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Psicologia dei Diritti

Non solo femminicidi: nel 2017 uccisi dalle donne 120 uomini

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Sono passati pochi giorni da quando a Nichelino, in provincia di Torino, una donna di 47 anni ha ucciso il proprio convivente 65 enne colpendolo con un coltello da cucina al cuore.

Gli inquirenti devono ancora accertare se si è trattato di eccesso colposo o di legittima difesa.

Ma che cosa è successo?

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Proviamo a ricostruire la storia dall’inzio secondo le notizie emerse dalla stampa.

Dalle indagini emerge che Silvia Rossetto in passato è stata in un ospedale psichiatrico giudiziale per via di una condanna a cinque mesi di carcere per maltrattamenti al padre.

Sembra che in quell’occasione il giudice le avesse riconosciuto la «seminfermità mentale».

La signora poi ha conosciuto Giuseppe Marcon in una comunità psichiatrica e tra loro è nata un’amicizia.

Ecco poi che l’uomo ha chiesto all’amica di fare da badante ai suoi genitori con una retribuzione di 900 euro.

Alla morte del padre di Giuseppe la retribuzione scendeva a 700 fino ad azzerarsi con la morte della madre.

Tra i due insorgeva poi una relazione e Silvia riceveva i soldi solo per fare la spesa.

Dal racconto di Silvia sembra che Giuseppe fosse furioso per il fatto che doveva versare soldi all’ex moglie e questo evidentemente condizionava la loro convivenza.

Le discussioni erano frequenti e accese tanto da arrivare purtoppo all‘omicidio.

Si può parlare di una morte annunciata? Molto probabilmente sì.

È possibile ipotizzare che l’equilibrio dei due non fosse certo dei migliori e purtroppo quando sono insorti dei problemi, l’aggressività già ampiamente manifesta è diventata fatale.

Quale tipo di cura psicologia o psichiatrica avevano i due protagonisti di questa tragedia?

Qualcuno poteva intervenire per aiutare Silvia e Giuseppe a gestire la loro relazione? Forse non ci saranno mai risposte a queste domande, ma è importante cominciare a considerare il fatto che le coppie o le famiglie nucleari hanno bisogno spesso di un sostegno esterno.

Un tempo vi erano le grandi famiglie in cui i componenti più anziani sostenevano i più giovani e tenevano le fila anche delle famiglie dei figli.

Questo poteva essere considerato invadente per le giovani coppie, ma aveva comunque una funzione importante per il mantenimento degli equilibri relazionali.

Oggi invece le coppie sono sole e quando la vita si complica, nessuno fa da mediatore e sgrava i due conviventi dal peso dei loro problemi.

Che cosa fanno le persone oggi allora quando soffrono per le difficoltà familiari? Vanno da un mediatore, da uno psicologo o qualche altro specialista che incontrano se va bene una volta alla settimana.

A volte questo non basta e l’aggressività può essere pericolosa comunque.

Quello che potrebbe essere incrementato è il coinvolgimento di amici e parenti per il sostegno della coppia.

Sostegno non solo finalizzato al fatto che la coppia possa continuare, ma anche che si possa lasciare nel modo migliore possibile senza arrivare ad atti lesivi o mortali.

Gli psicologi quindi dovrebbero coadiuvare e incrementare il sostegno familiare, ma anche amicale e non solo incontrare le persone che chiedono direttamente aiuto.

Inoltre è importante sottolineare che sembra strano leggere una notizia in cui una donna uccide un uomo, ma in un articolo di Barbara Benedetelli del 09/06/2018 emerge che non si può parlare solo di femminicidi, in quanto l’anno scorso il numero di uomini uccisi in coppia, tra amici, vicini di casa e colleghi sono stati 120, una cifra identica agli omicidi ai danni di mogli e compagne.

Donne e uomini alla pari uccisi per motivi che insorgono all’interno delle relazioni interpersonali significative, che invece dovrebbero avere la funzione di proteggere con affetto e amore.

