Connect with us
Pubblicità

Telescopio Universitario

Trento, centinaia di migliaia di euro di danni all’Università: lo scandalo si allarga a 17 indagati

Pubblicato

-

La facoltà di Ingegneria a Povo

Gli indagati nell’ambito dell’inchiesta sui bandi e gli appalti pilotati dell’Università di Trento aumentano da 7 a 17.

Oltre al professor Mosè Ricci, che è stato interdetto dai pubblici uffici come misura cautelare, ci sono altri professori col doppio lavoro, studenti e personale amministrativo dell’Ateneo che hanno alterato la trasparenza delle procedure.

Ieri avevamo parlato della vicenda della progettazione della mensa universitaria il cui bando sarebbe stato pilotato dall’urbanista Ricci facendo in modo che gli incarichi fossero affidati a quattro studenti/ricercatori che vi avevano lavorato già in una prima fase.

PubblicitàPubblicità

In questo ambito erano risultati 7 gli indagati ma a quanto pare non è finita qui. I magistrati ipotizzano altri reati e fanno emergere altre persone coinvolte, 17 per l’appunto.

Ma l’inchiesta non si ferma qui. Infatti, a diversi professori è contestato il doppio lavoro poiché avrebbero svolto incarichi libero professionali mentre lavoravano a tempo pieno per l’Università. In questo caso l’accusa è abuso in atti di ufficio.

Il rettore Collini

L’altra novità consiste nell’affidamento di altri piccoli incarichi in maniera diretta, senza passare attraverso procedimenti concorrenziali. I reati contestati a carico del personale amministrativo sono abuso di ufficio e falso.

Inoltre molti incarichi sono stati affidati all’esterno senza verificare se all’interno dell’organico dell’Università vi fossero professionisti idonei.

Considerato che si parla di numerosissimi episodi del genere e, anche se ogni incarico valeva poche migliaia di euro, per l’Università il danno finale ammonta a centinaia di migliaia di euro.

Pubblicità
Pubblicità

Telescopio Universitario

Cerimonia Laurea, Collini: «Rispetto e comprensione, le vostre leve per affrontare il futuro»

Pubblicato

-

Piazza Duomo affollata questa mattina nonostante la pioggia intermittente per la Cerimonia delle lauree.

La manifestazione, giunta all’ottava edizione, viene organizzata due volte l’anno (in primavera e in autunno) dall’Ateneo in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e il Comune di Trento.

Lo scopo è valorizzare il conseguimento della laurea da parte di un bel numero di giovani e il loro rapporto con la comunità locale.

PubblicitàPubblicità

La pioggia a tratti non ha disturbato la cerimonia, che si è svolta come di consueto in un clima di festosa soddisfazione di giovani, famiglie e amici.

In piazza c’erano 335 laureati/e dell’Università di Trento, tra coloro che hanno concluso il percorso di studi tra ottobre 2018 e marzo 2019 nei corsi di laurea di I ciclo dei dipartimenti: Cibio; Economia e Management; Fisica; Ingegneria civile, ambientale e meccanica; Ingegneria industriale; Ingegneria e Scienza dell’Informazione; Lettere e Filosofia; Matematica; Psicologia e Scienze cognitive; Sociologia e Ricerca sociale.

Con loro anche 12 dei 15 migliori dottori e dottoresse di ricerca dell’anno accademico 2016/2017.

Hanno ricevuto il diploma dalle mani del rettore Paolo Collini e del prorettore vicario Flavio Deflorian alla presenza di Daniele Finocchiaro, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento.

Alla cerimonia hanno partecipato anche l’assessore all’istruzione, università e cultura della Provincia autonoma di Trento e l’assessora con delega per le materie della partecipazione, innovazione, formazione e progetti europei del Comune di Trento.

La cerimonia si è aperta con il corteo accademico partito dal Rettorato e si è conclusa con la proclamazione da parte del rettore e il lancio dei tipici cappelli (tocchi per laureati/e e feluche per dottori e dottoresse di ricerca). Ad accompagnare dal vivo i vari momenti la Corale polifonica UniTrento e il Gruppo strumentale di Ateneo, diretti da Marco Gozzi.

