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Musica

Il Coro Cima Verde al “Singen in den Bergen” (Cantare in montagna)

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La coralità trentina protagonista al festival internazionale “Singen in den Bergen” tenutosi nella bella cittadina Austriaca di Wolfsberg in Carinzia.

Una tre giorni all’insegna del bel canto con undici cori partecipanti, due dei quali provenienti dalla nostra provincia.

Gli abitanti di Wolfsberg sono particolarmente legati alle loro tradizioni, cori, associazioni musicali, gruppi di danzatori popolari in costume tradizionale e compagnie teatrali, fanno in modo che le usanze popolari, tramandate nei secoli, siano mantenute in vita ancora oggi. Per questo è nato il Festival “Cantare in montagna” che si tiene da diversi anni nella zona del Lavanttal nel mese di settembre.

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Un evento che porta i cori ospiti,  provenienti da diversi Paesi, ad animare con le loro suggestive melodie la Valle del Lavant, denominata “Paradiso della Carinzia”.

Nel corso del festival, i cori hanno eseguito il loro repertorio nei luoghi più suggestivi della città per concludere in uno dei più importanti edifici, la Sala delle Feste del Municipio.

Presente all’importante manifestazione il Coro Cima Verde di Vigo Cavedine, diretto dal Maestro Gianluca Zanolli, accompagnato da un folto gruppo di simpatizzanti capitanati dal Sindaco Maria Ceschini e l’Assessore alla Cultura Beatrice Pedrotti.

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Ventitre anni di passione e dedizione per il canto popolare. Ventitre anni nei quali il Coro Cima Verde di Vigo Cavedine ha saputo crescere e varcare i confini delle nostre valli, portando in Italia ed all’estero la cultura popolare del Trentino. Il Coro è attivo nell’organizzazione di importanti momenti culturali per il proprio paese, organizzando rassegne di canti popolari e di canti natalizi, invitando prestigiose realtà corali regionali, nazionali ed internazionali.

Il secondo Coro Trentino a partecipare assieme al Cima Verde come portabandiera della coralità trentina, è stato il Coro Croz da la Stria, associazione corale con sede in Spiazzo Rendena. Diretto dal maestro Oscar Grassi, coro misto, sorto nel 1977 dalla fusione di due precedenti cori. E’ uno dei più giovani gruppi corali con repertorio di canti della montagna, sia per la sua data di fondazione, sia per l’età media dei coristi.

Flaviano Bolognani

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Musica

Lutto nel mondo della musica, è morto Goran Kuzminac

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Goran Kuzminac è morto stanotte nella sua casa di Trento, dove si era ritirato dopo la diagnosi di un tumore al cervello.

Aveva 65 anni e da oltre un anno combatteva contro la malattia che alla fine non gli ha lasciato scampo.

Nella sua ultima intervista, rilasciata al nostro quotidiano il 29 novembre 2016 aveva detto: «voglio ancora imparare molto, morirò a 140 anni» (qui l’intera intervista)

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Purtroppo non è stato un buon profeta.

Mancava da Trento ormai da 30 anni, ma suo ricordo fra i musicisti trentini e i molti amanti della musica di allora è sempre stato vivo.

Per oltre 30 anni aveva vissuto in Abruzzo, grazie alla sua grande amicizia con Ivan Graziani.

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Li aveva una casa laboratorio a Cellino Attanasio, ma aveva vissuto anche a S.Omero, Notaresco e Roseto.

Nel 2015 aveva stretto un rapporto di lavoro, ma anche di grande amicizia, con Germano D’Aurelio, in arte ‘Nduccio.

L’apice della sua carriera di cantautore alla fine degli anni ’70 con il singolo “Stasera l’aria é fresca”, anche se la consacrazione vera e propria c’è stata nel 1980 con la Hit “Ehi ci stai”.

Il suo forte legame con Ivan Graziani, con il quale aveva anche prodotto nel 1980 un Q Disc, in collaborazione con Ron, portando al successo il brano “Canzone senza inganni”, lo aveva portato ad instaurare un forte rapporto professionale con numerosi musicisti abruzzesi suoi fedeli compagni nei tantissimi concerti in tutta Italia, tra questi il flautista Giacomo Lelli, suo migliore amico, oltre al forte legame sentimentale con Rosa.

