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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Marco Andreatta: «Verità per noi vuol dire togliere dall’oblio»

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Napoleone Bonaparte fu il primo statista ad essere profondamente interessato, sin da da giovane, alla matematica (in particolare alla geometria).

Durante gli anni della vita militare e poi del potere, ritenne che la matematica e la scienza potessero essere di grande aiuto per vincere le battaglie e per organizzare al meglio il suo Impero, mentre negli anni dell’esilio, quelli dell’impotenza, sembra che la matematica continuasse ad interessarlo per motivi filosofici, come un sostegno razionale alla fede religiosa ritrovata.

Anche oggi la matematica è nello stesso tempo terreno di discussioni filosofico-religiose e oggetto di attenzioni da parte del potere.

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In Cina e in Corea del Sud c’è una corsa ad accaparrarsi i migliori matematici, offrendo stipendi d’oro a matematici occidentali che vanno in pensione, assumono molti giovani. Si stanziano quantità di denaro che da noi sono impensabili, nella convinzione che anche da qui passi il primato economico-politico nel prossimo futuro“: lo afferma Marco Andreatta, matematico di prestigio internazionale, professore di Geometria all’Università di Trento, presidente del grande Museo delle Scienze della città, il Muse, e soprattutto direttore del Centro Internazionale di Ricerche Matematiche (CIRM).

Professore, come è iniziata la sua passione per la matematica?

“Non mi è chiarissimo. In una precedente intervista ricordavo che un qualche ruolo può averlo avuto anche la lezione di un giovane e brillante sacerdote che un giorno disegnò sulla lavagna non il solito triangolo con l’occhio al centro ma un magnifico cerchio e disse: così come capite che il cerchio non ha un punto di inizio e uno di fine, così potete anche capire che Dio è tutto, è inizio e fine al tempo stesso. Ero incerto tra la filosofia, la medicina, perchè mi allettava l’idea di poter fare qualcosa di concreto per il prossimo, e, appunto, la matematica. Alla fine ho scelto quest’ultima”.

E’ iniziata così l’avventura in una Libera Università giovanissima, quella di Trento.

“Sì, a Trento era nata da poco la celebre università di Sociologia, e Bruno Kessler, politico della Dc, decise di farvi sorgere anche una facoltà di scienze, piccola ma speciale, moderna ed avanzata, aperta alla comunità internazionale. Per renderla più appetibile offriva ai professori ottimi finanziamenti per laboratori e salari più alti che nel resto d’Italia. Tra i fisici, arrivò il professor Fabio Ferrari, che fu il primo preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali, dal 1972 al 1977 e poi rettore. Ferrari aveva lavorato in America con il Premio Nobel Emilio Segrè”.

E per la matematica?

“Arrivarono professori dalla Normale di Pisa, allievi del grande Ennio De Giorgi, come Mario Miranda ed Enrico Giusti, e da Padova, come l’algebrista Giovanni Zacher. Ho avuto la fortuna di studiare con personalità davvero di spessore. Poi, dalla piccola università con professori celebri, al mondo sono andato, prima a Bologna, Trieste, poi negli Usa, in Germania e di nuovo in Italia a Milano, per allargare gli orizzonti”.

Oggi lei dirige il Cirm. Di cosa si tratta?

“Il CIRM è un centro di produzione e diffusione della ricerca matematica, unico nel suo genere in Italia, e simile a molti altri centri prestigiosi in tutto il mondo. Il suo obbiettivo è quello di favorire lo scambio culturale, libero e di alta qualità scientifica, attraverso l’organizzazione di workshop, scuole e convegni a cui partecipano matematici da tutto il mondo. Centinaia di matematici si ritrovano da noi ogni anno per affrontare una qualche tematica, e per discutere tra loro. Vede, ai matematici piacciono molti gli scambi personali e orali, magari con lavagna e gessetto. Le intuizioni più belle possono venire come una scintilla mentre si ascolta un collega che espone risultati recenti, durante una riflessione a due. La matematica infatti è un modo esplicito di ragionare: ci sono rigore, regole, ma c’è anche spazio per la fantasia, la creatività, il libero arbitrio… E’ interessante vedere come due matematici possono arrivare in modo diverso allo stesso risultato. Un Teorema matematico viene formulato in maniera universale, ma un ricercatore giapponese, ad esempio, può arrivare alla sua dimostrazione per strade diverse da quelle percorse da un europeo, sia nella forma che nella intuizione; la dimostrazione riflette l’ambiente culturale nella quale è stata costruita”.

Riguardo alla matematica, Lei ebbe a dire: «Non ho mai dato troppo peso all’aspetto utilitaristico, ma ho sempre pensato che sotto questo ragionamento razionale ci sia la speranza che la fatica terrena avrà un senso superiore».

