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Musica

Marco Ferradini ospite a Cles: «Gli uomini sbagliano, nella donna vedono la mamma – Il rap italiano è solo una moda»

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Nell’ambito del Cantacles, storica manifestazione estiva che si svolge a Cles, e quest’anno ricco di ospiti eccezionali, nella serata del 1° agosto è intervenuto il famoso cantautore Marco Ferradini, che ha ascoltato tutti gli otto partecipanti in lizza per la semifinale, tra i quali ha scelto Stefano Giovannini abbinato all’Erboristeria Franch, che ha avuto il vantaggio di passare direttamente alla finale.

Durante la serata, per la gioia del pubblico presente, ha eseguito tre brani scelti tra i suoi innumerevoli album, e precisamente “Misteri della vita – Lupo solitario – e la famosissima Teorema”.

In un ritaglio di tempo ha fatto l’onore di concedere un’intervista al nostro giornale:

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Non è facile intervistare un personaggio come te, che praticamente hai iniziato da ragazzo e hai lavorato con i più grandi cantanti alla ribalta, come cantante, musicista, paroliere, hai partecipato a diversi show, insomma, un artista a 360°, ed ora abbiamo l’onore di averti ospite a Cles in questo festival che per i partecipanti equivale quasi a Sanremo, specialmente a quelli che lo vivono per la prima volta. Che consigli ti senti di dare a queste nuove leve?

“E’ difficile dare dei consigli perchè in questo mondo non c’è più niente di sicuro, una volta c’erano delle certezze, c’erano i produttori, le case discografiche che investivano sui giovani, e c’era anche molta creatività. Adesso è difficile perchè in questa grande confusione un giovane non ha più gli stimoli che aveva una volta, noi avevamo la fame, avevamo la voglia di emergere, eravamo noi in prima persona a costruirci il futuro, i giovani di adesso vivono in una condizione dove, da una parte hanno tutto, il materiale, i telefonini, i computer, hanno tutte queste possibilità, dall’altra parte mancano di creatività, perchè la creatività ha bisogno di fame, intellettuale soprattutto, ma poi anche di fame fisica, perchè se tu non hai soldi ti dai da fare per emergere, per lavorare, quando stai troppo bene, purtroppo, queste cose non vengono fuori. Io faccio un paragone sempre un po’ assurdo: l’Inghilterra, per esempio, ha creato tanti musicisti perchè c’era fame, se tu vai in Svezia dove stanno tutti bene, ce ne sono molti meno, e nessuno crea, da quelle parti perchè la creazione nasce quando tu vuoi comunicare il tuo benessere, o malessere, solamente in queste condizioni ‘urli’; se sei con la pancia piena, non urli, ti accontenti.

Questo, da una parte, può sembrare un discorso anche caustico, un po’ una provocazione, dall’altra parte vuol essere invece positivo. Bisogna dire che quello che c’era da inventare è stato già tutto inventato, e allora cosa bisogna fare: non bisogna copiare, bisogna guardare dentro di sè, vedere che cosa sei tu, vedere che cosa vuoi dire, trovare dei motivi validi che ti sorreggano, e questi motivi comunicarli agli altri; e puoi farlo attraverso le musiche, le parole. Le parole devono essere quelle italiane, perchè se tu cominci a scrivere in inglese, non comunichi, sotto tutti i punti di vista, puoi parlare in inglese con gli inglesi, ma non con gli italiani; poi gli inglesi fanno la loro musica, se ti sentono te italiano che canti in inglese si mettono a ridere, e dicono: ma perchè non canti la tua musica? (questo è successo anche a me a suo tempo). Ti rispettiamo, ma se tu ci gigioneggi, quasi quasi ci arrabbiamo, canta la tua musica che è meglio. Ti rispettano se tu ti fai rispettare. E quindi cercare dentro di sè quell’unicità, perchè ognuno di noi è diverso, c’è quello che è fatto in un modo, in un altro, e questa unicità, se la trovi, e sei capace di coltivarla, puoi farla diventare musica e poesia”.

