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Trento

Sgominata a Trento banda di richiedenti asilo dedita allo spaccio di droga: 14 arresti

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La Polizia di Stato di Trento ha arrestato 12 richiedenti asilo centroafricani e 2 italiani, responsabili di traffico di sostanze stupefacenti.

9 stranieri e 2 italiani sono stati arrestati ieri in Trentino, 2 a Ferrara e uno a  Verona

L’operazione, scattata alle prime luci di martedì e coordinata dalla Squadra Mobile di Trento, diretta dal Vice Questore Salvatore Ascione, ha portato anche all’applicazione del divieto dell’obbligo di dimora nelle province di Trento, Verona e Vicenza nei confronti di altri 8 nigeriani richiedenti protezione sussidiaria.

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Nel corso delle indagini, precedentemente, erano già stati arrestati 16 nigeriani e denunciati altri 8, (in parte poi destinatari delle misure cautelari) per un totale, di 58 tra arresti in flagranza di reato, custodie cautelari in carcere, perquisizioni e divieti di dimora nella provincia di Trento, Verona e Ferrara.

Questo è il primo risultato dell’operazione “Bombizona”, per la quale l’Autorità Giudiziaria di Trento, su richiesta del P.M. Davide Ognibene, ha emesso 43 provvedimenti cautelari e 11 perquisizioni nei confronti di cittadini nigeriani ed italiani, per un totale di cinquantaquattro persone coinvolte, a vario titolo, nei provvedimenti.

Ieri le operazioni sono state condotte presso la residenza Brennero, la struttura di accoglienza «Casa di Wilma» a San Lorenzo in Dorsino, presso alcune abitazioni di Ala e in piazza Dante.

L’operazione, ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria. Gli investigatori hanno denunciato 54 richiedenti asilo accolti in Trentino coinvolti a vario titolo nell’indagine della Squadra Mobile di Trento contro lo spaccio di droga.

Lo stupefacente, una volta immesso nel mercato, prevalentemente eroina e marijuana, era spacciato oltre che nei pressi di istituti scolastici, anche in alcune piazze della città. Gli spacciatori, per evitare i controlli della polizia, comunicavano tra loro tramite WHATSAPP ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia, utilizzando, peraltro, donne incinte con a seguito i propri figli.

In questo modo si erano assicurati quasi completamente il controllo dello smercio delle sostanze stupefacenti nelle zone più importanti di Trento, a danno degli spacciatori magrebini, costretti a zone più periferiche.

L’organizzazione aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze di quest’ultimi, si riusciva a consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti al controllo della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti, ma si permetteva a questi, se erano in cura al SER.D, di barattare il metadone con l’eroina. Metadone che poi veniva nuovamente immesso sul mercato e venduto a “fidati” amici residenti in provincia di Trento.

Il lavoro del personale della Polizia di Stato ha preso spunto dalla prima indagine denominata “Mandinka 2, conclusasi l’anno scorso, con l’arresto di circa 20 persone. Durante le fasi finali di quell’attività emerse una nuova “batteria” di richiedenti asilo che trafficava in stupefacenti. Proprio a seguito di quell’indagine, infatti, la Squadra Mobile di Trento scoprì come dietro alle richieste d’asilo si nascondessero alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti.

Sono stati, inoltre, sequestrati circa 7 chili di marijuana, 600 grammi di eroina diverse decine di grammi tra cocaina ed hashish e circa 1 litro di metadone, nonchè diverse migliaia di euro.

Tutta l’attività, coordinata dalla SCO, ha visto l’impegno di circa 200 uomini con il contributo delle Squadre Mobili del Nord Italia ed in particolare di Verona, Ferrara e Vicenza, (province nelle quali si sono svolte diverse perquisizioni ed arresti), del Reparto Prevenzione Crimine di Milano, Torino, del Reparto Mobile di Bologna e dei Cinofili di Padova e Bologna. 

L’operazione non è comunque ancora finita ha dichiarato il capo della squadra Mobile Salvatore Ascione.

