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Trento

Tour digitale del sindaco. Internet entra nelle arnie e trasforma le api in sensori ambientali

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In quel piccolo distretto dell’Ict che è l’area industriale di Spini, Delta Informatica è – come spiega l’amministratore delegato Pompeo Viganò – “la più piccola delle grandi, la più grande delle piccole”. E’ anche un’azienda storica, essendo nata nel 1980, cioè anni luce fa vista la velocità con cui è cambiato il settore. Con i suoi 150 dipendenti, fornisce servizi informatici, hardware e software, su tutto il territorio regionale.

Parte da qui la terza tappa del tour digitale del sindaco Alessandro Andreatta: da un’azienda che non è un monolite, ma piuttosto una galassia, dove le attività più tradizionali convivono con quelle più avanzate. Non a caso la nuova sede di Delta Informatica – un edifico green, a impronta ambientale zero, inaugurato nel 2012 – si chiama “Ict hub”, nodo di scambio e insieme “casa” di molte realtà diverse.

Se il core business dell’azienda resta quello dei servizi informatici alle piccole e medie imprese, grazie alle attività controllate o partecipate Delta si spinge molto più in là: “In collaborazione con Fbk e Università, Delta Lab sta lavorando sulla realtà virtuale e in particolare sulla simulazione del comportamento umano in situazione di difficoltà – racconta Viganò – Poi c’è Deltamax, che ha ideato una tecnologia per individuare i difetti del vetro, esportata oggi dal Giappone al Perù. E c’è Melixa, start up trentina che ha inventato l’internet delle api in collaborazione con la fondazione Mach. L’informatizzazione degli alveari ci permette di avere informazioni utili non solo all’apicoltura, ma anche alla misurazione della qualità dell’ambiente”.

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Premiata come una delle migliori start up europee nel settore dell’agrofood, oggi Melixa cerca finanziamenti per continuare a crescere.

Nata nel 1980, Delta Informatica ha maturato negli anni una spiccata vocazione sociale. Infatti nell’Hub ha trovato casa anche anche la cooperativa Kinè, che si occupa di inserimento lavorativo di persone svantaggiate e dà lavoro pure a sette persone in carcere, impegnate nella digitalizzazione di documenti d’archivio.

Con i suoi quasi 12 milioni di fatturato, Delta, è cresciuta molto in questi ultimi anni e ha aumentato il personale. “Da gennaio abbiamo assunto 6 persone, altre arriveranno nel 2019. Noi puntiamo anche su una costante ri-professionalizzazione delle risorse, per fare in modo che quelle persone che sono qui da noi da 25 anni possano restare al passo con la tecnologia”.

Poche centinaia di metri più in là, all’interno del capannone del gruppo Cappelletti (azienda leader nell’arredamento di musei, biblioteche, uffici), ha la sua sede Corehab, start up fondata da David Tacconi, fiorentino in trasferta a Trento, e da Roberto Tomasi, con Andrea Cappelletti come amministratore delegato. Nata cinque anni fa grazie a un finanziamento della legge 6, Corehab si è inventata un software che misura l’efficacia e la correttezza degli esercizi di riabilitazione dopo un trauma.

“I primi tre anni sono stati faticosi – racconta Tacconi – Oggi stiamo raccogliendo i risultati. Vendiamo il 30-40 per cento dei nostri prodotti in Italia, il resto all’estero: abbiamo attrezzato un ospedale a Dubai e abbiamo esportato anche negli stati Uniti e in Australia”. I prodotti di Corehab fanno pensare alla wii per la facilità dell’utilizzo, ma la loro finalità è tutt’altro che ludica, perché i parametri del software sono medici e terapeutici: “Grazie ai sensori indossati dai pazienti, diamo la possibilità ai fisioterapisti di controllare se gli esercizi di riabilitazione vengono fatti e soprattutto se vengono fatti in modo corretto – spiega ancora Tacconi – E’ una riabilitazione tecnologica che può essere fatta anche a domicilio dal paziente, che può essere continuamente monitorato a distanza”. Quest’anno Corehab  dovrebbe tagliare il traguardo del primo milione di fatturato. “Stiamo cercando finanziatori privati per poter crescere: se ci riusciamo, il nostro team, che oggi è di dieci persone, dovrebbe raddoppiare. Bisogna dire che purtroppo non ci arrivano molti curricula dal Trentino, forse perché quello in una start up è un lavoro faticoso, che richiede tempo ed energie”.

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Trento

Magrebino centra autovettura con il suo motorino in via Brennero e fugge

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Il fatto è successo poco prima delle 17.30 di lunedì 20 maggio 2019 a Trento.

Una mamma con due bambini si stava immettendo sulla via Brennero uscendo dal complesso «le fornaci».

Il traffico era bloccato a causa di una lunga coda, per questo gentilmente il conducente di un’altra autovettura aveva fatto spazio alla mamma per poter immettersi fila.

