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Fiemme, Fassa e Cembra

Attacco del lupo a Masi di Cavalese. Cia e Dalpalù interrogano Giunta e comune di Cavalese

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Nuovo attacco del lupo presso la «Malga dele Caore» a Masi di Cavalese nella notte fra il 27 e 28 maggio 2018

L’animale ha attaccato le greggi radunate come di consueto nel recinto adiacente alla malga.

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Tragico l’epilogo che ha visto l’uccisione di due capre, il ferimento di altre due, e di uno dei due cani da pastore, oltre allo shock dell’intero gregge con conseguenze non immediatamente valutabili (aborti, riduzione della produzione di latte, stress…).

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Ora la paura si sta diffondendo anche fra gli stessi pastori, che si ritrovano ad operare da soli in zone per definizione disabitate.

Nel caso in questione non si tratta non di un isolato rifugio alpino in cima ad una sperduta montagna, ma di un luogo a ridosso delle case

La questione finirà anche sui banchi della giunta provinciale e del comune di Cavalese grazie a due distinte interrogazioni, una del consigliere provinciale Claudio Cia, l’altra di Bruna Dalpalù, consigliera comunale a Cavalese e aderente ad AGIRE per il Trentino che ha sollevato la problematica.

Nella premessa Cia, per spronare la giunta a prendere subito le misure necessarie, riporta le parole apparse su “IlGiornale.it” di domenica 19/11/2017: “Lo scorso 21 settembre, mentre camminava da sola lungo una spiaggia deserta a Maroneia, nel Nord della Grecia, una turista inglese è stata aggredita e sbranata da un branco di lupi. Il poco che restava di lei è stato ritrovato qualche giorno dopo. È accaduto insomma ciò che ormai stava purtroppo diventando probabile: ossia che in Europa il lupo, dilagando indisturbato, cominciasse ad attaccare non più solo le pecore (in Francia l’anno scorso ne ha uccise circa 6mila) e altri animali domestici, ma anche l’uomo. In vacanza a Maroneia, la donna, Celia Hollingworth, dipendente dell’università di Bristol da poco in pensione, si era fatta portare da un taxi fino a un’area archeologica non custodita situata a una certa distanza dal centro abitato, e da lì stava facendo ritorno a piedi al suo albergo quando il branco di lupi l’ha raggiunta e aggredita.”

«In molti si stanno chiedendo se la Provincia voglia contribuire, – spiega ancora Claudio Cia – come conclude l’articolo di cui sopra, all'”effetto sulle grandi masse urbane dell’immagine che dei grandi carnivori dà la cultura di massa: come di simpatici bonaccioni antropomorfi nei programmi per i più piccoli, e poi di spettacolari cacciatori di bufali e gazzelle destinati per natura al sacrificio nei programmi televisivi naturalistici”.

Il consigliere di Agire chiede alla giunta come intende procedere concretamente e tempestivamente per supportare da un lato il lavoro di allevatori e pastori di fronte a questo pericolo, che può avere conseguenze pesantissime sul loro operato, col rischio di vedere impedita la possibilità di utilizzo estivo di malghe e pascoli, non solo di alta ma anche di bassa montagna (e non solo di pecore e capre, ma anche di vitelli e manzette), dall’altro per tutelare l’incolumità di concittadini e turisti dal momento che la “Malga delle Caore” a Masi di Cavalese dista soltanto un centinaio di metri dal centro abitato.

Inoltre chiede anche se la Giunta provinciale è a conoscenza di allevatori che per quest’anno hanno rinunciato all’alpeggio nelle zone montane del territorio provinciale e se è a conoscenza dell’aumento dei premi assicurativi che gli allevatori trentini devono sostenere per assicurare le proprie greggi.

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Fiemme, Fassa e Cembra

Operazione «Coca Kola», a Predazzo finisce in manette 21enne insospettabile albanese di Cavalese

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La Compagnia Carabinieri di Cavalese prosegue l’opera di prevenzione e contrasto all’uso ed al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare tra i giovani della Valle di Fiemme, con ulteriori importanti sequestri.

Proprio in tal senso, il vuoto lasciato dai trafficanti locali catturati nell’ambito dell’operazione “Sciamano”, ha fatto spazio a nuovi soggetti che si sono inseriti sul mercato Fiemmese garantendo il soddisfacimento della domanda di cocaina, che purtroppo rimane ancora alta, nonostante le numerose azioni sia preventive che repressive condotte nello specifico in quest’ultimo recente.

