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Aquila Basket: oltre la tecnica e la logica. Buscaglia ha creato un esercito incrollabile

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Lasciate perdere tecnica o capacità di mandare una palla in un canestro. Trento ha poco di “normale” rispetto a come si costruisce e come si allena una squadra di pallacanestro.

Non è questione di saper realizzare punti o difendere. La squadra bianconera è veramente squadra, è un gruppo unito da un unico intento, è uno scoglio contro cui si infrange il mare in tempesta, non si spezza mai.

La partita vinta ieri sera contro Milano non ha nulla di normale. C’erano tutti gli elementi contro. Chiamiamola sfortuna, errori, un avversario oltretutto fortissimo, molto più armato e competente nelle qualità dei singoli.

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Un toro sarebbe stato distrutto mentre tentava di non cedere e invece veniva sempre fermato da qualche fischio arbitrale, oppure dagli avversari in ritmo che sfruttano le occasioni e vanno nettamente al comando.

Ce n’era abbastanza per mollare o comunque dire che questa volta non ce la fai a superare cose più grandi della volontà di vincere.

Niente da fare. L’Aquila Basket non si smonta mai, non si deprime, non si fa sbriciolare il morale, resta compatta, unita in quella voglia di resistere e andare avanti.

A un certo punto, perfino la squadra migliore d’Italia, infarcita di campioni, che aveva il vento in poppa, aveva già il 3-1 in mano, ha cominciato a smontarsi.

Milano non ha messo più neanche i tiri facili dove i suoi giocatori avrebbero segnato a occhi chiusi in situazioni normali. Ma con Trento non c’è niente di logico.

E’ una squadra, allenata dal migliore coach italiano per distacco, che non crolla mai nemmeno quando sarebbe logico prendersela con qualunque cosa che va storta.

«E’ stata una partita dura, difficile, che rende ancora più importante il fatto di essere riusciti a vincerla: nel primo tempo abbiamo avuto difficoltà offensive nel muovere la palla, siamo però stati in grado di tenere in difesa e questo ci ha permesso di chiudere vicini a loro nel risultato. Siamo rientrati in spogliatoio con un buon feeling, perché siamo andati all’intervallo facendo 2-3 minuti migliori rispetto all’inizio, aprendo bene il campo, e questo ci ha dato fiducia. Non abbiamo mollato mai difensivamente, la squadra ha fatto un grandissimo finale di terzo e 7 ottimi minuti di quarto periodo. Nel finale, dopo aver dato tanto, abbiamo imparato che contro Milano con si più indietreggiare di un passo: ora testa a gara-5».

E’ appunto questa la volontà, lo spirito di unità tipico di un esercito. Non sempre vince il meglio armato, il più numeroso. Serve la tattica, la resilienza alle avversità, la voglia di tutti di arrivare a quell’obbiettivo che è vincere.

Quando si crea qualcosa del genere, cementato negli anni da Buscaglia, tutto si risolve e tutto si può superare. Si possono fare due finali in due anni, si può andare ovunque, si possono sfidare le corazzate più forti che però non hanno quello spirito, assolutamente oggi inesistente nelle altre squadre italiane.

Di imprese ne ha fatte molte l’Aquila Basket ma la gara 4 era qualcosa che non si poteva comprendere con nessun ragionamento tecnico e che nessun altro, parola di chi scrive e vive di basket da una vita, avrebbe vinto in quelle condizioni.

Sarebbe giusto e bello uno scudetto, un grande premio, ma non serve per riconoscere tutto il merito di questa squadra e di questo allenatore. Chiunque sia mai stato al PalaTrento o Blm Arena saprà cosa intendiamo. Chi lo guarda in tv lo percepisce sicuramente meno ma intuisce lo stesso che c’è qualcosa di speciale.

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