In merito all’operazione il Questore Massimo D’Ambrosio ha precisato che “come da sempre evidenziato, l’attività della polizia giudiziaria della Questura di Trento è volta a colpire i canali di rifornimento della droga in città. Infatti se è pur vero che i controlli sul territorio, specie nelle zone centrali di Trento, sono stati intensificati, lo scopo da raggiungere è quello di colpire gli spacciatori con provvedimenti restrittivi più duraturi. Non si risolverebbe, infatti, il problema facendo si, che i predetti spacciatori si spostino, poiché disturbati, in altre zone, soddisfacendo l’egoismo di chi vorrebbe semplicemente che non fossero sotto le proprie case, nulla importando se il problema si riversasse così su altri. Tutte le zone della città hanno pari dignità ed il problema va affrontato in modo determinato e la strada che si sta percorrendo è sicuramente la più corretta e proficua. Con le attività ancora in corso si è mirato anche a togliere dal circuito quei pochi che altrimenti creerebbero danno alle numerosissime brave persone che richiedono correttamente l’asilo”.

CHE SIGNIFICA PROTEZIONE SUSSIDIARIA? –  Vengono riconosciuti beneficiari di protezione sussidiaria quei cittadini extracomunitari o apolidi che, pur non presentando i requisiti per poter ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, hanno ugualmente esigenza di protezione internazionale, perché in caso di rimpatrio correrebbero un rischio oggettivo di danno grave, come la pena di morte, la tortura o altri trattamenti inumani o degradanti, o una minaccia grave ed individuale alla loro vita o alla loro persona a causa di una situazione di violenza generalizzata dovuta ad un conflitto armato interno al loro Paese o internazionale.

 

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Trento

Pietramurata: 50 enne muore sulla pista da enduro

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Mentre stava impostando una curva, Jochen Rainer, 59 anni, con la sua moto è è caduto a terra.

Per alcuni momenti si è pensato ad un banale incidente, invece poi è apparso subito chiaro il dramma.

Un uomo di 50 anni nel pomeriggio mentre si stava allenando sulla pista da enduro del “Ciclamino” di Pietramurata è deceduto sul colpo probabilmente a causa di un malore.

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Alle 15.30 è subito scattata la macchina dei soccorsi con l’immediato arrivo dell’elisoccorso e dei vigili del fuoco di Dro.  

Purtroppo ogni tentativo di rianimarlo è stato vano.

Rimane da capire l’esatta dinamica dell’incidente su cui stanno indagando le forze dell’ordine. L’uomo originario di Vipiteno era residente a Bolzano

 

 

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Trento

Il cordoglio della SAT per la scomparsa di Vittorina Frismon (Vitty delle vette)

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La SAT partecipa al cordoglio per la scomparsa di Vittorina Frismon (1933-2019), la Vitty delle vette, come veniva soprannominata dagli amici alpinisti.

Interprete di spicco dell’alpinismo anni ’60 è considerata la più forte alpinista trentina tra le migliori italiane.

Socia SAT della sezione di Trento dal 1952 al 1987 con il marito Heinz Steinkotter arrampica su difficoltà di sesto grado sulle Alpi e partecipa anche ad alcune spedizioni extraeuropee.

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La sua prima salita importante è la via normale con la variante Battistata del Campanil Basso nelle Dolomiti di Brenta e da quel primo entusiasmante esordio, è tutto un susseguirsi di salite, anche da capo cordata, con apertura di vie importanti principalmente in ambiente dolomitico, oltre che nel gruppo del Monte Bianco.

Per rendere omaggio alle sue doti alpinistiche le è stato dedicato il pilastro Vitty sul Sassolungo, sue famose compagne di cordata furono Rina Chiocchetti e Ivana Brunialti oltre al marito e a valenti alpinisti quali Claudio Zeni e Franco Fumanelli.

