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Danni da vaccino: attende dallo Stato il risarcimento da 22 anni. La storia di una famiglia trentina.

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Vaccini. Ancora una volta la nostra redazione torna ad occuparsi di questo controverso tema.

Questa volta riportiamo l’esperienza ed il dolore di una famiglia che ha dovuto combattere un’annosa battaglia contro lo Stato per il riconoscimento per legge dei danni da vaccino.

Stronchiamo sul nascere le eventuali polemiche, la nostra testata non si esprime né a favore né contro i vaccini.

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Vogliamo soltanto che i genitori arrivino quanto più informati e consapevoli all’appuntamento con l’ASL.

Perché se è vero che i vaccini hanno salvato la vita a milioni di bambini, è altrettanto vero che esiste una percentuale di bambini con problemi immunitari e per questi il vaccino può scatenare complicanze a volte gravi ed irreversibili.

Va ricordato anche che esiste una precisa legge, almeno per il momento, che regola questo settore, e quindi a quella comunque si deve fare riferimento.

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Poi naturalmente il confronto rimane aperto, se fatto in modo democratico e costruttivo.

Sarebbe buona prassi prima di inoculare dei vaccini, nei bambini come negli adulti, procedere ad una verifica preventiva dello stato generale di salute della persona. In particolare, andrebbe verificato se il paziente nei 25 giorni antecedenti la vaccinazione ha avuto patologie virali,  febbre di qualsiasi natura o se ha preso farmaci immunosoppressori come il cortisone (come suggerisce il dott. Aldo Ferrara Massari dell’università di Siena).

Ma diamo voce, senza ulteriori indugi, a questa storia che racconta la tenacia di un padre di famiglia trentino e della sua battaglia legale contro lo Stato per vedere riconosciuti i diritti di sua figlia resa invalida dai vaccini (con tanto di riconoscimento da parte degli enti sanitari ed amministrativi statali preposti).

«Sono il papà di una ragazza che rientra tra i pochi danneggiati da vaccino riconosciuti oggi in Italia (attualmente sono circa 650).  Vorrei raccontarvi la storia della mia famiglia, che ha creduto nelle vaccinazioni e che si è affidata alla “scienza” e in seguito alle vaccinazioni obbligatorie ha dovuto affrontare un calvario iniziato nel 1991 e non ancora concluso.

Nel settembre del ’91 mia figlia a tre mesi, come tutti i bambini, ha fatto le vaccinazioni allora obbligatorie: tetano – difterite – polio (Sabin). In seguito alla somministrazione delle dosi di vaccino ha avuto una reazione immediata di pianto inconsolabile, che è durato per quattro ore, al termine del quale si è addormentata.

Durante il sonno ha avuto delle crisi epilettiche e al risveglio manifestava una “paralisi flaccida“, ovvero un tono muscolare non più tonico: non era in grado di tenere la testa eretta, né di puntare i piedi come faceva prima. Le crisi epilettiche sono continuate per tutti i giorni successivi, manifestandosi soprattutto nella “fase rem” del sonno.

Noi genitori preoccupati e in ansia per la salute di nostra figlia, abbiamo subito chiesto un parere al pediatra, che non riuscendo a comprendere la causa del problema, ci ha mandato in ospedale, ma anche lì non sono riusciti a darci delle risposte.

I medici che abbiamo interpellato hanno continuato ad escludere la correlazione tra il disagio di mia figlia e la vaccinazione, e nessuno ci ha consigliato di sospendere i richiami.

Per questo motivo io e mia moglie, nonostante le numerose perplessità da parte nostra, ci siamo affidati al parere dei medici e quando è stata l’ora di fare i richiami successivi, all’età di 6 e 9 mesi le abbiamo fatto somministrare altre due dosi di vaccino.

A 10 mesi ci fu il primo ricovero i dottori cominciarono a somministrare antiepilettici, a questo punto le sue condizioni sono decisamente peggiorate, con crisi epilettiche che hanno raggiunto il numero di 30-40 al giorno, senza che nessun farmaco riuscisse a fermarle.

Questa situazione è durata fino al 1995, senza migliorare in alcun modo, tuttavia io non mi sono mai arreso ed ho continuato a cercare un modo per riuscire a far star meglio mia figlia: l’ho tenuta monitorata, registrando tutto quello che le accadeva e che poteva essere d’aiuto per trovare una causa alle sue crisi e, possibilmente anche un rimedio.

Su un apposito diario annotavo la quantità di crisi epilettiche, il momento esatto in cui insorgevano, la durata, la presenza di altre patologie, come bronchiti asmatiche, comparsa di dermatiti, assunzione di antibiotici, e così via.

