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Italia ed estero

Fini «dimenticato»

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Fonti giornalistiche assicurano che né lo Stato né la Fondazione AN (che gestisce il patrimonio dell’ex partito) si sono costituiti contro Gianfranco Fini e i suoi familiari per i gravi reati (peculato, riciclaggio, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte), legati alla vicenda “Corallo” compresa la vendita della “arcinota”casa di Montecarlo a Marco Tulliani fratello di Elisabetta, convivente dell’ex presidente di AN e ex segretario nazionale del MSI-DN.

La “dimenticanza” in questo caso appare più che sospetta oltre che deplorevole

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Italia ed estero

Immigrazione clandestina Bologna, arrestato ex candidato sindaco del PD

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Due arresti, decine di indagati. La squadra mobile della Questura di Bologna, oggi, ha dato corso all’ordinanza di misure cautelari emessa dal gip Roberta Dioguardi, su richiesta del pm Rossella Poggioli, applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un 39enne avvocato del Foro di Bologna, e di un complice di nazionalità tunisina, indagati per i reati di falso ideologico in atto pubblico per induzione in errore, contraffazione e utilizzo di documenti al fine di determinare il rilascio del permesso di soggiorno e favoreggiamento della permanenza in clandestinità nel territorio dello Stato.

La Polizia di Stato ha contestualmente proceduto alla perquisizione personale e domiciliare dei destinatari delle misure, dello studio professionale del legale, nonché alla perquisizione nei confronti di una terza co-indagata, praticante e collaboratrice di studio.

A darne notizia è il corriere di Bologna in piena campagna elettorale. Una notizia clamorosa anche perché Fabio Loscerbo è stato candidato per il PD. A diffondere il suo nome è stato Matteo Salvini sulla sua pagina social (vedi foto).

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LE INDAGINI – L’attività d’indagine ha preso avvio nel mese di giugno 2018 grazie ad alcune segnalazioni provenienti dall’Ufficio Immigrazione della Questura di Bologna, che aveva registrato un deciso aumento delle domande di protezione internazionale, avanzate anche da cittadini stranieri che dimoravano in Italia da diverso tempo privi di un regolare permesso di soggiorno. Dai primi accertamenti svolti, gli assistiti dal legale risultavano aver fittiziamente e preordinatamente trasferito il proprio domicilio nel territorio provinciale per poter presentare la propria istanza alla locale Questura. Gli stranieri richiedenti asilo, come dagli stessi dichiarato, non avevano mai effettivamente domiciliato presso le abitazioni dei soggetti che avevano sottoscritto, dietro compenso, le dichiarazioni di ospitalità in loro favore, ed entrambe le parti, consapevoli di tale circostanza, producevano documentazione falsa al fine di ottenere il permesso di soggiorno.

CENTINAIA DI PRATICHE – In questo scenario è emerso il ruolo di collettore svolto dal legale del Foro di Bologna, il quale risultava aver avanzato, nel solo anno 2018, oltre 800 istanze di fissazione di appuntamento per altrettanti cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, molti dei quali risultavano provenire da varie parti d’Italia. All’interno delle diverse comunità di stranieri dimoranti sul territorio nazionale, infatti, si era diffusa la notizia, che bastava rivolgersi all’avvocato di Bologna per ottenere agevolmente un permesso di soggiorno. L’indagine svolta dalla Squadra Mobile di Bologna ha permesso di raccogliere inequivocabili elementi, delineando chiaramente le varie fasi della condotta illecita posta in essere ed evidenziando i ruoli ricoperti da ciascuno dei principali co-indagati nel meccanismo ideato dall’avvocato.

IL MECCANISMO – Dopo un primo contatto telefonico, lo straniero, proveniente dalle più disparate parti d’Italia, ottiene un appuntamento presso lo studio legale di Bologna, dove si conclude l’accordo tra le parti, con il pagamento di un primo acconto da parte dell’assistito e la fissazione di un appuntamento presso una delle Questure tra Bologna, Ravenna, Forlì-Cesena, Modena e Rimini. Il professionista, infatti, vantava di gestire la fissazione degli appuntamenti dei propri assistiti tra le diverse questure delle provincie limitrofe, a seconda di quelle che, a suo dire, in determinati momenti storici, sembrava effettuare controlli più o meno approfonditi riguardo la documentazione dei domicili dichiarati dai richiedenti asilo e/o in relazione al tempo di attesa richiesto da ciascun ufficio per la fissazione dell’appuntamento.

