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Arte

Il Lago di Molveno in mostra alla Biennale di Architettura di Venezia

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La stagione invernale 2016/2017 è stata per il Lago di Molveno un’occasione davvero importante per farsi conoscere a livello nazionale e internazionale. Un’occasione nata da un evento doloroso che è stato trasformato in una grande opportunità per l’intera comunità di Molveno e per il suo Lago.

Il tutto è partito nell’autunno del 2016 quando la Hydro Dolomiti Energia è intervenuta nell’opera di svuotamento del Lago di Molveno per lavori di manutenzione degli impianti idroelettrici in esso contenuti.

Un evento che si è rivelato davvero difficile per la Comunità di Molveno e per il turismo di cui vive, ma che è stato trasformato in opportunità grazie ad un innovativo progetto riconosciuto a livello nazionale e internazionale.

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Il progetto protagonista è “OP17 – Opera di Svelamento, conoscenza e rinnovamento delle acque del Lago di Molveno”, ideato dal Collettivo OP, formato dagli artisti Luca Lagash, Morgana Orsetta Ghini (MOG) e Alessandro Cremonesi, insieme all’editore e critico letterario Thomas Böhm e Paolo Grigolli, esperto di management turistico e culturale.

Il progetto OP17 ha ottenuto svariati riconoscimenti in importanti esposizioni, fino ad essere scelto dall’architetto di fama internazionale, Mario Cucinella, per il Padiglione Italia alla 16° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia e che ha aperto i battenti lo scorso 26 maggio 2018. Arcipelago Italia. Progetti per il futuro dei territori interni del Paese” questo è il titolo scelto dal curatore Cucinella per il Padiglione Italia e da solo spiega come la scelta sia ricaduta proprio sul progetto del Collettivo OP. Quest’anno il Padiglione “Arcipelago Italia” ha deviato l’attenzione dall’architettura delle grandi metropoli per porla allo spazio fisico del nostro paese, ai piccoli borghi urbano/rurali, al paesaggio che li connette e a tutte le possibili strade per dare loro valore e importanza.

In questa cornice bene si è inserito OP17, il cui obiettivo è stato quello di ideare opere e attività per disinnescare nella comunità di Molveno il pregiudizio ed il rifiuto verso il Lago vuoto.

Il progetto ha visto l’allestimento di un “Paesaggio sonoro”, del “Tavolo palcoscenico dell’interazione” ideato da Thomas Boehm e Luca Lagash, oltre alla realizzazione di una “Scultura monumentale” opera dell’artista MOG, Morgana Orsetta Ghini.

Attraverso quest’opera MOG ha voluto ricordare che, anche se il lago appariva diverso, è rimasto sempre lo stesso, basta solo cambiarne il punto di vista. Ed è ciò che ha fatto l’artista riproponendo il profilo del Lago di Molveno in verticale. Infine, ma non meno importante, il perno del progetto OP17 è l’analogia dei lavori di svuotamento/riempimento del Lago di Molveno con le operazioni ai bambini affetti da cardiopatia congenita effettuata dai chirurghi dell’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo con la quale il Collettivo OP ha collaborato per OP17.

Per fortuna il Lago di Molveno è oggi tornato al suo aspetto originario, ma questo importante progetto di riqualificazione è rimasto negli annali del Lago ed ha trovato l’importante riconoscimento della Biennale di Architettura di Venezia.

Quindi, per la prima volta in assoluto, il Lago di Molveno è esposto presso il Padiglione Italia, all’Arsenale di Venezia, all’interno dei progetti delle Alpi orientali, scelti per la 16° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia che rimarrà aperta fino al 25 novembre 2018.

Per conoscere il Colletivo OP e il progetto “OP17 – Opera dello Svelamento, Conoscenza e Rinnovamento delle acque del Lago di Molveno 2017” consultare la pagina: http://www.op17.it/, https://collettivoop.com/. Per tutte le informazioni del Padiglione Italia alla 16° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia: http://www.labiennale.org/it/architettura/2018.

