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Diritto e Sport

Il diritto al gioco e i casi di scioglimento del vincolo sportivo nel Volley

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Nella maggior parte dei casi, la pratica sportiva degli atleti è subordinata al “tesseramento” di questi presso un’associazione iscritta al CONI, mediante le Federazioni sportive nazionali.

Il “tesseramento” è l’atto attraverso il quale un soggetto fisico entra a far parte dell’ordinamento sportivo, godendo conseguentemente di diritti e doveri quale, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, l’obbligo di praticare l’attività sportiva esclusivamente nell’interesse di un’associazione, o una società, affiliata alla medesima Federazione.

Questo rapporto di unicità è sintetizzato con la previsione dell’istituto del “vincolo sportivo”, la cui durata varia a seconda della Federazione di appartenenza.

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Volendo concentrare l’attenzione sulla Federazione Pallavolo (FIPAV), vediamo che l’art 10 ter del suo Statuto dispone che “(…) 2. Il vincolo ha durata annuale per gli atleti di età inferiore ad anni quattordici e per gli atleti di età superiore ad anni trentaquattro, nonché per gli atleti del settore amatoriale. Ai fini della determinazione della durata del vincolo per gli atleti di età inferiore ai 14 anni si fa riferimento all’anno solare di nascita; per tutti gli altri atleti si fa riferimento all’anno sportivo. Si intende per anno sportivo quello che inizia il primo di luglio di ogni anno e termina il 30 giugno dell’anno successivo. 3. Al di fuori dei casi previsti ai commi 1 e 2 il vincolo ha durata dalla data del tesseramento fino al termine dell’anno sportivo in cui l’atleta compie il 24° anno di età(…)”.

Ne consegue che spesso i giovani pallavolisti rimangano vincolati con un sodalizio sportivo per l’impossibilità economica di far fronte alla non lecita consuetudine del “pagamento del cartellino”

Così come le norme prevedono, lo scioglimento anticipato del vincolo sportivo, infatti, è consentito solo in presenza di circostanze che riguardano le vicende del sodalizio sportivo, o mediante il rilascio di nulla osta, nella maggioranza dei casi concesso solo dietro la liquidazione di una somma di denaro.

Specificatamente, il comma 6 del predetto articolo, infatti, sancisce che: “Fino al ventiquattresimo anno di età nonché durante i periodi di durata quinquennale, il vincolo può essere sciolto, secondo quanto previsto dai Regolamenti Federali: a) per estinzione o cessazione dell’attività dell’associato; b) per mancata adesione dell’atleta all’assorbimento o alla fusione dell’associato vincolante; c) per consenso dell’associato vincolante; d) per mancato rinnovo del tesseramento dell’atleta da parte dell’associato entro il termine annuale; e) per mancata partecipazione dell’associato vincolante all’attività federale di settore e per fascia d’età tale da permettere all’atleta di prendervi parte; f) per giusta causa; g) per cessione del diritto sportivo o per rinuncia all’iscrizione ad un campionato da parte dell’associato vincolante; h) per ritiro dell’associato vincolante da un campionato effettuato entro il termine del girone di andata.”.

Orbene, al fine di non regalare soldi non dovuti o di evitare di smettere di giocare, anche solo temporaneamente, è doveroso analizzare le singole fattispecie vissute dai pallavolisti e definire in che modo sbloccare i frequenti abusi delle associazioni sportive nei confronti degli atleti, per lo più minori, negando loro il tanto acclamato “diritto al gioco”.

Per info ed approfondimenti, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

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Diritto e Sport

Le prove di esame per l’abilitazione per agenti sportivi

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Qualche giorno fa, è stato pubblicato il bando per l’ammissione alla prova generale per l’iscrizione nel registro nazionale degli agenti sportivi ai sensi dell’articolo 1, comma 373 della L. 205/2017, degli articoli 4 e 12 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 Marzo 2018 e ss.mm.ii e degli articoli 10, comma 1,lett. c) e 12, comma 5 del Regolamento CONI degli Agenti Sportivi, approvato con deliberazione n. 1596 del Consiglio Nazionale CONI del 10 luglio 2018.

All’articolo 1 del suddetto bando vengono indicati i seguenti requisiti per l’ammissione alla prova generale ,che consta di prova scritta e prova orale aventi ad oggetto le seguenti materie: diritto dello sport, diritto civile e diritto amministrativo.

Alcuni degli argomenti sono: “lo statuto del CONI, le Federazioni sportive nazionali ed internazionali, Il professionismo sportivo (Legge 91 del 23 marzo 1981). Le controversie di lavoro. La tutela sanitaria, assicurativa ed il sistema previdenziale. La normativa Antidoping e la tutela sanitaria degli sportivi professionisti (Legge 376 del 14.12. 2000; il Codice Mondiale Antidoping WADA; D.M. 13 marzo 1995), Il contratto.Nozione; elementi essenziali ed accidentali; il contratto illecito e quello in frode alla legge. Le trattative e responsabilità connesse. La conclusione del contratto. Il contratto preliminare. L’interpretazione del contratto. Gli effetti del contratto. Lo scioglimento e la clausola penale. La cessione del contratto. I vizi, le patologie e lanullità e suoi rimedi. La clausola di recesso. La simulazione: effetti e prova. Negozio indiretto e negozio fiduciario. Il trust. La Legge 241 del 7 agosto 1990; il diritto di accesso ai documenti amministrativi. La Giustizia amministrativa”.

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Orbene, solo, coloro che sono in possesso dei requisiti di cui all’art. 1 del Bando, hanno agli oneri amministrativi e superato i due esami di cui consta la prova generale consentono l’ammissione alla prova speciale ex art. 5 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 marzo 2018.

L’idoneità consente l’iscrizione al registro nazionale degli agenti sportivi, attualmente presente sul sito del Coni.

L’iscrizione al predetto registro è obbligatoria per tutti gli agenti intesi come i soggetti che, in forza dell’incarico redatto in forma scritta, mettono in relazione due o più parti ai fini: “della conclusione, della risoluzione o del rinnovo di un contratto di prestazione sportiva professionistica; della conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica; della conclusione di un contratto di trasferimento di una prestazione sportiva professionistica; dei tesseramento presso una Federazione sportiva professionistica”.

Per maggiori info, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

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Diritto e Sport

Giustizia sportiva e giustizia ordinaria: Il no al ricorso della Juventus

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Nell’ambito di un vasto sistema normativo e regolamentare dello sport, si ravvisa il processo sportivo, la cui operatività è funzionale alla risoluzione di controversie tra atleti, società sportive e Federazioni Sportive Nazionali.

Esso ha un proprio codice (CGS), propri statuti federali e regolamenti nonché, come già anticipato, propri organi di giustizia sportiva.

Tra le sue finalità si evidenziano: la repressione di violazioni poste in essere dai tesserati a cui segue l’inevitabile applicazione delle relative sanzioni. In termini pratici, il processo sportivo rientra nel sistema della c.d. giustizia sportiva, la quale deve definire i propri confini rispetto alla giustizia ordinaria con maggiore attenzione alle situazioni giuridiche soggettive meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento generale, in altre parole non circoscrivibili nell’ambito del settore sportivo.

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Ebbene, l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale quale articolazione dell’ordinamento sportivo che fa capo al Comitato Internazionale Olimpico (CIO), rispetto all’ordinamento della Repubblica, “salvi i casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo”, è stata riconosciuta attraverso il D.L. n. 220 del 19.08.2003, convertito con modificazioni nella L. n. 280 del 17.10.2003.

Ne consegue che attualmente, la ripartizione tra giustizia sportiva e statale ha assunto la stabilità che deve essere necessariamente rispettata da coloro che intendono far valere i propri diritti.

Tale assunto è chiaramente in linea con la recente pronuncia della Cassazione, la quale ha respinto il ricorso della Juventus che chiedeva la revoca del titolo che la Federazione assegnò ai nerazzurri dopo le condanne di Calciopoli, in base alle quali vennero tolti due scudetti al club torinese, retrocesso in Serie , il campionato 2004-05 non venne assegnato, e quello 2005-06 fu vinto “a tavolino” dall’Inter.

Gli Ermellini hanno assunto che la controversia rientrava nell’ambito degli organi sportivi in base al “principio di autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale” che “costituisce l’articolazione italiana di un più ampio ordinamento autonomo avente una dimensione internazionale.

Per info e approfondimenti, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

L’avvocato Valentina Porzia augura buon Natale e Felice anno nuovo a tutti i suoi lettori, dando loro appuntamento a Gennaio 2019.

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Diritto e Sport

Infortuni terreni di gioco: se la manutenzione è scarsa è possibile chiedere il risarcimento dei danni

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Di contro all’ascesa dei così detti sport minori, permane l’ingerenza del calcio quale attività popolare, praticata da adulti e bambini.

Succede spesso che durante lo svolgimento di questa attività sportiva, dilettantistica, professionistica o amatoriale, i calciatori possano subire infortuni dalle cause svariate, quali ad esempio gli scontri di gioco o e defezioni dell’impianto.

Nello specifico è opportuno chiarire che, in base alla narrazione dei fatti e tenendo conto della così detta “scriminante sportiva” derivante dall’accettazione del rischio da parte degli atleti, la responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo possa ricadere sul gestore del campo sportivo dove si è tenuta la partita o sul giocatore avversario che ha causato l’infortunio.

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Al momento, concentreremo l’attenzione sugli oneri del gestore dell’impianto, in altre parole sulla ripartizione della responsabilità per i danni provocati al calciatore da problemi legati alla struttura, come le porte, le recinzioni, il terreno e la cattiva manutenzione.

Ebbene, plurimi orientamenti giurisprudenziali sostengono che qualora il giocatore si faccia male sul terreno di calcio, il gestore o proprietario dell’impianto è sempre responsabile fatto salvo i casi in cui provi che: il danno deriva da caso fortuito, è provocato dal danneggiato stesso o è insito nella natura tipica della attività calcistica e del rischio a cui si sottopongono coloro che decidono di giocare.

La responsabilità del gerente, quindi, prescinde dall’onere della prova che in altre fattispecie sarebbe a carico di chi ha subito il danno.

Nella gestione degli impianti ed attrezzature per lo svolgimento dell’attività sportiva, è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’art. 40, II° comma, c.p., che lo vincola, anche ai sensi dell’art. 2051 c.c., a garantire l’incolumità fisica degli utenti e ad adottare ogni misura idonea ad impedire che vengano superati i limiti del rischio connaturato alla normale pratica sportiva.

È chiaro come tra gli oneri posti a carico del gestore/proprietario vi sia la manutenzione del manto erboso.

Tuttavia, nel caso l’infortunio occorso possa essere ascritto alla cattiva manutenzione del giardiniere o dell’azienda che ha realizzato la messa in opera del sintetico, lo stesso può essere chiamato in causa per il risarcimento dei danni patiti dal ricorrente.

Per quanto concerne il prato naturale, è importante che il manutentore svolga la propria attività con competenza e professionalità, prendendosi cura del terreno di gioco degli stadi.

In linea con questa esigenza di professionalizzazione del sistema sportiva, si evidenzia l’introduzione sul mercato, nazionale e internazionale, di figure professionali quali ad esempio i groundsman.

A cura dell’avvocato Valentina Porzio

Per info ed approfondimenti, scrivere a: avvocato@valentinaporzia.com

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