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Trento

Mensa Ospedale santa Chiara: il 33% dei pasti mostra criticità alimentari

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Con l’interrogazione n. 6113 depositata il 28 giugno 2018 dal titolo “Calo di qualità nel servizio mensa dell’ospedale Santa Chiara”

Il consigliere della lega Alessandro Savoi chiedeva alla giunta provinciale come mai da tempo gli operatori dell’ospedale Santa Chiara di Trento segnalassero diverse carenze nel servizio mensa della struttura, tanto da attivare una raccolta firme per esprimere la totale insoddisfazione per la qualità e la preparazione del cibo distribuito nella mensa dell’Ospedale S.Chiara.

Fra i disservizi Savoi elencava la pasta scotta o dura e sempre acquosa, i ravioli insapori, evidentemente di scarsa qualità, poca variazione dei primi piatti, come ad esempio totale assenza di risotti nella prima fascia di apertura della mensa, verdure cotte insapori e immerse in una brodaglia acquosa che finisce nei piatti o servite in blocco unico come se fossero state appena scongelate senza neanche essere mescolate (cubetto di spinaci come da confezione surgelata), pesce spesso crudo al centro e con un forte odore sgradevole (il pesce ben conservato non dovrebbe avere cattivi odori), e verdura fresca non variata.

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Per 365 giorni all’anno – denunciava nel documento Savoi – viene proposto radicchio, spesso appassito (con carote disidratate durissime e immangiabili o cavolo cappuccio secco, raramente mescolato con insalatina).

Totale assenza di verdure fresche alternative; – carne spesso immersa in intingoli gelatinosi e insapori; – frutta di scarsissima qualità (banane completamente verdi, pere durissime, arance asciutte e stoppose); – non si segue la stagionalità dei menù proposti (stinco e crauti in estate e insalatone d’inverno)

Nella risposta all’interrogazione l’assessore Luca Zeni  precisa innanzitutto che la cucina proposta nella mensa della struttura ospedaliera S. Chiara è una cucina basata su un centro di cottura esterno ed un terminale di finitura interno, perché, strutturalmente, non vi è la possibilità di cucinare i pasti o anche semplicemente lavare e mondare delle verdure fresche.

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Negli ultimi due anni – si legge ancora nella risposta di Zeni – sono stati eseguiti una media di due controlli mensili (dodici controlli nei primi sette mesi del corrente anno) relativi al sistema di verifica, che hanno evidenziato il raggiungimento del livello di qualità atteso stabilito in Capitolato.

L’analisi dettagliata delle schede di campionatura evidenzia che in 2 casi si è registrata una cottura elevata per la pasta, in 1 caso si è rilevata mancanza di sapidità, in 1 altro caso una cottura non ottimale per una verdura.

Sulle criticità alimentari denunciate da Savoi Zeni risponde che: Per quanto riguarda la pasta, l’Azienda ha chiesto alla ditta di intervenire sulla tempistica di preparazione in modo tale da controllare ulteriormente i tempi di cottura evitando eventuali sbavature: questo, di conseguenza, potrebbe provocare un leggero aumento del tempo di attesa per rendere possibile un reintegro più frequente. Il gusto e l’abitudine personale rendono comunque difficili le valutazioni rispetto all’ottimale punto di cottura.

Poca variazione dei primi piatti:  il contratto prevede un primo piatto a scelta, tra quattro alternative. Gli alimenti proposti nella prima fascia di apertura della mensa potrebbero non essere più disponibili nell’ultima mezz’ora di servizio, ma vengono comunque sempre proposte quattro alternative. Nello specifico il risotto viene proposto una volta alla settimana e risulta quindi sicuramente presente nella prima fascia di apertura della mensa. Si specifica comunque che il riso in bianco, con possibilità di aggiunta di ragù, pomodoro o sugo del giorno è presente tutti i giorni per tutto il tempo di apertura della mensa.

Verdure cotte insapori e immerse in una brodaglia acquosa che finisce nei piatti o servite in blocco unico come se fossero state appena scongelate senza neanche essere mescolate (cubetto di spinaci come da confezione surgelata) Pur considerando che, il gusto e l’aspetto possono risentire del sistema di conservazione previsto, la ditta è stata richiamata ad un maggior impegno e cura sulla preparazione della verdura cotta.

Pesce spesso crudo al centro e con un forte odore sgradevole (il pesce ben conservato non dovrebbe avere cattivi odori) La ditta è stata coinvolta per l’analisi del caso.

Verdura fresca non variata. Per quel che concerne la verdura cruda è stato consigliato di valutare un cambiamento di fornitore. Carne spesso immersa in intingoli gelatinosi e insapori La ditta è stata coinvolta per l’analisi del caso. Frutta di scarsissima qualità (banane completamente verdi, pere durissime, arance asciutte e stoppose) E’ stato consigliato di valutare un cambiamento di fornitore.

Non si segue la stagionalità dei menù proposti (stinco e crauti in estate e insalatone d’inverno). La stagionalità del menù segue un calendario predefinito (menù estivo e invernale), che non è possibile adattare a modifiche climatiche imprevedibili. I piatti freddi (es. insalatone) presenti anche in inverno sono la risposta ad una precisa richiesta da parte degli utenti della mensa.

Da ricordare che la Provincia compartecipa alla spesa dei pasti del personale ospedaliero, «sembra veramente assurdo che paghi per dei pasti di una qualità non conforme a quanto ci si potrebbe aspettare da una “sanità d’eccellenza” come quella trentina» – sottolineava Savoi nella premessa dell’interrogazione.

E ancora: «Segnaliamo inoltre che molti operatori stanno scegliendo di pranzare nei bar adiacenti all’ospedale o di portarsi il cibo da casa pur di non dover mangiare in mensa. Il personale chiede di intervenire per riportare il servizio di ristorazione dell’ospedale S. Chiara almeno ad un livello accettabile: i dipendenti si rifiuteranno sempre più spesso di mangiare in ospedale con conseguente aumento dell’insoddisfazione e peggioramento del clima interno all’ospedale»

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