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economia e finanza

Felicetti investe 20 mln nel nuovo stabilimento a Molina di Fiemme. Isa entra con il 22%

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Il pastificio Felicetti apre per la prima volta le porte del suo azionariato ad un socio per continuare a crescere e sostenere l’investimento di circa 28 milioni di euro per la realizzazione del nuovo stabilimento produttivo di Molina di Fiemme (TN).

Una sfida importante che è maturata dopo diversi anni in cui l’azienda – che quest’anno compie 110 anni – ha visto crescere i propri mercati di riferimento e a seguito di una domanda che è arrivata a superare la capacità di risposta determinando la piena saturazione della capacità produttiva dello stabilimento storico di Predazzo che oggi produce 20 mln di Kg di pasta all’anno in oltre 200 formati in una struttura che nel 2013 era già stato oggetto di ampliamento.

Nel maggio 2017 l’azienda, saturati gli spazi nella storica sede produttiva, ha scelto di continuare a crescere in Trentino e ha stipulato con Trentino Sviluppo, la Provincia autonoma di Trento e il Comune di Castello Molina di Fiemme un accordo per la cessione di un’area produttiva pubblica già infrastrutturata a Molina di Fiemme.

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Trentino Sviluppo metterà a disposizione una superficie edificabile di 16.200 metri quadrati e supporterà le attività di internazionalizzazione.

Sparkasse, che ha svolto il ruolo di “banca d’affari”, con la selezione e presentazione del nuovo socio ISA, sarà anche “arranger” per il finanziamento in pool con altre banche dell’intero progetto – per circa 23 milioni – che prevede la costruzione del nuovo stabilimento, l’acquisto dei macchinari e l’avvio delle due nuove linee produttive del Pastificio Felicetti.

I soci Felicetti hanno individuato in ISA (Istituto Atesino di Sviluppo S.p.A.) di Trento, la più importante holding di partecipazioni a livello regionale con un portafoglio di investimenti di oltre 160 mln di euro, il partner culturalmente più affine ai valori della famiglia al quale aprire il proprio capitale sociale.

ISA otterrà una partecipazione nella società pari al 22% attraverso un investimento di 5 milioni di euro tramite un aumento di capitale con l’obiettivo di accompagnare l’azienda in ulteriori piani di sviluppo che non escludono anche una quotazione in borsa come progetto a medio termine.

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Con una forza lavoro di 69 dipendenti, un fatturato nel 2017 di 37 milioni di euro di cui il 50% all’estero e un EBITDA dell’11,7%, Pastificio Felicetti punta all’eccellenza e ad una leadership consolidata.

“Aprire la nostra società ad un partner strategico per la crescita come ISA – dichiara Riccardo Felicetti – è innanzitutto una rivoluzione culturale che la nostra Famiglia ha affrontato nell’ottica di garantire un futuro solido e di ampio respiro produttivo e commerciale, pronti alle nuove sfide di un mercato sempre più globale, mantenendo però inalterati i valori profondi della Famiglia e la localizzazione territoriale che rimane per noi un valore imprescindibile e di enorme valore sociale”.

“E’ per noi fonte di orgoglio avere contribuito con un ruolo attivo al finanziamento di questa importante operazione industriale – dichiara Nicola Calabrò, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Sparkasse – Sparkasse, nel suo ruolo di banca leader del Trentino Alto Adige, concorre allo sviluppo del territorio con un ruolo di banca di sistema. E’ quanto abbiamo fatto concretamente in questo caso, sia come banca capofila nel reperimento delle risorse di credito sia ricercando attivamente una società partner individuata in ISA”.

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Il novembre nero degli italiani: 55 miliardi di euro di tasse da versare allo Stato

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Mentre il governo Conte parla solamente di riforma e di alleggerimento fiscale senza far seguire nulla di concreto, da oggi inizia un novembre nero nel quale il fisco preleverà qualcosa come 55 miliardi di euro, dai conti degli italiani.

Iva, Ires e Irpef metteranno in difficoltà specialmente i piccoli imprenditori.

Per capire come le tasse possano essere ormai un’emergenza nazionale, basta considerare che la pressione fiscale in Italia è del 59,1% e peggio di noi è solo la Francia col 60.75%.

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Poi ci sono anche gli acconti, le ritenute per i dipendenti e le varie addizionali; tutti balzelli che andranno in scadenza a novembre.

Negativa non solo la percentuale fiscale, ma anche il tempo necessario per acquisire le informazioni utili alle modalità di pagamento delle tasse: 30 giorni contro la media di 18 dell’area Euro.

E per la serie cifre da paura, nel 2018 il gettito fiscale entrato nelle casse dello Stato è stato di 500 miliardi di euro. Nel solo, ma nel mese di novembre saranno versati 15 miliardi di Iva.

Segue l’acconto Ires in capo alle società di capitali che anticiperanno al fisco 13,3 miliardi. 11,9 miliardi saranno versati per varie altre tasse da collaboratori e lavoratori dipendenti tramite il datore di lavoro.

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L’acconto Irpef costerà alle aziende e ai percettori di redditi diversi 6,2 miliardi di euro, mentre per l’Irap ci sarà un prelievo di 6,1 miliardi.

Poi ci sono da saldare le addizionali regionali e comunali Irpef e nel totale non sono stati calcolati i contributi previdenziali, da versare entro il 16 novembre.

