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Il punto da Roma

Trattato Ue – Canada. Zanotelli: «Fare di più per il made in Italy»

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Il Ceta dovrà arrivare in aula per la ratifica e questa maggioranza lo respingerà”, così il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha promesso nei giorni scorsi di mettere la parola fine al discusso accordo commerciale tra Unione europea e Canada, entrato in vigore in maniera provvisoria da un po’ meno di un anno.

Di questo e di come il nuovo governo Lega – Cinque Stelle intende rivedere l’accordo e proteggere il made in Italy abbiamo discusso con Giulia Zanotelli, deputata della Lega eletta nel collegio di Trento e delegato d’aula in Commissione agricoltura.

Giulia Zanotelli, il Ceta va ratificato?
La nostra posizione, così come presentata dal Ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio, è quella di votare contro.

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Perché?
Il Ceta tutela solamente quarantuno eccellenze italiane Dop e Igp sulle quattrocento esistenti.

Quarantuno eccellenze che rappresentano il novanta per cento del fatturato agroalimentare italiano…
Sì, ma non possiamo abbandonare al loro destino le eccellenze che sono meno conosciute. Come dice il Ministro Centinaio, siamo riusciti a tutelare il 90 per cento del fatturato, ora facciamo un uno sforzo supplementare per tutelarle tutte e in questo modo proteggere il made in Italy.
Si tratta di un discorso che si aggancia al tema del turismo, dicastero anche questo sotto la responsabilità di Centinaio. Il nostro governo avvierà infatti un discorso per capire come si può accostare meglio il turismo alla valorizzazione delle eccellenze agroalimentari locali.

E poi?
È vero che con il Ceta si eliminano più o meno il 98 per cento dei dazi nel commercio con il Canada, ma così facendo, ad esempio, si porta avanti anche l’imitazione del parmigiano reggiano – il cosiddetto “parmesan” in Canada – che ha ben poco a che fare con il nostro formaggio tipico.

I vostri detrattori dicono che una piccola lobby del formaggio, sostenuta da Coldiretti, è riuscita a influenzare l’azione del governo, nonostante la stragrande maggioranza del made in Italy abbia tutto da guadagnare da questo accordo. Lei cosa risponde?
Non è solamente una questione della lobby del formaggio. Qui si tratta di avere uno sguardo d’insieme sulla tutela dei prodotti italiani. Non possiamo abbandonare al loro destino le eccellenze che non sono tra le quarantuno protette dal Ceta. Il made in Italy include all’incirca quattrocento eccellenze Dop e Igp.

Quindi come volete intervenire?
Vogliamo rinegoziare l’accordo in sede europea. Il Ministro Centinaio è stato molto chiaro. Vuole portare delle modifiche sostanziali all’accordo per tutelare tutte le produzioni. Come ha detto, lui non è il ministro solamente di “quarantuno eccellenze Dop e Igp”, lui è il ministro dell’Agricoltura e vuole tutelare tutti i produttori e quindi tutto quello che è il made in Itay e gli interessi locali, per riprendersi una sovranità nazionale, discorso che si inserisce su quella che è la nostra politica su tutte le questioni legate all’Unione europea.

A ciò si aggiunge anche la discussione sulla tutela dell’ambiente e della salute…
Esatto, vogliamo capire se in effetti quelle produzioni che avvengono in Canada seguono tutte le direttive e norme sulla sicurezza della produzione e qualità del prodotto che ci sono in Italia e nel resto d’Europa.

Quindi la Lega non è d’accordo con coloro che dicono che il Ceta introduce degli standard più alti per quanto riguarda sicurezza e salute?
No, si pone una problematica su questa questione. Vogliamo avere la certezza su temi come l’utilizzo di Ogm e di sostanze chimiche. C’è chi dice che le tutele sono maggiori ma in verità non ci sono grandi certezze. Vogliamo verificare questi passaggi. Per questo l’Italia voterà contro l’accordo fino a che non ci saranno delle modifiche sostanziali. L’accordo è già entrato in vigore in maniera provvisoria, ma va tenuto conto che ancora diciotto paesi nell’Unione europea non l’hanno sottoscritto.

Cosa sperate di ottenere votando contro?
Auspichiamo che il Consiglio europeo tenga in considerazione le problematiche che abbiamo individuato nell’accordo e ritenga opportuno fare uno sforzo supplementare per tutelare tutte le eccellenze locali.

Non ratificando l’accordo, lo farete naufragare. Questo vorrà dire tornare alla situazione precedente…
Sì, però noi vogliamo delle tutele maggiori per il made in Italy. La posizione della Lega sulla questione è molto chiara. Come ho già detto, non lasceremo in balia del loro destino le circa 360 eccellenze non protette dall’accordo. Non si capisce perché escludere le eccellenze meno conosciute o le filiere più piccole a favore delle 41 che sono tutelate. L’obiettivo di Centinaio è di ridefinire l’accordo in questo senso.

Cosa pensa degli altri accordi di libero scambio che l’Unione europea sta negoziando con i vari paesi del mondo?
Vale lo stesso discorso fatto per il Ceta: va tutelata tutta la produzione del made in Italy. Ben vengano questi accordi e il conseguente aumento delle esportazioni e la conoscenza dei nostri prodotti all’estero. L’importante è che questi accordi salvaguardino il made in Italy e che in questo modo tengano conto in maniera adeguata della tutela del produttore e del consumatore.