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Questo si ricollega un po’ alla seconda domanda che ti volevo fare, infatti, una volta i musicisti, in particolare i cantautori, per emergere non avevano molte chances, dovevano essere talentuosi e fortunati; ora, con X Factor, Go talent, karaoke, i vari canali web come youtube, è tutto molto più semplice, tutti possono avere un’opportunità. Tu cosa ne pensi di questo, è un bene o un male?

“Purtroppo… sai che non ti so rispondere con precisione? Da una parte è un bene, perchè tutti possono accedere a questa cosa qui, ma contemporaneamente si sono ristretti gli spazi per poterlo fare veramente. Allora, una volta per fare un disco ci volevano tanti soldi, ci voleva un produttore che ci mettesse tanti soldi per pagare i musicisti, perchè costava parecchio, adesso con la tecnologia, non costa più niente, in compenso costa tanto andare in televisione nel senso che non ci arrivi, e questa grande produzione facilitata dai mezzi tecnologici non arriva da nessuna parte, allora è meglio un artista curato bene che arrivi alla gente, piuttosto che cinquemila, perchè, voglio dire, è un vivaio che non ha ossigeno.

E’ bella l’idea che tu fai qualsiasi cosa, e ti fai vedere dalla gente, e la gente lo apprezza, ma non c’è più l’attenzione che c’era una volta. La prima volta che Celentano è andato in televisione ha fatto un botto; la prima volta che sono andato in televisione anch’io a cantare Teorema ho fatto un botto, adesso questa cosa non esiste più – puoi fare un botto ma breve – il giorno dopo non ti ricorda più nessuno, perchè c’è troppa produzione, e quando c’è troppa produzione si svalorizzano tutte le cose. Contemporaneamente i giovani vogliono esprimersi, e io spero che continuino a farlo tramite la musica, perchè secondo me la musica, non solo per quanto riguarda il successo, il fine del successo, è una scuola di vita, è una filosofia, cioè ti fa stare bene, ti fa stare in piedi, e quindi è un linguaggio superiore alle parole, e ti permette di esprimere cose che con le parole non riusciresti a fare. Io quando sento uno che suona, mi emoziono, non so che cosa mi ha detto, però so che mi arriva qualcosa.

Poi un altro aspetto negativo è che si pensa sempre che tramite la musica sia tu che riesci a imporre il tuo narcisismo, che ci sta, siamo tutti narcisisti, però non può essere il fine quello, perchè sennò non arrivi da nessuna parte, e allora tutti guardano più l’immagine che la sostanza. Adesso per esempio ci sono questi ‘rappettari’ che è una moda importata dagli Stati Uniti, che non ha radici in Italia, perchè il rap è un linguaggio esclusivo dei neri americani incazzati che è contro la discriminazione razziale, che esiste ed è fortissima ancora in America, e loro si ribellano con un loro linguaggio, come lo era il jazz negli anni ’30, ’20. Il jazz lì è nato come linguaggio di protesta e di esclusione dai bianchi, invece l’industria discografica dei bianchi ha preso questa cosa per i soldi, perchè non sono stupidi, hanno visto che funzionava. La stessa cosa succede con il rap. Il rap è una cosa che va bene in un certo ambito di discriminazione razziale, in Italia non c’è questo, non ci sono le condizioni, per cui vedi il ricco ragazzo pieno di soldi che fa il rappettaro, ma non c’è dentro niente, non c’è sostanza, non c’è anima, non c’è credibilità. Ecco, io quando vedo queste cose qui, che tristezza, perchè non sei credibile, cioè, scimmiotteggi, fai una moda, dici grandi parole, di queste parole non rimarrà neanche una parola, non rimarrà niente, non c’è nessun concetto credibile!