Un giorno nel giugno del ’95 ho avuto la fortuna di ascoltare un intervento del dottor Massimo Montinari (medico chirurgo, gastroenterologo, pediatra, con nomina di esperto per l’autismo dall’Istituto Superiore della Sanità, Medico Principale della Polizia di Stato Dirigente l’Ufficio Sanitario del VIII Reparto Mobile di Firenze, membro permanente della C.M.O. del Centro medico legale di Firenze, nominato consulente della Legione Carabinieri Toscana, NDR), che raccontava la storia di una bimba che lui aveva in cura, con continue crisi epilettiche insorte in seguito alla vaccinazione.

La sua testimonianza per me è stata illuminante! Finalmente qualcuno poteva aiutarmi. Quando mi sono rivolto a lui, presentandogli il problema della mia bambina, le sofferenze durate quattro anni sembravano trovare una via d’uscita.

Grazie agli esami prescritti dal dottor Montinari siamo riusciti ad arrivare a capo del problema di mia figlia, ovvero abbiamo capito che le sue crisi epilettiche non erano dovute ad una patologia specifica, poiché non risultava nessun focolaio dall’esame di risonanza magnetica, ma erano insorte proprio in seguito alla vaccinazione.

Gli esami che hanno reso possibile stabilire il nesso causale tra le crisi epilettiche e la vaccinazione, valutano la predisposizione del singolo organismo a contrarre determinate malattie.

Paradossalmente il vaccino, stimolando il sistema immunitario, a volte può scatenare una malattia anziché evitarla; si tratta però di una predisposizione individuale, che non può essere generalizzata.

In seguito a queste scoperte abbiamo fatto una cura per disintossicare l’intestino con una dieta specifica, e su consiglio del dottor Montinari abbiamo tolto i medicinali antiepilettici, perché non servivano nel caso di mia figlia.

In seguito a questo intervento l’epilessia è del tutto scomparsa, lasciando però numerosi strascichi sullo stato di salute generale di mia figlia, in particolare un forte ritardo motorio.

Nel 1996 grazie al dottor Montinari ho conosciuto di persona Giorgio Tremante (voce storica dei movimenti antivaccino con una triste storia familiare – deceduto nel novembre 2017, NDR) e Ferdinando Donolato (Presidente del Corvelva, NDR). Loro hanno condiviso con me la loro esperienza, parlandomi della legge 210/1992 che prevede la possibilità del risarcimento del danno da vaccino, ma solo nel caso in cui si faccia ricorso entro tre anni dalla scoperta della correlazione.

Il 27 giugno del 1996 ho deciso quindi di depositare la causa per la L.210/92 e nei successivi 5 anni non ho ricevuto alcuna risposta, pur avendo scritto molte volte al Ministero.

Finalmente, nel maggio del 2001 sono stato convocato all’ospedale militare di Verona, con mia figlia e tutta la documentazione della quale ero in possesso. Quel giorno sono rimasto ad attendere nei corridoi dell’ospedale finché il colonnello non mi ha fatto entrare, con oltre tre ore di ritardo. A quel punto ha sfogliato le mie carte, registrando le date delle visite che a lui interessavano, e senza guardare né visitare mia figlia, mi ha congedato.

Dopo 10 mesi dal giorno della visita, la CMO (Commissione Medica Ospedaliera, NDR) di Verona mi ha inviato una risposta sulla quale era scritto che secondo loro non esiste correlazione tra il danno di mia figlia e la vaccinazione, concedendomi trenta giorni di tempo per presentare un eventuale ricorso, che io ho puntualmente fatto, allegando numerosi studi medici e documentazione scientifica proveniente da riviste inglesi riconosciute e prestigiose (come The Lancet).

Ricordo di aver ricevuto la comunicazione il 10 aprile 2001 e di aver risposto il successivo 6 maggio. Il Ministero 6 mesi dopo mi ha inviato una contestazione perché, considerando la data di invio da parte loro e non quella di ricezione della raccomandata da parte mia, secondo loro si superavano i 30 giorni. A questo punto ho spedito al ministero la fotocopia della ricevuta della raccomandata che dimostrava la data di ricezione della loro comunicazione e la copia della data di invio della mia risposta, da cui si evidenziava che ero nei termini previsti.

Dopo un anno e mezzo di silenzio, nell’aprile del 2004 arrivò finalmente la notizia che avremmo ricevuto un indennizzo per nostra figlia.

Secondo la 210/92 avremmo avuto diritto ad un indennizzo al danneggiato e un risarcimento alla famiglia, ma per un cavillo burocratico lo stato dopo ben 13 anni dall’entrata in vigore della legge 210/92 non lo ha mai riconosciuto.

In quel momento ho conosciuto il Condav e Nadia Gatti, che mi è stata presentata da Claudia Benatti, giornalista che segue inchieste in ambito medico.

In seguito all’approvazione della Legge 229/05 che è avvenuta nel mese di ottobre del 2005 grazie al contributo del Condav, tutti i riconosciuti hanno diritto ad un “equo indennizzo”, che prevede di pagare un mensile sia al famigliare che al danneggiato, e tutti gli arretrati dal giorno della vaccinazione fino ad ottobre 2005, suddivisi in 5 rate per 5 anni.