Nel suo intervento il rettore Paolo Collini ha ricordato a laureati e laureate l’importanza degli anni passati all’Università di Trento e il grande valore che questo periodo appena trascorso avrà nella vita. «Sostenervi nel percorso di studi – ha detto il rettore – è un grande investimento che la comunità trentina fa nel futuro. È bene ricordarselo con un senso di riconoscenza, sapendo che c’è un momento in cui siamo chiamati a restituire un po’ di quello che abbiamo ricevuto. Quello che oggi celebriamo è un punto di partenza verso nuove avventure: siate aperti al nuovo restando fedeli ai vostri valori. Fate del rispetto e della comprensione le armi con cui affrontare una società difficile. Ricordate che i cambiamenti sono fonte di grandi opportunità se li sappiamo leggere con gli occhi della lungimiranza e della saggezza».

«Lavorare nel mondo dei videogiochi è per me la realizzazione di un forte desiderio, di un sogno» ha esordito il testimonial, Matteo Galvagni, di Rovereto, laureato nel 2015 all’Università di Trento e che oggi lavora come Lead Programmer (si occupa della parte di programmazione) a Milestone, azienda italiana di videogiochi con sede a Milano. Ha raccontato di essere approdato all’Università di Trento dopo una prima esperienza non soddisfacente in un altro ateneo: «Mi sono iscritto al corso di laurea in Interfacce e Tecnologie della comunicazione al Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive. Mi attirava molto l’idea di studiare come l’informatica, la psicologia e l’intelligenza artificiale si integrassero tra loro».

Per lui gli anni universitari «hanno rappresentato un’opportunità di crescita oltre che un’esperienza accademica e formativa».

Di fronte all’incertezza sugli sbocchi professionali, ha raccontato di essersi buttato nel mondo delle startup, dove ha avuto modo di mettersi alla prova in competizioni, progetti, lavoro in team.

Dopo la laurea ha fatto una ricerca delle aziende italiane che producevano videogiochi. Ha trovato la Milestone: «Mi sentivo corrispondere al profilo che l’azienda cercava. Decisi di provarci con entusiasmo, ma non nutrendo molte speranze».

E, a due mesi dalla laurea, aveva un lavoro in una grande azienda. Galvagni ha concluso: «Abbiate coraggio, rischiate, mettetevi in gioco, sperimentate chi siete per comprendere quali sono i vostri punti di forza su cui costruire il vostro futuro. Vi invito perciò già da domani ad aprire quel cassetto dei sogni, e a recuperare ciò che ci avevate messo dentro. Abbiate fiducia in voi stessi e ricordatevi che l’unico vero fallimento è quello di non averci provato».

Infine è intervenuta Sara Vettorazzo (laureata in Scienze e Tecnologie biomolecolari all’Università di Trento) nella veste di miglior laureata tra chi partecipava a questa edizione della cerimonia. È tornata con la memoria al momento della scelta: «Dopo il liceo la mia vita si presentava come un gigantesco punto di domanda: mi appassionavano molti ambiti diversi tra loro e il capire quale fosse il più importante mi sembrava una sfida davvero impossibile… Poi, piano piano, ho iniziato a pensare a quanto, da sempre, la vita e tutti i suoi incredibili meccanismi mi affascinassero».

Di qui la decisione di iscriversi al corso di laurea del Cibio: «Ho trovato quello che cercavo: la qualità dei corsi offerti e delle numerose ore di esercitazione nei laboratori didattici; il caloroso clima di solidarietà tra studenti; la bellezza del polo scientifico e soprattutto la competenza e la conoscenza dei professori, impegnati in una ricerca di altissimo livello, autori di pubblicazioni del calibro delle più prestigiose riviste scientifiche e per questo costante fonte d’ispirazione per tutti noi studenti».

