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Musica

«I Suoni delle Dolomiti» si sono conclusi con un messaggio di pace

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L’evento E intanto si suona, ideato da Mario Brunello e Alessandro Baricco, ha chiuso l’edizione 2018 del festival e insieme un percorso di quattro anni tra le memorie del Primo grande conflitto in Trentino.

Protagonisti di questo concerto, reading e piece teatrale allo stesso tempo artisti come Neri Marcorè e i musicisti Ivano Battiston, Marco Rizzi, Regis Bringolf, Danilo Rossi, Mario Brunello, Florian Berner, Gabriele Raggianti, Ivano Battiston, SIGNUM Saxophone Quartet.

E’ stata eseguita la composizione di Giovanni Sollima “Diaspora”, appositamente realizzata per questo progetto e in prima esecuzione europea “String Quartet No 1. On behalf of the Syrian children who are asking the world for peace” firmata da Malek Jandali

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Un po’ concerto, un po’ reading e pièce teatrale, lo si potrebbe definire così l’appuntamento conclusivo dell’edizione 2018 de I Suoni delle Dolomiti il 31 agosto, se non si rischiasse di sorvolare sui nomi degli interpreti, importanti e internazionali, sulle composizioni scritte espressamente da compositori conosciuti in tutto il mondo e soprattutto se non si rischiasse di sottovalutare un messaggio di cui il nostro tempo non smette di aver bisogno.

Si tratta di “E intanto si suona”, nato da un’idea di Mario Brunello e Alessandro Baricco, evento conclusivo sì della venticinquesima edizione del festival trentino di musica in quota – proposto all’Auditorium del Polo Scolastico di Borgo Valsugana anziché in Val di Sella per le avverse condizioni meteo – ma anche di un percorso più lungo, iniziato nel 2014, che ha visto per quattro anni musicisti esibirsi lungo le memorie fisiche e materiali del fronte in Trentino e che in questo 2018 si sono ritrovati tutti insieme su un palco per una simbolica orchestra di pace.

E in effetti in uno spettacolo che ha preso spunto dal diario di guerra del fante Alessandro Silvestri, scritto sui vari fronti della Grande Guerra, le battaglie e le carneficine sono scivolate quasi in secondo piano ogni volta che qualcosa di più potente è venuto alla luce: l’amore sterminato per la musica di questo ragazzo della Valpolicella, la necessità di suonare ogni volta che incontrava una chiesa con un organo per sopravvivere all’orrore, ma anche le tante domande sui nemici a cui doveva sparare. Lui che per evitare la chiamata alle armi della Guerra di Libia era fuggito a Bolzano e vi aveva lavorato come riparatore di organi, ora magari si ritrovava a puntare nel mirino qualcuno che lo aveva sentito suonare in chiesa.

Domande semplici, gesti semplici raccontati con bravura dall’attore Neri Marcorè che piano piano ha trasportato il pubblico verso la fine della guerra di Silvestri, con la cattura, la prigionia a Belgrado, ma anche un’ultima dimostrazione di come la musica fosse per lui salvezza e gesto di pace quando viene chiamato a riparare l’organo danneggiato dalle bombe nella città serba.

Ma il testo e lo spettacolo si è spinto anche oltre, ai giorni nostri in quella che diventa sequenza di esempi necessari, forse dal punto di vista di un’etica della pace, ma sicuramente dal punto di vista della presa di posizione di una singola persona che però riesce a trasmettere un’idea potente.

E così accanto a Silvestri ecco materializzarsi Ramzi Aburedwan che insegna musica ai bambini nei campi profughi di Ramallah, in Cisgiordania; Ameen Mokdad che suona nelle rovine del tempio di Giona a Mosul; Karim Wasfi che ogni volta che un’autobomba esplode a Baghdad infila il puntale del suo violoncello in quella terra violentata e suona; e ancora Aeham Ahmad che a Damasco carica il pianoforte su un carretto da frutta, lo porta per strada, tra le macerie, e suona mentre attorno a lui i figli della guerra cantano.

Questi piccoli sassi non erano soli, hanno vissuto in un fiume di musica eseguita da Marco Rizzi, Regis Bringolf, Danilo Rossi, Mario Brunello, Florian Berner, Gabriele Raggianti, Ivano Battiston, SIGNUM Saxophone Quartet.

Un palcoscenico color azzurro per le tante magliette dei Suoni delle Dolomiti, che un po’ hanno fatto pensare alle acque che hanno segnato le guerre di ieri – Piave, Adige, Danubio, Drina – e quelle di oggi (il Mediterraneo) con i musicisti simbolicamente divisi in due: da un lato gli archi e dall’altro i fiati mentre al centro, in una sorta di terra di nessuno, liberi battitori e tra questi Mario Brunello col suo violoncello e Ivano Battiston con la sua fisarmonica.

