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La Sfera e lo Spillo

Berlusconi e Galliani ad un passo dal Calcio Monza1912

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Aspettando, la città sogna ad occhi aperti.

La notizia, a inizio settimana, irrompe sulle testate sportive nazionali.

L’ex presidente del Milan, Silvio Berlusconi, sostenuto dal fedele collaboratore Adriano Galliani tratta l’acquisizione del Calcio Monza1912 (team che milita in Lega Pro).

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Al quartier generale di Monzello, le bocche son cucite. Così afferma Stefano Peduzzi, direttore di Monza News, testata online che narra le gesta dei guerrieri biancorossi.

I rumors trapelati e i ragguagli giornalistici confermano l’esistenza di una trattativa lampo che porterebbe l’uomo del Biscione alla guida del club brianzolo.

Come dichiara il patron monzese Nicola Colombo, la trattativa comunque vada, sarà breve. Si ipotizza l’acquisizione del 70% delle quote da parte del Cavaliere, mentre il 30% rimarrebbero in capo all’attuale presidente.

Celebri personaggi, allora alle prime armi, sono passati dalla città brianzola, sia nella veste di manager che in quella di calciatori.

Adriano Galliani (vicepresidente biancorosso dal 1984 al 1986), Ariedo Braida (giocatore dal 1975 al 1977 e direttore sportivo dal 1981 al 1984) e Giuseppe Marotta (direttore generale dal 1987 al 1990) condividono il trascorso nella “Stanza dei Bottoni” del Monza 1912.

Dal glorioso club sono passati tanti campioni, da Luciano Castellini e Giuliano Terraneo a Ruben Buriani, da Roberto Antonelli a Walter De Vecchi, da Daniele Massaro a Paolo Monelli, da Christian Abbiati a Luigi Di Biagio, da Pierluigi Casiraghi ad Anselmo Robbiati, solo per citarne alcuni.

Alla cloche della società si ricordano il compianto Giovanni Cappelletti, presidente vincente negli anni ’70 e Valentino Giambelli, il geometra di Vimercate.

In questa fase storica (anni ottanta) Adriano Galliani muove i primi passi nel calcio. Oggi l’ex AD rossonero tornerebbe sui suoi passi, l’artefice e il punto di contatto del passato che ritorna.

Sarebbe una nuova idea imprenditoriale, percorso inesplorato con un pizzico di romanticismo.

La città di Teodolinda, recisa dal fiume Lambro, può vantare più partecipazioni alla Serie B fra le squadre che non sono mai approdate in Serie A.

Nel complesso, il “Munscia” è la sesta squadra (con il Padova), per gettoni di presenze, annoverata negli archivi del torneo cadetto (ben 38 volte dopo Brescia, Verona, Modena, Bari e Palermo).

L’ultima apparizione nell’Olimpo (serie B) con Gigi Radice. Il Sergente di ferro e i suoi ragazzi centrano la promozione dopo lo spareggio ferrarese contro il Carpi.

Nell’estate 2015 l’imprenditore brianzolo Nicola Colombo, entra nella sede del sodalizio di Via Ragazzi del’99.

Il tecnico è Marco Zaffaroni (giocatore biancorosso dal 2004 al 2008), uomo tenace e pragmatico, al quale l’attuale proprietà affida la ciurma con rinnovata volontà di lottare lassù, dove volano le aquile, dove si respira aria di alta classifica.

Aspettando, la città sogna ad occhi aperti.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

 

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La Sfera e lo Spillo

La giovane Italia di Roberto Mancini

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Roberto Mancini è un libero pensatore, un tecnico moderno, non legato in maniera maniacale al modulo e agli schemi.

Da calciatore è stato un benevolo “ribelle”, fuori e dentro il green, poco avvezzo ai reticoli stringenti e costrittivi.

A differenza dei suoi predecessori è malleabile e accomodante dal punto di vista tattico, più pervicace e tignoso nei rapporti con lo spogliatoio.

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E’ forse l’anno zero. Parlare di rifondazione avrebbe dei caratteri limitativi, sarebbe inopportuno e inappropriato: non è la ricostruzione, ma una fase di fondazione per gettare le basi del futuro.

Con l’avvento di Roberto Mancini si apre una nuova stagione per la Nazionale italiana.

Dopo i tentativi mancati di restaurazione, il tecnico jesino tenta il rinnovamento.

Si chiude definitivamente con strascichi il ciclo di Italia 2006: il superman Gigi Buffon, il gladiatore Daniele De Rossi e il gigante di Fiesole Andrea Barzagli abdicano per raggiunti limiti di età.

Il 14 maggio del 2018 Roberto Mancini è ufficialmente il nuovo CT dell’Italia. Nelle 10 partite finora disputate la cloche azzurra colleziona 4 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Le reti realizzate sono 10, quelle subite 8.

