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Food & Wine

Un super alimento: la quinoa

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Di recente mi è capitato di leggere un libro molto interessanti di Marco Bianchi intitolato “I magnifici 20” non si tratta di supereroi ma quasi.

Nel libro si parla di 20 super food che fanno bene alla salute; il primo che viene trattano è un alimento che io ho sempre apprezzato ancor prima di conoscerne i vantaggi, la famosissima quinoa.

Comunemente associata ai cereali fa parte invece della stessa famiglia di spinaci e barbabietole; si tratta di una pianta dai semi piccoli, simili al miglio, priva di glutine ma ricca di fosforo, potassio e magnesio.

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E’ un alimento completo e prezioso, si trova facilmente nei negozi bio in tre versioni, bianca, rossa e nera.

In tantissime riviste ma anche online l’abbiamo vista utilizzata in insalate miste e polpette di verdure, io per stuzzicare il vostro interesse ho cercato qualche ricetta che prevedesse un impiego differente.

Per questo l’ho utilizzata nella preparazione di un dolce, un ragù e un secondo piatto completo.

Provate il ragù di quinoa come ripieno di un panino vegetariano, vi leccherete i baffi... e fate colazione con dei fantastici biscotti sani e ricchi di fibre, sarà senza dubbio un ottimo modo di iniziare la giornata.

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Ragù di quinoa
500 gr di passata di pomodoro
1 costa di sedano
1 carota
1/2 cipolla
150 gr di quinoa
1 bicchiere di vino bianco
Olio evo
Sale e pepe

Lavare e mondare la carota e il sedano, avendo cura di eliminare i filamenti; sbucciare e affettare la cipolla, tritare grossolanamente le verdure quindi versare 3-4 cucchiai di olio evo in una pentola e rosolare per 5 minuti.

Aggiungere un cucchiaio di acqua bollente e cuocere per altri 5 minuti, aggiungere la quinoa, sfumare con il vino bianco, regolare di sale e mescolare.

Aggiungere la passata di pomodoro, mescolare e cuocere per 35 minuti circa a fuoco dolce, finché il sugo si addensa per bene.

Si può usare come condimento di gnocchi e pasta oppure come accompagnamento a delle bruschette.

Frittata di ceci con quinoa
100 gr di farina di ceci
50 gr di quinoa bianca
1/4 di cipolla rossa
1 zucchina

Mettere la farina di ceci in una ciotola e unire 200 ml di acqua, mescolare la pastella e lasciarla riposare (basta il tempo di cottura della quinoa).

In un pentolino versare la quinoa e coprirla con il doppio del suo peso di acqua (100 ml) e cuocere a fuoco lento finché l’acqua non si sarà completamente assorbita, quindi lasciar raffreddare. Nel frattempo tagliare la zucchina a julienne e affettare finemente la cipolla rossa.

Aggiungere la quinoa e la zucchina alla pastella; in una pentola versare 3 cucchiaio di olio evo e rosolare la cipolla, versare il composto e cuocere a fuoco lento. Quando avrà formato una crosticina dorata, girare la frittata utilizzando un coperchio per farla scivolare fuori dalla pentola.

Terminare la cottura dal secondo lato quindi trasferire in un piatto da portata.

Biscotti di quinoa e gocce di cioccolato
75 gr di quinoa
150 ml di latte
1 cucchiaio di essenza di vaniglia
1 uovo
100 gr di zucchero di canna
20 ml di olio di semi
180 gr di faina
50 gr gocce di cioccolato

Per prima cosa sciacquare la quinoa sotto l’acqua corrente poi metterla in un pentolino con il latte, un cucchiaio di zucchero e la vaniglia, cuocere una decina di minuti dal momento dell’ebollizione, fino a far assorbire completamente il latte.

Terminata la cottura trasferire la quinoa in una ciotola, lasciarla raffreddare poi sgranare i chicchi con i rebbi di una forchetta.

