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Italia ed estero

L’ Europa e «l’insostenibile leggerezza» dei migranti.

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L’ Europa riuscirà mai a ritrovare la propria coesione e dare una risposta efficace ai migranti e ai propri cittadini? Si riuscirà mai a conciliare le necessità di chi fugge da una guerra, dalla povertà e dalla fame con quelle di chi ha perso il posto di lavoro, i risparmi e la casa? Le miserie umane sono tante… troppe, nel Sud come nel Nord del mondo.

Accontentare tutti è impossibile e gli egoismi dettati dalla voglia disperata di sopravvivenza hanno il sopravvento su tutto. Armonizzare poi usi, costumi e religioni differenti affinché tutti si integrino alla perfezione, in pace, senza più estremismi, radicalismi, squilibri sociali e lotte tra civiltà sembra un’impresa utopica alla quale neanche più la principessa Europa crede, mentre fa capolino col suo viso malinconico dalla finestra delle nuove banconote in euro, l’unico collante di un’Europa divisa su tutto.

A valle dell’ultimo vertice UE sui migranti, che ha registrato un sostanziale nulla di fatto, è interessante raccogliere la denuncia della ONG francese “La Cimade” che in un suo recente rapporto evidenzia come la Francia stia chiudendo i propri confini ai migranti, in particolare quelli con l’Italia.

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Secondo i dati raccolti dalla PAF (Police aux Frontières), analizzati nel rapporto della Cimade, il numero di respingimenti in Francia sarebbe stato nell’anno 2017 di 85.408 persone, circa il 34% in più rispetto al 2016 quando i migranti a cui era stato rifiutato l’ingresso in Francia furono 63.845.

Nel 2015, anno della sospensione del trattato di Schengen da parte della Francia, i respingimenti furono 15.489.

I respingimenti hanno riguardato in particolare la frontiera con l’Italia con 44.433 mancate ammissioni nel Département des Alpes-Maritimes (+42% in un anno) da cui i migranti tentano di passare in Francia da Ventimiglia e con 1.899 persone respinte, nel 2017, dal Département des Hautes-Alpes, vicino Bardonecchia, dove i respingimenti hanno registrato un’impennata del 700%.

Il Ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini (Lega) dice del Presidente francese Emmanuel Macron «È un arrogante, apra subito le porte di casa sua ai 9.000 immigrati che la Francia si era impegnata ad accogliere dall’Italia», ma Parigi non cambia linea, mentre Macron replica «in Italia non c’è una crisi migratoria, il concetto di Paese di primo arrivo non si può cancellare. La Francia non è un paese di primo arrivo e non aprirà dei centri di controllo dei migranti».

Eppure, il vaso di Pandora lo ha scoperchiato proprio la Francia di Nicolas Sarkozy che ha fortemente voluto la guerra in Libia nel 2011 per la defenestrazione di Muammar Gheddafi, non tanto per donare la libertà e la democrazia al popolo libico ma più per colpire gli interessi commerciali, industriali ed energetici dell’Italia in Libia. Non è ancora chiaro il perché dell’adesione del governo Berlusconi all’azione militare contro un primario partner commerciale, ma quel che è certo è che le conseguenze le si pagheranno a lungo termine e intanto sotto il peso della migrazione massiccia e continuativa l’Europa scricchiola.

Mentre assistiamo inermi a questo braccio di ferro tra nazionalismi di sapore ottocentesco che ancora pervadono l’intera Europa, da ovest ad est, e mentre orde di disperati continuano a morire affrontando il “viaggio della speranza” rischiamo che l’unità Europea vada irreparabilmente in frantumi.

Intanto, c’è chi come Jörg Meuthen (AfD), dal congresso di Alternative für Deutschland ad Augsburg, esulta e già sogna una nuova Europa affermando «Quelli con cui vogliamo e dobbiamo lavorare si chiamano Heinz-Christian Strache, Sebastian Kurz, Matteo Salvini e Viktor Orban, con questi compagni di lotta possiamo costruire la nuova Europa. La politica dell’asilo della cancelliera tedesca Angela Merkel, del presidente francese Emmanuel Macron e del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker porta ad uno strisciante suicidio dell’Europa».

Vienna, che presiede il Consiglio UE nell’attuale semestre europeo, si affretta a prendere ufficialmente le distanze replicando con un secco comunicato ufficiale «per Sebastian Kurz gli alleati in Germania sono il governo tedesco, con Angela Merkel alla guida ed il ministro dell’interno Horst Seehofer».

Insomma, tra azioni e ripensamenti, dichiarazioni e smentite, liti politiche e finte riappacificazioni, dubbi, incertezze e crisi sembra proprio che il “vascello” Europa non trovi il nocchiere in grado di evitare che vada a sfracellarsi sul duro scoglio della migrazione, che costituisce poi, il nucleo principale dei vari dissidi europei attorno ai quali vanno manifestandosi gli “inconciliabili” egoismi nazionali.

Purtroppo, lo spirito e la saggezza dei padri fondatori dell’Europa unita sembrano ormai svaniti. I costituenti erano uomini di straordinaria levatura morale, che avevano vissuto personalmente gli orrori che i due conflitti mondiali avevano seminato tra le nazioni europee; ormai, i propositi di fratellanza e comunione internazionale post-bellici hanno lasciato il posto ad interessi, egoismi ed invidie tra Paesi vicini che non hanno più lo spirito di cooperazione ed ogni occasione è buona per minacciare la sospensione di Schengen ed isolare i Paesi più esposti al fenomeno migratorio.

Intanto, il 26 maggio 2019 si voterà per il rinnovo del parlamento europeo. Con molta probabilità dopo le elezioni ci saranno nuovi assetti politici, ma i mutati scenari con l’affermazione di nuove forze politiche “euroscettiche” in tutta Europa saranno in grado di ridimensionare gli interessi nazionali a favore del bene comune e per la prosecuzione di un progetto unico di crescita europea?

L’Europa troverà nuovo vigore e nuova forma secondo la visione delle forze politiche che contro ogni lobby auspicano un’Europa dei popoli e delle nazioni, oppure sarà irrimediabilmente destinata a divenire una scatola vuota, un’idea superata, logora, priva di un qualsiasi futuro e quindi destinata a scomparire come entità unita e sovranazionale?

A cura di Mario Amendola

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