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Val di Non – Sole – Paganella

Depuratore Peio, situazione kafkiana e imbarazzante, Porzi: «Mi auguro cambiamento politico anche in Trentino»

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La vicenda ormai è arcinota a tutti.

Il comune di Peio e il suo assessore Francesco Fambra ad oggi deve ancora ottemperare alla sentenza n. 335 del 15 ottobre 2008 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del pagamento del servizio di depurazione da parte degli utenti nel caso di assenza o temporanea inattività degli impianti di depurazione.

In base alla sentenza, quindi, gli utenti collegati alla pubblica fognatura non serviti da impianti di depurazione (perché assenti o temporaneamente inattivi) non sono tenuti al pagamento della tariffa di depurazione e hanno diritto al rimborso di quanto indebitamente pagato.

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Uno di questi, il professor Gianni Porzi, turista emiliano, ha denunciato la cosa al comune di Peio, alla provincia autonoma di Trento, al difensore Civico, alla procura di Trento, ed ora anche all’ing. Gianfranco Cesarini Sforza il direttore dell’Agenzia per la depurazione.

Risultato: zero assoluto. Dopo anni infatti Gianni Porzi è ancora in attesa dei suoi soldi, certificati dalla sentenza della Corte Costituzionale nel 2008. 

Il turista emiliano, giunto ormai all’esasperazione, trova comunque la forza per un nuovo attacco e scrive appunto al dirigente del depuratore, e invita tutti i cittadini trentini a votare per il cambiamento alle prossime elezioni provinciali del 21 ottobre 2018. La risposta del dirigente peggiora ancora di più la situazione ed è piuttosto imbarazzante.

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La vicenda nasconde aspetti Kafkiani e fa emergere purtroppo un modo di approccio fra istituzioni e cittadini a dir poco sbilanciato. È un’autentico scaricabarile fra enti ed istituzioni con un solo punto fisso. Il cittadino deve ancora essere rimborsato.

La situazione del depuratore di Peio è paradossale e angosciante e risuona anche inquietante proprio per la sua spiazzante ambiguità.

«La questione dei rimborsi,  – denuncia ancora una volta attraverso una comunicazione Gianni Porzi – in base alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 335 dell’8.10.2008, non è stata ancora affatto chiarita da chi di dovere, nonostante l’esposto alla Procura della Repubblica di Trento e una nota inviata al difensore Civico che, in buona sostanza, nella fattispecie può solo fungere da passacarte non avendo alcuna autorità di intervento».

Visto l’atteggiamento e il comportamento delle Istituzioni coinvolte, Porzi, che ormai le ha provate tutte, ha inviato un’mail anche al Dirigente dell’Agenzia per la Depurazione il quale, in risposta alla “Messa in mora e interruzione della prescrizione relativa al rimborso della quota depurazione non dovuta”, cita la scadenza del 27.10.2017, arbitrariamente fissata dalla Provincia autonoma di Trento, per la presentazione della domanda di rimborso.

«L’ing. Gianfranco Cesarini Sforza – aggiunge Gianni Porzi – sembra ignorare la Legge dello Stato n. 13 del 27.2.2009 e quindi gli ho inviato il sottostante mail in cui lo invito a fornirmi una spiegazione “in punto di diritto” alla disattesa applicazione della citata Legge dello Stato. Ora mi auspico che le prossime elezioni provinciali vadano nella direzione del “cambiamento” di cui mi sembra che anche il Trentino abbia bisogno.»

LA COMUNICAZIONE INVIATA DA GIANNI PORZI AL DIRIGENTE DELL’AGENZIA PER LA DEPURAZIONE  – Con la Sentenza n. 335 del 8.10.2008 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art.14, comma 1 della Lg n. 36 del 5.1.1994 e dell’art. 155, comma 1 del Dl n. 152 del 3.4.2006; inoltre, l’incostituzionalità delle norme citate riguarda anche le situazioni pregresse.

Il comma 2 dell’art. 8-sexies della Lg n.13 del 27.2.2009, che disciplina le modalità di restituzione, a partire dal 1.10.2009, della quota di tariffa non dovuta stabilisce che i gestori del servizio idrico integrato possono provvedere alla restituzione, anche in forma rateizzata, entro il termine massimo di 5 anni (cosa che non mi risulta sia avvenuta). In base al citato comma 2, l’individuazione dell’importo da restituire è demandata alle rispettive autorità d’ambito, oppure agli enti locali gestori dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione, che vi devono provvedere entro 120 giorni dall’entrata in vigore della citata Lg n.13 del 27.2.2009 (cosa che non mi risulta sia avvenuta).

In base all’art. 2946 del Codice Civile, sulla ” Prescrizione ordinaria”, i diritti si estinguono per prescrizione dopo dieci anni e in base alla delibera n. 25 del 10.2.2009 della Corte dei Conti (Sezione Regionale di controllo per la Lombardia) – richiamata nella delibera n. 2324 della Provincia Autonoma di Trento del 26.10.2012 – l’arco temporale oggetto del rimborso di pagamenti effettuati, ma non dovuti, decorre da 5 anni prima della sentenza, a 10 anni dopo la sentenza.

Sulla base di quanto sopra premesso, non mi è dato capire per quale motivo dopo più di 9 anni dalla pubblicazione della Lg n.13 del 27.2.2009, gli aventi diritto non abbiano ancora ricevuto il rimborso della quota di tariffa non dovuta, nonostante quanto chiaramente stabilito nel comma 2 dell’art. 8-sexies della già citata Lg n.13 del 27.2.2009.

Poichè le Leggi dello Stato andrebbero rispettate e applicate (nel nostro Paese purtroppo il condizionale sta diventando d’obbligo), sarebbe in grado di dare una spiegazione “in punto di diritto” alla disattesa applicazione della citata Legge dello Stato che lei sicuramente conoscerà? In caso affermativo le sarei grato se potesse/volesse fornirmela.

Gianni Porzi

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