Negli ultimi tempi, visto l’aggravarsi del suo quadro clinico, aveva deciso di tornare a Trento dove vivono la sua prima moglie ed i suoi figli.

Kuzminac è spirato questa notte intorno alle 3.00.

Nativo di Zemun, municipalità autonoma di Belgrado nell’allora federazione jugoslava, la sua famiglia si trasferì in Italia, nel Trentino, quando questi aveva 6 anni.

In Austria, dove frequentò le scuole medie e il primo anno di liceo, Kuzminac iniziò a suonare la batteria nel gruppo musicale scolastico, per poi passare alla chitarra Con quest’ultimo strumento sviluppò una raffinata tecnica di finger-picking (vale a dire, pizzicando la corda con la punta delle dita o usando le unghie al posto del plettro), appresa da un militare statunitense conosciuto durante un viaggio in treno.

Allo studio (si iscrisse all’università di Padova, dove si laureò in Medicina) iniziò ad affiancare l’attività strumentistica in sala di incisione a Milano e a Roma a supporto di vari artisti.

Notato da Francesco De Gregori, che intravide in lui anche qualità compositive oltre che tecniche, fu da questi segnalato a Vincenzo Micocci, già direttore artistico della RCA Italiana e fondatore delle case discografiche Parade, IT e Una sors coniunxit. Micocci mise Kuzminac sotto contratto nel 1976 e lo affidò al direttore artistico Gaio Chiocchio.

L’esordio discografico del cantautore avvenne in quello stesso anno con un 45 giri triplo, opera collettiva prodotta dallo stesso Chiocchio per lanciare i giovani artisti a contratto presso la Una sors coniunxit: il brano di Kuzminac si chiamava Io, e la particolarità fu che anche i disegni delle tre copertine furono opera degli artisti presenti nel disco.

Di tutti gli artisti coinvolti in quell’esperienza, fu proprio Kuzminac l’unico artista ad assurgere a un certo grado di notorietà, e nei tre anni successivi lavorò al seguito delle tournée di Angelo Branduardi, Lucio Dalla e Antonello Venditti, aprendone i rispettivi concerti.

Il successo arrivò nel 1978, con il singolo Stasera l’aria è fresca, motivo nel quale Kuzminac ebbe modo di mostrare la sua tecnica musicale oltre alle sue doti artistiche: il brano vinse il Festival di Castrocaro e ottenne il secondo posto (Gondola d’Argento) alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia.

Sulla scia di quel successo, nel 1980 Kuzminac pubblicò il suo primo album, Ehi ci stai, da cui fu tratto il singolo (con testo di Gianfranco Baldazzi) con lo stesso nome, che si classificò secondo al Festivalbar di quell’anno; nel disco reincise anche Stasera l’aria è fresca con un nuovo arrangiamento.

Nel frattempo la RCA Italiana, distributrice dei dischi con etichetta Una sors coniunxit, iniziò la produzione di Q Disc, 33 giri economici con quattro canzoni, di uno o più artisti. Kuzminac fu tra i primi ad apparire in tali produzioni, nel Q concert, realizzato con Ron e Ivan Graziani, contenente tre loro canzoni e l’inedito scritto insieme Canzone senza inganni; al disco fece seguito una tournée dei tre artisti.

Il secondo album di Kuzminac, Prove di volo, venne pubblicato nel 1981, e contiene la canzone Stella del nord, pubblicata anche su 45 giri e partecipante a Un disco per l’estate di Saint Vincent e ad Azzurro; nella ristampa su CD del 1998 di questo LP verrà inserita come bonus track la canzone Io che egli aveva già inciso su 45 giri nel 1976.

Nel 1982, ripeté l’esperienza del Q disc, con Q concert, realizzato insieme a Mario Castelnuovo e Marco Ferradini, con un brano inciso insieme, Oltre il giardino, e tre inediti; il brano di Kuzminac è Bugiarda, che non fu poi inserito in alcun album in studio successivo.

