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Trento

Trento, il sindaco visita la facoltà dove il 97% degli studenti trova lavoro

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Ma chi l’ha detto che l’università sforna disoccupati? Di sicuro non è quel che succede al Disi, il dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione, dove il 97 per centro degli studenti trova lavoro entro un anno dalla laurea, triennale o magistrale che sia.

Il Disi è la prima tappa del “tour digitale” che il sindaco Alessandro Andreatta ha iniziato oggi, con la visita alla cittadella dell’Ict cresciuta sulla collina di Povo. “Sono qui per ascoltare ed imparare – ha precisato il sindaco ai diversi interlocutori della mattinata – E non ultimo per capire come la città vi può supportare, come può dare continuità alle illuminate scelte strategiche che, negli anni Ottanta e Novanta, con gli investimenti sulla formazione e la ricerca, hanno consentito a Trento di diventare città della conoscenza”.

Nato nel 2002, il Disi – come hanno spiegato il direttore Nicu Sebe e il suo vice Fabio Massacci – conta 43 docenti, insolitamente giovani per un ateneo italiano (l’età media è di 47 anni) e, con i suoi 195 dottorandi, vanta la scuola di dottorato più grande d’Italia. Altra caratteristica della facoltà è la presenza internazionale (il 30 per cento dei docenti sono stranieri o italiani di ritorno) e la capacità di dialogare con altre facoltà, visto il carattere multidisciplinare che l’informatica ha assunto in questi anni. “Qui il modello 3+2, a differenza di quello che accade per altre discipline, ha funzionato – ha raccontato il professor Sebe al sindaco – Molti ragazzi non continuano gli studi dopo la Triennale perché trovano lavoro subito, anche prima di laurearsi. Non riusciamo a soddisfare tutte le richieste delle aziende che si rivolgono a noi non solo dal Trentino, ma soprattutto dal Triveneto e anche dal resto d’Italia”. I 180 nuovi studenti ammessi ogni anno (la facoltà è a numero chiuso) non sono dunque sufficienti a rispondere alle richieste di un mercato del lavoro che ha fame di competenze digitali. Ma aumentare gli iscritti  non si può perché i docenti e gli spazi non sono sufficienti.

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L’impressione è che qui, nelle aule del Disi, si fabbrichi il futuro. I progetti a cui lavorano gli studenti hanno nomi difficili come data science, biologia quantitativa e computazionale, quantum computing, veicoli digitali (in collaborazione con il centro Fiat), cyber security. Nomi difficili, ma applicazioni reali che, come hanno proposto i professori Sebe e Massacci, potrebbero trovare nella città di Trento “un laboratorio in cui sperimentare e mettere alla prova le idee”. Una delle più concrete, riguarda – tanto per fare un esempio – un bidone dell’immondizia “intelligente” che fa da solo la raccolta differenziata. O un deambulatore motorizzato per anziani, che grazie a una telecamera monitora anche le condizioni di salute di chi lo spinge.

L’allarme: il gap di genere. Il lavoro del Disi non avviene solo in facoltà. Il professor Alberto Montresor, per esempio, oltre ad occuparsi di algoritmi, è il responsabile del rapporto con le scuole, a cui va ripetendo che “l’informatica è una scienza, non una materia da smanettoni”. Con la rete Starr, che coinvolge 12 istituti superiori, Montresor ha promosso le olimpiadi dell’informatica; ma poi ci sono anche il Robocup junior, il Coding Labs, il Coderdojo per i più piccoli, i corsi per gli insegnanti e, novità di quest’anno, l’Ict day summer camp all’inizio di settembre, 40 ore di alternanza scuola-lavoro per cinquanta ragazzi sulle professioni del futuro. Tutto bene dunque? No, perché nell’informatica esiste un gap di genere esagerato: le ragazze al Disi sono solo il 10 per cento (peraltro brave e motivate, arrivano quasi tutte al traguardo della laurea). Dunque il professor Montresor vorrebbe portare a Trento esperienze come “Girls code it better”, iniziative già attive in altre città studiate per avvicinare il genere femminile al mondo digitale.

Il sindaco ha incontrato anche i rappresentanti dei 1300 studenti che popolano la facoltà. Definito da Lorenzo Tait “nido di innovazione per tutto il Trentino”, il Disi presenta per i ragazzi alcuni problemi: molti studenti abbandonano o vanno fuori corso, i professori sono pochi in relazione alla popolazione studentesca, gli spazi sono ristretti. Per i ragazzi servirebbe una “Povo 3” entro il 2020 con nuove aule studio e spazi pensati per favorire l’incontro con le aziende. Altre richieste, in ordine sparso: raddoppiare il numero di laureati entro il 2025, rafforzare e sburocratizzare il rapporto con Fbk, migliorare il trasporto pubblico a servizio di una popolazione di 6000 persone tra studenti e personale, aumentare la capienza delle mense, che oggi  costringono a file che possono arrivare alla mezzora.

Infine, gli studenti chiedono di valorizzare un’associazione no profit come Speck& Tech che, presieduta dall’ex studente Francesco Bonadiman, dalla sua sede a Impact hub Trentino, da due anni fa da ponte tra aziende e università. Venticinque gli eventi organizzati fino ad oggi, oltre 2000 i partecipanti a serate che si aprono con serrate discussioni sul mondo digitale e le sue innumerevoli applicazioni e si concludono con birra e speck. La formula funziona tanto che  Speck& Tech prossimamente porterà un evento oltreconfine, a Monaco di Baviera.

La seconda tappa del tour digitale del sindaco Andreatta è stata nella sede di Hit, Hub innovazione Trentino, trait d’union tra “i generatori di conoscenza” (Università, Fbk, Fondazione Mach) e le aziende, con il supporto per il business di Trentino Sviluppo. “Supportiamo i nostri soci per capire se è conveniente fare un brevetto, fondare una start up – ha spiegato il direttore Strategie Alessandro Committo – Altre volte ci muoviamo su sollecitazione dell’industria, che chi chiede di aiutarla a sviluppare un prodotto”.

Uno delle conseguenze di questa contaminazione tra ricerca e business è Wonderflow, start up che ha sede un piano sopra a quella di Hit. Nata a Trento grazie al bando Tech Peaks, Wonderflow è stata fondata da Giovanni Gaglione (Cto), Michele Ruini e Riccardo Osti. Dopo una breve migrazione ad Amsterdam, l’azienda ha riaperto anche la sede di Trento: “In Olanda siamo molto cresciuti, ma lì l’ambiente è molto competitivo e i costi sono elevati – spiega Gaglione – Quindi abbiamo deciso di mantenere ad Amsterdam le vendite, a Trento lo sviluppo del prodotto e della tecnologia”. Il prodotto consiste in questo: “Raccogliamo opinioni di consumatori lasciati sul web o ai call center, analizziamo i dati e offriamo statistiche accurate alle aziende per capire come sono valutati i prodotti nei cinque continenti. Così possono perfezionare i modelli e tarare le politiche di marketing”.  Tra i clienti, ci sono Philips, Tom tom, Klm, Samsung. Oggi la squadra conta 10 persone ma l’obiettivo è di salire a 25 entro il 2019. Urge, naturalmente, trovare al più presto una sede più grande.

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