La mentalità comune è che la donna è generalmente vittima e l’uomo aggressore, ma la realtà delle statistiche non conferma questo luogo comune e allora perché esistono solo centri anti violenza femminili e non esistono centri che sostengano persone che possano essere vittime al di là del sesso?

Sarebbe importante che questi centri potessero essere fonte anche di ricerche non solo statistiche, ma di approfondimento e di studio di nuove strategie di intervento.

A cura della dottoressa Marica Malagutti

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Psicologia dei Diritti

Oggi è il giorno della Memoria

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Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 Gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto.

È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 per ricordare la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Russa avvenuta nel 1945.

Oggi purtroppo si ricorda uno degli orrori della nostra storia più atroci dell’umanità.

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È il giorno della Memoria, dell’Olocausto, che, a partire dalla seconda metà del XX secolo, indica il genocidio di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati nei confronti degli ebrei d’Europa e di tutte le categorie di persone ritenute “indesiderabili” o “inferiori” per motivi politici, religiosi o razziali come le popolazioni slave delle regioni occupate nell’Europa orientale e nei Balcani, oppositori politici, massoni, minoranze etniche come rom, sinti e jenisch, gruppi religiosi tra cui 5-6 milioni di ebrei, persone sofferenti come malati di mete, portatori di handicap, ma anche persone considerate diverse come gli omosessuali.

Tra il 1933 e il 1945, furono circa 15-17 milioni le vittime dell’Olocausto, di entrambi i sessi e di tutte le età, senza nessuna pietà nè per gli anziani, né per i bambini. Per dare un’idea più concreta per 12 interminabili anni sono state uccise barbaramente circa 3 persone al minuto .

Ma che cosa significa “0locausto”?

La parola “Olocausto” deriva dal greco e significa “bruciato interamente” ed era la più retta forma di sacrificio del giudaismo.

L’Olocausto, in quanto genocidio degli ebrei, è imvee identificato più correttamente con il termine Shoah che in ebraico significa catastrofe, distruzione, un massacro per eliminare semplicemente chi non si voleva. Non vi era più alcun significato o elemento sacrificale. Il nostro passato è testimone di una barbarie senza eguali caratterizzata da metodi e organizzazione moderne mescolate ad azioni arcaiche e terribili.

Ma cosa significa oggi ricordare l’Olocausto?

Oggi è importante ricordare ai giovani che cosa è successo, non solo attraverso lo studio della storia o la visione di film o documentari, bensì è più che mai fondamentale arrivare al cuore dei ragazzi parlando di diritti umani, di che cosa vuol dire essere privati di tutto ciò che vuol dire essere persona prima di giungere al forno crematorio.

Importante quindi è trasmettere il ricordo e non solo la memoria del passato perché imparare è un’azione che passa non solo dalla mente e quindi dalla memoria, ma anche dal cuore per trasformarsi in ricordo e idee per migliorare il nostro futuro.

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Psicologia dei Diritti

Ieri la 52° Giornata Mondiale della Pace: «Tutti lottano per i diritti senza conoscere i propri doveri»

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Ieri, primo giorno dell’anno è stata la 52esima Giornata Mondiale della Pace e in questa occasione, Papa Francesco ha parlato di buona politica al servizio della pace, mentre la Comunità di Sant’Egidio invita in tutti nelle strade per un mondo più giusto, senza la violenza e con attenzione alla povertà.

Occorrono uomini e donne di buona volontà uniti e lavorare insieme per affrontare e superare problemi come i conflitti presenti in tutto il mondo, il terrorismo, e le politiche corrotte.

Ma la pace non è solo l’eliminazione delle guerre e cibo e acqua per tutti.

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La Pace con la P maiuscola è costruire, giorno per giorno, relazioni positive, superando le paure delle singole persone nei confronti dell’altro.

La Pace consiste nel rispettare gli altri, ma anche se stessi, non abbandonandosi all’inseguimento di chimere o idoli, all’apparenza perfetti, ma che dentro invece sono vuoti, lontani dalla realtà e senza alcuna reale azione concreta ed eroica.

