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Italia ed estero

Momenti di terrore: Marocchino impugna una scimitarra e tenta di decapitare un poliziotto

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Ci sono voluti quattordici agenti per fermare un marocchino di 41 anni che ha creato momenti di terrore a Lainate rischiando di decapitare un poliziotto.

Solo l’intervento di altri colleghi della polizia stradale di Busto Arsizio ha scongiurato quella che poteva essere una tragedia.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, un marocchino regolare residente a Motta Visconti, lo scorso Martedì, attorno alle 2 di notte avrebbe tentato di decapitare un agente, danneggiato due auto della stradale e seminato il panico lungo l’autostrada A8

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Arrivato all’altezza di Lainate – racconta il Corriere – l’uomo è stato fermato da una pattuglia della polizia perché procedeva a zig-zag.

L’uomo, con un precedente per guida in stato d’ebbrezza nel 2001, ha rifiutato di sottoporsi all’alcoltest.

Subito sono scattati il sequestro dell’auto e la cancellazione di 20 punti dalla sua patente.

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Il marocchino non ha retto alla vista della sua auto agganciata al carro attrezzi: ha aperto il portabagagli, e dopo aver impugnato la scimitarra si è lanciato contro i poliziotti.

I primi a cadere sotto i suoi fendenti sono stati i lampeggianti blu e i fanali dell’auto della stradale.

L’aggressore, non contento si è poi avventato contro una seconda vettura della polizia mandando in frantumi il parabrezza e tentando di decapitare un agente con un colpo di scimitarra.

Il poliziotto ha evitato il fendente per un soffio ma è stato ferito a una mano.

Prima di essere arrestato il marocchino ha picchiato un secondo agente e ha tentato la fuga scappando tra le auto costringendo la stradale a chiudere il tratto di autostrada per circa 30 minuti, ora dovrà rispondere tra l’altro di tentato omicidio.

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Italia ed estero

12 novembre 2003: 15 anni fa la strage di Nassiriya con 19 vittime italiane

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Il 12 novembre 2003 alle 10.40 ora locale, le 8.40 in Italia, un’autocisterna, carica di 300 kg di tritolo e di liquido infiammabile, forzò l’entrata della base Maestrale, presidiata dai carabinieri italiani, nella città di Nassiriya, in Iraq: i due uomini a bordo fecero esplodere una bomba.

La deflagrazione, con un effetto domino, fece saltare in aria il deposito munizioni.

E spezzò 28 vite, quelle di 9 iracheni e di 19 italiani: 12 carabinieri, 5 militari dell’esercito e due civili, un cooperatore internazionale e un regista, Stefano Rolla, impegnato con la sua troupe nelle riprese di uno sceneggiato sulla ricostruzione del paese.

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58 furono i feriti.

Fu il più grave attacco subito dall’esercito italiano dalla fine della Seconda guerra mondiale e una delle stragi più tristemente memorabili della storia contemporanea italiana e non solo.

In molti si sono chiesti allora e in questi anni se si poteva fare qualcosa per evitarlo.

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Prima di rispondere a questa domanda c’è un particolare importante da tenere in considerazione: i vertici della base “Maestrale” hanno sempre sostenuto fermamente che non c’erano motivi di preoccupazione, perché la popolazione locale non era assolutamente ostile nei confronti dei militari italiani, considerati un aiuto indispensabile per rialzare le sorti del Paese, e inoltre gli estremisti locali erano attentamente controllati.

A confermare quest’ultima ipotesi, il fatto che tutte le piste aperte per capire chi abbia organizzato l’attacco facciano riferimento a personaggi esterni all’area in questione; tra queste, la più accreditata, è quella che coinvolge una cellula terroristica libanese affiliata ad Al Qaida

funerali di Stato degli italiani morti durante l’attentato si tennero a Roma il 18 novembre.

Attorno alle salme di questi eroi, diventati tali loro malgrado, oltre alle famiglie e alle più alte cariche dello Stato, si riunì anche una enorme folla di cittadini, commossi e sconvolti da quanto accaduto.

Una tragedia, dunque, che ha colpito decine di famiglie, e che ha lasciato figli senza padri e madri senza figli, nella folle logica della guerra, insita nella natura stessa dell’umanità.

Ricordare i nomi dei nostri connazionali che hanno perso la vita nell’infame attentato di Nassiriya, vuole essere solo un piccolo gesto per onorarne la memoria.

I civili:

Marco Beci, cooperatore internazionale
Stefano Rolla, regista

I carabinieri:

Massimiliano Bruno, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Giovanni Cavallaro, sottotenente
Giuseppe Coletta, brigadiere
Andrea Filippa, appuntato
Enzo Fregosi, maresciallo luogotenente
Daniele Ghione, maresciallo capo
Horacio Majorana, appuntato
Ivan Ghitti, brigadiere
Domenico Intravaia, vice brigadiere
Filippo Merlino, sottotenente
Alfio Ragazzi, maresciallo aiutante, Medaglia d’Oro di Benemerito della cultura e dell’arte
Alfonso Trincone, Maresciallo aiutante

I militari dell’esercito:

Massimo Ficuciello, capitano
Silvio Olla, maresciallo capo
Alessandro Carrisi, primo caporal maggiore
Emanuele Ferraro, caporal maggiore capo scelto
Pietro Petrucci, caporal maggiore

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Italia ed estero

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