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Io la penso così…

La disabilità viene vista come un limite che affligge il soggetto interessato – di Arianna Colonello

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Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere, la lettera della Dott.ssa Colonello, dove spiega alcune problematiche legate alla disabilità. Questa lettera è stata inviata al Ministero del Lavoro e per le Politiche Sociali.

 

Egregi Signori,

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“Mi chiamo Arianna Colonello, vi scrivo questa lettera al fine di portare a vostra conoscenza delle mie considerazioni teoriche sull’inclusione delle persone con disabilità nel mondo del lavoro.

Attraverso la mia personale esperienza, sia in quanto io stessa sono ipovedente, sia in qualità di attivista nel campo dei diritti dei disabili. Io credo che la teoria sia molto discostante dalla pratica, soprattutto credo che i principi sanciti dalla convenzione sui diritti dei disabili non vengono ne considerati tanto meno applicati nel nostro ordinamento nazionale.

Credo che manchi un tassello un presupposto, ovvero il cambiamento culturale, attraverso la quale viene vista la disabilità. Purtroppo la disabilità viene vista come un limite che affligge il soggetto interessato, credo che questo cambiamento culturale sia indispensabile, al fine di raggiungere un’effettiva inclusione sociale dei disabili nel mondo del lavoro. Purtroppo il disabile viene spesso emarginato ed ha un’enorme costante difficoltà sia nell’accedere al mercato del lavoro, sia nella progressione in carriera.

Un diritto spesso negato ai disabili, in quanto solitamente i disabili ricoprono posizioni lavorative molto basse, molti di essi non hanno neppure un lavoro. A mio modesto avviso ci sono molti fattori che incentivano all’esclusione dei disabili dal mondo del lavoro, prima di tutto il problema culturale, il secondo problema riguarda il sistema nazionale che disciplina l’accesso al mondo del lavoro dei disabili, la L. n. 68 del 1999, che è stata modificata dalla legge del 1 gennaio, 2018.

Purtroppo dal punto di vista dell’azienda credo che ci siano molti luoghi comuni da sfatare, per esempio: “il disabile è improduttivo, oppure più di tanto non può fare”, in molti casi i datori di lavoro non sanno quali mansioni possono essere svolti dal disabile. Un altro fattore demotivante all’assunzione dei disabili è la lunga ed estenuante burocrazia alla quale il datore di lavoro ed il lavoratore disabile deve adempiere, al fine di entrare nel mondo del lavoro.

Una mia personale opinione al fine di una reale ed effettiva uguaglianza dei disabili rispetto agli altri cittadini i disabili devono essere messi in condizioni di presentare autonomamente il proprio CV vitae, ed essere messi in grado di condurre un colloquio di lavoro. Per questo motivo appoggio moltissimo le iniziative volte in questo senso, come ad esempio il Diversity Day.

Un altro fattore demotivante per il datore di lavoro all’assunzione dei disabili sono i tempi lunghi che la stessa richiede, oltre al fatto di essere sottoposti costantemente a verifica, percepita dalle aziende, come invasione da parte del mirato. Io credo moltissimo nella figura professionale del disability manager ci può aiutare a risolvere molti problemi inerenti l’inclusione dei disabili nelle varie aziende. Peccato che non è ancora decollata è una figura poco introdotta nelle aziende, viene introdotta solo nelle grandi aziende.

Dal punto di vista del lavoratore, credo che non basta innalzare le sanzioni per i datori di lavoro che scelgono di pagare le sanzioni, piuttosto che assumere disabili, bisogna capire le cause e cercare delle soluzioni valide a questi problemi. Secondo me le cause le ho menzionate sopra. Un’altra lacuna culturale è la mancanza di valorizzazione delle qualifiche professionali dei disabili, dei loro titoli di studio, ed esperienze professionali. E’ risaputo che si preferisce mettere in vetrina la disabilità del lavoratore, piuttosto che le sue capacità e potenzialità, in questo modo gli si nega il diritto di crescita professionale ed umano.

Ovviamente sappiamo che il diritto al lavoro è legato al diritto alla dignità, senza lavoro non c’è dignità. Il diritto al lavoro è sancito dalla nostra Costituzione, ed anche dalla convenzione sui diritti dei disabili. Insomma non voglio annoiare con considerazioni meramente teoriche, purtroppo la mia esperienza personale dimostra che siamo molto lontani dalla reale ed effettiva partecipazione dei disabili nella società. Inoltre la mia storia dimostra una chiara assenza di meritocrazia sia a livello nazionale sia a livello europeo.

Il principio della piena ed effettiva partecipazione dei disabili nella società è ampiamente sancito dalla convenzione sui diritti dei disabili. Io sono laureata in giurisprudenza, ho altresì ottenuto un diploma post laurea in Italia. Dopo di che ho svolto con grande profitto il tirocinio al Parlamento Europeo a Bruxelles mi sono occupata di disabilità. Attualmente sono membro del network europeo sulla vita indipendente, che si trova a Bruxelles. In particolare durante il tirocinio grazie al supporto di un eurodeputato abbiamo organizzato un evento sul mondo del lavoro e disabilità.

Inoltre ho scritto uno studio sulla situazione dei disabili: le politiche, le leggi europee e nazionali. Inoltre sono coordinatrice del progetto “Exchangeability project“, in The Netherlands, ideato dall’Erasmus network. Questo progetto è stato ideato per aumentare la mobilità internazionale degli studenti disabili. Tuttavia ho 9 referenze: 3 dal Parlamento Europeo, 1 da parte di un Rettore di un’Università italiana, 3 da docenti universitari, 1 da parte di del mio collaboratore con il quale mensilmente facciamo delle radio interviste sulla disabilità, 1 da un avvocato di Stato, 1 docente del Master in diritto europeo, con specializzazione in diritti umani e migrazione.

Spero che la mia situazione di disoccupazione sia di monito per una profonda riflessione. Il mio obiettivo è ovviamente quello di trovare lavoro, ma altresì aiutare anche gli altri disabili ad inserirsi nel mondo del lavoro. Purtroppo le risposte che ricevo da parte delle organizzazioni non governative che si occupano di diritti dei disabili è sempre la stessa, in tutta Europa: ” Cv, esperienze, referenze eccezionali, ma qui per te non c’è posto”.

Penso che questa risposta sia difficile da accettare, ma soprattutto contraddittoria. Tuttavia molte persone con disabilità ricevono questo tipo di risposte, ma loro stanno “in silenzio” mandano giù il boccone amaro. La mia esperienza dimostra che l’Osservatorio dovrebbe cercare di mettere in campo tutte le misure possibili per assicurare l’effettiva applicazione della convenzione nell’ordinamento nazionale. Penso che questi episodi discriminatori e di esclusione sociale non succederebbero cosi frequentemente se la convenzione sui diritti dei disabili venisse applicata correttamente. Vi ringrazio per l’attenzione.

Cordiali saluti
Dott.ssa Arianna Colonello

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Io la penso così…

Il Bosco della Città di Rovereto e le sue potenzialità – di Paolo Farinati

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Spett.Le Direttore,

desidero innanzitutto esprimere un plauso alla nostra Amministrazione comunale per aver dato vita in queste ultime settimane a più incontri aventi a tema il nostro meraviglioso Bosco della Città, alla presenza di esperti e dei cittadini.

Lo scopo era e presumo sia quello di conoscere meglio questo straordinario polmone verde che sovrasta pacifico la nostra Rovereto, ricercandone un nuovo e auspicabilmente più vivo utilizzo da parte di tutti.

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Non sono mancati i ricordi, le proposte e i possibili progetti.

Chi di noi in gioventù non ha passeggiato lungo quei sentieri con la propria morosa? O non ha ascoltato lì con gli amici del liceo dell’ottima musica degli anni ’60 e ’70? O non ha fatto qualche partita a calcio sull’ampia radura del Vanezom?

Da ormai vecchio atleta ricordo con piacere e nostalgia le molte ore di preparazione fisica trascorse con la squadra di pallamano lungo il percorso atletico, studiato e realizzato anche dal prof. Roberto Setti, che giustamente lo ha ricordato nell’ultimo incontro pubblico.

Un luogo, in sintesi, che ha accompagnato le vite di decine di migliaia di roveretani.

Le sue potenzialità d’uso oggi sono immutate, se non divenute ancora maggiori. E’ infatti luogo che può ospitare giovani, meno giovani e anziani data la sua ampiezza. E’ certamente facilmente raggiungibile in macchina, in autobus, in bici e a piedi, ma spesso è purtroppo vuoto, sottoutilizzato se non abbandonato.

Qualche mese fa scrissi sul nostro Bosco, invitando l’Amministrazione comunale a verificare la fattibilità di un veloce collegamento da Corso Bettini tramite una funicolare, mezzo assai diffuso in numerose città e località italiane e straniere.

Sono più che convinto che sarebbe un’ottima soluzione. Penso agli anziani, ma pure ai giovani studenti senza auto, che in pochissimi minuti potrebbero salire al fresco tra quello splendido verde.

Per non dimenticare i turisti, che dopo aver visitato la città avrebbero l’occasione di concedersi una breve confortevole pausa in collina.

Credo, in sintesi, che anziani, studenti, giovani, turisti  e cittadini in genere, farebbero tesoro di questa opportunità. L’iniziativa stimolerebbe certamente l’insediarsi sulla collina di alcuni servizi fondamentali: ricettivi, gastronomici, ricreativi, sportivi e altri ancora. Senza tuttavia alterare più di tanto il fascino e il piacere del silenzio e della frescura nel bel mezzo della natura.

Sul progetto e sui costi lascio lavorare i tecnici. Ma sono più che certo che l’investimento sarebbe sostenibile, anche perché spalmato giustamente sul lungo periodo in termini di ammortamento. Potrebbe essere anche l’occasione per coinvolgere l’imprenditoria privata.

Credo che anche la nostra Rovereto abbia bisogno ogni tanto di qualche “scossa”. Questa la vedo più che utile, purché certamente meditata, discussa, progettata e realizzata con cura, attenzione e visione del tempo a venire.

Mario Farinati

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«Sommersi dalla carta e non solo…» – di Mario Cerutti

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Spett.Le Direttore,

negli ultimi due “week end” nei centri urbani più grandi del Trentino compresa la zona dell’Alto Garda, sono state copiosamente diffuse delle “brochure” pubblicitarie con una particolare caratteristica, cioè quella di essere addirittura avvolte in una pellicola di plastica trasparente ma … che sia una strenna ?

Niente affatto si tratta -probabilmente- di un “mezzo” utile a diffondere un maggior numero di volantini .

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Storicamente, con l’avvicinarsi delle festività natalizie, l’attività promozionale tende a crescere specialmente in termini di numero di offerte commerciali proposte; infatti le note “esigenze” consumistiche di chi vende o di chi compra, a prescindere dalla situazione e in buona pace dei principi etici, hanno la priorità e dunque vanno soddisfatte.

A tale scopo, oltre ai “media e ai social”, uno dei canali principali di diffusione è il cosiddetto “porta a porta”, cioè un sistema capillare di distribuzione di “dépliant” promozionali per tramite delle cassette postali; non a caso in questi frangenti è piuttosto facile imbattersi davanti a contenitori per la corrispondenza letteralmente traboccanti di “réclame” e … non è sempre un bel vedere.

Certamente nei volantini pubblicitari si trovano periodicamente molti consigli quanto varie occasioni di risparmio utili per gli acquisti. Essendo però stampati su carta (raramente riciclata) ne consegue innanzitutto una serie di problemi connessi con il successivo processo di smaltimento.

Inoltre, a seconda dei formati diffusi (vedi foto), il singolo cittadino, ai fini dello svolgimento della raccolta differenziata, è obbligato a compiere una serie di azioni piuttosto “articolate”. Infatti, quando vengono recapitati formati particolari il tutto si complica maledettamente e i risultati in termini di ciclo dei rifiuti, pur con tutta la buona volontà, non possono essere di certo brillanti.

Ora, essendo il Trentino un contesto ambientale molto particolare quindi da preservare, di conseguenza anche le piccole cose, per lo meno in termini di coerenza, assumono un importanza fondamentale.

All’interno di tale ragionamento, viene spontaneo chiedersi se la nostra tanto cara Autonomia non possa intervenire in materia, ad esempio disciplinando -per via legislativa- i meccanismi di diffusione, magari vietando in primo luogo i formati ingombranti oppure l’utilizzo di materiali inquinanti o che non facilitino la raccolta differenziata.

Inoltre anche il territorio dovrebbe fare la propria parte e quello dell’Alto Garda, alla luce della sua spiccata quanto importante vocazione turistico – ambientale, ha indubbiamente dei rilevanti interessi da tutelare.

Questo significa che le amministrazioni pubbliche, a partire dagli E.E.L.L., al fine di definire degli atti concreti (es. delibere, protocolli, convenzioni, ecc.) in materia, vanno coinvolte direttamente .

Ne va dell’ambiente e del futuro cordiali saluti.

Mario Cerutti

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Il risorgere dei fascismi e la violenza sulle donne – di Claudio Forti

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Spett.le Direttore,

ci sono due argomenti che sento ribaditi in modo martellante dai vari Tg, che potrei considerare come delle fastidiose e ipocrite  “prediche laiche”.

Entrambi gli argomenti  sono espressione del timore delle élite culturali e finanziarie per il presunto  risorgere dei fascismi che, come sappiamo, sono individuati nei vari populismi.

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Insomma, coloro che ci stanno imponendo il totalitarismo del pensiero unico, che vorrebbe decostruire la società, per costruire  ancora una volta “l’uomo nuovo”, sarebbero preoccupati del risorgere dei populismi, da loro temuti come nuovi fascismi. In definitiva, come nei totalitarismi del secolo scorso, guai alle persone e ai settori di società che osano pensare con la propria testa!

Verrà il tempo, se non sapremo vigilare, in cui, come sotto il nazismo e la dittatura comunista, verranno aperti i nuovi centri di rieducazione per coloro  che osano opporsi al pensiero dominante dei “diritti” e dell’autodeterminazione, utilizzando sempre l’accusa di reazionario fascista!

Anche il tema della violenza sulle donne – pur non nascondendo il fatto che il problema esista -, sta mettendo in atto una guerra tra i sessi, in cui il maschio è sempre il cattivo e il violento, mentre la donna sarebbe sempre l’angelica vittima.

Questo non mi pare un buon servizio alla verità espressa dalla realtà, ma ancora e sempre l’espressione della cultura dominante che così vuole che sia.

Ovviamente non ci si chiede mai da dove venga la violenza o la cattiveria, che non è solo patrimonio dei maschi! Non ci  si preoccupa assolutamente e non si argina, per esempio, la produzione e consumo della pornografia, che ha deleterie conseguenze sui giovani, ma anche sugli adulti, e che introita miliardi di euro.

Non ci  si preoccupa dei contenuti violenti di tante trasmissioni, degli stessi telegiornali, della pubblicità e di tanti videogiochi. E poi ci si meraviglia del bullismo, della mancanza di  rispetto dell’altro e della violenza verbale e fisica! Siamo in una società in cui le nozioni di bene e male, giusto e ingiusto, naturale e innaturale, eccetera, sono relativi e cangianti a seconda delle mode e dei tempi, e poi ci si lamenta ipocritamente dello scatenarsi della violenza!

Ovviamente, per l’uomo nuovo, educato dalla cultura dominante, il peccato originale non esiste, e per questo si pensa di guarire la profonda malattia dell’essere umano con gli slogan, gli appelli, le sfilate, le fiaccolate, o pensando che la presentazione ossessiva della cronaca nera possa, di per sé, ottenere il bene.

Manca purtroppo, in questo momento storico tanto confuso, la voce chiara e forte della Chiesa, che da sempre ha saputo indicare all’umanità smarrita la via della salvezza. Non è la politica o una generica “cultura dei valori”, che ci salva, ma Colui che in questa domenica i cattolici adorano come Cristo Re dell’universo e della storia, il cui “trono” è una croce!

Claudio Forti – Trento

 

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