Gli eroi oggi purtroppo non vengono riconosciuti perché non vengono più visti i valori, i diritti umani, il senso dell’etica e della giustizia.

Oggi siamo in un mondo che a chi lotta concretamente per le altre persone viene chiesto in modo sarcastico…”ma chi te lo fa fare”, viene deriso come ingenuo e inconcludente.

Va di moda chi protesta, la persona che si impone sugli altri e cerca di eliminare chi non serve come se fosse una bottiglia di plastica gettata a mare, che però tuttavia inesorabilmente ritorna a riva ricordandoci che non possiamo fare sempre quello che vogliamo perché ogni azione ha delle conseguenze.

Abbiamo dimenticato il potere della cultura, non certo quella appartenente ad un determinato territorio, ma l’arte nelle sue molteplici forme che ha il potere magico di unire l’uno all’altro e di cui il nostro Paese è ricco, essendo stato influenzato, nella sua storia da moltissimi popoli.

Nel discorso di fine anno il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “sentirsi comunità” nel senso di condivisione di valori, prospettive, diritti e doveri.

Nella realtà tutti lottano per i diritti senza conoscere i propri doveri.

A questo proposito ricordo che pochi giorni fa ho concluso una perizia per l’affidamento genitoriale e il padre rivendicava il diritto di vedere la figlia.

Questo è naturale e denota un forte attaccamento alla sua bambina, ma quando gli è stato chiesto un elemento concreto della genitorialità, come quello del rapporto con la scuola, il giovane padre ha detto che non si occupava di queste cose perché lavorava.

È vero oggi giorno è difficile conciliare lavoro e impegni familiari, ma i diritti dei genitori si devono affiancare i diritti dei figli di essere seguiti e bisogna assolutamente ricordare che tra un diritto e l’altro ci sta per forza un dovere.

I diritti delle persone vengono rispettati nel momento in cui vengono esercitate le proprie responsabilità, altrimenti si rischia di vivere nella prepotenza di chi rivendica con più forza i propri diritti che a questo punto non si possono più definire tali, ma assimilabili solamente a ciò che si vuole o desidera. È proprio nella mescolanza e contemporaneità dell’esercizio dei diritti e dei doveri che regna la Pace, altrimenti è guerra nelle sue molteplici forme.

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Psicologia dei Diritti

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo compie oggi 70 anni

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Oggi in tutto il mondo vi sono manifestazioni e fiaccolate per ricordare che il rispetto dei diritti è fondamentale in quanto costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo.

Il 10 Dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma l’Italia entra a far parte di questa Assemblea solo il 14 dicembre 1955.

Ma in che cosa consiste questo documento?

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Forse è uno dei più straordinari documenti scritti negli ultimi anni.

Straordinario perchè abbraccia tutto il mondo e l’uomo è considerato nella sua vera essenza al di là di ogni politica, religione, razza, colore, origine, ricchezza o altra condizione.

Si possono leggere 30 articoli che hanno radici lontane che affondano nei primi principi etici classico-europei stabiliti dalla Bill of Rights e nella dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, ma soprattutto nella dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino risalente la Rivoluzione francese del 1789.

Entriamo ora insieme nel cuore di alcuni articoli e la sola lettura ci ricorda che ogni persona è libera e siamo tutti figli di Madre Terra

L’articolo 3 sancisce che ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

L’articolo 12 sancisce poi che nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione.

Scorrendo il documento si può leggere ancora che ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

È straordinario anche ricordare che ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato e di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

E ancora ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Questi sono solo alcuni degli articoli della Dichiarazione e sono pieni di amore e rispetto per l’essere umano, ma cosa può succedere se non vengono rispettati i diritti fondamentali dell’uomo?

Si crea sicuramente sofferenza che può portare a patologie e quindi a probabili spese sanitarie che colpiscono l’individuo stesso e il suo ambiente di riferimento.

Il rispetto dei diritti può portare invece serenità personale e sociale e una persona sana e serena sicuramente si impegnerà più spesso e volentieri nel proprio progetto di vita, nel lavoro e come cittadino diventerà più consapevole e partecipe.

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