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Speciale elezioni 2018

Oggi riunione del centrodestra, ultimatum agli alleati. Ecco chi rischia di rimanere fuori dal consiglio provinciale.

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Stamane riunione della coalizione di centrodestra autonomista.

Il programma è pronto, durante l’incontro la coalizione ha approfondito i temi della sicurezza, del piano nascite e addizionali irpef

Presenti Silvano Grisenti, Sergio Binelli, Mirko Bisesti, Dario Chilovi, Andrea Broccoli, (upt CP) Francesco Pitscheider (ass.fassa) e il candidato presidente Maurizio Fugatti. 

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«L’ambiente è molto sereno, abbiamo discusso su alcuni punti del programma – spiega Bisesti – inoltre abbiamo fissato come ultima data utile per entrare nella nostra coalizione la fine di agosto». 

L’allusione è nei confronti di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Civica Trentina che per ora guardano la possibile alleanza dall’esterno.

Per le prime due l’apparentamento con il centrodestra è solo questione di ore ormai. «Siamo in contatto con ambedue i partiti e il confronto continua – dichiara Bisesti – noi ci auguriamo  che entrino tutti nella coalizione di centrodestra che è l’unico progetto che può vincere ad ottobre e così cambiare le cose»

Michaela Biancofiore secondo i rumors in cambio dell’entrata nella coalizione vorrebbe la lista unica in Alto Adige.

Fugatti in tal senso però pare non essere molto d’accordo.

Tramonta invece quasi definitivamente la candidatura di Geremia Gios rimasto ormai isolato in virtù della scelta del partito dei sindaci che ha abbandonato il progetto.

Valduga e Oss Emer si sono chiamati fuori lanciando in solitudine il sindaco di Tione Gottardi che però pare non voglia candidare, non essendo per nulla votato ad un suicidio politico.

Per quanto riguarda la possibile lista di coalizione «per il momento non c’è – aggiunge Bisesti – vedremo di parlarne nei prossimi incontri». 

In tal senso le resistenze maggiori sarebbero da parte di Progetto Trentino

Nella riunione di oggi i protagonisti hanno anche sfiorato l’argomento dei seggi, pur consapevoli che la battaglia per la vittoria è lunga e faticosa.

Il dato scontato, in caso di vittoria e superamento del 40%, soglia che permette di accedere al premio di maggioranza, è che la lega conquisterà dai 12 ai 14 seggi del consiglio provinciale ed uno sarà appannaggio dell’associazione Fassa in rappresentanza delle minoranze linguistiche.

Gli altri partiti della coalizione dovranno spartirsi i rimanenti 7 e questo sarà fatto in base alle preferenze. Ricordiamo che in caso di mancato superamento della soglia del 40% i seggi per il centro destra sarebbero 18.

Il Metodo D’Hondt usato per l’assegnazione dei seggi nella nostra provincia, prevede che si divida il totale dei voti di ogni lista per 1, 2, 3, 4, 5… fino al numero di seggi da assegnare nel collegio, e che si assegnino i seggi disponibili in base ai risultati in ordine decrescente.

Quindi la prima suddivisione avviene per coalizioni, poi per partiti.

Questo sistema avvantaggia i grandi partiti e penalizza i piccoli a tal punto da rendere difficile l’entrata in consiglio con un consenso minore del 2%

La storia insegna in tal senso. Nel 2013 i partiti dentro le coalizioni che non raggiunsero il 2% dei consensi rimasero tutti fuori dal consiglio.

Diventa ancora più difficile conquistare un seggio per un partito che va da solo.

Infatti per entrare con un candidato in consiglio potrebbe non essere sufficiente un 3,5%.

Possiamo riportare in tal senso l’esempio di Civica Trentina che con il 3,71% nel 2013, riuscì a far entrare in consiglio solo Rodolfo Borga, pur essendo all’interno di una coalizione, perché dovette pagare un seggio al presidente, che però poi fu recuperato da Claudio Cia dopo le dimissioni di Diego Mosna.

Certo, anche in questo caso, sarà necessario vedere l’andamento della coalizione che superando il fatidico 40% porterebbe in consiglio provinciale 21 consiglieri.

Una vittoria larga potrebbe però assegnare anche 24 seggi al centrodestra autonomista. Questo numero è il massimo consentito e non è superabile, infatti per legge le minoranze hanno sempre diritto come minimo di 11 seggi 

A rischio di star fuori dal consiglio in questo momento sono Fratelli d’Italia (1,56% nel 2013), e Forza Italia che dopo la spaccatura potrebbe non raggiungere il 2% (ottenne il 4,42% nel 2013 con capolista Bezzi)

 

 

 

 

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