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Il punto da Roma

Segnana: “Reddito di cittadinanza? Solo agli italiani”

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Lunedì è iniziata la discussione alla Camera dei Deputati sulle mozioni presentate dai vari gruppi parlamentari volte a implementare il Reddito di Inclusione, misura di contrasto alla povertà istituita dal governo Renzi, che opera per raggiungere le famiglie (110.000 famiglie, ovvero 317.000 persone) che risultano in condizione di povertà assoluta, con un importo medio del beneficio mensile di pari a poco meno di 300 euro per la generalità della platea, che sale a 430 euro per le famiglie con minori. (altro…)

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Il punto da Roma

Lupo. Lega al vetriolo contro Panizza

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Ai deputati trentini della Lega non è andato proprio giù il post di ieri mattina del segretario politico del Patt Franco Panizza, intitolato “La Lega si chiarisca al suo interno e la smetta di ingannare i suoi elettori!”.

Nel suo commento su Facebook, l’ex senatore sosteneva che il Presidente della Regione Veneto avrebbe “bloccato l’iniziativa di 12 consiglieri della Lega e Lista Zaia che il 6 luglio scorso avevano depositato un Progetto di Legge ‘Misure di prevenzione e di intervento concernenti i grandi carnivori’ che sull’esempio di quanto fatto dalle Province Autonome di Trento e Bolzano prevedeva, nel caso di soggetti pericolosi, il ricorso alla cattura e in extrema ratio all’uccisione di lupi e orsi”.

Panizza continuava: “Siamo basiti nell’osservare il livello di confusione che il Governo Lega – M5stelle sta creando all’interno dei suoi stessi organi politici locali. È curioso vedere che non esiste una visione d’intenti comune nemmeno tra Zaia e i suoi stessi Consiglieri. Anche il Ministro della Lega Centinaio si schiera con il Ministro Costa, M5stelle, per quanto riguarda l’impugnazione di quanto stabilito dalle Province di Trento e Bolzano per la gestione del problema grandi Carnivori”.

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La risposta dei deputati leghisti non si è fatta attendere.

In una nota, gli Onorevoli Giulia Zanotelli, Stefania Segnana, Vanessa Cattoi e Diego Binelli hanno rimandato dritte al mittente le accuse, invitando il segretario politico del Patt a “informarsi meglio senza strumentalizzare e distorcere le parole del Ministro Centinaio e del Governatore del Veneto Zaia”.

Dato che l’ex Sen Panizza ha così tanto a cuore la problematica, sarebbe bastato intervenire adeguatamente nella precedente Legislatura sollecitando il Governo Renzi a trovare una soluzione prima che il quadro degenerasse. Pensandoci bene però l’ostacolo di questo è del tutto evidente: come può un partito che vuole abolire le regioni a statuto speciale accentrando i poteri a Roma (Pd) – alleato del Patt – concedere agli Enti locali e alle Province autonome di Trento e Bolzano la deroga per la gestione dei grandi carnivori?”, hanno contrattaccato gli esponenti leghisti puntando il dito sull’azione in parlamento dell’ex senatore durante la passata legislatura.

Gli onorevoli della Lega hanno poi criticato la maniera in cui il Patt ha gestito la questione a livello locale negli ultimi anni “Come si poteva intervenire adeguatamente se poco tempo fa lo stesso Assessore Dallapiccola dichiarava che il lupo, ad esempio, potesse essere un volano per forme di eco-turismo e che i prelievi non fossero possibili?!?”.

Vede caro Franco, dove erano i suoi Consiglieri quando la Lega presentava in Aula alcune soluzioni (che guarda caso ora sono diventate solo le vostre) sul tema dei grandi carnivori? Vogliamo vedere quanti voti favorevoli il Patt ha dato? Caro ex Sen.Panizza… pensi a ciò che succede in casa propria: saros pù che davanz”, la stoccata finale della delegazione leghista in Parlamento.

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Il punto da Roma

Punto nascite di Cavalese, Fugatti: «Tecnici al lavoro per la riapertura»

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Da poche settimane sottosegretario alla salute, Maurizio Fugatti ha già cominciato a mettere mano a uno dei dossier più scottanti che giacciono sul suo tavolo: la riapertura dei punti nascita in Trentino.

In una nota, l’esponente della Lega fa sapere che nei giorni scorsi si è svolta una riunione tecnica al Ministero della Salute alla presenza dei responsabili del Ministero e della Azienda Sanitaria Trentina. In tale sede si sarebbero approfondite le questioni tecniche che potrebbero portare a una riapertura del punto nascite – procrastinata nel tempo attendendo la costruzione di una nuova sala operatoria – nonché i rischi di depotenziamento di reparti esistenti qualora fossero messe a disposizione sale operatorie già operative a fronte di una riapertura nel breve periodo.

La volontà reciproca dimostrata in tale sede sia dai tecnici del Ministero della Salute che da quelli della Azienda Sanitaria Trentina, è stata quella di arrivare nel breve periodo a dare attuazione fattiva alla deroga già concessa per l’ospedale di Cavalese, garantendo in primo luogo la sicurezza della struttura nei confronti di chi usufruirà del punto nascite”, dichiara Fugatti.

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A questo proposito sarebbero state analizzate le questioni tecniche della messa a disposizione di una sala operatoria ad hoc, nella fattispecie quella di chirurgia, per garantire la sicurezza del parto così come richiesto dal Comitato Percorso Nascite Nazionale e sono stati approfonditi anche gli eventuali rischi di depotenziamento temporaneo del reparto di chirurgia.

Su tale aspetto – sottolinea il sottosegretario alla salute – dal confronto tra i tecnici presenti, sono stati ipotizzati percorsi che da una parte garantiscano la riapertura a breve del punto nascite e dall’altra non compromettano la continuità di reparti già esistenti nell’ospedale di Cavalese”.

L’auspicio di tutti è che i doverosi approfondimenti ancora in corso e le verifiche tecniche precise e puntuali conseguenti possano permettere la percorribilità di tale ipotesi”, conclude Fugatti.

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