Tra le esperienze più arricchenti e stimolanti Vettorazzo ha parlato del semestre Erasmus all’Università CEU San Pablo di Madrid: «Ho potuto confrontarmi con culture e persone da tutto il globo e soprattutto con un mondo universitario talvolta simile ma spesso decisamente diverso dal nostro, dandomi l’opportunità di arricchire notevolmente il mio bagaglio di conoscenze, competenze ed esperienze e di crescere ogni giorno di più come persona».

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Telescopio Universitario

Tre nuovi dottorati di ricerca all’università di Trento

Pubblicato

-

Forme dello scambio culturale (Dottorato di ricerca internazionale, in convenzione con l’Universität Augsburg – Germania), Innovazione industriale; Scienze agroalimentari e ambientali: i tre nuovi dottorati vanno ad aggiungersi a quelli già attivati per il ciclo precedente (34° per l’anno accademico 2018/19)Questi, sono stati illustrati in conferenza stampa dai rispettivi coordinatori – nell’ordine i professori Luca Crescenzi, Paolo Giorgini e Ilaria Pertot – alla presenza del rettore Paolo Collini e della delegata per i dottorati di ricerca, Giuseppina Orlandini. Sei corsi nell’area scientifico-tecnologica e otto nell’area delle scienze umane, sociali e cognitive accolgono in tutto 626 studenti, di cui 144 stranieri (96 di cittadinanza non europea)
Il dottorato di ricerca è il più alto grado di istruzione previsto nell’ordinamento accademico italiano.
Svolge una funzione strategica perché al termine del percorso di laurea fornisce ai giovani le competenze necessarie per esercitare attività di ricerca di alta qualificazione e per trovare collocazione nel mondo pubblico, privato e delle libere professioni. Sui dottorati di ricerca l’Ateneo gioca una delle partite più importanti per il miglioramento della qualità e della competitività nella formazione ad alti livelli.

I corsi di dottorato dell’Università di Trento – L’Ateneo promuove da tempo il terzo livello della formazione offrendo corsi di dottorato di ricerca in vari settori scientifico disciplinari. Oltre ai tre nuovi, previsti per il 35° ciclo, nell’anno accademico in corso 2018-19 (che corrisponde al 34° ciclo) sono stati attivati sei corsi nell’area scientifico-tecnologica e otto nell’area delle scienze umane, sociali e cognitive. Su questi corsi, la maggior parte di durata triennale, al momento sono iscritti in totale 626 studenti, di cui 144 stranieri (96 di cittadinanza non europea).

L’Università di Trento punta a rendere sempre più internazionale il dottorato di ricerca. Per questo ha sottoscritto vari accordi bilaterali con università straniere per lo svolgimento di percorsi di dottorato in co-tutela di tesi e promuove la partecipazione a programmi e progetti di ricerca internazionali (Azioni Marie Skłodowska-Curie, progetti ERC e altri). Per favorire la mobilità dei dottorandi e delle dottorande e una migliore interazione con il mondo della ricerca non accademica e con il mondo del lavoro, sono state attivate numerose collaborazioni con altri atenei, enti di ricerca pubblici e privati, sia in Italia sia all’estero (tra cui Università degli Studi di Verona; Università degli Studi di Firenze; Fondazione Bruno Kessler – FBK; Istituto nazionale di Fisica Nucleare – INFN; Fondazione Edmund Mach – FEM; Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia – IIT; Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR; Accademia Europea di Bolzano – EURAC) e con aziende e imprese impegnate in attività di ricerca e sviluppo.

I TRE NUOVI DOTTORATI 

Cosa accade quando culture diverse entrano in contatto
Focus sulla prospettiva multiculturale e internazionale per il primo dottorato di ricerca internazionale all’Università di Trento. Il Dottorato in “Forme dello scambio culturale” nasce in convenzione con l’Università di Augsburg (Germania). Insieme al nuovo Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm) è punto forte del progetto di eccellenza del Dipartimento di Lettere e Filosofia.

Internazionale, multilinguistico, interdisciplinare, inter- e trans-culturale. Sono alcuni degli elementi distintivi del nuovo corso di dottorato di ricerca in Forme dello scambio culturale, attivato dall’Università di Trento in convenzione con l’Università di Augsburg (Germania) per l’anno accademico 2019/20 (35° ciclo, in attesa dell’accreditamento ministeriale previsto a breve). Primo dottorato internazionale dell’Università di Trento, è innovativo per impianto, tematica e metodologia, e viene considerato una proposta unica nel contesto italiano e internazionale.

