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Politica

Negare spazi alle associazioni che non ripudiano espressamente il fascismo è un atto fascista. La pace non si costruisce con i divieti.

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Gian Piero Robbi (Agire per il Trentino)

“Mentre un paese va a rotoli – spiega Gian Piero Robbi di Agire per il Trentino, in questa nota -, i ponti crollano, la disoccupazione cresce alle stelle e a fatica si riescono a difendere i confini da una immigrazione controllata, la Comunità di Valle dell’Alto Garda nega spazi e contributi pubblici a chiunque sia stato condannato per reati legati alle leggi Scelba e Mancino ma anche a ogni tipo di associazione che presenti nel suo statuto un qualsivoglia richiamo a discriminazioni su base etnica, religiosa, linguistica o sessuale.”

Chi vorrà ottenere uno spazio, una concessione o un contributo dovrà sottoscrivere di “ripudiare fascismo, nazismo e ogni altra ideologia totalitaria e discriminatoria delle identità e degli orientamenti delle cittadine e dei cittadini in sintonia con i principi costituzionali e in particolare di quelli di eguaglianza e libertà espressi dall’articolo 3 della Costituzione“.

“Dal mio punto di vista – continua Robbi -, lo trovo un provvedimento estremamente fascista. Chi può sancire dove inizia e dove finisce una discriminazione? Se dico “prima gli italiani” sto discriminando gli altri popoli? Se dico “le case popolari agli italiani, dopo agli stranieri” sono razzista? Il fascismo è morto e lo sappiamo tutti ormai, ma al pari di tutte le grandi ideologie si porta con sé un gruppo (poco nutrito) di nostalgici.

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Come ci sono i nostalgici del fascismo, ci sono anche quelli del comunismo e dal punto di vista storico non mi sembra che Stalin sia passato alla storia come un benefattore. Mi piacerebbe che la Comunità di Valle dell’Alto Garda prendesse le distanze anche dalle associazioni di stampo comunista che fanno dell’antifascismo militante e combattente il loro stile di vita. L’eguaglianza e la libertà non erano valori presenti nella Russia di Stalin e in nessuna dittatura di stampo comunista.

“Avanti con il provvedimento quindi – conclude Robbi -, ma non utilizziamolo come spauracchio per evocare un mondo che non esiste più e per “mascherare” un mondo fatto di associazioni, partiti e gruppi politici marcatamente di sinistra che i politicanti antifascisti utilizzano da sempre come bacino di voti.”

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Politica

La morte dei cinque stelle in Trentino e l’enigma di Filippo Degasperi

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Il consigliere provinciale dei 5 Stelle Filippo Degasperi, ha rilasciato un’interessante intervista al quotidiano “La Verità” nella quale esprime tutta la sua delusione nei confronti della gestione del movimento, dell’inciucio col PD, del reddito di cittadinanza e di una sostanziale assenza di democrazia, in un movimento che ne vorrebbe essere l’essenza.

E come succede quando c’è chi decide di parlare delle regole interne di realtà che hanno molto della setta, di cose interessanti se ne vengono a sapere molte.

Partiamo dall’isolamento quasi assoluto della realtà trentina dei 5 Stelle rispetto al direttorio che di fatto comanda il movimento.

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Potrebbe essere interpretato come una concessione di libertà assoluta? Non parrebbe fosse così, tanto che Degasperi lamenta l’obbligo di aver dovuto fare una campagna elettorale a favore del Reddito di Cittadinanza, provvedimento che lo trova del tutto contrario.

In Trentino la disoccupazione è bassa, ci sono le adeguate misure per gestirla e di fatto il Reddito di Cittadinanza in provincia, fa perdere voti.

La base poi è divisa tra chi non ha capito l’alleanza con Lega e chi non capisce quella col PD.

Troppi anche i militanti che stanno abbandonando il movimento che ormai ha perso le caratteristiche di partito antisistema.

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Poi la “mitica” piattaforma Rousseau che dovrebbe essere l’ombelico del mondo pentastellato è ridotta ad una comica quotidiana.

Il consigliere provinciale Degasperi non ne ha accesso, tanto che lui referente locale del movimento, dichiara di non conoscere tutti gli iscritti e di non potervi dialogare attraverso la piattaforma.

Poi tante altre contestazioni di situazioni e prese di posizioni che a Degasperi proprio non piacciono, tanto da considerare scomparso il movimento originario.

Ci sono i presupposti per un’uscita di Degasperi dai 5 Stelle? Forse, ma c’è un’alternativa.

Quando la critica si fa dura, il direttorio espelle come è già successo in altre città ed un Degasperi fuori dal movimento dove approderebbe?

Da mesi gira la voce di una lista civica che ispirandosi ai valori d’origine dei 5 Stelle, possa coinvolgere tutti gli scontenti.

Lista che andrebbe a collocarsi nell’ambito del centro destra.

Ma c’è anche la voce che sussurra che Degasperi potrebbe entrare anche in un partito della coalizione di governo provinciale. Restiamo in attesa degli sviluppi.

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Politica

C’era una volta la sinistra. Oggi ci sono le sardine

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Scrisse Carlo Marx che “la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia, la seconda come farsa”: però, la sinistra italiana ha ormai da tempo oltrepassato anche la fase della farsa.