Io penso invece, visto che sono della vecchia schiera dei cantautori, ed ho sempre scritto su di me, sulle mie esperienze, cercando di rapportarmi con gli altri, ho avuto successo perchè ho raccontato me stesso, ho raccontato qualcosa che vivevo veramente. Teorema, per esempio, è una canzone così, non nata a tavolino, è stata un’esperienza personale, ha avuto successo, – perchè poi la gente ci credeva – la gente diceva: oh, sta parlando di me, si immedesimava, perchè parlavo di qualcosa di reale, e questa è la grande differenza tra questo mondo fittizio tutto quanto fatto di immagine, di X Factor, dove prendono un ragazzino carino, bello, lo mettono lì, gli danno il parrucchiere, la manicure, l’estetista, e quello che gli dice come muovere le mani, quello che gli dice come fare la voce, ecc., ma l’emozione dov’è? Questo ragazzino è una marionetta che non ha nessuna emozione, non dà un’emozione, perchè finge, questa è la crisi della musica che è data proprio da questo tipo di esposizione che viene data alla musica e che è errata , non è quella la musica”.

Ritornando al trio Kuzminac Ferradini e Castelnuovo, (che negli anni ’80 portavano in tournee’ il Q Concert) li senti ancora, avete in programma una rentree’?

“E’, guarda, sarebbe stato bello… Per anni io sono stato un po’ così, ho la mia carriera, e quindi non ero disposto, poi c’è stata un’idea di ricominciare, però so che ultimamente Goran (Kuzminac ndr) ha degli impegni, ha delle altre cose, quindi… Però, ti dirò, non sarebbe male, è stato un bel trio che per poco tempo ha brillato, però ha dato delle belle luci, delle belle emozioni, son belle queste cose, quando funzionano sono belle”.

Una domanda che mi piace sempre fare: cosa farai da grande?

“Sai che non lo so ancora? So cosa farò oggi, andrò a vedere il lago di Tovel, finalmente, farò una bella passeggiata, mi piace tanto andare in bicicletta. Ho mia figlia da produrre, Charlotte Ferradini, è una cantautrice molto promettente, lei scrive, canta, suona, non è la solita immagine, e spero di riuscire a portare avanti lei, poi le dò una mano. Poi il grande progetto è quello che sto facendo adesso, sono in sala per realizzare un altro cd di pezzi inediti, 11 pezzi, dove affronto quelle tematiche lì, le amplifico un po’, le allargo, sempre Ferradini insomma, ecco, non vado a fare il rap, no, non c’è pericolo!”

E per concludere, Marco, ma alla fine l’hai risolto ‘sto teorema?

“Il Teorema è sacro! E’ sempre lo stesso, perchè noi non cambiamo mai, le donne non cambiano mai, ovvero, qualcuno diceva che gli uomini non cambiano mai, le donne invece cambiano troppo, anche questo è vero. La tecnologia ci modifica tutto attorno, però quello che siamo, siamo fatti di carne e ossa, di cuore, di sangue, di pelle, e i sentimenti, voglio dire, non si comandano con la tecnologia, quindi quando incontriamo la donna che ci fa impazzire, ci ha fatto impazzire e non capiamo più niente e la stessa cosa per la donna come per l’uomo, e menomale che ci sono ancora queste dinamiche perchè si vive di questo.

Gli uomini hanno un concetto della donna secondo me sbagliato, nel senso che vedono la mamma, la mamma sempre disponibile, buona, gentile, le fanno gli scherzi, la trattano male, però c’è sempre, questa mamma, e credono di riportare lo stesso rapporto con la donna, cioè questa donna buona, gentile, disponibile, che li prende, e hanno sbagliato tutto, non hanno capito niente! Una cosa è la mamma, e una cosa è la donna, e quando risolveranno questo problema capiranno che hanno sbagliato tutto. Teorema è una canzone che non è contro le donne, anzi, è una canzone d’amore, una canzone delle donne, è una canzone che dice esattamente quello che pensiamo. Quello che terra terra dice, in effetti è vero, se tu dai dai troppo ad una persona, fai vedere che è importante per te ma sei sempre lì, tipo zerbino, e disposto, questa qui ne approfitta, insomma, bisogna mantenere un po’ di mistero, secondo me, e la parola giusta che ci vorrebbe è rispetto, che è la cosa fondamentale, perchè se tu rispetti una persona la ami, no? Perchè se non hai rispetto non riesci neanche ad amarla, è questo il concetto”.

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