Il progetto è stato elaborato dal Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Trento nel contesto del piano di eccellenza finanziato dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca. È prevista una forte interazione tra Dottorato e Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm), che sono i due punti forti del progetto di eccellenza. Istituito dall’anno accademico 2019/2020, su proposta del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, ha il 25% del collegio docenti composto da membri di università internazionali. Attento al contesto contemporaneo europeo, senza tralasciare la prospettiva diacronica e globale, il corso di dottorato ha come lingue ufficiali l’italiano e il tedesco (e l’inglese o un’altra lingua europea per la tesi finale).

PubblicitàPubblicità

«Il nuovo dottorato internazionale è una novità nel panorama italiano e internazionale, già a partire dall’approccio, perché indaga cosa accade quando culture diverse entrano in contatto» spiega il professor Luca Crescenzi, coordinatore scientifico. «È incentrato sugli interscambi culturali in prospettiva sincronica e diacronica, per esempio nel rapporto antico/moderno. Intende, infatti, analizzare e approfondire le dinamiche che si manifestano nello spazio o nel tempo e i condizionamenti e le contaminazioni che ne trasformano i caratteri costitutivi. Oggetto di studio sono le pratiche sociali, gli usi, le istituzioni, le arti, il linguaggio. Dimensioni dello scambio culturale, note all’antropologia, ma finora solo parzialmente esplorate dalle discipline storiche, filologiche, artistiche e linguistiche».

Oltre alla convenzione con l’Università di Augsburg, è in collaborazione con altri atenei e centri internazionali: l’Université de Lille, la Tokyo University of Foreign Studies, il Centres d’Etudes Superieures de Civilisation Medievale – Poitiers, l’Istituto italiano di studi germanici e la Società internazionale per lo studio del Medioevo latino (Sismel).

Il corso propone a ricercatori/trici e studiosi/e un’offerta formativa mirata a fornire competenze avanzate nel campo degli studi sugli scambi interculturali applicati alle discipline linguistiche, letterarie, filologiche, storiche e storico-artistiche attraverso seminari, convegni, conferenze e attività nei laboratori del Centro di Alti Studi Umanistici (CeASUm) del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Trento. Il programma ha come destinatari candidati/e di elevata qualificazione provenienti da tutte le nazioni europee ed extra-europee.

Nel segno della qualità, le Università di Trento e di Augsburg sono impegnate a fornire specifiche competenze, insegnamenti e supervisori per le attività di studio e ricerca. Il percorso internazionale dottorale è integrato anche grazie alla mobilità obbligatoria prevista per i/le dottorandi/e sia tra le due università partner (almeno 6 mesi nel triennio) sia nell’ambito della rete di ricerca offerta dalle due università (almeno altri 6 mesi nel triennio) e prevede l’opportunità di attivare percorsi di dottorato in co-tutela di tesi. Al termine viene rilasciato il titolo accademico congiunto di dottore di ricerca in “Forme dello scambio culturale”.

Previo accreditamento ministeriale (atteso entro l’estate), il dottorato bandisce per il primo anno di corso 14 posti, di cui 7 coperti da borse di studio finanziate dall’Università di Trento, e 4 coperti da borse di studio finanziate dal Centro di Alti Studi Umanistici del Dipartimento di Lettere e Filosofia nell’ambito dell’intervento dei “Dipartimenti di Eccellenza”. La scadenza per le domande di partecipazione al concorso è fissata al prossimo 30 maggio 2019 (ore 16).

