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Arte e Cultura

Il Monte e la Croce in mostra alla Casa della SAT

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Oggi la memoria locale non conserva né il preciso significato, né la denominazione del pittogramma che unisce monte e croce. Non solo: anche la sua presenza è talora invisibile, persino ai proprietari degli edifici.

La mostra “Il monte e la croce”, nella casa della Sat, vuol riproporre all’attenzione di tutti (proprietari e residenti, ma anche ospiti e istituzioni) su un patrimonio epigrafico e simbolico che rischia l’oblio. Perciò le immagini esposte nella rasesegna sono accompagnate da domande e ipotesi interpretative che sottolineano la ricchezza e le stratificazione di significati del simbolo.

Il monte e la croce sembrano esprimere la volontà di marcare un’intersezione simbolica tra spazio e tempo, che definisce così un centro sacro del maso. Un baricentro attorno al quale ruotavano, un tempo, l’allevamento bovino e le mille altre occupazioni e crucci della gente di montagna. A partire dal XVI secolo si afferma in Primiero (Trentino orientale) l’impiego di un simbolo costituito da una croce che poggia sopra un monte stilizzato, un semplice arco di cerchio aperto verso il basso. Le testimonianze di questo pittogramma giunte sino a noi non sono molte: in tutto 117. La loro area di diffusione è circoscritta ai masi (i maggenghi di mezza montagna) di pertinenza degli abitati di Siror, Tonadico, Transacqua e Mezzano.

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Il simbolo compare solo all’interno dei milèsimi: enigmatiche iscrizioni simili ad acronimi, recanti la data di costruzione degli edifici ed incise sulle architravi lignee dei fienili. Di solito posto in asse sia alla data, sia alla porta, sia alla facciata del fienile, il simbolo forza la collocazione e determina lo sviluppo del resto dell’iscrizione.

Le prime testimonianze del simbolo appaiono verso metà Cinquecento, ma il suo impiego si diffonde e consolida soprattutto tra 1730 e 1930. A due secoli di fioritura (non a caso parallela all’espansione dell’allevamento bovino), seguiranno un declino repentino e (dagli anni Settanta del Novecento in poi) un curioso revival legato al riuso dei masi come case da vacanza. Salvo rare eccezioni, simbolo e iscrizione sono incisi a scalpello sugli architravi in abete o larice dei fienili. Più di rado, monte e croce trovano collocazione sulla pagina inferiore delle travi di colmo dei tetti. Forma e altezza di simbolo ed iscrizione variano a secondo dell’epoca. Ai milèsimi laconici e minuti del Cinque-Seicento, succedono quelli più prolissi e monumentali del Settecento, per poi tornare alle più sobrie scritture d’Otto-Novecento. Accanto alla data, i milèsimi alternano (secondo un codice preciso, un tempo comprensibile a tutti) espressioni stereotipate come fece, fece fare, l’anno…, alle iniziali di proprietari, committenti o esecutori dei lavori. Sembra quindi probabile che le iscrizioni più accurate ed eleganti siano opera di marangoni, i maestri d’ascia specializzati nella lavorazione del legno. Tuttavia, in altre occasioni, un certa incertezza esecutiva suggerisce che le scritte siano opera dello stesso proprietario ed auto-costruttore dell’edificio.

 La mostra è visitabile tutti i giorni tranne il sabato e la domenica dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18

Gli autori:

Gianfranco Bettega, è nato e vive a a Primiero dove, da quarant’anni, svolge ricerche sulla storia del territorio, dell’architettura e sui segni del sacro.

Marco Ongaro, nato a Monza, vive a Primiero, dove è giunto quarant’anni or sono per una campagna fotografica sull’architettura locale e dove ha deciso di rimanere.

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Spettacolo

Cinema sotto le stelIe al Castello del Buonconisglio

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Da martedì 23 luglio a martedì 30 agosto cinque famosi film nei giardini del castello tutti legati al tema della mostra ovvero i tessuti e relativi costumi di scena.

Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Sarà aperta anche la caffetteria del museo che proporrà aperitivi a tema.

In concomitanza con la mostra “Fili d’oro e dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento” il Castello del Buonconsiglio proporrà nelle giornate di martedì dal 23 luglio al 20 agosto cinque serate di cinema all’aperto con film famosi per una accurata ricerca storica dei costumi di scena.

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Il reparto costume nel mondo del cinema ricopre un ruolo di grande importanza e molte volte è stato proprio il lavoro svolto dai costumisti a rendere credibili alcune delle figure più controverse e popolari del cinema internazionale.

Tutti i film sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti e prima dello spettacolo, per chi vorrà, la caffetteria del museo proporrà  aperitivi a tema.
Si inizierà martedì 23 luglio alle ore 21.30 con la pellicola “La lettera scarlatta” celebre film di Roland Joffè del 1995.

Nel 1667, la bellissima e indipendente Hester Prynne (Demi Moore) arriva dall’Inghilterra in una colonia puritana della baia del Massachusetts. La donna, che ha preceduto nel Nuovo Mondo il marito, il medico Roger Prynne (Robert Duvall), diventa immediatamente oggetto di pettegolezzo e riprovazione per il suo comportamento anticonformista e si ritrova tutti gli occhi della comunità puntati addosso.

Martedì 20 luglio alle 21.30 sarà proposto il celebre film “La ragazza con l’orecchino di perla” dove Griet, una ragazza olandese che vive a Delft nel 1665, sarà la protagonista. Il padre è un pittore di ceramiche divenuto cieco per un incidente sul lavoro; a causa delle difficoltà economiche familiari Griet manderà la figlia  a servire a casa del pittore Vermeer.

Martedì 6 agosto alle 21 sarà proposto “Il mestiere delle armi” di Ermanno Olmi.

Il 13 agosto sempre alle 21 l’appuntamento è con “La ragazza dei tulipani”.

Sophia è una fanciulla orfana cresciuta nel convento di Sant’Ursula nel XVI secolo. La badessa organizza per lei un matrimonio combinato con un ricco mercante vedovo di mezz’età di nome Cornelis Sandvoort e Sophia lascia così il convento per iniziare una nuova vita da moglie. Il matrimonio con Sandvoort prosegue, per Sophia, tra alti e bassi, senza alcuno slancio passionale.

La situazione ha una svolta quando Sandvoort decide di farsi ritrarre insieme alla giovane moglie da un talentuoso pittore squattrinato, tale Jan van Loos. Tra Sophia e l’affascinante artista nasce un’immediata passione che complicherà sia le loro vite.

L’ultima proiezione è il 20 agosto con “Il Gattopardo” di Luchino Visconti.

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Arte e Cultura

Vittorio Sgarbi in quinta commissione: «Legare ristoratori e albergatori ad una produzione artistica importante»

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Il Mart, museo d’arte moderna e contemporanea di Rovereto e Trento, ha inaugurato stamane presso la Quinta Commissione permanente presieduta da Alessia Ambrosi il programma di ascolto dei quattro musei provinciali, Mart, Muse, Castello del Buonconsiglio e Museo degli usi e costumi della gente trentina.

Il Presidente di recente nomina Vittorio Sgarbi ha anticipato programmi di attività del museo e azioni e iniziative future.

Compreso un chiarimento sugli insulti ai consiglieri e sul Palazzo delle Albere.

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Il presidente Vittorio Sgarbi si è detto lusingato da questa convocazione, una piacevole novità istituzionale per non essere percepiti come “un pianeta autonomo rispetto a quanto accade in Trentino”.

Due sono le anomalie in Trentino in questo momento, ha ironizzato: M49 e la mia presenza, per il rischio che entrambi possiamo costituire come “entità pericolose”.

Sgarbi ha voluto precisare due passaggi che lo hanno coinvolto negli ultimi mesi.

Con riferimento alla sua contestata nomina a Presidente del Mart, ha definito “un atto di sottocultura avvilente da parte di certa classe politica” ritenere che il ruolo di parlamentare possa precludere l’attività di Presidente del Mart.

