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Italia ed estero

Alfie è morto, lo annunciano i genitori su facebook

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Non voleva morire, anche quando il 23 aprile alle ore 22.17 gli avevano staccato il respiratore.

Ora il piccolo Alfie si è arreso, e alle 2.30 di stanotte è volato in Paradiso per giocare con i piccoli angioletti.

Ne danno notizia gli stessi genitori in una comunicazione lanciata sul loro profilo facebook.

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«Il mio gladiatore ha steso il suo scudo – si legge – e si è guadagnato le ali alle 2.30 – ho il cuore completamente spazzato, ti voglio bene ragazzo mio» – queste le tristi e dolorose parola dei genitori.

Il bimbo di 23 mesi era affetto da una malattia neurodegenerativa sconosciuta e i giudici britannici avevano impedito ai genitori di portare il figlio in Italia, decidendo di fatto che Alfie Evans doveva morire.

Non sono bastate le lotte dei genitori, indomiti e disperati.

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Non è bastata la mobilitazione internazionale di tanti cattolici e uomini di buona volontà. Non sono bastati la preghiera e gli appelli insistiti e via via sempre più drammatici di papa Francesco.

Non è bastata la disponibilità offerta dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù, di proprietà della Santa Sede, di accogliere il bimbo nella sua struttura. Non è bastata la decisione del governo italiano di concedere la cittadinanza italiana ad Alfie per rendere più agevole il suo trasferimento nel nostro Paese.

Alfie doveva morire nell’arco di pochi minuti, una volta staccato il respiratore alle 22.17 di lunedì 23 aprile. Con i “conforti medici” del caso: «Posizionato con cura sui grembi di Mr Evans e Ms James, se lo desiderano. E dopo che la morte sarà stata confermata, la famiglia potrà lavarlo, vestirlo e passare del tempo con lui». Così c’era scritto nel “protocollo” per la morte di Alfie, notificato ai suoi genitori Tom e Kate dall’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool.

Ora questo momento è arrivato, ma non per mano dei giudici ma di qualcosa di superiore.

Anche  papa Francesco si era espresso più volte a sostegno di Alfie, con un tweet: «Rinnovo il mio appello perché venga ascoltata la sofferenza dei suoi genitori e venga esaudito il loro desiderio di tentare nuove possibilità di trattamento».

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