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Riflessioni fra Cronaca e Storia

62 anni fa, la sciagura di Marcinelle (Belgio)

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Sono passati 62 anni dalla sciagura di Marcinelle (Belgio) dove 262 minatori, tra questi 136 italiani, perirono l’8 agosto 1956, nella miniera di carbone al Bois du Casiez. Tra i 136 Caduti italiani anche il perginese Primo Leonardelli.

Passate le prime ore di stupore, la mobilitazione fu generale.

La Croce Rossa, i Pompieri, la Protezione Civile, l’Esercito e la Polizia (ma anche semplici cittadini) unirono le loro forze.

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Nei giorni successivi arrivarono rinforzi di soccorso da Ressaix, Frameries, Beringen. Dalla Francia arrivò Emmanuel Bertieaux con delle apparecchiature di radiotelefonia, dalla Germania arrivò Karl Von Hoff con un laboratorio mobile per le analisi dei gas.

Le scuole dei dintorni furono convertite in mense e dormitori, le chiese in camere ardenti. E mentre in superficie l’assistente sociale G. Ladrière, “l’angelo del Cazier”, cerca di consolare le famiglie, nelle gallerie, Angelo Galvan “la volpe del Cazier” cerca i suoi compagni di lavoro. Galvan e i suoi amici soccorritori, tra molti pericoli, nel fumo, nel calore e nella puzza di bruciato e di morte cercarono, invano, eventuali superstiti.

La notte del 22 agosto, alla profondità di 1035m, svanirono le ultime speranze. Il giorno 8 agosto intanto la giustizia aveva avviato la sua inchiesta. Il 13 agosto furono sepolte le prime vittime. Il 25 agosto, il ministro dell’economia Jean Rey creò una commissione d’inchiesta, alla quale presero parte due ingegneri italiani, Caltagirone e Gallina del Corpo delle Miniere Italiane. Anche la confederazione dei produttori di carbone creò la sua inchiesta amministrativa. Queste tre inchieste dovevano fare “ogni luce” su cosa era accaduto nel pozzo St. Charles di Marcinelle il mattino dell’8 agosto 1956. Nessuna di queste istituzioni mantenne pienamente le sue promesse.

Nel quarantesimo anniversario della sciagura, vale a dire l’8 agosto del 1996, ebbi l’onore di rendere omaggio, in rappresentanza del Consiglio Provinciale e Regionale, con i Gonfaloni della Provincia e della Regione, assieme all’on. Mirko Tremaglia, segretario generale del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo, a tutti i Caduti della sciagura della miniera di “Bois du Casiez “.

Per quanto riguarda il ricordo della sciagura di Marcinelle qui potete avere tutte le notizie nel merito

Nella foto, la delegazione del MSI-DN, con l‘on. Mirko Tremaglia, capo del CITM (ndr Comitato Tricolore Italiani nel Mondo), nel quarantesimo anniversario della tragedia. Tra gli altri, il sottoscritto (l’ultimo a destra).

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Marcinelle: la tragedia di «Bois du Casiez», 63 anni dopo

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E’ una di quelle date che non si dimenticano, che non si possono dimenticare.

Erano gli anni in cui molti italiani per necessità andavano a lavorare all’estero. In Svizzera, in Germania, in Belgio, oltre Oceano, nelle Americhe e nella lontanissima Australia.

Molti si fermarono, altri ritornarono in Patria, che si stava avviando, dopo le ferite della guerra, grazie anche alle rimesse dei nostri lavoratori all’estero, al miracolo economico degli anni 60.

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L’Italia povera di materie prime esportava braccia; in cambio importava carbone: questo stabiliva il protocollo italo-belga del 1946.

Nel 1956 fra i 142.000 minatori impiegati in Belgio, 63.000 erano stranieri e fra questi 44.000 erano italiani.

La tragedia della miniera di «Bois du Casiez» è il simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo!

Tra coloro che non poterono tornare i 136 minatori italiani, dei 262 che perirono in quella dannata giornata di 63 anni fa alla miniera di «Bois du Casiez» a Marcinelle, in prossimità di Charleroi. In quella sciagura morì anche il perginese Primo Leonardelli.

Nel quarantesimo anniversario della sciagura, vale a dire l’8 agosto del 1996, ebbi l’onore di rendere omaggio, in rappresentanza del Consiglio Provinciale e Regionale, con i Gonfaloni della Provincia e della Regione, assieme all’on. Mirko Tremaglia, segretario generale del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo, a tutti i Caduti della sciagura della miniera di «Bois du Casiez».

Nella foto, la delegazione del MSI-DN, con l’on. Mirko Tremaglia, capo del CITM (ndr Comitato Tricolore Italiani nel Mondo), nel quarantesimo anniversario della tragedia. Tra gli altri, il sottoscritto (l’ultimo a destra).

A cura di Claudio Taverna 

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Il 10 agosto l’inaugurazione del parco Museo di Malga Zonta e Base Tuono

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Fin dai tempi più remoti l’area di Passo Coe, a Folgaria, è stata zona di frontiera.