Il Centro Alti Studi Umanistici è stato istituito nella primavera del 2018 come progetto di eccellenza del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento sul bando promosso dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Il centro si propone di coordinare e sviluppare linee di ricerca già in corso. Al CeASUm afferiscono docenti di Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche (area CUN 10) ed è articolato in cinque strutture (Laboratorio sulle forme dell’interazione culturale nel romanzo, nella poesia e nelle pratiche e teorie della traduzione; Laboratorio sugli scambi culturali nello spazio mitteleuropeo, a partire dal medioevo e in ambito filologico, letterario, artistico, musicale; Laboratorio su lingue e linguaggio; Laboratorio Bagolini, archeologia e fotografia; Laboratorio di Scienze dell’antichità).

Conoscenze e competenze per lavorare nell’industria 4.0
In cantiere il dottorato in Innovazione industriale, proposto da Università di Trento con la Fondazione Bruno Kessler, che prevede un percorso personalizzato con l’affiancamento costante di due tutor (uno accademico e uno industriale).

Un percorso personalizzato con l’affiancamento costante, dall’inizio alla fine, di due tutor: uno accademico e uno aziendale. È una delle peculiarità del nuovo corso di dottorato in Innovazione industriale, proposto dall’Università di Trento con la Fondazione Bruno Kessler per l’anno accademico 2019/20 (35° ciclo, previo accreditamento ministeriale). Advisor accademico e tutor aziendale definiscono un piano individuale che comprende gli obiettivi formativi, la descrizione del progetto di ricerca e la modalità di svolgimento delle attività.

Il programma intende formare persone in grado di affrontare la quarta rivoluzione industriale (Industria 4.0) con una conoscenza approfondita delle problematiche industriali, una competenza specifica nella ricerca di soluzioni innovative nel settore scientifico di riferimento e la capacità di rispondere alle esigenze di innovazione dell’impresa. Il percorso si propone, in particolare, di valorizzare nei dottorandi e nelle dottorande le capacità imprenditoriali, manageriali, di attrazione di fondi pubblici e privati e di gestione dei processi di innovazione incentrate sui bisogni di mercato fornendo loro l’opportunità di intraprendere esperienze professionali in contesti industriali a elevata intensità di ricerca e sviluppo. Si spazia dalle Smart Cities all’invecchiamento attivo, dal settore dell’energia alla Cybersecurity.

Il corso di dottorato in Innovazione industriale è un programma interdisciplinare promosso dall’Università di Trento, e in particolare dai dipartimenti di Ingegneria e Scienza dell’Informazione (DISI), di Ingegneria industriale (DII) e di Economia e Management (DEM), e dalla Fondazione Bruno Kessler (FBK). Sono coinvolte, sia nella progettazione e nell’organizzazione del piano formativo sia nell’attivazione di posizioni di dottorato anche aziende impegnate in attività di ricerca e sviluppo. Il corso è in sinergia con le iniziative di alcuni enti legati al territorio quali HIT, Trentino sviluppo, Confindustria e EIT Digital. L’iniziativa si caratterizza per la natura multidisciplinare e internazionale del corpo docente e per la disponibilità di laboratori d’alto livello.

Il coordinatore Paolo Giorgini (Università di Trento) spiega: «Il corso di dottorato in Innovazione industriale si basa su una struttura a matrice dove una serie di tecnologie abilitanti vengono applicate a domini industriali per generare innovazione, in linea con l’approccio strategico Industria 4.0. Nel prossimo futuro altri dipartimenti dell’Ateneo e attori locali e nazionali verranno coinvolti per ampliare ulteriormente la capacità di attrazione del corso di dottorato, e farne lo strumento di riferimento per le aziende del territorio, ma non solo, nell’alta formazione e il trasferimento tecnologico».

Dal dottorato derivano vantaggi per le aziende, che avranno accesso a professionisti di talento in grado di dare una risposta alle esigenze di innovazione dell’impresa attraverso processi di ricerca e sviluppo e che avranno la possibilità di collaborare con gruppi di ricerca di eccellenza a livello internazionale. A beneficiare della nuova iniziativa saranno anche gli enti coinvolti nel progetto perché avranno la possibilità di lavorare su tematiche di ricerca ad alto potenziale di innovazione e di dimostrare l’applicabilità e l’utilità della ricerca su casi d’uso concreti.