 

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Arte

Vallarsa: Il fotografo Gigi Abriani presenta «Sentieri nella notte, il Pasubio e le 52 gallerie»

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Lunedì 13 agosto l’apprezzato fotografo Gigi Abriani presenterà a Valmorbia, una frazione di Vallarsa il suo libro «Sentieri nella notte, il Pasubio e le 52 gallerie»

La presentazione è stata organizzata presso la piazza del paese a partire dalle 20.30, che per l’occasione sarà munita di mega schermo.

La proiezione sarà come un vero Film che mostrerà anche dei momenti del backstage di alcuni scatti.

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Una sorta di dietro le quinte che in parte svelerà anche i trucchi e la professionalità del grande fotografo.

Non si tratta di un libro storico che narra le gesta della grande guerra come qualcuno potrebbe pensare, anche se in parte ne racconta dei frammenti.

In origine non doveva nemmeno diventare un libro.

L’idea, in origine, era quella di raccogliere una serie di scatti per farne una mostra in occasione del centenario della Grande Guerra.

Poi è diventato inevitabile fare qualcosa di più. «Il materiale raccolto andava aumentando in un crescendo di emozioni, sensazioni ed esperienze – racconta l’autore, Gigi Abriani – era il libro che chiedeva di essere fatto. Ci ha preso la mano».

Le pagine di questo libro non raccontano i drammi di milioni di soldati e civili, non narrano atti di coraggio e non descrivono battaglie e strategie militari, ma vogliono invece far immaginare, attraverso le fotografie cosa quel conflitto sia stato anche umanamente dentro le fortificazioni, nelle gallerie, nelle mulattiere di guerra che ancor oggi segnano il territorio di Vallarsa.

Chi meglio di Gigi Abriani poteva raffigurare meglio quei luoghi. «Da bambino ho visto molte estati susseguirsi sull’Altopiano dei Sette Comuni, vivendo la quotidianità di mio padre casaro e di mia madre, che lo aiutava – spiega l’autore –  non esistevano connessioni, il contatto con il mondo era la vespa. La sera, rischiarati da lampade ad olio, ci si raccontava le storie dei forti che come giganti di cemento e ferro sovrastavano le malghe sottostanti».

Ed ecco che come d’incanto riemergono dalla memoria Forte Verena, forte Campolongo, il monte ortigara, e i granatieri del Cengio.

Mille storie di una guerra ancora vicina nel tempo e nella memoria della gente.

Ma Gigi Abriani è voluto tornare a dare la luce a quei luoghi che sono incisi e indelebili sui nostri monti, come cicatrici, e l’ha fatto la notte, «Amo scattare di notte, dove tutto cambia, tutto esiste, anche se non si vede. La notte è un momento sospeso rispetto al giorno, La luce è vita, ho così coinvolto degli amici per quella che voleva essere un’esperienza da vivere insieme nella magia e nel silenzio della notte nel tentativo di rendere degno tributo a quanti, in quelle fortificazioni e trincee hanno vissuto»osserva Abriani

È durante il silenzio che si sente infatti la sacralità della notte, si parla sottovoce e ci si sente quasi come degli intrusi. E dove è passata la storia senti ancora aleggiare nell’aria parole di amore, di speranza, di paura.

«Non pensavo di fare un libro, – ricorda Abriani – ma il materiale raccolto andava aumentando, in un crescendo di emozioni, sensazioni ed esperienze. Andare là, con gli amici che mi aiutavano e sostenevano , era diventato per me e per loro, un bisogno: era il libro che chiedeva di essere fatto e alla fine ci ha preso la mano» 

Per il team che lavora con Abriani è un lavoro faticoso ma sostenuto da grandi motivazioni e una sano entusiasmo che saliva sempre di più ogni notte. Una bellissima pazzia: le uscite di giorno, armati di taccuino e orologio per pianificare gli scatti, segnare le gallerie, annotare dove mettere il cavalletto, cronometrare il percorso.

«Il Pasubio, – continua l’autore –  a chi lo rispetta, sa regalare il suo sogno. Improvvisamente lo spazio si apriva davanti a noi: la nebbia, come ad un comando, ha cominciato a dissolversi, le cime del Carega e del Cornetto si stagliavano su un cielo azzurro che man mano si tingeva di rosso; uno spettacolo della natura! Attorno il silenzio. Ci siamo scossi, tutto ci sembrava irreale, eravamo veramente dentro ad un sogno. In maniera quasi frenetica abbiamo preparato l’attrezzatura e, finalmente, il piacere del primo click, la prima foto, quella che sarebbe diventata poi la copertina del libro. Era il Pasubio che ci chiedeva di farlo» 

Le spedizioni per raccogliere della meravigliose fotografie sono state oltre 40, tutte fatte d’inverno, quando il buio è profondo.