Aggiungere l’uovo, l’olio e lo zucchero, infine la farina e impastare fino ad ottenere un composto omogeneo.

A questo punto aggiungere le gocce di cioccolato e mescolare; formare delle palline e metterle su una teglia coperta di carta forno e cuocere a 180 gradi in forno per 20 minuti.

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Crisi alle spalle per la Cantina LaVis: ora via all’apparentamento con Cavit?

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La Cantina di LaVis e si è messa definitivamente alle spalle la crisi che l’aveva portata a rischio chiusura.

Ora con i bilanci in attivo sia per Cesarini Sforza, Casa Girelli e GLV, quest’ultima è anche la commerciale della cantina LaVis, potrebbe entrare nel vivo la trattativa per un apparentamento con Cavit.

I tempi tecnici sarebbero relativamente brevi: dopo l’approvazione dei bilanci delle tre consociate, verrebbe il turno della Cantina LaVis e saremmo nel dicembre 2019 con l’assemblea ordinaria che quest’anno sarà parzialmente elettiva.

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Sono dieci anni che i bilanci delle quattro aziende vinicole non erano in attivo ed esserlo sarebbe un’opportunità commerciale da non sottovalutare.

Un apparentamento con Cavit cambierebbe quasi del tutto il mercato vinicolo trentino.

Si verrebbe ad avere un polo privato con le Cantine Ferrari specializzate nella produzione dello spumante; un polo che fa riferimento alla Cooperazione con Cavit e Cantina LaVis ed un terzo polo che è rappresentato dalle cantine private di varie dimensioni che sono l’anima di Trentodoc.

In più Ravina, almeno a livello amministrativo, potrebbe diventare una sorta di cittadella dello spumante e del vino per una realtà che potrebbe avere degli sviluppi molto interessanti.

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Il prodotto è già di qualità e quindi il nuovo possibile assetto sarebbe strategico a livello di commercializzazione ed al di la dei logici aspetti concorrenziali.

Potrebbero inoltre nascere delle sinergie molto interessanti specialmente per la competitività nei nuovi mercati.

Tutto si potrebbe concretizzare entro il 2020 e tra due anni il nuovo assetto potrebbe già essere operativo.

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Food & Wine

È morto Luciano Lunelli fondatore dell’Abate Nero

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Luciano Lunelli all’età di 73 anni se ne è andato nella sua casa di Lavis così come ha sempre vissuto: con educata discrezione con quel timore di disturbare tipico delle persone di una volta.

Era soprannominato il papà del Novello ed amava definirsi “ contadino” perché quelle erano le sue origini, ma poi negli anni aveva creato uno spumantificio tra i più noti del Trentino.

Qualità e competenza in quell’Abate Nero che è diventato prodotto di livello nazionale.

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I risultati commerciali lo avrebbero potuto cambiare, invece Luciano Lunelli è sempre rimasto uomo semplice e di raffinata educazione.

Se ne è andato giovedì notte nel sonno, sognando un’altra annata di qualità.

Lo spumantificio ha compiuto i 40 anni di attività e la sua denominazione Abate Nero ricorda la figura dell’abate francese ritenuto il “papà” dello Champagne.

Era stato fondato agli inizi degli anni settanta, grazie all’impegno di alcuni amici tra cui Eugenio de Castel Terlago e Luciano Lunelli, tutti legati al comparto agronomico e del vino, decisi ad elaborare delle “bollicine” sempre e più singolari, buone, prestigiose.

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La prima cuvée era stata assemblata quasi per gioco nel 1973, per provare l’ebbrezza di far rivivere un vino in bottiglia: già dalle prime sboccature, risalenti al 1976, era stato un successo.

La prima sede dell’azienda è stata la profonda cantina di palazzo de Schulthaus nel centro di Lavis, che aveva visto anche le prime spumantizzazioni di Giulio Ferrari.