Nella progettazione e nell’organizzazione del piano formativo, ma anche nell’attivazione di posizioni di dottorato sono coinvolte anche aziende impegnate in attività di ricerca e sviluppo. Tra queste, Cosman s.r.l., ADIGE-SYS S.p.A. e Autostrada del Brennero S.p.A., le prime tre ad aver firmato una convenzione di partenariato.

L’ammissione al corso di dottorato avviene attraverso selezione su bando con borse di studio finanziate. Grazie alla formula ‘PhD Executive’, la proposta si rivolge anche a dipendenti di aziende (sempre previa ammissione al dottorato).

Alimenti di qualità e attenzione all’ambiente
L’Università di Trento, in convenzione con la Fondazione Edmund Mach, istituisce il corso di dottorato in Agrifood and Environmental Sciences (Scienze agroalimentari e ambientali).

Integrare sistemi sociali, naturali e produttivi in modo sostenibile. Una sfida che può essere vinta solo da ricercatori e ricercatrici di nuova generazione. È pensato per loro il corso di dottorato in Agrifood and Environmental Sciences (Scienze agroalimentari e ambientali), costruito dall’Università di Trento in convenzione con la Fondazione Edmund Mach.

L’iniziativa, che sarà attivata nell’anno accademico 2019/2020 (35° ciclo) dopo aver ricevuto l’accreditamento dal Ministero dell’istruzione, università e ricerca, si contraddistingue per l’approccio sperimentale finalizzato a elaborare soluzioni attente alla salute collettiva e dell’ambiente e a preservare le risorse naturali in un’ottica di economia circolare. La collaborazione dell’Università di Trento con la Fondazione Edmund Mach, garantisce una forte aderenza al mondo produttivo e al territorio e offre un ambiente ideale per studiare, testare ipotesi scientifiche, elaborare e validare approcci, modelli produttivi e concetti innovativi.

La coordinatrice Ilaria Pertot spiega: «Il corso di dottorato nasce da sollecitazioni provenienti dal mondo del lavoro che ha espresso la necessità di una figura professionale capace di comprendere e interpretare il linguaggio, l’approccio metodologico e le tecniche della ricerca di base per tradurre le nuove conoscenze in tecnologie e innovazione per le imprese. Nello stesso tempo il mondo della ricerca necessita di ricercatori che sappiano generare quelle conoscenze di base necessarie a dare linfa vitale all’innovazione e stimolo all’economia in un’ottica di qualità e sostenibilità economica e sociale».

Pur esistendo a livello nazionale numerose iniziative nel settore dell’agri-food, questo dottorato, che si tiene in lingua inglese, si caratterizza per l’approccio multidisciplinare alla ricerca. Il corso di dottorato Agrifood and Environmental Sciences si propone infatti di formare ricercatori e ricercatrici di levatura internazionale, capaci di progettare e condurre attività di ricerca nei settori delle scienze agrarie, alimentari e ambientali, ma anche di contribuire attivamente allo sviluppo economico, tecnologico e scientifico del settore agro-alimentare e ambientale.

Tra le numerose tematiche che saranno approfondite ci sono lo sviluppo di metodi biotecnologici avanzati applicati all’agricoltura, alla trasformazione dei prodotti e alla protezione dell’ambiente; la tracciabilità delle produzioni agroalimentari e forestali; la climatologia applicata, l’agrometeorologia e lo studio delle interazioni tra biosfera e clima, con particolare attenzione all’impatto dei cambiamenti globali sugli ecosistemi naturali e agricoli e sulla salute; lo sviluppo di tecniche avanzate per l’identificazione e la valutazione dell’impatto dei contaminanti nei sistemi naturali e agricoli; la distribuzione e la conservazione della biodiversità (genetica, di specie e degli ecosistemi) mediante un approccio integrato allo studio della biodiversità degli ecosistemi con tecnologie innovative (come telerilevamento e tecniche molecolari) e metodi evoluzionistici, tecnologici e modelli matematici e statistici.