Orfana oramai di quegli ideali – nascosti sotto il tappeto – che sono stati rimpiazzati dalla nuova religione “laica” del politicamente corretto, dall’ecologismo e dalla riesumazione del pericolo fascista: quest’ultima, in particolare, è una fobia che rischia di cadere nel ridicolo, ma che, costantemente, viene sbandierata come un’emergenza nazionale da intellettuali, esponenti politici, giornalisti, tutti iscritti all’albo d’oro del pensiero dominante della cultura di sinistra, l’unica con il pedigree riconosciuto.

Nel tempo – dando, quindi, ragione a Nietzsche e alla sua teoria dell’eterno ritorno dell’uguale – abbiamo visto varie sigle comparire e scomparire, varie rivoluzioni essere annunciate e mai essere realizzate; abbiamo visto popoli viola, arancioni, arcobaleno.

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Un carnevale di sigle infinito, che, in questi giorni, ha prodotto la sua ultima creatura: le sardine. Dopo aver disboscato foreste, amputato olivi, dissezionato l’arcobaleno, l’ultima evoluzione della sinistra è un pesce osseo marino. Di conseguenza, è paradossale la metamorfosi della sinistra passata in 100 anni – Weimar 1919 – dall’ “io sono Spartaco” a – Bologna 2019 – “ io sono una Sardina”.

Questo movimento, nato, secondo la vulgata, da alcuni giovani animati esclusivamente dalla volontà di ostacolare le attività della Lega e del centro-destra in Emilia-Romagna, è l’ultimo esempio dell’inconcludenza delle sinistre e della totale assenza di proposte.

La piazza di Bologna – fake news a parte – e quella di Modena rappresentano una sconfitta della sinistra più profonda di qualsiasi débâcle elettorale, in quanto a mancare sono le idee, le proposte, la visone. Ad animare queste piazze è l’odio, il senso di opporsi all’avversario fisicamente, assediandone i luoghi di riunione e di assemblea, senza riuscire, però, a contrastarlo con le idee.

Le Sardine, che, probabilmente, avranno la stessa sorte del popolo viola e di tutte le altre sigle, vengono oggi incensate dalla stampa e dai pensatori di sinistra come “opposizione spontanea”, e come “reazione di popolo”. Sulla spontaneità – come la storia ci insegna – si potrebbe sollevare qualche dubbio; invece, per quanto riguarda l’idea politica di fondo, non può che rattristare l’assenza di una maturità politica e di argomenti da parte di certa sinistra.

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Costoro si ritengono i nuovi partigiani, si ritengono contro il fascismo e si ritengono difensori della libertà; tuttavia, con le loro azioni tentano di impedire che altri esercitino determinati diritti. Inoltre, in questo Paese non è in gioco né la libertà, né la democrazia.

Dunque, a far tremare la sinistra non dovrebbe essere lo spettro di un nemico sepolto nel 1945, ma la propria pochezza culturale e politica, il distacco dai problemi dell’Italia, il non cogliere le paure di un popolo in ginocchio.

Per queste ragioni il movimento delle Sardine si iscrive di diritto nelle carnevalate politiche, alle quali la società postmoderna ci ha abituato, ma alla quale non bisogna piegarsi.

 A cura di Pasquale Ferraro

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Politica

Sondaggio «Youtrend»: il centrodestra doppia Pd e M5s. Numeri mai visti

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Non si ferma l’uragano del centrodestra trainato dalla Lega e il crollo dei cinque stelle che ormai è verticale.

Sorprendono ancora una volta i dati dei 5 Stelle che crollano nei consensi a favore del partito di Giorgia Meloni che continua a crescere.

I voti degli elettori grillini vanno in parte alla Lega ma soprattutto sono i Fratelli d’Italia ad avvantaggiarsi di questo smottamento.

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Secondo la Supermedia dei sondaggi elaborata dalla coalizione di LegaForza Italia e Fratelli d’Italia ha consolidato la sua maggioranza arrivando al 50,6 per cento dei consensi contro il 27% del centrosinistra.

In particolare, l’analisi del 14 novembre conferma che la formazione di Matteo Salvini è il primo partito del Paese con il 33,5%, in crescita di 0,7 punti rispetto a due settimane fa; anche Fratelli d’Italia avanza e arriva al 9,5% (+0,6%) e la sola Forza Italia (6,7%) indietreggia dello 0,1%.

Al contrario, nell’attuale maggioranza il Pd tiene e conferma il 18,9% dei consensi di due settimane fa, ma il Movimento 5 Stelle crolla di un altro punto e mezzo scendendo al 16,5%.

La questione ex Ilva penalizza il partito di Di Maio in termini di credibilità.

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Prima al posto dell’Ilva i grillini volevano costruire un grande parco per bambini ora stanno facendo di tutto per salvarla in vista dei 20 mila possibili licenziamenti.

Italia Viva di Matteo Renzi invece, cresce di 0,4 punti toccando il 5,2%.

Per quanto riguarda le altre forze vicine al centrosinistra, +Europa crolla al 1,6%, ormai dietro sia alla Sinistra (2,1%) che ai Verdi (1,8%).

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