DOMICILI FITTIZI – Un secondo incontro, sempre presso lo studio legale, avviene qualche giorno prima del primo appuntamento in questura, circostanza nella quale avviene una sorta di “interrogazione” condotta dall’avvocato – o dalla sua diretta collaboratrice di studio – nei confronti dello straniero, per prepararlo all’intervista che si svolgerà presso l’ufficio immigrazione. Infatti, si è avuto modo di accertare che in queste occasioni il legale testa con mano – assumendo le vesti del poliziotto che poi rivolgerà le stesse domande ai richiedenti asilo – la loro preparazione riguardo: il nome del soggetto che li ospita, la composizione del relativo nucleo familiare, l’indirizzo dell’abitazione, ecc. Dalle affermazioni dell’avvocato emerge inequivocabilmente la sua consapevolezza circa la falsità delle domiciliazioni dei propri assistiti nel territorio provinciale della questura presso cui ha presentato istanza.

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41 INDAGATI – Qualora l’assistito non sia in grado di procurarsi autonomamente, tramite le proprie conoscenze, un domicilio nel territorio provinciale della questura presso cui il legale ha deciso di presentare la relativa istanza, ecco che interviene la figura del coindagato tunisino, che viene contattato da chi ha bisogno di una dichiarazione di ospitalità, dietro input diretto dell’avvocato ed in sua presenza. L’indagine ha altresì consentito di delineare con esattezza i ruoli e le condotte di tutti i compartecipi, per un totale di 41 indagati, e di mostrare la rilevanza, in termini di ritorno economico, del disegno criminoso ideato e posto in essere dal legale.

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Italia ed estero

Con un tasso alcolemico 11 volte oltre il consentito si schianta sul muro di una casa. Il Video

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Il video è stato pubblicato mesi fa sulla pagina di «Average Veneto Guy» ed è diventato subito virale in poco tempo con oltre 4.000 mi piace e numerose condivisionei che hanno invaso il web. Il video ritrae le «avventure» di una Panda il cui conducente con in corpo un tasso alcolemico di 6,25 g/litro, cioè circa quasi 11 volte il consentito dalla legge ne combina di tutti i colori.

Il conducente della Panda dopo aver invaso più volte la corsia opposta ed essere stato fortunato nel non trovare mezzi in transito in quel momento, perde definitivamente il controllo della sua utilitaria schiantandosi addosso al muro di una casa senza nemmeno tentare la frenata.

L’incidente è successo in provincia di Belluno in pieno giorno e in un tratto di strada molto frequentato da persone e ragazzi che vanno a scuola. Seppur diffuso molti mesi fa rimane comunque di grande attualità visto i continui fatti di cronaca nera che non accennano a diminuire. Della serie: manteniamo alta l’attenzione e che le immagini insegnino….

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Italia ed estero

Lega il nipote di 7 anni a una corda e lo cala nel vuoto per salvare il gatto. Il Video

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Questa storia di profondo amore per un gatto arriva dalla Cina. Un felino, come capita spesso, salta (o cade accidentalmente) nel balcone del piano sottostante l’abitazione in cui viene accudito.

Non essendoci nessuno in casa del vicino, la nonna proprietaria del gatto decide di legare suo nipote di 7 anni a una corda e di calarlo nel vuoto per salvare l’animale.

Un gesto pericolosissimo. Per fortuna tutto si è svolto senza feriti, o peggio: il felino è stato salvato e il bimbo non ha riportato lesioni.

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Le foto dell’accaduto hanno fatto presto il giro del mondo, facendo infuriare molte persone.

La nonna, infatti, è stata pesantemente attaccata e criticata per quello che ha fatto.

La donna si è difesa dicendo che sulle prime non si era resa conto del pericolo: solo dopo aver visto i video che sono stati girati dalla strada ha capito la follia del suo gesto. Ma si è giustificata anche dicendo che alla fine tutto si è svolto per il meglio.

In queste circostanze basta chiamare i Vigili del Fuoco, pronti a recuperare gli animali in difficoltà. Sottoporre un bambino a una cosa del genere è molto rischioso.

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