Il seguito della sua carriera artistica, sebbene non sempre sotto i riflettori, avvenne fuori dall’orbita della Una sors coniunxit: quando infatti la dirigenza della RCA cambiò, Goran Kuzminac decise di rescindere il contratto che legava la distribuzione dei suoi dischi alla casa discografica: nel 1984 partecipò alla produzione di un brano di Patty Pravo per il Festival di Sanremo, Per una bambola, poi nel 1987 uscì per la Top Records Contrabbandieri di musica.

Ha collaborato a diversi album di altri artisti: nel 1988 ha suonato la chitarra nell’album del cantautore Rodolfo Santandrea Aiutatemi, amo i delfini, nel 1996 ha scritto con Carlo Alberto Contini la canzone La coerenza, incisa dai Nomadi nell’album Quando ci sarai, e nel 2009 ha cantato il brano Un’altra dimensione nell’album JL degli Algebra.

Dallo stesso anno ha svolto anche attività di musicoterapia presso l’ospedale psichiatrico romano “Villa dei Fiori”.

Diversificando le proprie attività, iniziò a occuparsi anche di ricerca musicale, grafica professionale 3D, post produzione video e finanche produzione di videoclip: attivo anche nella produzione di colonne sonore per produzioni fuori dall’Italia e nella tecnica di sonorizzazione di vasti ambienti, non ha mai abbandonato la produzione discografica regolare.

Nell’ultimo decennio sono così usciti gli album di inediti Dio suona la chitarra (2008), basato sulla chitarra e con la collaborazione di Alex Britti, Antonio Onorato, Charley De Anesi, Lincoln Veronese, Mauro De Federicis e Andrea Valeri, e Fiato (2012), distribuito dalle Egea Music, oltre a Solo ma non solo (2011), suo primo live, registrato in teatro ad Andria con sole chitarra e voce, e Goran Kuzminac & Stefano Raffaelli Jazz Quartet (2014), contenente dieci brani arrangiati da Stefano Raffaelli (Pianoforte) con Walter Civettini (Trumpet / Fluegelhorn), Flavio Zanon (Doublebass) e Carlo A. Canevali (Drums): il primo lavoro dove Goran si avvale della sola voce, senza la chitarra.

Grazie a Wikipedia per le informazioni

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Musica

«I Suoni delle Dolomiti» si sono conclusi con un messaggio di pace

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L’evento E intanto si suona, ideato da Mario Brunello e Alessandro Baricco, ha chiuso l’edizione 2018 del festival e insieme un percorso di quattro anni tra le memorie del Primo grande conflitto in Trentino.

Protagonisti di questo concerto, reading e piece teatrale allo stesso tempo artisti come Neri Marcorè e i musicisti Ivano Battiston, Marco Rizzi, Regis Bringolf, Danilo Rossi, Mario Brunello, Florian Berner, Gabriele Raggianti, Ivano Battiston, SIGNUM Saxophone Quartet.

E’ stata eseguita la composizione di Giovanni Sollima “Diaspora”, appositamente realizzata per questo progetto e in prima esecuzione europea “String Quartet No 1. On behalf of the Syrian children who are asking the world for peace” firmata da Malek Jandali

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Un po’ concerto, un po’ reading e pièce teatrale, lo si potrebbe definire così l’appuntamento conclusivo dell’edizione 2018 de I Suoni delle Dolomiti il 31 agosto, se non si rischiasse di sorvolare sui nomi degli interpreti, importanti e internazionali, sulle composizioni scritte espressamente da compositori conosciuti in tutto il mondo e soprattutto se non si rischiasse di sottovalutare un messaggio di cui il nostro tempo non smette di aver bisogno.

Si tratta di “E intanto si suona”, nato da un’idea di Mario Brunello e Alessandro Baricco, evento conclusivo sì della venticinquesima edizione del festival trentino di musica in quota – proposto all’Auditorium del Polo Scolastico di Borgo Valsugana anziché in Val di Sella per le avverse condizioni meteo – ma anche di un percorso più lungo, iniziato nel 2014, che ha visto per quattro anni musicisti esibirsi lungo le memorie fisiche e materiali del fronte in Trentino e che in questo 2018 si sono ritrovati tutti insieme su un palco per una simbolica orchestra di pace.

