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Il Punto da Bruxelles

«Addio alla plastica usa e getta. Ora puntare sul riciclaggio»

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(di Herbert Dorfmann) La tutela dell’ambiente e tutte le problematiche a essa collegate rappresentano una delle più grandi sfide per l’umanità negli anni a venire.

In questo contesto, la maniera in cui vengono gestiti i rifiuti occupa un ruolo centrale per la conservazione del nostro pianeta. Si tratta di una battaglia che l’Unione europea ha fatto propria più di ogni altro singolo soggetto politico, prendendo la testa di una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire il rapporto con i rifiuti e, di conseguenza, con l’ambiente.

Basti pensare alla decisione di lunedì della Commissione europea – l’ultimo in ordine di tempo di una serie di interventi per migliorare la gestione dei rifiuti nel continente – di varare una proposta di direttiva che mira a ridurre drasticamente l’inquinamento marino, vietando o restringendo fortemente i dieci prodotti di plastica monouso che da soli rappresentano il 70 per cento dei rifiuti abbandonati in mare. Addio quindi a posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini in plastica: questi prodotti dovranno essere fabbricati solo con materiali sostenibili.

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E poi ancora, entro il 2025, tutti gli Stati membri dovranno raccogliere il 90 per cento delle bottiglie di plastica. Potranno scegliere come raggiungere l’obbiettivo, introducendo, per esempio, sistemi di cauzione-deposito. In ogni caso, le bottigliette dovranno essere create con un tappo apposito che non si stacca, per evitare che questo si disperda nell’ambiente.

La proposta della Commissione è senza dubbio ambiziosa e rappresenta un ulteriore passo avanti dopo le norme che avevamo introdotto nel 2015 per ridurre l’impiego delle borse e dei sacchetti di plastica. In Parlamento europeo auspichiamo di adottarla prima delle elezioni europee del maggio 2019.

Tuttavia, sarebbe illusorio credere che si possa risolvere il problema dell’inquinamento dei mari solo vietando la produzione di cannucce e aste per i palloncini di plastica. Bisogna anche evitare che i rifiuti vengano gettati nelle acque.

La chiave di volta è il riciclaggio. A questo proposito, sono particolarmente fiero del lavoro fatto negli ultimi anni dal Parlamento di cui faccio parte. In questa legislatura, infatti, l’Eurocamera ha compiuto grandi passi in avanti verso lo sviluppo di un’economia circolare, dove gran parte dei prodotti e materiali che compongono i rifiuti viene continuamente riciclata o riutilizzata.

A tal riguardo, in aprile abbiamo adottato in maniera definitiva il pacchetto sull’economia circolare. Con questo insieme di nuove norme, il Parlamento europeo ha introdotto un piano che prevede, tra le altre cose, il riciclaggio del 65 per cento dei rifiuti solidi urbani entro il 2035, il riciclaggio del 70 per cento degli imballaggi entro il 2030 e che entro il 2035 al massimo il 10 per cento del totale dei rifiuti urbani venga smaltito in discarica.

Inoltre, dal 2023 sarà obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti di materiali organici, da avviare al compostaggio, e verranno fissati obiettivi di riduzione obbligatori per quanto riguarda gli sprechi alimentari lungo la catena di produzione.

Riciclare non fa solo bene all’ambiente, ma anche all’economia. Nel campo dei materiali biodegradabili, ad esempio, aziende italiane hanno brevettato apposite tecnologie e, per questo, una diffusione di questi in Europa rappresenta anche una chance per l’industria italiana.

In termini generali, il pacchetto sull’economia circolare è figlio della consapevolezza che i rifiuti producono effetti negativi sull’ambiente, il clima, la salute dell’uomo e l’economia e, che, nonostante la loro gestione nell’Unione sia molto migliorata negli ultimi decenni, ancora più di un quarto dei rifiuti urbani in Europa viene smaltito in discarica e meno della metà viene riciclato o compostato.

Oggi ci troviamo a un bivio. Serve un colpo di reni, capace di trasformare in maniera profonda il modo in cui gestiamo i rifiuti e quindi, in un certo senso, anche i nostri stili di vita. Si tratta di un cambiamento che non è solo semplicemente desiderabile, ma che ogni giorno che passa diventa sempre più una necessità improrogabile, che non è ormai più possibile eludere.