L’ambiente era suggestivo, molto profondo e fresco: l’ideale per conservare lo spumante.

Ma passando da un’iniziale produzione di qualche migliaio di bottiglie ad una produzione più consistente, le cantine dell’antico palazzo si rivelarono insufficienti. Così nel 1980 l’azienda si trasferì nella nuova cantina di San Lazzaro che è anche la sede attuale.

Era stato anche apprezzato direttore della cantina rotaliana di Mezzolombardo.

In pochi se lo ricordano ma Luciano Lunelli era stato anche capitano lagunare della Serenissima.

A maggio del 1971 era stato richiamato per la promozione a Tenente e due anni dopo per ricevere i  gradi di Capitano (qui il report fotografico di allora)

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Food & Wine

Vino made in Italy: aumenta l’export del 5,4%, ma la raccolta 2019 è in calo

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Sono molti i mercati che in Italia trovano un grande successo, ma in pochi riescono a competere con quello del vino.

Si tratta di uno dei settori in assoluto più importanti per l’economia del nostro Paese, e anche per l’export del made in Italy all’estero.

Non potrebbe essere altrimenti, considerando tutte le preziose risorse che appartengono al nostro territorio, a livello di coltivazioni, di vigneti e di cantine.

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Ecco perché oggi vedremo tutti i dati più rilevanti.

AUMENTA L’EXPORT NEL 2019, MA  CALA LA RACCOLTA – La Coldiretti ha fatto il punto sulla situazione italiana riguardante il comparto del vino, e questa si dimostra ricca di dati interessanti, anche se non sempre positivi. Conviene cominciare con i numeri in crescendo, che poi si pongono anche come i più importanti: in tal caso si fa riferimento all’aumento dell’export dei vini made in Italy, giunto nei primi cinque mesi del 2019 a quota +5,4%, superando il precedente valore di 6,2 miliardi di euro. Questi sono dati che portano il vino ad essere, ad oggi, la principale voce nella lista delle esportazioni agroalimentari nazionali.

Un’altra buona notizia è che l’Italia mantiene la prima posizione nella classifica dei paesi produttori, e lo fa a dispetto di un calo abbastanza consistente nel 2019. Sempre secondo i dati della Coldiretti, difatti, l’Italia ha registrato un calo del -16% in termini di produzione.

Ad ogni modo, è un crollo che viene giustificato da due elementi: in primis una raccolta da record nel 2018 (anno con il quale è stato fatto il confronto), e in secondo luogo una primavera piuttosto piovosa e fredda, che ha avuto un impatto negativo sulle nostre coltivazioni.

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LE ECCELLENZE ITALIANE: TOSCANA IN VETTA – Tra le numerose eccellenze del territorio italiano, le notizie migliori giungono proprio dalla Toscana, una regione strategica nel settore del vino, nonché ricchissima di risorse. La Toscana, infatti, è stata l’unica zona a registrare il segno positivo nella produzione di vino che, come abbiamo visto, nel 2019 sta registrando un calo a livello nazionale.

Nel caso della Toscana, però, ci troviamo di fronte ad un incremento che, stando alle previsioni, a fine 2019 dovrebbe arrivare intorno al +10%. Non è una percentuale che deve stupire, considerando che la Toscana ospita tante etichette di grande qualità, che oggi si possono trovare anche online: basti pensare ai vini della cantina toscana Poliziano su Tannico, uno degli esempi più prestigiosi.

Per chiudere, ci sono alcune novità in arrivo molto interessanti per i vini di questa regione, come l’aggiunta “Toscana” nell’etichetta per distinguerlo dal Montepulciano d’Abruzzo. Un’altra news riguarda l’eliminazione della dicitura “Vino” nel Nobile di Montepulciano.

In conclusione, il mercato del vino made in Italy targato 2019 ha visto molte novità in arrivo. Ottime notizie per il comparto dell’export, e anche per la Toscana.

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