E in effetti in uno spettacolo che ha preso spunto dal diario di guerra del fante Alessandro Silvestri, scritto sui vari fronti della Grande Guerra, le battaglie e le carneficine sono scivolate quasi in secondo piano ogni volta che qualcosa di più potente è venuto alla luce: l’amore sterminato per la musica di questo ragazzo della Valpolicella, la necessità di suonare ogni volta che incontrava una chiesa con un organo per sopravvivere all’orrore, ma anche le tante domande sui nemici a cui doveva sparare. Lui che per evitare la chiamata alle armi della Guerra di Libia era fuggito a Bolzano e vi aveva lavorato come riparatore di organi, ora magari si ritrovava a puntare nel mirino qualcuno che lo aveva sentito suonare in chiesa.

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Domande semplici, gesti semplici raccontati con bravura dall’attore Neri Marcorè che piano piano ha trasportato il pubblico verso la fine della guerra di Silvestri, con la cattura, la prigionia a Belgrado, ma anche un’ultima dimostrazione di come la musica fosse per lui salvezza e gesto di pace quando viene chiamato a riparare l’organo danneggiato dalle bombe nella città serba.

Ma il testo e lo spettacolo si è spinto anche oltre, ai giorni nostri in quella che diventa sequenza di esempi necessari, forse dal punto di vista di un’etica della pace, ma sicuramente dal punto di vista della presa di posizione di una singola persona che però riesce a trasmettere un’idea potente.

E così accanto a Silvestri ecco materializzarsi Ramzi Aburedwan che insegna musica ai bambini nei campi profughi di Ramallah, in Cisgiordania; Ameen Mokdad che suona nelle rovine del tempio di Giona a Mosul; Karim Wasfi che ogni volta che un’autobomba esplode a Baghdad infila il puntale del suo violoncello in quella terra violentata e suona; e ancora Aeham Ahmad che a Damasco carica il pianoforte su un carretto da frutta, lo porta per strada, tra le macerie, e suona mentre attorno a lui i figli della guerra cantano.

Questi piccoli sassi non erano soli, hanno vissuto in un fiume di musica eseguita da Marco Rizzi, Regis Bringolf, Danilo Rossi, Mario Brunello, Florian Berner, Gabriele Raggianti, Ivano Battiston, SIGNUM Saxophone Quartet.

Un palcoscenico color azzurro per le tante magliette dei Suoni delle Dolomiti, che un po’ hanno fatto pensare alle acque che hanno segnato le guerre di ieri – Piave, Adige, Danubio, Drina – e quelle di oggi (il Mediterraneo) con i musicisti simbolicamente divisi in due: da un lato gli archi e dall’altro i fiati mentre al centro, in una sorta di terra di nessuno, liberi battitori e tra questi Mario Brunello col suo violoncello e Ivano Battiston con la sua fisarmonica.

Come non tornare con la memoria a La grande guerra di Monicelli sentendo il sapore “popolare” della fisarmonica, come non lasciarsi ammaliare dai rimandi sonori a quel Medio Oriente martoriato di oggi. E proprio da lì sonno arrivate due straordinarie composizioni eseguite l’una dagli archi e l’altra dai fiati: String Quartet No 1 “On behalf of the Syrian children who are asking the world for peace” firmata da Malek Jandali e “4our” per quartetto di sassofoni di Arshia Samsaminia.

La parte finale si è mossa tra dolcezza e potenza, tra invocazione e drammaticità ed è stata affidata al brano toccante e appassionante di Giovanni Sollima “Diaspora”, scritto appositamente per “E intanto si suona”. Il modo migliore per salutare il tanto pubblico presente all’Auditorium che ha premiato gli artisti con lunghi e forti applausi, richiamandoli più volte sul palcoscenico.

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Musica

Tre giorni di spettacoli, musica e divertimento a Egna con il Summer Music Festival

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Tre giorni di spettacoli, musica e divertimento. A Egna si sono accesi i riflettori sulla seconda edizione del Summer Music Festival, in programma ieri, oggi e domani (31 agosto, 1 e 2 settembre) al Papa Joe’s. (altro…)

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