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Mentre si accingeva alla manovra, praticamente a velocità zero e rimanendo dentro la striscia continua, a velocità folle è arrivato un motorino con a bordo un giovane magrebino che spostato completamente sull’altra corsia, oltre la striscia continua, stava sorpassando tutta la fila di macchine.

L’urto è stato inevitabile.

Il motorino con il pedale si è incassato nella parte bassa della portiera volando in mezzo alla carreggiata.

Ma qui poi viene il bello. 

Il giovane visibilmente ferito e dolorante viene fatto sedere sul ciglio del marciapiede in attesa dell’arrivo della polizia municipale e di un’ambulanza. 

Quando però capisce che stanno arrivando le forze dell’ordine, ancora dolorante monta sul suo cinquantino e fugge come un pazzo svoltando nella strada che porta ai Solteri.

La mamma, con i bambini spaventati prova ad inseguire il magrebino, ma inutilmente.

All’arrivo dei vigili urbani la donna chiede se è possibile vedere il contenuto della telecamere di sorveglianza. Alla sua richiesta i vigili rispondono che «non funzionano»

L’ipotesi più probabile è che il magrebino non abbia avuto i documenti del motorino in regola, o che fosse stato senza assicurazione. O peggio magari fosse ricercato per qualche reato. 

 

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Trento

Casse Rurali, torna il sereno: Utile per 56 milioni di euro

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Questo pomeriggio si è tenuto il convegno del settore delle Casse Rurali Trentine della Federazione, il primo dopo l’avvio del Gruppo Cooperativo Cassa Centrale Banca a cui tutte hanno aderito.

Una contestualizzazione nuova, dunque, che ha comportato sforzi economici ed organizzativi rilevanti e che ha fatto maturare aspettative a regime di importanti benefici, sia in termini di efficienza, sia di autonomia esercitabile dai singoli istituti bancari sul proprio territorio, fatto salvo un livello di rischiosità inferiore ai limiti previsti.

“Registriamo dati positivi – ha affermato il vicepresidente per il credito Marco Misconel -, un ritorno alla redditività e alla diminuzione del credito deteriorato. Oggi facciamo parte di un grande gruppo nazionale, un obbligo e una opportunità perché dà solidità alle nostre banche e un supporto tecnologico e di consulenza importanti”.

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“La Federazione ha sostenuto e accompagnato il processo di riorganizzazione nato dalla riforma – ha detto la presidente Marina Mattarei –. Il sistema del credito cooperativo ha affrontato un vero e proprio terremoto istituzionale, e a ogni anello della filiera ha dovuto presidiare un periodo di grande cambiamento e di ridefinizione dei ruoli. Ora si capisce appieno che il livello associativo è importante per tutelare l’identità cooperativa. Il ruolo resta fondamentale nella rappresentanza, poiché la Federazione rimarrà il luogo di confronto provinciale sia all’interno del settore del credito sia con gli altri comparti cooperativi”.

La riforma obbliga anche a ridefinire i servizi che la Federazione fornisce al mondo del credito, posto che molte attività ed un numero significativo di collaboratori sono stati ceduti alla capogruppo. “Il ruolo è cambiato ma è ancora importante – ha detto direttore generale Alessandro Ceschi – non solo per alcuni servizi amministrativi che continuiamo a svolgere a favore delle Casse e in qualche caso anche della capogruppo,  ma soprattutto per i nuovi progetti che stiamo elaborando nell’ambito della consulenza, della gestione dei dati e nell’alveo dei progetti di sistema come la piattaforma digitale e il welfare”.

Il convegno ha visto anche la partecipazione del presidente e dell’amministratore delegato di Cassa Centrale Banca Giorgio Fracalossi (“Il Trentino è stato il motore della nuova capogruppo, un lavoro enorme e straordinario”) e Mario Sartori (“La leva che ha portato il Trentino ad essere il baricentro di una capogruppo nazionale è stata la forza bancaria industriale. Andiamo avanti così, nell’interesse delle nostre banche”).

Soci, sportelli e fusioni – Il Trentino non si discosta dall’andamento del sistema bancario nazionale, caratterizzato da una riorganizzazione generale che ha portato alla riduzione del numero di banche, di sportelli e di dipendenti. Ciò è avvenuto anche per le Casse Rurali Trentine, che a fine 2018 sono diventate 20 (-5). Quest’estate il numero scenderà a 17, per effetto dei processi di aggregazione in Val Rendena, e potrebbe diminuire ancora a 15 o 13 a fine anno se si concretizzeranno le ipotesi di fusione in Vallagarina e il protocollo tra Trento e Lavis.

La riorganizzazione ha portato anche ad un calo del numero degli sportelli, che oggi sono 318, 8 in meno rispetto al 2017, e dei collaboratori, pari a 2.082 persone (-48, accompagnate alla pensione attraverso il Focc o altri sistemi incentivanti).

