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Il punto da Roma

Traffico in A22. Zanotelli: “Non basta mettere i tir sui treni”

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L’Austria sta limitando il transito dei tir al Brennero, con una misura che prevede un numero massimo di 300 automezzi all’ora sull’autostrada dell’Inntal. Il blocco, pianificato fino a luglio, sta danneggiando seriamente le aziende di autotrasporti che transitano dal Brennero e il traffico commerciale nel suo complesso.

Più in generale, la vicenda riaccende i riflettori sul futuro del traffico merci in Trentino Alto Adige. Un tema, questo, al quel i deputati trentini della Lega hanno dedicato ben due interrogazioni nelle ultime settimane, che hanno come prima firmataria l’Onorevole Giulia Zanotelli, eletta nel collegio di Trento.

Giulia Zanotelli, come sbloccare la situazione sul “numero chiuso” dei tir in Austria?
Le istituzioni devono ascoltare di più le associazioni di categoria. Questo vale tanto per il blocco al Brennero quanto, in termini più generali, per la crisi che affligge ormai da anni il settore. Purtroppo, dalle testimonianze che abbiamo raccolto in questi mesi, non sembra esserci un’apertura né da parte del governo ancora in carica per gli affari correnti né a livello europeo.

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Nell’eventualità in cui la Lega andasse al governo, cosa intendete fare per risollevare un settore in grande difficoltà?
Bisogna agire a livello nazionale, ancora prima che a livello europeo. Servono maggiori controlli, sia lungo l’autostrada del Brennero che lungo i corridoi che attraversano la penisola italiana. Vanno controllate le condizioni dei mezzi, perché oggi purtroppo girano dei veicoli che non rispettano le normative, che sono obsoleti, e che in questo modo costituiscono un pericolo anche per gli altri. Va poi controllato il personale, per identificare e punire quei comportamenti illegali che alimentano la concorrenza sleale.

A questo proposito, l’attuale normativa europea è accusata da molti di favorire comportamenti di concorrenza sleale nel settore degli autotrasporti. Come intervenire?
Il problema è che la normativa in vigore consente una situazione nella quale le ditte trentine e italiane soffrono a causa delle concorrenza sleale soprattutto delle imprese dei paesi dell’Est Europa o di quelle aziende italiane che delocalizzano e poi continuano a operare in Italia.
Va aperto un tavolo di confronto a livello europeo, tra i vari stati membri, che permetta di restaurare una situazione di concorrenza equa. Una soluzione potrebbe essere quella di introdurre un salario comune europeo per gli autisti o, comunque, applicare un minimo salariale o un importo che deve essere adeguato al territorio sul quale l’autista opera al momento.

Restando sulla dimensione europea, nella nostra Regione c’è un progetto – il tunnel di base del Brennero – finanziato in buona parte da fondi europei, che ha come obiettivo trasferire il traffico merci da gomma a rotaia, mettendo i tir sui treni. Lei è d’accordo con questa iniziativa?
In termini ambientali, non c’è dubbio che il trasferimento del traffico merci sulla rotaia abbia i suoi benefici. Ma il problema oggi è un altro: le reti ferroviarie in Italia, allo stato attuale, non permettono alle imprese di autotrasporto trentine di essere competitive sul mercato. E, ancora peggio, è ingiustificabile che si proponga di aumentare il pedaggio autostradale con il pretesto di trasferire il traffico da gomma a rotaia.

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Perché?
Il settore dell’autotrasporto sta già soffrendo abbastanza a causa dell’aumento delle accise, dei pedaggi in generale, della concorrenza sleale delle aziende straniere e della difficoltà ad accedere al credito.
Soprattutto, l’aumento del pedaggio non porterebbe il risultato sperato. In tal senso, in Svizzera, dove i pedaggi sono molto altri, il traffico su gomma cresce comunque in misura proporzionalmente maggiore rispetto a quello su rotaia. Per quanto riguarda l’A22, poi, c’è uno studio del Politecnico di Torino che sostiene che anche se il pedaggio venisse aumentato del 40 per cento, l’88 per cento dei mezzi continuerebbe a preferire l’arteria viaria alla ferrovia.

La Lega è quindi favorevole o meno a investire per potenziare la rete ferroviaria e colmare l’attuale ritardo di competitività rispetto al trasporto su strada?
Vanno sentite le associazioni di categoria dell’autotrasporto. Senza conoscere le reali esigenze del settore, gli investimenti nella ferrovia rischiano di non produrre i risultati sperati. Riscontro che al momento il traffico su gomma sembra prevalere per diversi motivi.

Lei sostiene che l’aumento del pedaggio non serve a trasferire il trasporto merci su rotaia. Non pensa che sarebbe comunque utile per far pagare i costi prodotti dall’inquinamento da traffico direttamente a chi li produce?
Introdurre il pedaggio con l’obiettivo di tutelare l’ambiente equivale a cercare di curare una malattia intervenendo sui sintomi. Prima di fare questo tipo di ragionamenti, bisogna intervenire per aiutare il settore degli autotrasporti a rialzarsi, operando sui problemi che ho precedentemente elencato. Altrimenti, non si fa altro che mettere ancora più in difficoltà il settore.
Serve una progettualità chiara per lo sviluppo delle arterie viarie e ferroviarie. Lo ripeto, il trasporto su rotaia va bene, ma va migliorato e va data comunque l’alternativa di una rete viaria da utilizzare, lontana dai centri abitati, ma che deve essere comunque disponibile.
Le faccio l’esempio della Valdastico, un progetto che la Lega sostiene fortemente. La sua realizzazione consentirebbe non solo di evitare gli incidenti sui tratti pericolosissimi della strada statale della Valsugana, ma permettere anche di spostare il traffico su un’altra arteria, riducendo l’inquinamento in Valsugana.

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