Come non tornare con la memoria a La grande guerra di Monicelli sentendo il sapore “popolare” della fisarmonica, come non lasciarsi ammaliare dai rimandi sonori a quel Medio Oriente martoriato di oggi. E proprio da lì sonno arrivate due straordinarie composizioni eseguite l’una dagli archi e l’altra dai fiati: String Quartet No 1 “On behalf of the Syrian children who are asking the world for peace” firmata da Malek Jandali e “4our” per quartetto di sassofoni di Arshia Samsaminia.

La parte finale si è mossa tra dolcezza e potenza, tra invocazione e drammaticità ed è stata affidata al brano toccante e appassionante di Giovanni Sollima “Diaspora”, scritto appositamente per “E intanto si suona”. Il modo migliore per salutare il tanto pubblico presente all’Auditorium che ha premiato gli artisti con lunghi e forti applausi, richiamandoli più volte sul palcoscenico.

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Musica

I «tormentoni» musicali dell’estate 2019

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Ogni estate ha il suo tormentone.

20 anni di tormentoni iniziati timidamente con Britney Spears con “…Oops! I did it again“, mentre Tom Jones seduceva il mondo con “Sex bomb” e i Bon Jovi rockeggiavano con “It’s my life“. 

A cavallo degli anni duemila Jarabe De Palo filosofeggiava con “Depende” ma il popolo italico andava davvero in visibilio quando partiva “Vamos a bailar” di Paola e Chiara.

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Nel 2003 era la volta de “La canzone del Capitano” che ha segnato in modo indelebile la carriera di Francesco Facchinetti e poi via via  Dj Bobo con la memorabile “Dragostea Din Tei,  Juanes con “La camisa negraChecco Zalone  con “Siamo una squadra fortissimi“, diventato un inno quasi alla pari di “Seven Nation Army” dei White Stripes.

Per arrivare negli ultimi anni a Pharrell Williams, con “Happy“, “Bailando” di Enrique IglesiasAlvaro Soler con  “El mismo sol“ ed infine “Vorrei ma non posto” di J-Ax e Fedez e  Volare” di Fabio Rovazzi.

Ma quali saranno i potenziali tormentoni dell’estate 2019?

In seguito riportiamo una serie di potenziali “ tormentoni” ognuno con un breve commento ed il video che potrete vedere ed ascoltate.

Anche se l’estate 2019 si presenta alquanto avara in fatto di tormentoni.

Partiamo dai big: l’ineffabile duo Takagi & Ketra sforna da qualche anno orecchiabilissime canzoni.

Peccato solo che l’ispirazione sia una brutta gatta, e se in passato hanno avuto le loro crisi mostri sacri come Bennato o Battiato: ce ne faremo una ragione se per una volta anche T & K hanno avuto un passaggio a vuoto.

E infatti JAMBO di Giusy Ferreri, in collaborazione con OMI, è una specie di versione reloaded della pluripremiata Amore & Capoeira di summer 2018. Per carità, si ascolta volentieri e siamo sicuri che tanti saranno i passaggi nei “chiringuiti” della spiaggia di Rimini, ma questo mix fra elettronica ed etnica (sudamericana?) non brilla di certo per originalità. Autoplagio?

Takagi & Ketra, consapevoli della debolezza di JAMBO, non lasciano ma raddoppiano e insieme all’inossidabile J Ax producono un’altra canzone dal titolo “Ostia Lido”. Assomiglia a “Italiana” di una estate fa? Che strano, ma come detto anche Bennato e Battiato hanno avuto le loro crisi…

Il gruppo del momento – per chi non lo sapesse – si chiama Thegiornalisti e nelle ultime estati ci ha deliziato con pezzoni come “Felicità puttana” e “Riccione”. Il 2019 vede un’ispirazione calcistica ed ecco qui il singolo “Maradona y Pelè”. Non male il ritornello, anche se non immediatamente orecchiabile come si converrebbe a un tormentone estivo.

Per trovare qualcosa di più originale dobbiamo scrivere di un cantante che ormai è sulla cresta dell’onda dalla fine degli anni 80: parliamo di Jovanotti con la sua “Nuova Era”. Non sappiamo ancora quante volte sarà scaricato questo ultimo singolo che veleggia come sempre fra pop e rap, ma sicuramente lui ha già vinto con i ripetuti sold-out del Jova Beach Party, ambiente marino permettendo.

Per finire: e il reggaeton che ormai imperversa da un decennio nelle nostre orecchie? Come si direbbe in Italia, un genere ormai alla frutta, tanto che i due pezzoni più gettonati si intitolano “Calma” e “Con calma”, le cui sonorità ormai conosciamo a memoria. Basta, per carità.

 

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Musica

Ai “Suoni delle Dolomiti” la musica classica incontra il folk irlandese

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Nella magia di pascoli alpini che si affacciano sul gruppo delle Pale di San Martino, arrivano due fuoriclasse della musica folk e non solo.