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In questo ambito, il Comando Stazione di Predazzo, grazie ad una penetrante e proficua azione investigativa, ha individuato K.P. un giovane 21enne di origine Albanese, di professione macellaio e ben inserito nel tessuto sociale, sul conto del quale erano state raccolte tutta una serie di indiscrezioni che lo davano come pusher particolarmente attivo sul territorio della Val di Fiemme.

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A riscontro dell’attività informativa sul territorio, i militari di Predazzo avevano avuto modo di notare che il giovane infatti veniva spesso visto nei locali serali e notturni della valle, evidenziando un alto tenore di vita, i fattori che insospettivano ancor di più i Carabinieri di Predazzo che si mettevano sulle sue tracce.

Una volta riscontrato un quadro indiziario completo che collimava con le notizie assunte, i Carabinieri del Comando Stazione di Predazzo, domenica 17 Febbraio decidevano di entrare in azione procedendo al controllo di K.P., il quale alla vista degli operanti, manifestava un ingiustificato ed anomalo nervosismo che dava motivo ai militari di eseguire un controllo più approfondito sia sulla sua persona che presso il suo domicilio in Cavalese, che dava esiti altamente positivi, in quanto occultati nelle pertinenze dell’abitazione, tra la mobilia del garage venivano rinvenuti importati quantitativi di sostanza stupefacente quali: 110 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina di ottima qualità; 7 di marijuana; 15  di sostanza da taglio e un bilancino di precisione.

Il fatto di aver rinvenuto oltre all’importante quantitativo di narcotico anche della sostanza da taglio ed un bilancino ancora intriso di cocaina, è chiaro indice di come il giovane Albanese fosse stato impegnato in una fiorente attività di spaccio, ora interrotta grazie all’intervento dei Carabinieri di Predazzo.

Gli elementi raccolti dai Carabinieri di Predazzo facevano scattare l’arresto del giovane albanese per il reato contemplato dall’art 73 del D.P.R. 309/90.

Il Magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Trento, disponeva la restrizione e la successiva traduzione per il giudizio direttissimo che si è celebrato nella mattinata odierna presso il Tribunale di Trento, con sottoposizione all’obbligo di firma giornaliera presso il Comando Compagnia Carabinieri di Cavalese e rinvio del processo alla data del 15 marzo 2019.

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Fiemme, Fassa e Cembra

Max Biaggi in vacanza in Val di Fassa con i figli

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Seconda vacanza sugli sci in val di Fassa per Max Biaggi e la sua famiglia per questa stagione invernale: il campione classe 250 e pure superbike non nasconde il suo amore per lo sci e per le Dolomiti trentine.

Biaggi ha trasmesso la passione per gli sci anche ai figli, Ines e Leon, con i quali trascorre quasi un mese nel periodo invernale tra i nostri monti.

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L’amore per la montagna non si limita però alla stagione sciistica: anche in estate le valli dolomitiche offrono la possibilità di svolgere attività all’aria aperta.

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I ragazzi si divertono ad arrampicare e nei parchi avventura e Max coglie l’occasione per trascorrere giornate rigeneranti in montagna, che ha sempre avuto un ruolo molto importante nella sua vita.

 

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Fiemme, Fassa e Cembra

Novantenne molesta ragazza disabile, condannato a 3 anni e 4 mesi

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Stava giocando con gli amici la ragazzina quando, il 10 agosto 2015, l’anziano uomo l’avrebbe avvicinata convincendola a seguirlo nella legnaia attigua al parco giochi, dove si sarebbe consumata la violenza sessuale.

Il novantenne avrebbe palpeggiato la ragazza nelle parti intime, mentre lei cercava di divincolarsi e urlava chiedendo aiuto, richiamando peraltro l’attenzione dei ragazzini con cui stava giocando nel parco.

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Questo è quanto è stato ricostruito ascoltando le dichiarazioni della vittima e degli amici; la ragazza immediatamente dopo l’accaduto ha denunciato il fatto, sia alla vigilessa presente nel parco, che ai carabinieri.

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Per questi reati il novantenne è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione e al risarcimento alla vittima, costituitasi parte civile nella persona dell’avvocato Beppe Pontrelli della somma di 15 mila euro.

La versione dell’aggressore è, come spesso in questi casi succede, diametralmente opposta e tende a ribaltare i fatti.

L’uomo, che comunque non aveva mai avuto prima comportamenti sconvenienti, dichiara che sarebbe stata la ragazzina ad introdursi nel suo giardino e lui avrebbe solo tentato di allontanarla.

L’anziano, difeso dall’avvocato Paolo Corti del foro di Bolzano, si dichiara innocente e disponibile ad affrontare un processo pubblico per smentire le pesanti accuse a suo carico.

Con grande probabilità la difesa farà appello, il tempo a disposizione per depositare i documenti sono 90 giorni.

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