale della società italiana.

Negli anni la famiglia è stata al centro di dibattiti politici a partire dal referendum per il divorzio che spaccò l’Italia in due parti.

Oppure come le convivenze alla pari dei figli avuti al di fuori del matrimonio, sono state oggetto di critiche, ma anche scelte trasgressive, prima di diventare socialmente legittimate.

Ma ancor oggi in assenza di divorzio, non è possibile risposarsi ed il matrimonio religioso è interdetto anche dopo il divorzio.

Quello che è certo è che la mappa valoriale degli italiani è cambiata ed in un certo qualmodo ci si è occidentalizzati molto di più rispetto a qualche anno fa.

In conclusione la legge sull’aborto per il 58% non dev’essere cambiata, per il 32% lo dev’essere ed il 10% non ha un’opinione .

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