Quella di novembre è però una delle punte annuali dei pagamenti e che esclude i balzelli quotidiani che a vario titolo, specialmente le attività commerciali sono costrette a versare.

Logico che una riforma fiscale non potrebbe che essere al ribasso con percentuali consistenti.

Ma una minore pressione fiscale è l’unica strada per far ripartire l’economia italiana, dando anche un maggiore potere d’acquisto agli stipendi.

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31 ottobre: la festa del risparmio trasformata in quella del debito

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Oggi si celebra la festa che non c’è più: il 31 ottobre sarebbe la Giornata del Risparmio che per decenni ha avuto un significato profondo per tante generazioni.

Il salvadanaio in metallo delle banche che veniva dato per raccogliere la moneta e quindi fare “ musina”.

La formichina eletta a simbolo di chi era previdente e risparmiava, poi francobolli, cartellonistica e tutto quanto era utile per celebrare la festa, fino a quando non è stato eliminato il risparmio.

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Con un costo della vita pari se non superiore alla media degli stipendi; con la trasformazione delle abitudini da oculate a esasperatamente consumistiche, il risparmio è stato sostituito dal debito.

Solo fino a pochi anni fa le cose si compravano se si avevano i soldi o perlomeno gran parte della cifra necessaria per l’acquisto.

Ed il debito lo si contraeva per le cose importanti come lo è l’acquisto di una casa. Oggi col credito al consumo tutto, nulla escluso, è finanziabile quindi rateizzabile e le rate da pagare non fanno altro che eliminare il risparmio.

Sarebbe quindi da celebrare la festa del debito, non certo quella del risparmio.

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Certo le famiglie italiane i soldi in banca li hanno anche se spesso non si tratta di denari propri, ma di eredità ricevute.

Molte famiglie hanno un loro tesoretto, ma ad essere scomparso è lo spirito del risparmio; quella soddisfazione personale di acquistare grazie al sacrificio.

Oggi a prevalere è il tutto facile e tutto subito e poco importa che specialmente con la tecnologia, siano tutti valori che vanno a perdersi.

L’importante è apparire. La scomparsa dello spirito del risparmio è iniziata tanti anni fa, negli anni di un boom economico costruito sulle cambiali.

Tanto che è lecito il dubbio se il nostro boom economico, non sia stato un castello di carta.

E’ anche vero che il potere d’acquisto degli stipendi era del tutto diverso rispetto all’attuale.

Ma oggi chi parla più di risparmio? Ad essere pubblicizzato e incentivato è solo il credito al consumo, quindi il debito.

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Officine Brennero rilancia con il camion “iperconnesso”

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La “star”, alla festa per i vent’anni dall’inaugurazione del sito in via Spini di Gardolo, è S-WAY, l’ultimo nato tra i veicoli pesanti di Iveco, un camion connesso al 100 per cento, destinato a rivoluzionare la gestione delle flotte e la vivibilità a bordo.

Le sue funzioni di connettività avanzata, infatti, mantengono gli autisti in contatto costante con il gestore della flotta, gli specialisti dell’assistenza Iveco e la rete di concessionari.

Ed a festeggiare sono tutti i 65 dipendenti della sede trentina di Officine Brennero, realtà industriale di punta del settore trasporti commerciali presente in Trentino fin dal 1962 ed oggi con sedi anche a Verona, Campoformido (Udine) e Suzzara (Mantova). Una festa alla quale non è voluto mancare l’assessore allo sviluppo economico, ricerca e lavoro Achille Spinelli.

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Iveco è l’unico costruttore al mondo a proporre una gamma completa, dai veicoli commerciali a quelli pesanti per il trasporto su lunghe distanze (oltre al nuovo camion S-WAY è stato presentato oggi anche il nuovo Iveco Daily 2019), che si avvale di robusti e collaudati motori a gas.

E proprio delle dinamiche che stanno interessando il mondo del trasporto su gomma e che trovano, con l’arrivo sul mercato di mezzi da trasporto evoluti, dirette ricadute anche sui trasporti lungo l’asse autostradale del Brennero, si sono confrontati la scorsa settimana alle Officine Brennero l’assessore Spinelli, l’amministratore delegato della società Alberto Aiello ed il responsabile amministrativo Paolo Barbieri.

“Si tratta di una realtà industriale che ha radici storiche sul territorio trentino – dichiara Spinelli – e che è cresciuta rimanendo agganciata all’innovazione continuando ad operare in un settore non certo facile e che sempre più, in tema di trasporti commerciali, guarda alla sostenibilità e al contenimento dei costi”.

Officine Brennero Spa è stata costituita a Trento nel 1962 e già nel 1988 è diventata concessionaria di proprietà Iveco, che ne è socio unico. Nel 2001 ha acquisito due importanti concessionarie veronesi e attualmente conta 4 sedi: Trento, verona, Campoformido (UD) e Suzzara (MN). E? concessionaria esclusiva Iveco per le province di Trento, verona, mantova e per la regione Friuli venezia Giulia ed inoltre è concessionaria esclusiva di Fiat Profesisonal per il Trentino.

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Attualmente occupa 65 dipendenti, ha un fatturato di 149 milioni di euro ed ha chiuso lo scorso anno con un utile a bilancio di 2,3 milioni di euro. Negli ultimi anni Officine Brennero Spa non ha beneficiato di contributi provinciali e neppure di interventi di Trentino Sviluppo e Agenzia del Lavoro.

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