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Fiemme, Fassa e Cembra

La soluzione per l’ospedale di Cavalese esiste! – di Gianluigi De Sirena

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Spett.Le Direttore,

Come si evince, da un articolo uscito in questi giorni sui quotidiani, l’attuale maggioranza, d’accordo con l’APSS, è riuscita a escogitare una trappola quasi perfetta per obbligare i sindaci e le associazioni a mollare la presa: “se proprio volete la vostra sala operatoria per riaprire il punto nascita in tempi brevi (e con esso la pediatria, la ginecologia e la possibilità di operare di notte chiunque ne abbia bisogno) allora occupate quella di chirurgia o ortopedia e, fra un anno (forse), renderemo loro il maltolto”.

Secondo l’Associazione Fassa si tratta di un ulteriore avviso, una mossa per evitare nuovamente di prendersi la responsabilità della riapertura e scaricare la scelta (impossibile in questi termini perché porterebbe comunque a un depotenziamento di altri reparti) sugli amministratori locali.

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Il Presidente della Comunità di Valle Giovanni Zanon (vedi sempre il già citato articolo) ha fatto la sua scelta anni fa e prosegue la sua strategia che consiste nel NON collaborare nel non assumere decisioni, NON disturbare i poteri forti e nel continuare a spiegare tutto ciò che ha fatto finora (se lanci una corda troppo corta per salvare chi soccorri puoi dirlo mille volte, ma non hai salvato nessuno).

I pochi amministratori e il Comun General de Fascia pronti a battersi sono troppo isolati (anche dai loro stessi consiglieri provinciali, firmatari della chiusura) per poter risolvere la questione e, da soli, non possono far fronte a questa nuova criticità pilotata.

La maggioranza in Provincia ha sempre cercato di dare a Roma la colpa della volontà di chiusura dei Punti Nascita Alpini cercando di convincere la gente che “è volontà del Ministero” (affermazione della Borgonovo Re poi smentita), che “il Percorso Nascita Nazionale ha omesso di parlare dell’obbligo della realizzazione della sala operatoria dedicata” (affermazione di tutta la maggioranza smentita dai documenti ufficiali) e che è sempre colpa di Roma la lentezza nel rispondere alle loro richieste (salvo poi nascondere per due mesi la risposta ottenuta).

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Gli autori di questo scempio socio sanitario sperano di vederci sfiniti e confidano nella divisione interna degli amministratori, dei reparti e delle associazioni.

Ma Associazione Fassa e i suoi rappresentanti all’interno del Comun General non mollano.

La soluzione esiste, ce n’è sempre almeno una per chi vuole realmente trovarla!

In una frase (posto che i professionisti ci sono e che l’uso dei gettonisti è stato accettato dal Comitato del Percorso Nascita Nazionale) si tratta semplicemente di permetterci di riattivarci alla stregua dell’ospedale di Cles (e se per questo serve una deroga eccezionale… chiediamola, ce la siamo meritata!)

È inutile bussare alle porte presidiate da chi ha creato il problema (la decisione delle chiusura dei Punti Nascita risale alla giunta Dellai, in questa giunta Rossi hanno semplicemente cercato di coprire i mandanti facendo fare il lavoro sporco a Roma attraverso la richiesta – assolutamente evitabile – delle deroghe!).

Le richieste, a due giorni dalla creazione del nuovo Governo, sono già in corso di presentazione, ma manca un passaggio essenziale: “scuotere dal torpore e dal fatalismo quei responsabili locali e provinciali che non danno segni di reazione ricordando loro che in ottobre è possibile che gli equilibri politici provinciali cambieranno, ma ciò che è certo è che la gente rimarrà lucida e informata a chiedere i conti ai sindaci e alle Comunità di Valle!”.

Chi ha sposato l’irresponsabile politicadelle 3 carte” dell’attuale maggioranza provinciale non potrà più nascondersi né dietro all’ex ministra Lorenzin, né dietro alla fumosa interpretazione della normativa nazionale.

La più efficace delle rivoluzioni è l’informazione, il movimento più potente è la cultura della partecipazione della gente comune, come sempre da noi affermato. Come Associazione Fassa, sul tavolo programmatico della coalizione di centrodestra popolare e autonomista, abbiamo trovato piena condivisione da parte delle altre forze politiche e civiche a non attendere oltre e a dire chiaramente che la politica machiavellica del “prima tiro il sasso e poi nascondo la mano” ha esaurito la propria esistenza.

Per noi quindi, senza speculazioni intellettuali, strutture come quella di Cavalese vanno messe immediatamente in condizione di lavorare ed essere presidi delle comunità che la vivono, lavorare appieno e non a singhiozzo reinserendo questo ma togliendo quell’altro.

Gianluigi De Sirena – Curatore Associazione Fassa – Conseier de procura alle attività socio-assistenziali del Comun general de Fascia

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