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Atletica, Crippa la speranza italiana del mezzofondo: “Sogno il podio olimpico. Il Trentino mi ha aiutato a sbocciare”

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“Il mio sogno? Quello di ogni atleta: andare alle Olimpiadi e vincere una medaglia. Sto lavorando per Tokyo 2020. Prima però ci sono gli Europei e i Mondiali di atletica da fare bene”.

Yemaneberhan Crippa ha origini etiopi, ma dall’età di 6 anni è stato adottato da una famiglia trentina di Montagne (200 abitanti) e ha vissuto vicino a Tione di Trento, nelle Giudicarie.

Oggi Yeman vive e si allena a Trento, ha 21 anni, ed è una delle nuove grandi speranze del mezzofondo italiano.

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Pochi giorni fa Yeman (oggi atleta in forza alle Fiamme Oro Padova) ha stabilito il record italiano under 23 nei 5000 metri al Payton Jordan Invitational di Palo Alto (Stati Uniti).

Il 13’18” fatto registrare dal giudicariese batte dopo 33 anni il precedente record di Francesco Panetta ed già il migliore sesto tempo della storia italiana. Il record assoluto è di Salvatore Antibo, 13’05” ma Yeman ha appena cominciato a tirare fuori il suo potenziale.

Yeman, sapevi già che potevi valere questi tempi?

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Ero consapevole di poter correre intorno ai 13’20” o giù di lì. Sto lavorando bene da gennaio ed è subito arrivato il record personale alla prima gara. Sono riuscito a confermare quanto fatto indoor nella stagione precedente.

Ora gli Europei sono il grande traguardo dell’anno.

Si in agosto andrò a Berlino e spero di arrivarci al 100 per cento. Proverò a qualificarmi anche per i 10 mila metri e a correre entrambe le distanze, ma i 5 mila restano la mia gara.

Come è iniziata la tua passione per l’atletica e come sei arrivato al professionismo?

Ho cominciato col calcio, poi in quinta elementare provai a fare una gara di corsa campestre. Il mio ex allenatore mi chiese di partecipare ad altre gare e l’atletica è diventata una cosa seria. Il calcio l’ho lasciato a 14 anni. A 17 sono entrato nel gruppo sportivo della polizia che mi permette di allenarmi, avere uno stipendio e fare il professionista.

A chi devi il tuo successo?

Al mio allenatore attuale, Massimo Pegoretti, anche lui trentino, al mio ex allenatore che purtroppo è mancato, Marco Borsari, e ovviamente ai miei genitori. Massimo mi ha gestito bene, senza fretta e senza pretendere i record. Negli ultimi due anni sono diventato un altro atleta. Mio padre era appassionato di calcio, oggi è il mio primo tifoso.

Questa non è la tua prima esperienza tra i pro. Ci puoi raccontare il tuo esordio?

Ho già partecipato agli Europei 2016, ma i migliori ricordi li ho nelle giovanili. Tra i professionisti è dura e c’è solo da imparare. Sono arrivato ottavo, ma anche quest’anno bisognerà stringere i denti. Posso nominare dieci avversari che mi daranno filo da torcere.

Però questo tempo ti mette già tra i favoriti e tra i migliori dell’anno.

La gara degli Europei è una gara secca, può succedere di tutto ma io sono partito col piede giusto. Diciamo che è un buon punto di partenza, poi entreranno in gioco tanti fattori.

Com’è la tua vita da atleta professionista?

Mi alleno due volte al giorno, mi riposo, non ho particolari hobby. Fino a qualche tempo fa andavo a giocare a calcio, ma ora vivo a Trento per cui faccio un giro in città, vado al cinema e gioco alla playstation.

Vivere in Trentino ha aiutato a far sbocciare il tuo talento?

Il Trentino è un fattore sicuramente, aiuta lo sport, sta vicino agli sportivi. Sicuramente non è un caso. Bisogna avere un po’ di talento, poi qui c’è un ambiente pulito, c’è un buon livello economico, strutture sportive. Non è un caso che la pallavolo e il basket siano in serie A.

Prima di approdare alle Fiamme Oro sei cresciuto nelle società provinciali infatti.

Certo, prima in Valchiese e poi nel GS Valsugana dal quale poi sono passato al gruppo sportivo della polizia a Padova.

Chi è il tuo idolo? Chi ti dà consigli tra i campioni italiani?

Mo Farah, il campione somalo inglese, è stato il mio esempio. Nella nazionale il nostro responsabile è Stefano Baldini che ha vinto la maratona ad Atene. Lui ci dà sempre consigli.

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