A cura di Herbert Dorfmann, Europarlamentare eletto nel collegio del Trentino Alto-Adige

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Il Punto da Bruxelles

Politiche agricole europee: seminario ieri a Bruxelles

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Il Trentino in Europa. Progettualità di sistema. E’ il titolo del seminario, tenuto ieri a Bruxelles, presso la sede della Rappresentanza della Regione europea Tirolo – Alto Adige – Trentino.

Al centro dell’incontro, organizzato da APOT, l’Associazione dei produttori ortofrutticoli trentini, un confronto a 360 gradi sulle politiche agricole dell’Unione europea, alla presenza dell’assessore all’agricoltura della Provincia autonoma di Trento, Giulia Zanotelli, di Paolo De Castro, vice presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo e dell’onorevole Herbert Dorfmann.

Nei vari interventi è stata sottolineata l’importanza della comunicazione, per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto ai valori connessi all’agricoltura e alle ricadute pubbliche che il governo del territorio può determinare in particolare nelle aree di montagna.

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Oggi la produzione agricola – è stato evidenziato – non può non percorrere la strada della qualità che si integra in modo forte con l’obiettivo della sostenibilità integrale, sui fronti economico, sociale e ambientale.

Tutto questo a partire dalla consapevolezza che il settore agroalimentare rappresenta il primo settore economico, anche sul fronte dell’export, a livello europeo.

“Il sistema delle Regioni – ha detto l’assessore Zanotelli che ieri a Milano aveva incontrato Phil Hogan, Commissario europeo per l’agricoltura – chiede la possibilità di incidere maggiormente nelle scelte che verranno fatte per la prossima programmazione agricola comune (PAC) post 2020.

Nella nuova PAC – ha detto l’assessore – dovrà essere tenuta in considerazione la specificità dei territori di montagna. Fare agricoltura in Trentino non è come farla in pianura.

Questo è un elemento chiave, così come è fondamentale che i fondi europei non utilizzati da determinati soggetti vengano redistribuiti a favore di chi, al contrario, è capace di utilizzarli appieno.

Fra le criticità emerse nel corso del seminario, confermate dall’onorevole De Castro, quella che riguarda l’architettura prevista nel rapporto tra Commissione, Stato membro e regioni.

L’aspetto legato alla previsione dell’ente gestore unico rischia di compromettere – è stato detto – l’efficacia del sistema, determinando un’eccessiva centralizzazione con conseguenti ricadute negative sul piano degli equilibri nei rapporti tra i territori.

“Condividiamo – ha detto ancora l’assessore Zanotelli – la necessità, evidenziata dall’onorevole Dorfmann, di investire sia sul fronte della sostenibilità che su quello della comunicazione, con l’obiettivo di fornire un’informazione corretta ed oggettiva alla collettività, anche per accrescere una equilibrata cultura dell’ambiente e della sostenibilità.

Da questo punto di vista il percorso degli Stati generali della montagna, fortemente voluto da questa Giunta, potrà fornire un contributo importante anche per la definizione di una strategia di prospettiva per il settore agricolo, in preparazione della prossima PAC.

L’impegno del settore agricolo, ed ortofrutticolo in particolare, con l’accompagnamento della Provincia, ha portato negli anni a risultati importanti sia sul fronte economico, sia su quelli sociale e ambientale, anche perché lavorare e coltivare la terra in montagna determina vincoli e costi più alti rispetto ad altri territori, con ricadute irrinunciabili sul fronte della stabilità idrogeologica, su quello del paesaggio, della biodiversità e, in ultima analisi, su quello della sostenibilità”.

Infine, l’assessore Zanotelli ha sottolineato il valore del fare rete tra chi è parte del sistema cooperativo e chi è esterno, assicurando tutto il supporto della Provincia per accompagnare processi e progetti in grado di elevare la capacità di fare sistema, nell’interesse generale del settore agricolo, dell’economia, della comunità e del territorio trentino.

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Il Punto da Bruxelles

Energia, Dorfmann: «Noi modello in Europa. Puntare su efficienza e rinnovabili»

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Con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici del 2016, l’Unione europea ha preso un impegno con l’ambiente e le future generazioni, che siamo fermamente intenzionati a rispettare. (altro…)

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Il Punto da Bruxelles

Paradise Papers. Dorfmann: «Sanzioni per chi favorisce l’elusione fiscale»

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Luxleaks, Swissleaks, Panama Papers e ora Paradise Papers: in pochi anni è venuto alla luce un circuito planetario di pianificazione fiscale aggressiva, in cui multinazionali, ricchi contribuenti e banche si danno la mano e lavorano insieme per eludere le imposte. (altro…)

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