A distanza di quasi un anno il Mancio appronta con coraggio e baldanza un nuovo corso formato da giovani interessanti e di talento, a cominciare dal debutto di Moise Kean, 18 anni, il primo giocatore nato nel Duemila a indossare i galloni da titolare con la giubba azzurra o il ragazzo del ’99 Nicolò Zaniolo.

Le scelte del CT sono il frutto delle prestazioni dei singoli nella stagione agonistica in corso. Sarà l’esperienza maturata oltreconfine (in Inghilterra, Turchia e Russia), che spinge Mancini a osare, a far debuttare giovani spavaldi senza remore.

In mediana le scelte ruotano attorno a Barella, Jorginho, Verrati, Pellegrini, Gagliardini, Cristante e Bonaventura.

E’ variegata e di qualità la lista degli esterni alti: Chiesa, Bernardeschi, Insigne, Politano, Berardi, Verdi e il fantasista Zaniolo.

Immobile, Zaza, Kean e qualche scampolo di partita per il sempre verde Quagliarella compongono la batteria d’attacco. Balotelli e Belotti sono sotto osservazione, mentre Pavoletti è l’alternativa.

La muraglia difensiva si poggia sulla coppia esperta Bonucci e Chiellini. I rincalzi sono Romagnoli, Rugani e Caldara.

Gli esterni bassi annotati sulla lista di Mancini sono Piccini, De Sciglio, Florenzi, Darmian, Biraghi, Criscito, Zappacosta e Spinazzola.

Infine, il baby Donnarumma conquista i guantoni da titolare, a discapito di Sirigu, Cragno, Perin e Meret.

La giovane Italia di Roberto Mancini.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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La Sfera e lo Spillo

Giovanni Trapattoni, l’operaio, il gregario, il Maestro della panchina

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La vita di Giovanni Trapattoni è l’enciclopedia vivente del calcio italiano e internazionale.

“Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco” o “mai parlare troppo presto” è la frase celebre coniata dal Trap.

Raccontare il successo del Maestro significa rammentare il suo fischio pungente dalla panchina, le frasi celebri, la saggezza popolare, le simpatiche gaffe e le metafore sul mondo del calcio.

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“Chi non è nato povero non può capire. Si godeva di niente, in quegli anni di ricostruzione”.

Se non fosse diventato calciatore avrebbe fatto il tipografo. A quattordici anni è già impiegato presso una cartotecnica, ritagliando il tempo per gli amici all’oratorio e le partite sul campetto in terra battuta.

“Giuan”, nel dialetto milanese, è nato alle porte di Milano, a Cusano Milanino, il 17 marzo del 1939.

La parabola calcistica del Trap si può narrare parafrasando la canzone di Luciano Ligabue: “Una vita da mediano”.

Dal 1957 al 1971 indossa la giubba dei “Casciavit”, collezionando 274 presenze e segnando 3 reti. Chiude la carriera da calciatore dopo una stagione nel Varese.

Con le scarpe bullonate, interpreta il ruolo del gregario in mezzo al campo, recuperando i palloni, coprendo la zona nevralgica del campo con generosità, lottando alle spalle del numero 10.

Una data fondamentale della sua carriera è il 12 maggio del 1963. Trapattoni marca il grande Edson Arantes do Nascimento, o più semplicemente Pelé, senza fargli toccare la palla durante l’incontro amichevole Italia-Brasile, giocata a San Siro.

Per ironia della sorte compie 80 anni il giorno del derby meneghino numero 170 tra Milan-Inter.

Il Trap è uno dei signori del calcio, uomo amato e stimato anche fuori dai confini nazionali. Miete vittorie, non conosce il nemico, è sempre giovane nell’animo. La sua grandezza è l’umiltà, la grinta, il suo genio sostenuto dalla schiettezza. E’ un personaggio diretto e leale.

Rimane negli annali la vibrante esternazione, durante una conferenza stampa, nei confronti di alcuni suoi giocatori, al tempo del Bayern Monaco. Il richiamo morale di Trapattoni per il giocatore Thomas Strunz colpisce l’opinione pubblica tedesca per la fermezza e perseveranza.

Nella veste di allenatore lega i suoi successi alla Juventus di Giampiero Boniperti. In un decennio vince: 6 scudetti, 2 Coppe Italia, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa Uefa, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Coppa Campioni/Champions League.

Vive il dramma umano (39 morti) dello stadio Heysel contro il Liverpool e quello sportivo di Atene, quando i bianconeri perdono la finale contro l’Amburgo con la rete di Magath (1983).

Trionfa in Italia (Juventus e Inter), in Germania (Bayern Monaco), in Austria (Red Bull Salisburgo) e in Portogallo (Benfica).

Detiene l’ambito record per aver vinto un torneo nazionale in 4 paesi diversi, successo condiviso con altri 4 allenatori: Tomislav Ivic, Ernst Happel, Josè Mourinho e Carlo Ancelotti.

Nella sua lunga carriera allena: Milan, Juventus, Inter, Bayern Monaco, Cagliari, Fiorentina, Benfica, Stoccarda e Salisburgo.

E’ commissario tecnico della Nazionale italiana (2000-20004) e della Repubblica d’Irlanda (2008-2013).

Vive con la moglie Paola, di origini romane, conosciuta nella capitale durante le Olimpiadi del 1960, nella sua villa di Cusano Milanino.

Tanti auguri Trap.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it              www.perego1963.it

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La Sfera e lo Spillo

Impresa Juventus: Cristiano Ronaldo ribalta l’Atletico

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La Juventus batte l’Atletico di Madrid (3-0) e vola ai quarti di finale della Champions League. I bianconeri riescono nell’impresa di ribaltare lo score della partita d’andata, giocata sottotono sul green del Wanda Metropolitano.

Sospinti da Cristiano Ronaldo, che segna una tripletta, la Vecchia Signora gioca con impeto e coraggio.

CR7 guida la truppa, canta e porta la croce. Si batte come un gladiatore, sostiene i compagni “fino alla fine”, sino all’epilogo del match.

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Il portoghese sfodera una prestazione gagliarda e convincente, di sacrificio e di lustro. E’ l’autentico trascinatore, cecchino infallibile e puntello di razza.

Nonostante le assenze, il conte Max è l’artefice tattico della vittoria. Allegri deve rinunciare ad alcune pedine pregiate del suo scacchiere: Alex Sandro, Cuadrado, Khedira, Douglas Costa, De Sciglio e Barzagli.

Lo staff della Continassa disegna la difesa a 4 con l’inserimento sull’out mancino di Spinazzola (al posto dello squalificato Alex Sandro).

Rispolvera” con coraggio l’ex atalantino dalla panchina. Il pendolino di Foligno gioca 67 minuti con intensità e vigore.

Emre Can si posiziona nel crocevia, tra il pacchetto arretrato e la mediana. Pjanic “dirige” con sapienza le trame di gioco, mentre Bernardeschi sfrutta lo spunto in velocità sulla corsia esterna.

Davanti, Mandzukic non al meglio sul piano fisico, è sostenuto dall’esuberanza di CR7.

Lontani da Madrid i Colchoneros sono più abbordabili e meno indiavolati. Simeone prepara una gara di attesa e di contenimento. Gli spagnoli sono impalpabili, a tratti evanescenti.

Gli undici del Cholo abbassano il baricentro, intasano la seconda linea, limitando le scorribande offensive.

I Campioni d’Italia mostrano la freschezza e audacia, caratteristiche indispensabili per vincere nelle competizioni d’oltreconfine.

Chiellini e compagni, nella notte dello Stadium, impartiscono la lezione da manuale del calcio. La spiccata personalità degli interpreti, l’impianto tattico convincente e una condizione psicofisica ritrovata, sono le armi letali che abbattono i “Rojiblancos”.

La Juve vince i duelli individuali, l’Atletico soccombe tra i reparti. Allegri supera Simeone con intelligenza e ingegno. Talvolta mostrare gli “attributi” non basta.

IL TABELLINO – Juventus-Atletico Madrid 3-0 (andata 0-2)

JUVENTUS (4-3-3): Szczesny; Cancelo, Bonucci, Chiellini, Spinazzola (67’ Dybala); Can, Pjanic, Matuidi; Bernardeschi, Ronaldo, Mandzukic (80’ Kean). Allenatore: Allegri

ATLETICO MADRID (4-4-2): Oblak; Arias (77’ Vitolo), Godin, Gimenez, Juanfran; Koke, Rodrigo, Saul, Lemar (57’ Correa); Morata, Griezmann. Allenatore: Simeone

Arbitro: Kuipers (Olanda)

Marcatori – 27’ Cristiano Ronaldo (J), 49’ Cristiano Ronaldo (J), 86’ rigore Cristiano Ronaldo (J)

Ammoniti: Bernardeschi (J), Juanfran (A), Gimenez (A), Vitolo (A)

Recupero: 2’ primo tempo, 5’ secondo tempo

Possesso palla: 62% Juventus, 38% Atletico

Tiri: 16 Juventus, 5 Atletico

Tiri in porta: 4 Juventus, 0 Atletico                        

Calci d’angolo: 5-0 per la Juventus

IL POST – I sorteggi dei quarti di finale (Champions League) andranno in scena a Nyon venerdì 15 marzo (ore 12.00).

Riportiamo l’elenco delle squadre inserite nell’urna: Ajax (Olanda), Juventus (Italia), Manchester City (Inghilterra), Manchester United (Inghilterra), Tottenham Hotspur (Inghilterra), Porto  (Portogallo).

Infine, si aggiungeranno le due squadre vincenti dei duelli tra Barcellona-Lyon e Bayern Monaco-Liverpool.

Emanuele Perego             www.emanueleperego.it             www.perego1963.it

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