Il primo gennaio 2007 abbiamo ricevuto il primo mensile con gli arretrati mensili fino ad ottobre 2005.

La prima rata di arretrati è arrivata nel marzo del 2008 (il 12,87% del totale) equivalente a tre rate.

Nell’ottobre del 2010 non avevamo ancora ricevuto niente altro, per cui abbiamo fatto capire al Ministero che con un decreto ingiuntivo c’era la possibilità di sequestrare gli ospedali, poiché il termine dei 5 anni previsto per il pagamento stava scadendo. Hanno pagato nell’ottobre del 2011.

Nello stesso anno siamo entrati in causa con il Ministero perché pagava l’indennizzo della 210/92 non adeguandolo ai parametri ISTAT (come era invece previsto dalla legge), e nel 2013 vincendo la causa ci fu tutto adeguato e ci vennero consegnati ulteriori arretrati.

Nel febbraio 2015 ho fatto ulteriore causa allo stato appellandomi alla legge 229/05 perché anche gli ultimi conteggi erano sbagliati. Ho vinto in primo e in secondo grado di giustizia, il ricorso è passato in giudicato in data 10/04/2017. Dopo il deposito il Ministero non ha pagato e ho dovuto ricorrere al TAR di Trento con un decreto ingiuntivo, che ho vinto il 21/06/2018. Ora ho depositato tutto e non sono stato pagato nei termini previsti, perciò attiverò il Commissario del governo nominato dal Tar per far sì che il Ministero risarcisca quanto dovuto.

Tutto questo elenco di date e di scadenze ha l’unico scopo di far comprendere quanti e quali siano i tempi necessari per far riconoscere il danno che nostra figlia ha riportato in seguito all’applicazione di un trattamento sanitario che il nostro stato ci impone per legge.

A tutt’oggi sono ancora in causa con lo stato, che non ha ancora adempiuto ai suoi obblighi di risarcimento danni previsti dalla legge 229 del 2005, e sono passati 22 anni!

Mi rendo conto che non tutti possono avere la mia stessa tenacia, dato che in questi anni ho conosciuto molte persone che hanno avuto esperienze simili alla mia. Alcune di loro hanno avuto il coraggio di intraprendere questo percorso di riconoscimento, anche se non sempre la causa è andata a buon fine.

Altri hanno preferito rinunciare, per concentrarsi unicamente sulla cura del proprio figlio, ma questo non può cancellare l’entità del danno che hanno subito, né minimizzare le conseguenze anche gravi che le vaccinazioni possono avere, come ho sperimentato sulla pelle di mia figlia.

Io non sono contro la vaccinazione, sono per una vaccinazione fatta con criterio e senso di responsabilità, affinché nessun bambino e nessuna famiglia debba mai più soffrire a causa di un trattamento sanitario imposto senza una corretta valutazione dei rischi.

La commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito e sui vaccini ai militari (all’interno della quale era presente l’attuale Ministra alla Salute Giulia Grillo) ha evidenziato le problematiche sui vaccini nei militari e ha indicato le linee guida per una corretta somministrazione degli stessi, questo stesso trattamento lo pretendo anche per i nostri figli, che sono molto più piccoli e indifesi.

Se c’è un rischio, deve esserci la possibilità di scegliere!

«Cosa consiglio: osservate i vostri figli e cercate di capire cosa succede loro dopo ogni trattamento sanitario. Cercate i medici che ascoltino le vostre osservazioni e siano interessati a trovare le cause dei problemi per guarire i bambini.»

La testimonianza del nostro lettore dimostra quanto lo Stato sia ancora lontano dai cittadini che si trovano ad affrontare seri problemi di salute.

Nonostante il problema familiare, l’assenza di punti di riferimento in grado di dare una mano fattiva nell’affrontare le difficoltà quotidiane generate da un handicap, e nonostante le leggi esistenti, sembra che il Ministero della Salute e le CMO facciano di tutto per ostacolare l’accesso alle indennità previste dalla legge 210/92, trovando mille e più cavilli, opponendosi in costosissimi e lunghissimi ricorsi ai TAR e calpestando in ogni modo la dignità dei cittadini già feriti per aver osservato un obbligo dello Stato.

Auspichiamo che l’attuale governo, che si definisce “Governo del cambiamento“, possa finalmente affrontare con serietà e risolvere finalmente questa delicata problematica, poiché, a differenza del nostro tenace lettore (a cui va tutta la nostra stima ed ammirazione) che dopo 22 anni di epopea e tribolazioni tra tribunali e uffici pubblici è, quasi, riuscito a vedere indennizzati i danni alla salute di sua figlia, sono tantissime ancora le famiglie che rinunciano per sfinimento o per mancanza di denaro, perché adire il TAR e pagare avvocati, CTU e periti non è cosa alla portata di tutti né a livello economico né a livello di “tenuta psicologica”, altro che “Stato di diritto”.

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