Il corso di dottorato intende formare figure professionali che possano trovare adeguati sbocchi a livello nazionale e internazionale, nell’ambito della ricerca di base nel mondo accademico e/o in centri di ricerca pubblici o privati, in agenzie nazionali e internazionali e nel settore della ricerca e sviluppo delle realtà industriali e della produzione primaria, e nella libera professione. Il corso intende anche favorire l’acquisizione di competenze utili a favorire l’autoimprenditorialità attraverso la creazione di start-up. Dottorandi e dottorande avranno l’opportunità di svolgere attività formative e di ricerca in atenei e in centri di ricerca all’estero e di partecipare a stage in aziende e in enti ricerca.

Per il primo anno sono previste 19 borse di dottorato su temi agro-industriali e ambientali da svolgere anche in collaborazione con aziende del settore o su specifici progetti di ricerca e 2 su temi di ricerca di base nel settore agrario o ambientale. Nelle prossime settimane è attesa l’uscita del bando di ammissione.

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Telescopio Universitario

Due brevetti UNITrento nella vetrina della migliore ricerca italiana

Pubblicato

-

Un prototipo del Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica e un approccio terapeutico innovativo del Dipartimento Cibio selezionati tra i 170 brevetti italiani più promettenti per la prima edizione di InnovAgorà, la ‘piazza dell’innovazione italiana’, in corso fino a domani a Milano. La presentazione davanti a investitori, imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria.

Due brevetti dell’Università di Trento sono stati selezionati per partecipare alla prima edizione della manifestazione nazionale InnovAgorà, la ‘piazza dell’innovazione italiana’, in corso da ieri a Milano

L’evento è dedicato alla promozione dei risultati della ricerca pubblica e si propone di presentare a imprese e investitori una selezione di tecnologie brevettate per favorirne il trasferimento e la valorizzazione verso il tessuto imprenditoriale del Paese.

PubblicitàPubblicità

In tre giornate, spazio a 170 brevetti, selezionati tra i risultati di ricerca più promettenti, provenienti da 48 atenei e tre enti di ricerca italiani. E tra i vincitori anche due brevetti targati Università di Trento

Si tratta di un prototipo sperimentale per un dispositivo per prove di trazione su nanomateriali, ideato da Maria Pantano e Nicola Pugno (Dipartimento di Ingegneria civile ambientale e meccanica – Dicam) e Giorgio Speranza (Fondazione Bruno Kessler – FBK) e di un approccio terapeutico in vitro per una terapia mediata da RNA di interferenza per malattie neurodegenerative, inventata da Michela Denti, Giuseppina Covello e Kavitha Siva (Dipartimento di Biologia Cellulare, Computazionale e Integrata – CIBIO).

Il progetto del Dicam è stato selezionato per la categoria “Manifattura Intelligente: materiali innovativi, robotica e ICT”, quello del Cibio per la categoria “Nuovi farmaci e biotecnologie per la salute

Entrambe le invenzioni sono state presentate al pubblico, composto da investitori, imprenditori e rappresentanti delle associazioni di categoria partner dell’evento. A supportare le ricercatrici nelle presentazioni erano presenti anche Vanessa Ravagni, responsabile della Divisione Supporto Ricerca Scientifica e Trasferimento e Gianluca Carenzo, Technology transfer manager area biotech e agrifood di HIT-Hub Innovazione Trentino, oltre al presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, Daniele Finocchiaro, presente all’inaugurazione della manifestazione.

Per i brevetti selezionati è senz’altro una vetrina di grande visibilità, anche perché ampie schede individuali di progetto sono disponibili sul sito della manifestazione (http://www.innovagora.it/index.php/brevetti).

L’evento, che mira a diventare un appuntamento annuale per far conoscere e valorizzare la migliore ricerca italiana, è promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e organizzato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci e in collaborazione con Il Corriere della Sera.

I brevetti UniTrento selezionati:

Device per prove di trazione su nanomateriali

Maria Pantano e Nicola Pugno (Dicam) e Giorgio Speranza (FBK)

L’invenzione, nata anche nell’ambito delle collaborazioni esistenti con la Fondazione Bruno Kessler (FBK), si riferisce ad un dispositivo e a un metodo per determinare le proprietà meccaniche di nanomateriali, come microfibre, film ultrasottili, inclusi strati monoatomici (ad esempio il grafene) e simili mediante prove di trazione.