La fotografia di Gigi Abriani da sempre è alla ricerca di luci particolari, in questo caso quelle della notte con panorami stellati che hanno fatto da testimoni ai grandi teatri di sofferenza.

L’opera è stata molto apprezzata e seguita dall’associazione nazionale Alpini a tal punto che lo stesso artista è stato invitato proprio dal gruppo di Alpini di Valmorbia

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Arte

Mart Open Day: quando l’arte unisce la comunità

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Pensata quasi come una grande festa all’insegna della cultura, Mart Open Day, anche nella giornata di domenica 5 agosto ha proposto diverse e interessanti attività.

Da più di un anno il Mart, museo d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, apre le sue porte for free ogni prima domenica del mese.

Offrendo la possibilità di visitare e compiere attività organizzate con esperti, tra le quali alcune pensate proprio per i più piccoli, il museo concretizza uno dei principali obbiettivi dell’arte: unire la comunità.

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L’occasione, come spiegano gli organizzatori, è davvero unica: «si ha la possibilità di visitare le mostre in corso come: Viaggio in Italia. I paesaggi dell’Ottocento dai macchiaioli ai Simbolisti e Gianfranco Baruchello, di vedere le Collezioni del museo, di partecipare alle attività programmate dall’Area educazione ed assistere alle visite guidate».

L’intento è quello di dedicare le speciali giornate al pubblico, a tutti coloro che sono affezionati al luogo, a chi sostiene l’arte, a chi è semplicemente curioso e vuole immergersi in qualcosa di diverso.

I programmi degli Open Day coinvolgono tutte le sedi del Mart, viene quindi a crearsi un’invisibile ma rilevante “rete artistica” che lega inesorabilmente diversi centri culturali del territorio.

In particolare, nella giornata di domenica 5 agosto, nella sede di Rovereto, è stato possibile sperimentare il Duchamp’s Memory; gioco di carte realizzato in occasione dell’esposizione temporanea Rosa è la vita. Attraverso tale gioco, dedicato ad un pubblico di ogni età,  i visitatori hanno potuto comprendere, anche ludicamente, i temi della ricerca dadaista.

A chi interessasse approfondire questa tematica, si ricorda che fino al 26 agosto 2018, nel foyer del primo piano, su una parete appositamente dipinta di rosa, sarà possibile ammirare una fotografia di Man Ray che ritrae Duchamp nelle vesti di Rrose Sélavy, eteronimo femminile dell’artista francese. Dagli inizi degli anni Venti, Rrose Sélavy (ovvero Duchamp en travesti) fu la protagonista proprio di una celebre serie di fotografie realizzate da Man Ray.

La scorsa domenica, quindi, alla Casa d’Arte Futurista Depero di Rovereto si è svolta una visita guidata al museo e alla mostra Manu propria. Il segno calligrafico come opera d’arte. Alla Galleria Civica di Trento si è invece potuto godere della mostra Vicino. Non qui. 

Nello stesso luogo, i bambini dai 4 ai 10 anni si sono potuti cimentare in un laboratorio che ha esplorato le possibili relazioni tra il senso del gusto e il gusto estetico. Partecipato anche il laboratorio ispirato ai libri degli artisti Alighiero Boetti, Sol LeWitt e Alba Savoi svoltosi al Mart di Rovereto. Infine, sempre nella sede del museo d’arte moderna e contemporanea, la visita guidata alla mostra Viaggio in Italia.

Le domeniche Open Day del Mart rendono quindi chiara l’importanza di rendere l’arte a portata di tutti, di coinvolgere i bambini facendoli avvicinare ad un mondo che a volte sembra distante ma che in realtà non lo è per niente.

Un approccio educativo così strutturato permette ai più piccoli di esplorare, con naturalezza, una dimensione artistica coinvolgente. Tutto lascia credere che le giornate Open Day continueranno a sorprendere e coinvolgere un pubblico sempre più ampio.

