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Trento

Trento: Esposto in procura per la concessione del patrocinio al Gay Pride

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Nella giornata di martedì 10 luglio, l’Associazione Difesa dei Valori, guidata dal presidente Filippo Fiani, ha tenuto una conferenza stampa presso la Camera dei deputati per illustrare ben 11 esposti presentati alla Procura della Corte dei conti per chiedere una verifica rispetto ai patrocini dati da diverse amministrazioni locali ai Gay Pride, e dunque al mondo associativo Lgbt.

Nelle città citate c’è anche Trento, che il 9 giugno ha ospitato il Dolomiti Gay 

Un primo esposto pilota era stato presentato già un mese fa in Toscana – la regione in assoluto con più enti patrocinatori del Gay Pride – e aveva portato come risultato concreto, seppur la causalità non sia verificabile, il mancato finanziamento del comune al Toscana Pride.

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Presenti all’evento di ieri alla Camera anche l’onorevole Giovanni Donzelli di Fratelli d’Italia e il senatore Simone Pillon, della Lega.

ProVita ha contattato Filippo Fiani per un breve scambio di battute.

Presidente, potrebbe innanzitutto spiegarci la genesi e lo sviluppo della vostra iniziativa?

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La questione è semplice: abbiamo cercato tutti i Pride realizzati e in programma in Italia, quindi l’elenco delle amministrazioni che hanno dato il patrocinio.

Una volta radunati i dati, abbiamo deciso di presentare a diverse sezioni della Procura della Corte dei conti un esposto. Questo non ha carattere penale perché non era nostra facoltà denunciare un danno erariale, tuttavia pone la Procura nell’obbligo di indagare i conti e di verificare se vi sono stati degli illeciti: se così fosse, ma si rimanesse su un piano civile, sarebbe la Procura stessa a infliggere una sanzione; se invece le irregolarità risultassero avere un carattere penale, verrebbe coinvolta la Procura della Repubblica.

Facendo questo ci siamo garantiti di non puntare il dito in maniera preventiva contro chi ha dato il patrocinio, perché potrebbero esserci dei casi in cui questo è stato dato per una questione “morale”, seppur non condivisibile, ma non ha dato luogo ad alcun danno erariale.

La vostra ricerca a quali scoperte vi ha portati?

Quello che è successo è che questa nostra azione ci ha permesso di scoperchiare un pentolone ed è stata propedeutica per scoprire il legame indiretto che intercorre tra le amministrazioni e i Pride, che si concretizza tramite la Rete Ready. Le amministrazioni che ne fanno parte devono infatti dare conto del loro agire alle varie associazioni Lgbt e, anche solo questo, comporta dei costi che ricadono su tutti i contribuenti.

A questa intuizione siamo arrivati grazie e a una affermazione del governatore della Toscana Rossi, il quale ha dichiarato di non aver dato un euro al Pride, ma di aver finanziato la Rete Ready… e la cosa ci è risuonata molto rispetto al caso Unar-Anddos.

In fondo, pensiamoci: perché ogni amministrazione che passa alla destra si stacca immediatamente dalla Rete Ready? Semplicemente perché si tratta di un modo legale di ricevere denaro per poi distribuirlo a pioggia ai vari enti Lgbt che non ne avrebbero mai avuto diritto.

Secondo le vostre stime, qual è il danno economico, oltre a quello di ordine morale, arrecato dai Gay Pride?

Avendo volutamente deciso di non utilizzare uno strumento di richiesta di danno, chiamando appunto in causa la Procura della Corte dei conti, non abbiamo una stima.

Ad ogni modo è importante sottolineare che il nostro intento non era richiedere un risarcimento a nostro favore, quanto tentare di ri-sensibilizzare rispetto al valore del patrocinio, che non può andare a coprire iniziative che si presentato sotto certi aspetti anche contrarie alla legge italiana.

Presso quali Procure è stato presentato l’esposto?

Le Procure coinvolte sono quelle di Campania, Lombardia, Piemonte, Umbria, Lazio, Toscana, Sicilia, Veneto, Sardegna, Liguria, Trento e Bolzano. [Anche in Emilia Romagna ci sarebbe da indagare… leggete qua, ndR]

Quale esito vi prospettate?

Non ci aspettiamo un grande exploit. Però, su dodici Procure, riuscire anche solo a fare un piccolo buco in una diga che sta in piedi da tempo è già un passo.

Più che risultati giuridici vogliamo indagare e stuzzicare un sistema che si è autoprotetto e che si è sempre considerato intoccabile e che ora si trova un po’ il fianco scoperto agli attacchi che i cittadini possono compiere secondo le leggi dello Stato.