Si tratta di Alasdair Fraser e Natalie Haas, un duo che pur composto da artisti provenienti da formazioni molto diverse ha trovato una sintonia perfetta per esplorare musica celtica, musica folk, la grande tradizione della musica per danza d’oltremanica, senza dimenticare la musica da camera.

Il luogo dove sarà possibile ascoltarli, all’interno della programmazione de “I Suoni delle Dolomiti“, è Malga Canvere in Val di Fiemme, domenica 14 luglio ore 12.

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Fraser e Haas sono l’esempio di come due straordinarie avventure artistiche trovino una nuova pienezza grazie all’incontro.

Il violinista Alasdair Fraser vanta una carriera trentennale fatta di concerti, premi, partecipazioni a show televisivi, programmi radiofonici e a colonne sonore cinematografiche tra le quali basta citare “Titanic” di James Cameron o “L’ultimo dei Mohicani” di Michael Mann.

Nel 2011 è stato anche inserito nella Hall of Fame della Musica tradizionale scozzese e la sua bravura come violinista lo ha reso celebre in tutto il mondo.

Natalie Haas invece si è diplomata alla Juilliard School of Music, ma ha ben presto conosciuto l’amore per la musica tradizionale diventando una delle più ricercate violoncelliste di questo genere sonoro e collaborando con super gruppi irlandesi come Solas and Altan, Liz Carroll e altri.

L’incontro di violino e violoncello è per Fraser il coronamento di un sogno, proprio perché il violoncello rappresentava storicamente la linea ritmica della musica da ballo scozzese.

Negli anni questo duo ha letteralmente incantato il mondo, suonando con gioia ed energia e intendendosi alla perfezione e infatti sin dal debutto con “Fire & Grace” si sono imposti al pubblico e alla critica aggiudicandosi il riconoscimento di Album dell’anno agli Scots Trad Music Awards. Da allora hanno dato vita ad altri quattro lavori sulla lunga distanza.

Come si raggiunge il luogo del concerto:

Il luogo del concerto è raggiungibile da Predazzo in auto fino a Bellamonte – località Castelìr (parcheggio), poi con gli impianti Castelìr – Fassane – Morea e quindi a piedi lungo il sentiero 623 (ore 0.20 di cammino, dislivello 50 metri, difficoltà E). Da Moena in auto fino alla partenza degli impianti dell’Alpe Lusia (parcheggio), poi con la telecabina fino a Le Cune e quindi a piedi lungo il sentiero 623 (ore 1.45 di cammino, dislivello 150 metri, difficoltà E)

Escursioni con le Guide Alpine e in Mountain Bike:

È possibile partecipare a un’escursione con le Guide Alpine del Trentino fino al luogo del concerto percorrendo a piedi da località Castelir una comoda mulattiera che, passando dai Boschi dei Ciocchi e lungo le trincee e i bunker della Grande Guerra, porta fino a Malga Canvere (ore 3 di cammino, dislivello in salita 450 metri, difficoltà E).

Partecipazione a pagamento prenotando presso le Guide Alpine Dolomites Experience al numero 348 8271988 e gratuita con prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento dei posti, presso l’Apt Val di Fiemme al numero 0462 241111 per i possessori di: FiemmE-Motion, Trentino Guest Card (possibilità di prenotazione anche sul sito visittrentino.info/card).

È inoltre possibile giungere al luogo del concerto in e-mountainbike con gli accompagnatori di MTB. L’itinerario parte da Castelir e passando per Forte Dossaccio raggiunge Malga Bocche e Canvere (13 km di lunghezza, dislivello in salita 460 m, difficoltà media).

Partecipazione a pagamento prenotando entro le ore 12 del giorno precedente presso l’Apt Val di Fiemme al numero 0462 241111.

L’escursione avrà luogo con un numero minimo di 4 partecipanti.

In caso di maltempo il concerto verrà recuperato alle ore ore 17.30 al Palafiemme a Cavalese. I biglietti per l’accesso in sala saranno in distribuzione, fino ad esaurimento posti, dalle ore 15.30.

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Musica

Parco delle Terme di Levico, Trio Azul in concerto venerdì 12 luglio alle ore 21.00

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Proseguono nel parco di Levico Terme gli appuntamenti nell’ambito di “Vivere il Parco”, con il concerto del Trio Azul formato da Attilio Zanchi al contrabbasso, Fausto Beccalossi alla fisarmonica e Oscar Del Barba al pianoforte. Appuntamento venerdì 12 luglio alle ore 21.00 all’anfiteatro naturale. In caso di cattivo tempo il concerto si terrà al chiuso.

Svariati generi musicali sono proposti in una interessante e particolare fusione. Echi di jazz, di musica cubana, argentina e brasiliana rielaborati in uno stile personale e originale: musiche provenienti da varie culture in particolare dal mondo latino tra cui “Historia de un Amor” di Carlos Almoran, “Rosa” e “Carinhoso” di Pixinguinha, “Um Anjo” di Egberto Gismonti. Clicca qui per scaricare il Programma completo di “Vivere il Parco”

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