Attività, laboratori e visite cambiano di mese in mese proprio per garantire iniziative sempre diverse e poter così soddisfare l’affezionato pubblicato.

Presto, la prima domenica di settembre 2018, un altro importante “appuntamento open”.

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Arte

Terminata la mostra «Immagini per una storia urbana di Rovereto. Capitolo terzo»

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"In Attesa del Futuro" Luciano Pizzini

Molti i cittadini che hanno visitato la mostra “Immagini per una storia urbana di Rovereto. Capitolo terzo”, rimasta esposta fino a martedì 31 luglio alla Biblioteca civica Girolamo Tartarotti in Corso Bettini 43.

Attraverso alcune fotografie, strategicamente esposte in vari punti della struttura, gli autori hanno raccontato lo sviluppo urbano, culturale e lavorativo della città di Rovereto e del suo circondario. Lo scopo è stato quello di documentare i molteplici aspetti dell’evoluzione del luogo.

L’esposizione è stata curata dal Circolo Fotografico l’Immagine in collaborazione con la Biblioteca civica, gli autori sono stati: Luciano Pizzini, Roberto Cosentino, Stefano Paglia e Aldo Frisinghelli.

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La terza esposizione di questa iniziativa raccoglie quattro diverse tematiche: “In attesa del futuro”, “Renzo Vigagni”, “La manifestazione”, “Legatoria corniceria Manfredi”. Ognuna di queste dona un contributo essenziale e garantisce quell’unità necessaria per perseguire uno scopo così ambizioso.

La fotografia, si sa, è un’arte che sta coinvolgendo sempre più utenti; le mostre fotografiche raccolgono adesioni, incuriosiscono e affascino il pubblico per il loro spontaneo e disincantato modo di raccontare la realtà.

In Attesa del Futuro“, di Luciano Pizzini, ha avuto lo scopo di documentare lo stato in cui si trovano alcune aree industriali non più attive all’interno del tessuto urbano.

Alcune di queste hanno lasciato spazio a nuove attività, altre sono in balia di un futuro ancora incerto. L’autore non ha censito ogni singola realtà, ma il suo lavoro è riuscito perfettamente nell’intento documentaristico.

Autore: Luciano Pizzini

Frisinghelli si è invece occupato di musica, scegliendo parte della cultura musicale della città come protagonista.

Renzo Vigagni fu un pianista, compositore, direttore di big band e di coro roveretano che si confrontò con numerosi generi.

L’autore dell’esposizione ha immortalato il musicista all’organo della chiesa parrocchiale di Lizzanella e mentre dirigeva il Coro Vallagarina.

Autore: Aldo Frisinghelli

Una nota più storica è stata riportata dall’esposizione sulla Corniceria Manfredi. La volontà di Stefano Paglia è stata quella di mostrare l’antico laboratorio di via Portici 34, nato nel 1971. Nelle foto esposte è stato anche ricordato come Andrea, figlio di Mariano Manfredi, avesse iniziato ad affiancare il padre dedicandosi principalmente alla rilegatura di vecchi e nuovi volumi.

Tale legatoria è una delle poche presenti nella provincia, l’unica nella città di Rovereto.

Autore: Stefano Paglia

Accanto alle artistiche immagini in bianco e nero di Paglia, creando un suggestivo contrasto di colori, emergeva l’esposizione sulla manifestazione del 2017.

La protesta nasceva per esprimere il dissenso rispetto alle espulsioni da nidi e materne previste per i bambini non in regola con le vaccinazioni obbligatorie.

Casentino ha voluto immortalare un momento decisamente raro per la città di Rovereto.

Autore: Roberto Cosentino

Non poteva esserci luogo più adatto della Biblioteca civica, sotto la cupola del museo Mart, per ospitare un breve ma emozionante, e soprattutto realistico, racconto di Rovereto.

In Corso Bettini 43 hanno luogo anche le mostre: “Natural Frames. Mostra di illustrazione di Federica Bordoni” (fino al 6 agosto 2018) e “Biblioteca dei Miei Ragazzi” (Dal 6 agosto 2018 al 25 agosto 2018).

 

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