Le alture, i pascoli e le ampie foreste di abeti che caratterizzano la zona, sono stati luogo di aspre e secolari contese confinarie.

Hanno conosciuto i contenziosi tra la Repubblica di Venezia e il Principato vescovile.

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Qui sono avvenuti duri scontri di prima linea nel 1915-1916 culminati con la fase più violenta dell’Offensiva di primavera.

Questi luoghi sono stati l’ambientazione di fatti legati alla Resistenza, contrassegnati dalla strage di Malga Zonta del 12 agosto 1944.

Sempre qui, negli anni Sessanta e Settanta del scorso secolo, le vicende nucleari della Guerra Fredda si sono intrecciate con la presenza della Base missilistica di Malga Zonta – Monte Toraro, oggi testimoniata da Base Tuono, allestimento museale, nel suo genere unico in Europa.

Per riportare l’eccezionalità di un luogo qual è Passo Coe che a 1600 m di quota, in una pregiata cornice alpestre, sa raccontare secoli di storia, in particolare i grandi conflitti che hanno lacerato il Novecento, la Fondazione Museo storico del Trentino, la Provincia autonoma di Trento e il Comune di Folgaria hanno avviato da due anni il progetto di un parco museo denominato Parco museo Malga Zonta – Base Tuono.

Il museo si pone quindi l’obiettivo di raccontare il “Secolo breve“, soffermandosi sulle tappe principali di cui è stata teatro la zona di Passo Coe.

Si tratta di presentare una ricostruzione storica avvincente e basata sulle fonti, che fornirà una ricostruzione equilibrata degli avvenimenti e di queste importanti pagine della nostra storia, attraverso un percorso caratterizzato da un allargamento dell’orizzonte temporale e da uno sguardo d’insieme.

Tale progetto si è ora concretizzato con la realizzazione di un percorso espositivo, allestito nell’edificio che fu il Corpo di Guardia dell’ex base missilistica, a pochi metri da Base Tuono.

La sede del Parco, con i suoi allestimenti interni, sarà inaugurata pubblicamente sabato 10 agosto, alle ore 11.00.

I contatti per la concessione con l’Aeronautica Militare risalgono al 2005 ma non ebbero seguito.

Furono ripresi nel 2009 con una risolutiva visita al 2° Reparto Manutenzione Missili di Padova.

Nel 2009 il Comune di Folgaria ha avviato con lo Stato Maggiore dell’Aeronautica l’iter procedurale che nel 2010 ha portato al primo allestimento espositivo di Base Tuono.

Il video è stato girato con un drone da Simone Sergi, appassionato videoMaker. 

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Trento 30 luglio 1970, una data che non dimentichiamo

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Sono passati 49 anni da quella sciagurata ed infausta giornata, quando la “civilissima” Trento venne sconvolta dalle gesta “eroiche” di qualche centinaia di scalmanati che avevano inscenato, per oltre 7 ore, nelle vie della città, uno scempio corteo, che partito da Spini di Gardolo era stato addirittura scortato dai vigili urbani, nella latitanza delle autorità.

Due vittime, due ostaggi: il consigliere regionale del MSI Andrea Mitolo e il sindacalista della Cisnal Gastone Del Piccolo.

Proprio a Spini di Gardolo, allo stabilimento Ignis, la celebrata cattedrale del lavoro di “paron” Borghi, inaugurata qualche mese prima dall’on. Flaminio Piccoli, l’allora “paron” democristiano, si doveva tenere una assemblea sindacale della Cisnal, sindacato di destra.

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L’incontro sindacale fu impedito con la violenza dalla triplice sindacale (CGIL-CISL-UIL), spalleggiata nell’occasione da elementi di Lotta Continua, organizzazione politica, tristemente protagonista degli “anni di piombo”.

All’insegna dell’antifascismo, si doveva “democraticamente vietare” l’attività sindacale di chi non fosse schierato con la “triplice“, come si doveva sempre “democraticamente vietare” addirittura la propaganda elettorale al Movimento Sociale Italiano: da ricordare, sempre a Trento, l’impedito comizio (con l’avallo della giunta comunale di centrosinistra) di Giorgio Almirante in piazza Cesare Battisti in occasione delle elezioni comunali del 1974.

Giornata plumbea, quel 30 luglio 1970.

Il corteo, due ostaggi, alla gogna, costretti a “marciare” con un cartello al collo, derisi e umiliati da una canea ululante in un’atmosfera da linciaggio, nell’indifferenza generale e nell’assenza dello Stato.

Lo Stato, reagì il giorno dopo.

L’allora ministro dell’interno, il democristiano e siciliano Franco Restivo, per le vibranti proteste del MSI e la pressione dell’opinione pubblica scossa dai fatti trentini, rimosse i responsabili dell’ordine pubblico, Commissario del Governo, Questore e Comandante dei Carabinieri vennero allontanati da Trento.

Mitolo e a Del Piccolo, allora come oggi, il nostro affettuoso ricordo

A cura di Claudio Taverna 

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