In secondo luogo ha chiarito il proprio ruolo nella difesa della “casa del Mart”, ovvero il Palazzo delle Albere a Trento.

Il Mart si chiama così perché prevede una sede anche a Trento, che è appunto il palazzo delle Albere, parte integrante del Mart, citato anche nell’atto costitutivo come sua pertinenza.

Il collega Zecchi, molto meno integrato con la cultura trentina probabilmente conosce meno la storia di questa provincia e delle mostre straordinarie che nacquero a palazzo delle Albere, eccezionale simbolo di architettura rinascimentale.

Il privato rispetta quel monumento più di quanto abbia fatto il pubblico con la costruzione di un museo, il Muse, troppo vicino alla sua struttura, che andava fatto almeno 200 metri più in là.

Che dopo questa violenza si pensi di mettere delle gigantesche palle, è un’altra cosa di cui non si può nemmeno parlare perché è contro una legge di tutela. “Non ho alcuna disponibilità a discutere di questa materia e se Palazzo delle Albere dovesse essere tolto al Mart abbandonerei questo incarico”, ha dichiarato.

Palazzo delle Albere deve contenere opere d’arte nella loro dimensione estetica più piena, non un ridicolo museo della storia della filosofia, aldilà di cosa dice il collega Zecchi.

Sgarbi ha detto di immaginare, per il Trentino, una formula da lui già adottata anche a Cefalù, per fare in modo che l’albergatore e il ristoratore diventino sentinelle della cultura trentina.

Ogni persona che va in un ristorante lascia due euro avendo in cambio un biglietto del Mart, in una sorta di “paragratuità”.

L’idea è quella di legare i ristoratori e gli albergatori ad una produzione artistica importante e prestigiosa sul territorio come quella del Mart.

A tal fine è stato proposto e programmato un incontro il 20 settembre con gli operatori del turismo affinché propongano il Mart come opzione turistico-culturale importante e significativa.

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Arte e Cultura

Addio ad Andrea Camilleri, il papà di Montalbano

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Andrea Camilleri è morto all’ospedale Santo Spirito di Roma, dove era ricoverato da quasi un mese dopo una crisi respiratoria.

Camillieri si è spento alle 8.20 di questa mattina, 17 luglio.

Le sue condizioni erano sempre rimaste critiche e si sono aggravate nelle ultime ore.

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Per volontà dello scrittore e della famiglia le esequie saranno riservate. Verrà reso noto dove portare un ultimo omaggio.

Andrea Camilleri, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo e docente ha scavalcato le barriere dei confini nazionali.

Nato a Porto Empedocle il 6 settembre 1925, non si contano i riconoscimenti in giro per l’Italia.

La passione per la letteratura nasce tra il 1946 e il 1947, quando Andrea Camilleri inizia a frequentare assiduamente la biblioteca comunale di Enna.

Già nel 1942, però, aveva iniziato a lavorare dapprima come regista teatrale e poi come sceneggiatore.

Nel 1949 viene ammesso all’Accademia di Arte drammatica Silvio d’Amico di Roma come unico allievo di regista.

Da allora ha eseguito la regia di più di 100 opere, soprattutto di drammi di Pirandello.

Entra in Rai nel 1957, mentre vent’anni dopo gli verrà affidata la cattedra di regia alla Silvio d’Amico che manterrà per vent’anni ancora. Il debutto nella narrativa avviene nel 1978 con “Il corso delle cose.”

Ma il nome di Andrea Camilleri è indissolubilmente legato alla figura del commissario Montalbano, personaggio che appare per la prima volta nel 1994 quando pubblica “La forma dell’acqua” e portato alla ribalta dalla serie televisiva in onda in Rai fin dal 1999 con protagonista Luca Zingaretti e grande successo di pubblico.

Andrea Camilleri era sposato con Rosetta Dello Siesto dal 1957. Lascia tre figlie e quattro nipoti.

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