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Val di Non – Sole – Paganella

Caseificio di Coredo: Bruno Dorigatti e Luca Zeni, il gatto e la volpe

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L’assessore Luca Zeni (PD) è riuscito a fare peggio dell’ex assessore alla salute e attuale Presidente della Provincia Ugo Rossi.

Ricordiamo che l’avvocato Zeni è subentrato a Borgonovo Re (sempre PD), dopo che quest’ultima era stata praticamente “fatta fuori” dai suoi colleghi di partito e dal PATT.

Altro personaggio discutibile è Bruno Dorigatti, presidente del consiglio provinciale, che deve le sue fortune politiche al passato di sindacalista.

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Dorigatti non può o non vuole nemmeno tentare di garantire e tutelate, difendendone le prerogative, il lavoro dei consiglieri provinciali, secondo le attribuzioni a loro riconosciute dallo Statuto di autonomia e dal Regolamento.

Andiamo per ordine.

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Ad inizio dicembre si veniva a sapere che un bambino era stato ricoverato in ospedale per un malore dopo aver mangiato del formaggio prodotto e commercializzato da un caseificio trentino, mentre due persone vennero denunciate: il legale rappresentante dell’azienda e il responsabile del sistema di auto controllo, mentre avveniva il sequestro di una ventina di forme di formaggio inquinato dal batterio “Escherichia coli”.

Il consigliere provinciale Filippo Degasperi presentava sull’episodio due interrogazioni: la n. 5489 e successivamente la n. 6057 con le quali l’esponente pentastellato formulava le seguenti specifiche domande:

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  1. quale sia il caseificio in cui è stata accertata l’identità genetica tra l’agente eziologico isolato dalle feci del paziente e il microorganismo isolato nel formaggio prodotto;

  2. qual è l’identità dell’azienda casearia nella quale a seguito delle positività riscontrate si è provveduto al sequestro amministrativo dei lotti di prodotto non conforme;

  3. se il caseificio nel quale è stata accertata l’identità genetica tra agente eziologico isolato nelle feci del paziente e il microorganismo isolato nel formaggio prodotto è appartenente al Consorzio coinvolto è appartenente e a sua volta alla Cooperazione Trentina;

  4. se il produttore dei formaggi contaminati è aderente ad una delle strade sopra menzionate, e di conseguenza viene pubblicizzato nei canali promozionali riservati agli aderenti (es. mappa del gusto, sito internet, brochure, ecc.);

  5. nel caso il produttore coinvolto aderisca a una delle strade sopra menzionate, se sono state effettuate verifiche relative al rispetto del disciplinare e con quali esiti.

A queste domande Zeni si rifiuta di rispondere sostenendo “…..di non poter provvedere alla comunicazione dei nominativi delle imprese alimentari interessate dalle non conformità in materia di sicurezza alimentare, in quanto la relativa attività è, allo stato, oggetto di indagini da parte dell’autorità giudiziaria penale a seguito di segnalazione effettuata dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari; pertanto i relativi atti potrebbero essere coperti dal segreto istruttorio, ai sensi dell’articolo 329 c.p.p..

L’avvocato assessore alla salute finge di non conoscere o di fatto non conosce quanto dispone l’art. 329 c.p.p. Infatti la norma è rivolta al Pubblico Ministero ed alla Polizia Giudiziaria e non agli assessori provinciali, mentre l’avvocato assessore alla salute non è nemmeno certo di quel “divieto” tanto è vero che usa il condizionale.

L’interrogazione 6057 è stata presentata il 14 giugno 2018, mentre il successivo 28 giugno, alla scadenza del termine fissato dal Regolamento (15 giorni) è stata data una risposta interlocutoria perchè la risposta era considerata complessa, posticipando la scadenza al 3 agosto 2018.

L’art. 151 comma 4 del Regolamento interno del Consiglio della Provincia autonoma di Trento prevede: “ se l’interrogazione riguarda argomenti complessi che richiedono il coinvolgimento di soggetti esterni, il Presidente della Provincia ne dà comunicazione al Presidente del Consiglio e all’interrogante entro quindici giorni. La risposta definitiva deve essere inviata entro i trenta giorni successivi a quest’ultimo termine.”

Perché l’interrogazione è stata dichiarata a risposta complessa se l’assessore si è rifiutato di rispondere?

Non vale nemmeno la tesi (scusa), secondo la quale si dovevano coinvolgere soggetti esterni, in quanto chi governa, nella fattispecie l’assessore alla salute, conosce il nome del caseificio indagato e quindi era sufficiente visionare il sito della “Strada della mela e dei sapori delle Valli di Non e di Sole” potendo tranquillamente verificare che l’azienda indagata beneficia dei canali promozionali riservati a tutti gli iscritti.

Zeni inoltre sostiene (sbagliando anche questa volta) che:”… I disciplinari delle strade del vino e dei sapori non prevedono controlli in materia di sicurezza alimentare. Dette “strade” costituiscono strumento di promozione dello sviluppo agricolo rurale attraverso la valorizzazione e la fruizione in forma di offerta turistica del territorio e delle sue produzioni”.