Chiariamo due cose: anzitutto non c’è solo la matematica, ci sono tante altre cose che non sono ad essa riducibili, ad esempio l’amore per il prossimo. Quando un uomo dà ad un altro il suo mantello, per coprirlo dal freddo, non lo fa per la matematica. Questo tipo di fatica terrena ha probabilmente un senso superiore; ma forse lo ha anche un impegno serio e rigoroso nella ricerca scientifica per il progresso umano. In secondo luogo la matematica, la scienza in generale, opera con ragionamenti basati sulla causalità; questo è ciò che sosteneva già Platone qualche migliaio di anni fa. Ci si chiede: qual’è la causa? L’uomo cerca sempre la causa, e poi a ritroso la causa iniziale. Euclide comincia i suoi libri con questa definizione: un punto è ciò che non ha parti. Prosegue quindi derivando altre definizioni e poi proposizioni. Partiamo da una causa iniziale, e questo suggerisce evidentemente un parallelo con la ricerca filosofica e religiosa di una Causa di tutto, di un’ Origine. Scienza e fede in questo senso sono due strade parallele, che non confliggono, mantenendo la loro autonomia. Certamente un uomo nella sua vita si deve porre la domanda: c’è o non c’è un fine ultimo dell’esistenza?”

Per voi matematici, le formule sono “belle”, godibili. Ma anche utili…

“C’è un’etica della matematica che ci educa a cogliere con rigore una verità contingente, e c’è anche un’estetica: la bellezza è anche ordine, armonia, proporzione… E poi c’è l’utilità della matematica, oggi alla base dello sviluppo scientifico e delle sue applicazioni tecnologiche. Oggi la lotta mondiale per la supremazia nella ricerca scientifica punta ad assicurarsi un buon esercito di matematici. Questa è la politica delle potenze emergenti del far east, come la Cina, il Giappone, la Corea del Sud: con notevoli investimenti finanziari per l’istituzione di centri di ricerca e di convegni nel campo della matematica queste nazioni diventano sempre più luoghi di scambi scientifici. Ho partecipato recentemente ad alcuni convegni in Asia e posso testimoniare che l’accoglienza è sempre in pompa magna, con rispetto per le nostre ricerche ma con un’ esplicita volontà di fare meglio. La Cina sta pensando di trasformare una splendida isola del Pacifico in un luogo di ricerca permanente”.

Nel Novecento l’Europa perse il proprio primato scientifico anche a causa del nazismo e del comunismo, che fecero fuggire in America i migliori cervelli. E oggi?

“Una lettura storica è forse più complessa di quella riassunta nella domanda: le leggi razziali del fascismo e del razzismo fecero indubbiamente fuggire alcuni tra i migliori nostri cervelli, anche una politica culturale autarchica ha prodotto molti danni. Oggi in Europa ed anche negli Stati Uniti si possono ripetere errori analoghi, causati da posizioni di rinnovato sapore autarchico. Le potenze asiatiche sopra menzionate da questo punto di vista si muovono molto meglio, e forse anche la Russia. Oggi i miei migliori allievi troverebbero subito una cattedra pagata profumatamente in Asia, mentre qui i finanziamenti alla ricerca crollano. Nel contempo, mentre cercano i nostri cervelli, i cinesi richiamano dagli USA i loro connazionali fuggiti durante la rivoluzione culturale. Come detto sopra non c’è solo una lotta per l’egemonia politica ed economica, nel mondo, ma anche per quella culturale, scientifica”.

estratto da un’intervista comparsa su La verità dell’8 luglio 2018

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Marcinelle: la tragedia di «Bois du Casiez», 63 anni dopo

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E’ una di quelle date che non si dimenticano, che non si possono dimenticare.

Erano gli anni in cui molti italiani per necessità andavano a lavorare all’estero. In Svizzera, in Germania, in Belgio, oltre Oceano, nelle Americhe e nella lontanissima Australia.

Molti si fermarono, altri ritornarono in Patria, che si stava avviando, dopo le ferite della guerra, grazie anche alle rimesse dei nostri lavoratori all’estero, al miracolo economico degli anni 60.

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L’Italia povera di materie prime esportava braccia; in cambio importava carbone: questo stabiliva il protocollo italo-belga del 1946.

Nel 1956 fra i 142.000 minatori impiegati in Belgio, 63.000 erano stranieri e fra questi 44.000 erano italiani.

La tragedia della miniera di «Bois du Casiez» è il simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo!

Tra coloro che non poterono tornare i 136 minatori italiani, dei 262 che perirono in quella dannata giornata di 63 anni fa alla miniera di «Bois du Casiez» a Marcinelle, in prossimità di Charleroi. In quella sciagura morì anche il perginese Primo Leonardelli.

Nel quarantesimo anniversario della sciagura, vale a dire l’8 agosto del 1996, ebbi l’onore di rendere omaggio, in rappresentanza del Consiglio Provinciale e Regionale, con i Gonfaloni della Provincia e della Regione, assieme all’on. Mirko Tremaglia, segretario generale del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo, a tutti i Caduti della sciagura della miniera di «Bois du Casiez».

Nella foto, la delegazione del MSI-DN, con l’on. Mirko Tremaglia, capo del CITM (ndr Comitato Tricolore Italiani nel Mondo), nel quarantesimo anniversario della tragedia. Tra gli altri, il sottoscritto (l’ultimo a destra).

A cura di Claudio Taverna 

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Il 10 agosto l’inaugurazione del parco Museo di Malga Zonta e Base Tuono

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Fin dai tempi più remoti l’area di Passo Coe, a Folgaria, è stata zona di frontiera.