Questi andamenti non condizionano il numero dei soci che continua a crescere. A fine 2018 è stato toccato il record di 130 mila persone, 10 mila in più dal 2019, importante segnale di fiducia verso il futuro di questo sistema che continua a dare sostegno concreto alla propria comunità di riferimento. Nel 2018 gli interventi sociali delle Casse Rurali hanno superato i 15 milioni, 2 milioni in più dell’anno precedente. Il 27% ha finanziato attività e iniziative a favore dei soci; il 22,5% è andato a sostegno delle attività sportive e il 17% per cultura, scuola e formazione, tanto per citare le tre quote maggiori di impegno.

L’andamento delle masse – La raccolta complessiva è stabile a 17,5 miliardi di euro: il leggero calo della raccolta diretta (-2,6%) è compensato dall’aumento di quella indiretta (+6%). I crediti complessivi si fermano a 9,7 miliardi, in contrazione del 5,3% a causa delle rettifiche su crediti non performanti. La diminuzione, dunque, non riguarda le nuove erogazioni, ma lo stock complessivo di impieghi, che tiene conto delle attività di ‘pulizia’ che sono proseguite anche nel 2018 (cartolarizzazioni ecc.).

Nel 2018, infatti, sono stati erogati nuovi mutui per oltre 1,5 miliardi di euro, e sono state accolte il 91,2% delle domande pervenute, una percentuale leggermente superiore rispetto all’anno prima. Di questi crediti, 256 milioni sono a favore delle famiglie per l’acquisto della prima casa di abitazione.

Il totale delle partite deteriorate è sceso al 15% rispetto al 20% del 2017 e allo stesso tempo è aumentato il tasso di copertura che passa dal 49% al 51%. Con professionalità e tanto lavoro, le Casse Rurali sono riuscite ad allineare il loro tasso di copertura al dato medio nazionale, mentre 4 anni fa registravano uno scarto di quasi 15 punti percentuali. Il totale delle masse intermediate è pari a 27,3 miliardi (-2,1%).

Quote di mercato e conto economico – Le Casse Rurali tornano a registrare un utile significativo, superiore ai 56 milioni di euro, frutto dell’importante calo delle svalutazioni. La gestione caratteristica registra un margine di intermediazione in calo, per effetto dei bassi tassi di interesse, e costi di gestione in leggero aumento. Gli sforzi, dunque, dovranno essere ora concentrati sul perfezionamento dei livelli di efficienza, ed i primi dati del 2019 indicano che la strada intrapresa sta dando buoni risultati.

Le Casse Rurali Trentine sono in cima alla classifica nazionale per quanto riguarda la patrimonializzazione, con un CET1 ratio del 15,8% (rapporto tra il capitale ordinario versato e le attività ponderate per il rischio) laddove la media del sistema bancario nazionale è 13,2%. E si confermano i principali riferimenti nel mercato bancario provinciale: le quote di mercato registrano una leggera crescita sui depositi, dove raggiungono la copertura del 58%, e sono stabili al 46,7% nell’ambito dei crediti.

 

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Trento

Lutto in Trentino, è morta Maria Garbari

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È morta nella notte all’età di 88 anni la professoressa Maria Garbari persona di spessore della cultura Trentina.

Scienziata, storica e docente universitaria di grande fama, ha studiato, per tanti anni, questa terra ed il suo evolversi, utilizzando con precisione gli strumenti fondamentali della ricerca storica ed un metodo fondato sulla puntigliosa verifica dei documenti e delle fonti secondo la migliore lezione della storiografia italiana, portando così in luce pagine sconosciute della nostra vicenda di popolo.

Il suo lungo curriculum di studi in storia contemporanea; i molti e prestigiosi incarichi ricoperti ed il suo attivismo intelligente e sensibile hanno fatto di lei un personaggio prezioso, non solo per il Trentino tutto, ma anche per la scienza storica nazionale ed il vuoto che la Sua morte ci lascia non sarà facilmente colmabile.

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Tra i tanti temi degli studi e delle pubblicazioni di Maria Garbari, l’irredentismo nel Trentino, la storiografia trentina, l’accordo De Gasperi-Gruber, l’autonomia.

«La nostra autonomia non è un privilegio ma un diritto», aveva ripetuto con forza nell’ultima sua intervista realizzata nel 2008 in occasione dell’anniversario del primo Statuto di Autonomia.

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, l’assessore alla cultura e tutta la giunta esprimono cordoglio per la scomparsa di Maria Garbari “Il mondo culturale trentino – commentano presidente e assessore – ha avuto in lei un riferimento importante che rimane attraverso una copiosa produzione letteraria. Studiosa scrupolosa e attenta, non a caso era presidente della Società di studi trentini di scienze storiche. Il Trentino piange una figura culturale molto significativa”. La storica e docente universitaria, aveva tanto a cuore l’Autonomia. Appassionata la sua ricerca e difesa dell’Autonomia trentina tanto da non stancarsi a ribadire: “Non è un privilegio ma è un diritto delle nostre genti”.

Anche il Gruppo consiliare provinciale del Partito Democratico si associa al lutto di tutto il Trentino per la scomparsa della professoressa Maria Garbari.

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