Stupisce il fatto che l’avvocato assessore non conosca il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA 3 settembre 2002, n. 22-112/Leg ed il Regolamento di esecuzione del capo III della legge provinciale 19 dicembre 2001, n. 10, recante “Disciplina delle strade del vino, delle strade dei sapori e delle strade del vino e dei sapori”, ed il suo sito web, nei quali si chiarisce che per garantire un’alta qualità dei prodotti e dei servizi presentati, ogni Strada del vino e dei sapori del Trentino si è fornita di un disciplinare.

Altra colpevole inesattezza nella risposta all’interrogazione n. 5489 consiste nell’affernare che i casi di Sindrome emolitico Uremica in età pediatrica registrati nella provincia di Trento nell’anno 2017 sono 2. IN REALTA’ DALLE NOSTRE FONTI RISULTA CHE PRESSO IL MINISTERO DELLA SALUTE, SIANO STATI REGISTRATI 4 CASI NELLA PROVINCIA DI TRENTO IN ETA’ PEDIATRICA.

Non è una discordanza da poco se pensiamo che nel triveneto (Veneto, Friuli, Trentino) in media si presentano 10/15 casi all’anno.

Come è possibile che l’assessore alla salute non riporti i dati corretti?

Ci sbaglieremo, ma questa drammatica vicenda presenta molti lati oscuri, omertosi e ci auguriamo che l’autorità giudiziaria faccia emergere la verità.

Ricordiamo che purtroppo il bambino a distanza di 15 mesi si trova in gravissime condizioni e nella vicenda risultano indagati il presidente del caseificio di Coredo ed il responsabile della sicurezza.

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Si è alzato il velo sulla nuova associazione Giovani Soci Cassa Rurale Val di Non

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La sala polivalente di Tassullo sabato sera era gremita per la presentazione dell'associazione Giovani Soci Cassa Rurale Val di Non

Sala gremita e clima particolarmente frizzante (non solo per le bollicine durante il brindisi finale) sabato sera a Tassullo per la presentazione della nuova associazione Giovani Soci Cassa Rurale Val di Non, realtà nata dalla fusione dei club d’Anaunia e di Tuenno-Tassullo-Nanno che hanno deciso di unire le forze. (altro…)

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Val di Non – Sole – Paganella

Probabile intossicazione alimentare per oltre 60 alunni delle medie di Noceto a Folgarida. 9 in ospedale e cucina sotto sequestro

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Oltre 60 ragazzi della scuola media Biagio Pelacani a Folgarida per la “settimana bianca” hanno manifestato i sintomi di una probabile intossicazione alimentare.

Lo riporta oggi la Gazzetta di Parma

L’esperienza sulla neve, che si ripete ogni anno, è iniziata lunedì 27 quando da Noceto sono partiti 112 studenti e 8 insegnanti per raggiungere la nota località trentina.

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9 ragazzini, che manifestavano i più preoccupanti segnali di disidratazione, sono stati ricoverati negli ospedali locali, mentre il resto del gruppo è sotto il controllo di un’equipe medica.

Mobilitata anche la protezione civile. La dirigente Paola Bernazzoli e la vicepreside Francesca Saccani stanno raggiungendo il gruppo mentre è stato organizzato il rientro anticipato, che avverrà solo quando ci sarà il permesso dei sanitari.

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La cucina dell’albergo che ospita i ragazzi, è stata posto sotto sequestro da Polizia e Nas che effettueranno le indagini. I ragazzi ricoverati dovrebbero essere dimessi in giornata. Anche alcuni genitori sono in viaggio verso Folgarida.

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Val di Non – Sole – Paganella

C’è una «Val di Non» anche in Costarica

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In località «La Fortuna»,  una delle regioni del Costarica immersa nelle foreste tropicali qualcuno ha aperto una pizzeria dal nome «Val di Non»  

«La Fortuna» è un borgo turistico per eccellenza, dove è possibile fare il giro del mondo gastronomico semplicemente passeggiando sulla via principale e che offre alternative di alloggio dalla più lussuosa alla più semplice (diciamo pure fatiscente).

In questo mondo c’è anche la Pizza Italiana che parrebbe avere in qualcuno della val di Non uno dei suoi interpreti.

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Pare che la pizzeria sia stata avviata da una famiglia che risiedeva a Cles e che poi si è trasferita in Costarica nel 2011.

Lui cuoco pizzaiolo , la moglie cameriera hanno aperto in località La Juela, Costarica , la Pizzeria Val di Non.

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Una curiosità: uno dei famigliari ha trapiantato un melo importato dalla val di Non nel giardino di questa pizzeria. Per ora non si conoscono i risultati.

Certo l’immagine non è delle più affascinanti, e nemmeno la strada per arrivarci sembra comoda e sicura. Ma confidiamo nella bontà della Pizza, che se cucinata da un italiano è sempre la migliore di tutte.

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