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Trento

Indagine concorso CUE: confermati i dubbi sollevati un anno fa da Claudio Cia.

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Sono ben cinque gli indagati al termine delle indagini riguardanti il concorso per un posto a tempo indeterminato per funzionario tecnico della Centrale unica di emergenza

La vicenda risale ad oltre un anno fa, quando il 30 maggio 2017, Claudio Cia porta il caso all’attenzione delle cronache e della Giunta con un’interrogazione provinciale denunciando il possibile conflitto di interessi tra la presidente dalla commissione Luisa Zappini – all’epoca Dirigente provinciale, ma anche referente anticorruzione -, e i candidati che avevano superato il concorso, con i quali Zappini era in rapporto di conoscenza. (qui l’articolo)

Nell’ interrogazione Claudio Cia evidenziava come dei 17 candidati che parteciparono al concorso, solo in 3 superarono la seconda prova scritta, tutti legati a Eledia, centro che ha sviluppato diversi sistemi di comunicazione adottati dalla Centrale Unica di Emergenza di Trento (CUE), diretta proprio dalla Presidente della Commissione giudicatrice del concorso.

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Faceva inoltre notare come le domande dei tre temi opzionali proposti al sorteggio per le prove scritte fossero solo leggermente “mescolate” ma sostanzialmente identiche, ma soprattutto che i 3 candidati ammessi alla prova orale fossero tutti coinvolti da tempo per interessi professionali con il CUE e certamente in rapporto di conoscenza personale e professionale con la Dirigente Zappini, Presidente della Commissione, tanto che risultano in più occasioni coautori di pubblicazioni scientifiche.

Una conoscenza che però non è mai stata eccepita da alcuno, tanto da poterne dedurre che gli stessi candidati fossero consapevoli di trovarsi in conflitto di interesse almeno con Zappini, considerato anche che uno degli argomenti del concorso, superato brillantemente, era proprio la normativa anticorruzione!

Con numerosi interventi il segretario di Agire aveva chiesto l’annullamento del concorso, poi la sospensione della Dirigente per evitare l’inquinamento delle prove, in seguito ai quali la Giunta provinciale, dopo un clamoroso balletto di conferme e smentite, aveva infine proceduto all’annullamento del bando di concorso e di tutte le operazioni svolte dalla commissione esaminatrice.

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Ora il pm ha concluso le indagini, ipotizzando un tentato abuso d’ufficio in concorso: in sostanza ci sarebbe stato un accordo sui contenuti del bando, «ponendo in essere atti diretti in modo univoco a procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale» per arrivare a mettere in carico alla Provincia uno dei ricercatori.

Anche nella ricostruzione del pm si punta l’attenzione sull’incompatibilità della Presidente della commissione e i candidati, che si sarebbero rivelati come conoscenti fra loro e di fatto “coestensori” del bando. Dall’indagine emergono ulteriori particolari che al tempo della mia interrogazione non erano ovviamente noti, come una fitta corrispondenza tra i futuri vincitori del concorso e la dirigente Zappini, con tanto di passaggi di bozze di concorsi, di volta in volta adattate con requisiti idonei a favorire specifiche persone.

È necessario ricordare come allora il Presidente della Provincia Ugo Rossi si era goffamente affrettato a giustificare il tutto spiegando che “siamo ormai in una selva di norme che rendono impraticabile qualsiasi tipo di ragionamento sui concorsi, sulle gare, sugli appalti”, mentre qualcun altro, come l’allora onorevole Lorenzo Dellai, era accorso in difesa della dirigente (ed ex compagna di partito) parlando di “ingenuità” e di “volgare processo mediatico-politico”, o infine le dichiarazioni proprio dell’ex dirigente Zappini: “Se si pensa che io voglio favorire qualcuno, io, per l’amore di Dio, no.”.

«Più che stupore per l’esito delle indagini,  – afferma Claudio Cia – c’è una presa d’atto della conferma delle tesi che avevo portato avanti con i miei interventi in Consiglio provinciale, e c’è profonda gratitudine per il lavoro svolto dalla Procura e dalla Guardia di Finanza, in favore della trasparenza e della meritocrazia nei concorsi pubblici anche in Provincia di Trento. Un lavoro che valorizza anche l’impegno di chi fa opposizione, cosa che non si può dire sia stata fatta dalla Giunta provinciale, che nella maggior parte dei casi preferisce snobbare le segnalazioni dei consiglieri».
«Ora non resta che attendere con fiducia il corso della giustizia,  – conclude il consigliere – ricordando che come opposizione avevamo evidenziato la necessità di restituire credibilità al sistema dei concorsi pubblici, individuando le falle del sistema e promuovendo nuove e più efficaci norme in merito: un tema non pervenuto nell’attuale politica provinciale, e di cui AGIRE per il Trentino si fa portatore anche in vista delle elezioni provinciali di ottobre»

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