Le alture, i pascoli e le ampie foreste di abeti che caratterizzano la zona, sono stati luogo di aspre e secolari contese confinarie.

Hanno conosciuto i contenziosi tra la Repubblica di Venezia e il Principato vescovile.

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Qui sono avvenuti duri scontri di prima linea nel 1915-1916 culminati con la fase più violenta dell’Offensiva di primavera.

Questi luoghi sono stati l’ambientazione di fatti legati alla Resistenza, contrassegnati dalla strage di Malga Zonta del 12 agosto 1944.

Sempre qui, negli anni Sessanta e Settanta del scorso secolo, le vicende nucleari della Guerra Fredda si sono intrecciate con la presenza della Base missilistica di Malga Zonta – Monte Toraro, oggi testimoniata da Base Tuono, allestimento museale, nel suo genere unico in Europa.

Per riportare l’eccezionalità di un luogo qual è Passo Coe che a 1600 m di quota, in una pregiata cornice alpestre, sa raccontare secoli di storia, in particolare i grandi conflitti che hanno lacerato il Novecento, la Fondazione Museo storico del Trentino, la Provincia autonoma di Trento e il Comune di Folgaria hanno avviato da due anni il progetto di un parco museo denominato Parco museo Malga Zonta – Base Tuono.

Il museo si pone quindi l’obiettivo di raccontare il “Secolo breve“, soffermandosi sulle tappe principali di cui è stata teatro la zona di Passo Coe.

Si tratta di presentare una ricostruzione storica avvincente e basata sulle fonti, che fornirà una ricostruzione equilibrata degli avvenimenti e di queste importanti pagine della nostra storia, attraverso un percorso caratterizzato da un allargamento dell’orizzonte temporale e da uno sguardo d’insieme.

Tale progetto si è ora concretizzato con la realizzazione di un percorso espositivo, allestito nell’edificio che fu il Corpo di Guardia dell’ex base missilistica, a pochi metri da Base Tuono.

La sede del Parco, con i suoi allestimenti interni, sarà inaugurata pubblicamente sabato 10 agosto, alle ore 11.00.

I contatti per la concessione con l’Aeronautica Militare risalgono al 2005 ma non ebbero seguito.

Furono ripresi nel 2009 con una risolutiva visita al 2° Reparto Manutenzione Missili di Padova.

Nel 2009 il Comune di Folgaria ha avviato con lo Stato Maggiore dell’Aeronautica l’iter procedurale che nel 2010 ha portato al primo allestimento espositivo di Base Tuono.

Il video è stato girato con un drone da Simone Sergi, appassionato videoMaker. 

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Riflessioni fra Cronaca e Storia

Trento 30 luglio 1970, una data che non dimentichiamo

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Sono passati 49 anni da quella sciagurata ed infausta giornata, quando la “civilissima” Trento venne sconvolta dalle gesta “eroiche” di qualche centinaia di scalmanati che avevano inscenato, per oltre 7 ore, nelle vie della città, uno scempio corteo, che partito da Spini di Gardolo era stato addirittura scortato dai vigili urbani, nella latitanza delle autorità.

Due vittime, due ostaggi: il consigliere regionale del MSI Andrea Mitolo e il sindacalista della Cisnal Gastone Del Piccolo.

Proprio a Spini di Gardolo, allo stabilimento Ignis, la celebrata cattedrale del lavoro di “paron” Borghi, inaugurata qualche mese prima dall’on. Flaminio Piccoli, l’allora “paron” democristiano, si doveva tenere una assemblea sindacale della Cisnal, sindacato di destra.

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L’incontro sindacale fu impedito con la violenza dalla triplice sindacale (CGIL-CISL-UIL), spalleggiata nell’occasione da elementi di Lotta Continua, organizzazione politica, tristemente protagonista degli “anni di piombo”.

All’insegna dell’antifascismo, si doveva “democraticamente vietare” l’attività sindacale di chi non fosse schierato con la “triplice“, come si doveva sempre “democraticamente vietare” addirittura la propaganda elettorale al Movimento Sociale Italiano: da ricordare, sempre a Trento, l’impedito comizio (con l’avallo della giunta comunale di centrosinistra) di Giorgio Almirante in piazza Cesare Battisti in occasione delle elezioni comunali del 1974.

Giornata plumbea, quel 30 luglio 1970.

Il corteo, due ostaggi, alla gogna, costretti a “marciare” con un cartello al collo, derisi e umiliati da una canea ululante in un’atmosfera da linciaggio, nell’indifferenza generale e nell’assenza dello Stato.

Lo Stato, reagì il giorno dopo.

L’allora ministro dell’interno, il democristiano e siciliano Franco Restivo, per le vibranti proteste del MSI e la pressione dell’opinione pubblica scossa dai fatti trentini, rimosse i responsabili dell’ordine pubblico, Commissario del Governo, Questore e Comandante dei Carabinieri vennero allontanati da Trento.

Mitolo e a Del Piccolo, allora come oggi, il nostro affettuoso ricordo

A cura di Claudio Taverna 

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