Avete già avuto contestazioni da parte di associazioni vicine al mondo Lgbt?

La conferenza di ieri ha generato articoli nelle regioni che sono state indicate come destinatarie dell’esposto. E già i siti Lgbt iniziano ad attaccarci, dicendo che i patrocini sono leciti e soprattutto gratuiti… ma non è mai così: c’è sempre un costo dietro, anche se magari non si danno direttamente soldi all’associazionismo, perché si spendono soldi per partecipare a un evento che non meritava una rappresentanza amministrativa.

Localmente, poi, l’associazione che rappresento è stata attaccata duramente in un consiglio comunale: «Nemo propheta in patria», insomma…

A cura di Teresa Moro

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Trento

Comune di Trento: mense e aule nuove da Meano a Mattarello, da Vela alle Bresadola

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Otto nuove aule e nuova mensa con cucina per le elementari di Meano.

Una nuova mensa e cinque laboratori musicali in più per le scuole medie Bresadola.

Nuova mensa anche per la scuola elementare di Mattarello e per la primaria in località Vela. (altro…)

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Trento

Cia e Taverna assolti, Conci: «Ora chiederò a Rossi e alla Ferrario 500 mila euro di danni»

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Assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

«Commento aspro, intenso, ma i fatti riportati sono oggettivi» – questo il commento del pubblico ministero in merito a quanto espresso nell’intervista da Claudio Cia

«Quanto espresso dal consigliere Cia è stato pubblicato fra virgolette dalla Voce del Trentino riportando quindi il suo pensiero in modo corretto al punto che l’intervista rispetta i canoni leciti» – questo il commento per la proposta di assoluzione dell’ex direttore Claudio Taverna.

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Così si è concluso il processo che vedeva imputati il consigliere provinciale Claudio Cia per diffamazione e Claudio Taverna, direttore responsabile pro tempore de “La Voce del Trentino“, perché ometteva di esercitare il controllo favorendo, con la pubblicazione, la consumazione di reati.

L’azione penale, dunque, promossa da Livia Ferrario, dirigente generale del Dipartimento della Conoscenza della Provincia di Trento, ha dato esito negativo per la querelante.

Nell’udienza dello scorso 6 luglio erano stati sentiti come testi il Presidente della Provincia Ugo Rossi e il segretario generale del Sindaco DELSA Mauro Pericolo.

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A chiedere l’assoluzione degli imputati erano stati il p.m d’udienza e gli avvocati Silva Fronza, difensore di Cia e Angelica Domenichelli, difensore di Claudio Taverna, mentre l’avvocato Bonora, che tutelava la querelante, si opponeva.

Tanto il p.m. d’udienza, quanto la difesa degli imputati, hanno sostenuto, con convincenti e fondate argomentazioni giuridiche che si rispecchiano nella costituzione e nella giurisprudenza della magistratura superiore, hanno dimostrato l’innocenza degli imputati.

Alla fine del dibattimento, il giudice dottor Giuseppe Serao si è ritirato in camera di consiglio per la decisione e dopo qualche minuto, ha letto il dispositivo della sentenza che mandava assolti i due imputati.

L’assoluzione cosa dimostra? E’ stato legittimato e difeso il diritto di critica politica, costituzionalmente garantito al consigliere Claudio Cia e il diritto di libertà di stampa al quotidiano on line “La Voce del Trentino” e al suo Direttore che avevano pubblicato la dichiarazione del consigliere Cia sulla clamorosa vicenda del commissariamento della scuola trentina da parte del Consiglio di Stato.

Ultima annotazione, ma non certamente per importanza, riguarda la latitanza dell’Ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige che in questa occasione, come in altre precedenti, non ha fatto sentire la sua voce. Anzi il suo silenzio a questo punto è assordante.

«Una sentenza già scritta che sottolinea ancora una volta che la libertà di informazione deve essere una priorità anche se alcune volte è critica verso la politica e il potere» – dichiara Roberto Conci (foto) editore della Voce del Trentino.

«Da parte della casa editrice Cierre Edizioni di cui sono amministratore delegato  – aggiunge Conci – dopo le motivazioni della sentenza ci sarà una richiesta danni e di risarcimento importante alla dottoressa Ferrario e al Governatore Ugo Rossi in quanto responsabile del dipartimento scuola dove opera la Ferrario. È mia intenzione chiedere 500 mila euro per i danni di immagine provocati da questa scellerata denuncia» 

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Trento

Il Papa e il Trentino: nuova sezione nel museo di San Giovanni Paolo II

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Il santuario-museo Jana Pawla II di Cracovia è il più importante complesso al mondo dedicato alla figura e all’opera di San Giovanni Paolo II. (altro…)

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