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Trento

Per il centro sociale Bruno arriva lo sfratto. Via entro giugno del 2019

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L’immobile che ospita la sede del centro sociale Bruno, a Trento in via Lungadige San Nicolò, dovrà essere restituito entro il giugno del 2019.

La lettera di sfratto è arrivata da Patrimonio del Trentino che è proprietario dell’area che sarà riqualificata nei prossimi anni.

Infatti sarà realizzato un progetto che prevede per la destra Adige un nuovo studentato, un centro espositivo, e un parco.

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Lo spazio a Piedicastello era stato concesso nel 2013 ma adesso il centro sociale dovrà trovarsi un’altra sede sulla quale si sta ragionando.

L’immobile è stato dato al centro sociale Bruno in comodato gratuito dal governo di centro sinistra a guida Ugo Rossi

Per i ragazzi del centro sociale Bruno al momento dello sfratto penderà sulla loro testa una pesante spada di Damocle.

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Infatti in caso di vittoria del centrodestra autonomista alle prossime elezioni provinciali del 21 ottobre, pare molto difficile pensare ad un loro nuovo collocamento, dopo i pesanti scontri con la Lega che da sempre tenta di chiudere tutti i centri sociali d’Italia.

Come si ricorda la soluzione si era resa necessaria dopo l’abbattimento del vecchio centro Bruno presso l’area ex dogana dove gli attivisti di estrema sinistra avevano occupato la struttura dal 2009 al 2013 non pagando mai una lira di affitto, di luce e di acqua.

Il 29 luglio del 2016 la giunta provinciale aveva deciso con una delibera di chiedere un risarcimento di 119.000 euro più 1.500 euro di bolletta dell’acqua a Donatello Baldo, Federico Zappini, Fabiano Malesardi, Stefano Bleggi, Maria Vittoria Cicinelli e Milo Tamanini, ritenuti i responsabili dell’occupazione illegittima dell’edificio ex Dogana.

Nel 2013 l’immobile era stato sgomberato con la forza per far posto ad un nuovo parcheggio.

I sei attivisti del Centro sociale Bruno – secondo la sentenza del tribunale – non dovranno pagare i danni per l’occupazione perché «l’amministrazione danneggiata  non ha fornito nessuna prova nemmeno per semplici presunzioni circa la responsabilità dei convenuti per l’occupazione».

Alcuni di loro avevano comunque patteggiato in sede penale pagando una multa, ma solo per un episodio avvenuto il 14 ottobre del 2007 e non certo per l’occupazione dei mesi e degli anni successivi.

Per ora quindi  è la Provincia a dover sborsare circa 9.000 euro tra rimborsi e spese legali relative alla causa civile intentata.

Ma gli uffici legali della provincia di Trento hanno deciso di proporre ricorso davanti alla Corte d’Appello.

 

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