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Trento

Aborto, legge 194: «L’embrione è un essere umano»

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Un’onda di manifesti «Prolife» ha invaso la penisola italiana per una settimana.

Rompendo così la censura su un argomento tabù come quello dell’aborto.

In occasione del quarantennale della legge 194, l’associazione Provita Onlus in collaborazione con tante associazioni locali ha organizzato la più vasta e capillare campagna mediatica mai organizzata in Italia: una moltitudine di camion vela con immagini Prolife hanno percorso le strade di oltre 100 provincie e città italiane per affermare una verità che l’embrione è una persona umana. Che la legge 194 non tutela.

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Da lunedì 21 maggio anche la nostra provincia è stata toccata dall’onda dei manifesti prolife grazie al Movimento per la Vita di Trento che ha aderito con slancio alla campagna lanciata da Provita. Dopo essere stato a Mezzolombardo, Lavis, Trento, Rovereto, Pergine e Caldonazzo, oggi venerdì 26 maggio il camion-vela percorrerà le strade di Arco, Riva del Garda, Torbole e tutta la strada del lungo lago trentino.

Martedì scorso, data in cui nel 1978 fu approvata la controversa legge 194, abbiamo potuto incontrare i responsabili del Movimento per la Vita di Trento in occasione del sit -in da loro organizzato per il passaggio del camion vela in piazza Dante a Trento.

Il loro principale obiettivo – dicono – è che si torni a parlare di aborto partendo da un dato di realtà: l’embrione è un essere umano.

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A 11 settimane dal concepimento, quindi prima ancora dei tre mesi previsti per accedere all’aborto volontario, lo sviluppo del bambino è pressoché completato. Un dato di realtà, non un concetto ideologico partigiano.

Una verità scientifica, considerando che tutti gli studi dicono che già alla sesta settimana possiamo assistere alla formazione del cuore con le prime pulsazioni, degli occhi, delle prime strutture cerebrali, del fegato, dell’esofago, dello stomaco e dei genitali esterni.

Genitali che nel corso del quarto mese si differenziano definitivamente. Alla faccia di chi pensa che la distinzione maschio/femmina sia semplicemente un costrutto imposto dalla società e dal modello culturale vigente.

I prolife trentini, tuttavia, non si fermano a rivendicare la natura di persona umana dell’embrione.

Vogliono che si dica la verità sui numeri. Infatti i dati sulla presunta diminuzione degli aborti dall’introduzione della legge 194 devono essere letti correttamente. Non è vero, ad esempio, che il numero degli aborti sia diminuito.

Agli 85 mila aborti chirurgici annui bisogna aggiungere prima gli aborti clandestini, che lo stato stima prudentemente in 15.000 all’anno, poi gli aborti causati dalla pillola del giorno dopo e dalla pillola dei 5 giorni dopo: 500 mila le confezioni vendute nel corso del 2017.

Possiamo davvero parlare di una diminuzione del numero di aborti? No, davvero. Siamo ben oltre i 6 milioni di aborti calcolati dall’entrata in vigore dell’iniqua legge, sottolineano gli attivisti intervistati.

“Iniqua perché – sostiene il responsabile del Movimento per la Vita che non vuole dichiarare il proprio nome perché portavoce di tutti i feti abortiti in Italia – non tutela assolutamente né il concepito né la madre. A dispetto del titolo che recita “Norme a tutela sociale della maternità”, la legge espone la donna e la sua salute a enormi rischi, fisici e psicologici, in quanto non impone l’obbligo di informazione circa tutti gli effetti collaterali che l’aborto volontario procura.”

Anche in questo caso si parte da dati concreti, inconfutabili. Una più alta incidenza di tumori al seno, isterectomia post-partum, placenta previa, aborti spontanei, depressione, abusi di sostanze, suicidi. E decessi. Possibile? “Certo!- dice l’attivista – Guardi la relazione del 2016 del ministero della salute a riguardo. Si legge, testualmente, che la cosiddetta interruzione volontaria di gravidanza, come tutti gli interventi sanitari, non è esente da rischio di complicanze, fino al possibile decesso.”

Un’altra manifestante prolife ci tiene a sottolineare un’altra verità scientifica sempre sottaciuta e per questo non presa in considerazione dalla legge 194: la forte relazione chimica e relazionale che si crea tra l’embrione e la propria madre.

Dalla cui qualità, prima e dopo l’impianto , dipendono addirittura patologie che si manifestano nell’infanzia, nell’adolescenza e nella vita adulta. “Pensi – dice la donna, ostetrica da poco in pensione – che studi recenti hanno evidenziato che l’embrione invia cellule staminali guaritrici verso la madre, arrivando ad essere così il vero orchestratore del suo impianto, ma anche del proprio futuro e del futuro della propria madre.

Quale madre, se fosse messa in condizione di conoscere le evidenze scientifiche così incontrovertibili, accetterebbe di praticare un aborto volontario? Quale padre, se fosse a conoscenza delle ferite psicologiche che non risparmiano neanche lui, acconsentirebbe a tale pratica?

Domande retoriche alle quali gli attivisti del Movimento per la Vita di Trento rispondono all’unisono: nessuno. Neanche le pasionarie del “Non una di meno Trento”, comitato che ha organizzato una contro manifestazione per rivendicare la bontà della legge 194?

Nonostante siano persone che probabilmente separano la maternità dalla sessualità, siamo convinti che anche loro converrebbero con noi! – conclude il responsabile del sit-in prolife – Ma solo se trovassero il coraggio di sganciarsi dalle bugie con le quali hanno giustificato e sostenuto le battaglie degli anni settanta a favore dell’aborto, come la presunta lotta all’aborto clandestino, che come abbiamo visto esiste tutt’oggi e che la legge 194 non ha cancellato”.

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