Tra le salite su ghiaccio si ricordano il canalone Nord di Cima Brenta e Cima Tosa, la parete nord della Presanella, il versante nord del monte Zebrù e la parete nord del Breithorn sul monte Rosa e molte altre soprattutto a cavallo degli anni ’60.

Nel 1981 partecipa alla spedizione “Koln – Trento” in Perù con la salita al Nevado Urus (5.420 metri), Nevado Ishinca, Nevado Tocllaraju (6.032 metri), Nevado Huascaran Sur (6.768 metri).

Tutte le sue imprese alpinistiche sono narrate nel volume “Pareti Rosa – le alpiniste trentine di ieri e di oggi” edito dalla SAT e curato da Riccardo Decarli.

Il funerale sarà celebrato domani sabato 23 febbraio alle ore 11. 00 presso il cimitero di Trento

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Trento

Maurizio Belli e Fulvio Giovannini hanno iniziato la traversata dell’Alaska

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L’ora X è arrivata.

Per Maurizio Belli e Fulvio Giovannini e per la loro la spedizione «Alaska Ski Walking Winter» il momento di mettersi in cammino e cominciare la traversata invernale dell’Alaska da Fort Yukon ad Anchorage è giunto.

Alle ore 16 italiane di oggi i due esploratori trentini, dopo mesi di pianificazione e di meticolosa preparazione, hanno dato il via a questa nuova avventura nel grande nord del continente americano, partendo dal villaggio indiano, posizionato sopra il Circolo Polare Artico, per cominciare la lunga marcia di avvicinamento al primo importante obiettivo, Nenana, che verrà raggiunto muovendosi con gli sci e slitta al traino sulle acque ghiacciate dei fiumi Yukon e Tanana.

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Anche se nei giorni passati le temperature non sono state particolarmente rigide per la latitudine, ovvero intorno ai 20 sotto zero, il clima con il quale dovranno fare i conti sarà proibitivo, a causa del vento che crea il cosiddetto effetto “wind chill”, la percezione di una temperatura ancora più bassa, da parte del corpo umano, rispetto a quella effettiva.

Al momento della partenza la colonnina di mercurio oggi segnava comunque -32°.

Maurizio e Fulvio avevano raggiunto Fairbanks venerdì 15 febbraio, impiegando una settimana per acclimatarsi, per compiere alcuni sopralluoghi, per acquistare e sistemare in alcuni punti strategici del percorso materiale e rifornimenti, per preparare al meglio le due slitte, grazie alle quali potranno portare con sé tutto il materiale necessario per la sopravvivenza, circa 50 kg di materiale, e per documentare con immagini e video i cinquanta giorni di cammino.

Ieri hanno raggiunto Fort Yukon in aereo e dopo una notte di riposo oggi si sono messi in marcia.

La loro posizione può essere individuata in tempo reale sul sito alaskaadventures.it, ove è presente una mappa con la geolocalizzazione dei due esploratori trentini.

Questa spedizione conclude il progetto «Alaska 2018/2019 Ski Walking Winter Expedition», l’ultimo tassello di un puzzle che Maurizio Belli ha cominciato a comporre nel lontano 1993, quando, da solo ed in sella ad una pionieristica mountain bike percorse nel nord dell’Alaska i 666 chilometri che dividono Livengood da Prudhoe Bay.

Dopo quella performance, nel 1997, ha attraversato gran parte dell’Alaska da solo in inverno e in completa autonomia con gli sci, trascinando una slitta da Manley Hot Spring a Nome sul Mare di Bering.

Poi, nel 2001, insieme a Giovannini, ha raggiunto Whitehorse da Vancouver in bicicletta ed infine, sempre con Fulvio, nel 2014 si è mosso da Whitehorse a Fort Yukon in canoa sul mitico fiume dei cercatori d’oro.

Quattro affascinanti e impegnativi itinerari in una terra selvaggia che era già stata battuta a fine Ottocento da alcuni coraggiosi pionieri trentini, il cui ricordo ha stimolato Maurizio fin dall’inizio di queste esplorazioni. Da oggi si comincia a scrivere davvero il nuovo capitolo.

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