In letteratura esistono diversi dispositivi per la caratterizzazione meccanica dei materiali alla micro e nanoscala. Alcuni implementano prove di trazione, ma nessuno di essi dà la possibilità di lavorare con un provino inizialmente depositato su un substrato rigido, senza, al contempo, introdurre errori di misura.

Ecco come funziona: per determinarne le proprietà meccaniche, il campione di interesse viene ancorato ad una piastrina di silicio (substrato), secondo modalità che dipendono dal tipo di campione in esame. La piastrina viene a sua volta fissata da un lato ad un attuatore e dal lato opposto ad un sensore. Il substrato è realizzato in modo da potersi rompere, secondo una linea di frattura ad una posizione prefissata, in due parti, di cui la prima parte connessa all’attuatore e la seconda al sensore.<

In questo modo, prima del test, il campione risulta essere vincolato a due supporti che ammettono un moto relativo. Quando l’attuatore è attivato, questo tira la parte di substrato ad esso collegato, mettendo in trazione il provino che, a sua volta, provoca uno spostamento della seconda metà di substrato e del sensore ad esso vincolato. Monitorando la variazione di distanza fra le due metà del substrato si possono ricavare in ogni istante del test la deformazione indotta nel provino e la tensione ad essa associata, in modo da costruire la curva tensione-deformazione del provino stesso.

Il sistema, semplice ed economico, ha il vantaggio di permettere una caratterizzazione meccanica completa del provino, ricavando tutta la curva tensione-deformazione. Permette di rilevare dati con il provino inizialmente depositato su un substrato – riducendo difficoltà dovute a manipolazione ed ancoraggio di nanoprovini – senza però introdurre effetti di disturbo dovuti alla presenza stessa del substrato. Permette inoltre una caratterizzazione meccanica di micro e nano film e di micro e nano fibre, con l’ulteriore vantaggio di poter combinare test meccanici a caratterizzazioni fisiche di altro tipo. Il dispositivo opera in aria e può essere, quindi, integrato in altri strumenti di caratterizzazione.

Terapia mediata da RNA di interferenza per malattie neurodegenerative

Michela Denti, Giuseppina Covello e Kavitha Siva (Cibio)

La ricerca biomedica studia i fenomeni che scatenano le malattie neurodegenerative. Queste patologie, per le quali ad oggi non esistono cure, si caratterizzano per un’irreversibile e progressiva perdita di funzionalità neuronale. La chiave è dunque nella diagnosi precoce e nell’identificazione di cure da applicare nelle fasi precoci d’insorgenza.

L’invenzione del Cibio si riferisce a una terapia molecolare mediata da interferenza da RNA per malattie neurodegenerative (denominate Taupatie), causate da anomalie funzionali della proteina TAU. Questa proteina, codificata dal gene MAPT, è associata alla stabilità dei microtubuli.

Le molecole oggetto dell’invenzione costituiscono la prima opzione terapeutica per la Demenza frontotemporale con parkinsonismo legata al cromosoma 17 (FTDP-17). In molti casi di FTDP-17, la mutazione nel gene MAPT causa alterazione dello splicing dell’RNA messaggero che, a sua volta, induce accumulo neurofibrillare e morte neuronale. L’invenzione consiste nell’applicazione di molecole ad RNA (“RNA interference”) che, degradando selettivamente l’isoforma dell’RNA messaggero di MAPT contente l’esone 10, portano alla correzione dello splicing alterato.

Un approccio mirato che si dimostra estremamente efficace e che è in grado di ridurre gli effetti collaterali. Le applicazioni possibili riguardano la terapia di varie patologie: la Demenza frontotemporale con parkinsonismo legata al cromosoma 17 (FTDP-17), i disordini neurodegenerativi dovuti ad alterazioni della proteina TAU (Taupatie), oltre ad altre malattie neurodegenerative in cui MAPT subisce splicing alterato (ad esempio la malattia di Huntington e la Distrofia miotonica).

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza