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Io la penso così…

Gay Pride Trento: «Lamentano diritti negati, ma pretendono diritti che non gli spettano» – di Gianpaolo Taddia

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Egregio Direttore,

a sentirli chiedono solo il rispetto dei loro “diritti”.

Chiedono solo di essere rispettati.

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Perché, esiste qualcuno in Italia che ha il nulla osta per picchiare i gay in quanto gay? Esiste una legge che fa dei gay dei cittadini di serie b?

No, per nulla. I diritti dei gay sono tutelati come quelli di ogni altra persona, nera, bianca, gialla, di qualsiasi fede o tendenza.

E allora cosa vogliono? Perché sfilano con il sedere di fuori, cinture sadomaso, falli al vento…?

Per imporre agli altri il loro modo di vedere! Imporlo ai cattolici, che seguendo il Vangelo, considerano gli atti omosessuali peccati gravi.

Imporlo a tutti quelli che ritengono che la natura dimostri chiaramente cosa è naturale e cosa non lo è.

Imporlo alla Costituzione italiana, che prevede che esista un solo tipo di matrimonio. Imporlo ai poveri bambini innocenti! Sì, loro sono le prime vittime del gay pride!

Sono vittime di quelle donne lesbiche che si auto-ingravidano con seme maschile, privando i figli di un padre, per tutta la vita, coscientemente!

Sono vittime di quegli uomini che sfruttano il corpo delle donne, espiantando i loro ovuli, usando il loro corpo come un forno (utero in affitto), per prodursi bambini che saranno per tutta la vita senza la mamma!

Bambini prodotti senza padri e bambini senza madri! Questo vogliono i cosiddeti gay, che non coincidono necessariamente con gli omosessuali (molti dei quali, in verità, non vogliono assolutamente il cosidetto “matrimonio gay”).

In più vogliono leggi speciali, come la legge Scalfarotto, leggi solo per loro, per punire duramente chi sostenga che la famiglia è una sola, e che tutti i bambini nascono da un padre e una madre.

Lamentando diritti negati, ma pretendono diritti che non gli spettano. Questa è la verità.

Gianpaolo Taddia

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Io la penso così…

Ponti nelle Giudicarie, viabilità fra i primi posti nell’azione di governo del cambiamento. – di Sergio Binelli

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Egregio direttore,

mi ero ripromesso di non intervenire sulla viabilità Trentina a seguito del disastro avvenuto pochi giorni fa a Genova, città maestosa e che ho giusto visitato il week-end scorso. Tuttavia lo sciacallaggio (presente da ogni parte politica), il silenzio da parte di chi invece dovrebbe dare delle spiegazioni e i recenti aggiornamenti su alcuni ponti nelle Valli Giudicarie (Ponte sul Sarca e Ponte Caffaro) obbligano la mia persona a fare una riflessione, considerando anche che riguardano situazioni che ho seguito da vicino assieme al movimento territoriale a cui appartengo (AGIRE per il Trentino).

È ormai chiaro che il Ponte sul Sarca non sanno più come metterlo a posto: ad ogni scadenza c’è un annuncio e si rimanda tutto senza spiegare ancora come sia potuto succedere un tale disastro, nemmeno dopo l’incarico affidato dalla Provincia autonoma di Trento ad alcuni esperti dell’Università di Trento; molte persone in Valle iniziano a pensare che verrà demolito, ma forse ce lo diranno dopo il 21 ottobre 2018: nel mentre questi burocrati dovrebbero prendere la patente del camion e provare a fare la rotonda provvisoria per verificare di persona quant’è “sicura” per gli autoarticolati. Sul nuovo Ponte Caffaro stendiamo un velo pietoso: una struttura ridicola e che sta creando moltissimi problemi ai cittadini, problemi del quale il Comune di Storo, la Comunità di Valle delle Giudicarie e la Provincia autonoma di Trento sono complici anche se usano la scusa dei confini territoriali per deviare l’attenzione anziché il traffico; altro ponte, inoltre, che secondo molti dovrà essere abbattuto.

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Intanto i cittadini anche in questo versante vedono i soldi pubblici scialacquati per gli interessi clientelari, mentre la circonvallazione di Pinzolo (che va fatta) non è stata avviata neanche durante questa legislatura per via dei nuovi vincoli di bilancio; ma quella di Agrone (in Val del Chiese) invece, che ha distrutto l’ambiente e serve a ben poco (e io lo so perché faccio quel percorso da quando sono piccolo per andare a Malpensa a prendere l’aereo per il Brasile, Paese di mia madre, e non ho mai avuto problemi di traffico all’interno dei confini Trentini), si sta completando.

Per non parlare poi del Ponte dei Servi, altra struttura fatiscente e che grazie a quella rotonda stupida che devia tutto il traffico nelle strade residenziali di Comano Terme sta creando altre problematiche come ad esempio nel momento in cui dei camion transitano in quel tratto ma provenendo da direzioni opposte. Il centro-destra autonomista e sovranista già l’anno scorso aveva ufficialmente preso a cuore la problematica della viabilità, quindi assicuro che sarà una priorità nell’azione politica di quello che sarà il governo del cambiamento.

Sergio Binelli – Candidato giudicariese di AGIRE per il Trentino

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Migliaia di euro destinati ai bambini africani finiti sui conti della famiglia Renzi. Nessuno si indigna? – di Gian Piero Robbi

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Gian Piero Robbi (Agire per il Trentino)

Al peggio non c’è mai fine. Renzi continua a far parlare di sè anche se non è al governo e, naturalmente, non sono notizie positive. La procura sta indagando su flussi anomali di denaro tra Alessandro Conticini e la famiglia Renzi.

Senza scendere nello specifico (potete trovare le informazioni digitando su Google le parole “Renzi bambini africani“), credo che si sia raggiunto davvero il punto di non ritorno. Prima le vicende vergognose della Banca Etruria, adesso la sottrazione di soldi destinati alla beneficenza per rimpinguare le casse di alcune società partecipate dalla famiglia.

Qualcuno pagherà? La situazione mi sembra sempre la stessa, i “soldi” nell’immaginario collettivo si rubano soltanto a destra e i giornali faticano ad affermare che ci sono decine di casi dove i soldi sono spariti anche a sinistra.

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Il soldo facile fa gola a tutti, non nascondiamoci. Per questo motivo è necessario compiere un atto che ad oggi sembra rivoluzionario: informarsi. Non bisogna mai credere che la verità stia in un solo quotidiano o che un giornalista detenga il verbo, la verità va cercata nella pluralità di opinioni.

Le verità su Berlusconi ai tempi uscivano tutte (pure quelle abbozzate o romanzate), le verità sui governi di sinistra che abbiamo avuto escono a spizzichi e bocconi. Come se si avesse paura a dire o a timore a raccontare.

Bisogna ricordarsi quello che è stato. Fu Prodi a trascinarci nell’euro senza alcun referendum, è stato Renzi a stringere “patti” non scritti con la Germania per ottenere indulgenza in cambio di apertura incondizionata delle frontiere.

Gian Piero Robbi – Agire per il Trentino

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Io la penso così…

Francesco Barone ringrazia Marika Poletti per il lavoro svolto

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Spett.Le Direttore,

È con grande rammarico che prendo atto della decisione della Presidente Provinciale di Fratelli d’Italia di rassegnare le dimissioni.

Volendo prescindere da valutazioni di merito, mi è d’obbligo ringraziare Marika Poletti, prima di tutto dal punto di vista personale per quanto mi ha insegnato nella lunga militanza con la sua guida, sia dal punto di vista politico per quello che ha fatto in questi anni, giacché non va dimenticato che ha ereditato un partito nuovo e non ancora radicato sul territorio e “fece come colui che cammina di notte, e porta un lume dietro di sé, e con quel lume non aiuta se stesso; cammina al buio, si apre la strada nel buio ma dietro di sé illumina gli altri”.

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Se oggi Fratelli d’Italia è un interlocutore imprescindibile nella geografia politica del Trentino è grazie prima di tutto a questa giovane donna che negli anni è sempre rimasta a tenere accesa la luce di passaggio Zippel.

È lei che anche nei momenti peggiori, quando un muro invalicabile sembrava sbarrarci ogni strada, ci esortava ad andare avanti e a non arrenderci, ricordando a noi tutti che bisognava tenere duro sia perché, se non Noi, nessuno l’avrebbe fatto, sia per il senso di responsabilità dettato dal testimone che abbiamo ripreso da terra che idealmente e moralmente ci spinge, ci sostiene e ci obbliga.

 Marika Poletti c’è stata quando non c’era nulla da raccogliere, ma solo terra gelata da seminare ma d’altronde è fatta così, è fatta per seminare, è fatta per i tempi difficili.

La destra trentina ha con lei un debito di riconoscenza per aver sì rilanciato il partito, ma soprattutto per aver rilanciato quel modo puro ed ideale di fare politica che l’ha sempre contraddistinta e che ha trasmesso ai ragazzi che ha formato nella militanza come capocomunità.

Sotto la presidenza Poletti il partito è cresciuto, si è radicato ed è entrato nelle istituzioni, suggellando il legame di una comunità militante che ha sempre sentito la politica come servizio, come il più alto dei servizi che si possa rendere alla propria terra, alla propria nazione e al proprio popolo.

Il partito ora deve serrare i ranghi, prepararsi alla prossima tornata elettorale e continuare il lavoro da lei già svolto, proseguendo sulla via tracciata senza arretrare di un passo e, con rinnovato vigore, come Marika ha sempre ripetuto “portarsi là, non dove ci si difende ma dove si attacca”.

Con l’auspicio che questa sia solo una parentesi breve di riflessione e che Marika presto torni “a casa sua”, nel suo luogo naturale, in FdI, la ringrazio per quanto sino ad oggi fatto, certo che nel futuro combatteremo insieme altre aspre battaglie in nome di quegli ideali che da sempre ci accomunano.

Francesco Barone

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