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Rovereto e Vallagarina

Ala ricorda Aldo Moro

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Ala ricorda Aldo Moro e gli uomini della scorta assassinati il 16 marzo 1978 in Via Fani.

Quella Via che a distanza di anni evoca nel nostro cuore molta amarezza per una strage che è e rimarrà una macchia indelebile sulla storia del nostro Paese.

Ala ricorda tutto questo attraverso una serata di alto livello culturale e storico.

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Saranno presenti tre protagonisti di quel periodo.

Giovanni Ricci, figlio dell’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, uomo fidato e guardia del corpo dell’Onorevole Aldo Moro; Luigi Sardi giornalista e scrittore che da poco ha dato alle stampe, sulla base dei suoi ricordi gironalistici, il libro quei 55 giorni di Aldo Moro vissuti da Trentino” e Luciano Azzolini giornalista, ex deputato ed allievo di Moro che ha curato la prefazione del libro di Sardi.

Ala ricorda Moro grazie a questa impotantissima serata organizzata dall’associazione storico culturale Memores con il patrocinio del Comune e della Biblioteca di Ala.

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Molti questa agghiacciante parte di storia la conoscono sulla propria pelle; molti l’hanno sentita narrare e molti, aimè, non la conoscono affatto. Ecco perchè bisogna raccontare e ricordare. Bisogna raccontare perchè l’odio del passato non ritorni come un fulmine a ciel sereno sulla nostra società sempre più sola e senza riferimenti.

Aldo Moro può insegnare ancora molto a tutti noi uomini impegnati in vari campi, culturali, sociali e politici, dove lo scontro e la superbia di essere i primi della classe dovrebbero lasciare il campo all’ascolto ed al mettersi al servizio degli altri.

Ecco perchè il 3 maggio ad Ala ricorderemo queste figure di uomini, dall’alto senso dello stato e della morale, barbaramente uccise solamente perchè pensavano in un futuro migliore.

Sarà presente il figlio, Giovanni, dell’appuntato Domenico ricci ucciso dal commando brigatista il 16 marzo del 1978.

LA STORIA – Roma, 16 marzo 1978. Erano le 9,02 quando le Brigate Rosse uccisero Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, gli uomini dello Stato che scortavano il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Anche se incisi sulla lapide di via Fani, sono quasi Militi Ignoti come quello sepolto nell’Altare della Patria, ai piedi della Dea Roma. Nomi fissati sul marmo destinato a durare nel tempo, ma quasi scomparsi dalla memoria. Certo, ogni anno nell’anniversario di quel giorno funesto, la targa è adornata dal Tricolore, da cento fiori, soprattutto dalla commozione.

Ma ormai loro vivono solo nel ricordo dei loro familiari e degli amici sempre meno numerosi visto il trascorrere del tempo. Anche Aldo Moro venne brutalmente assassinato dopo 55 giorni trascorsi nella tetra ‘prigione del popolo‘ messa in scena dall’odio politico di quell’epoca e la storia di quei delitti, dell’angoscia che in quei giorni prese gli italiani – non tutti, in verità, perché in molti applaudirono alla notizia della strage – l’ho ricostruita soprattutto attraverso i giornali di Trento: Alto Adige, L’Adige, Vita Trentina e dai personaggi della politica e del giornalismo di 40 anni fa e dai quotidiani nazionali: Corriere della Sera, La Repubblica, Il Messaggero.

Lavoro preso appunto dai giornali. Con i loro limiti, gli inevitabili errori ma dove la cronaca diventa storia da consegnare al futuro e anche da libri davvero straordinari scritti dai testimoni di quelle giornate di autentica angoscia: Italo Pietra, Leonardo Sciascia, Adriano Sofri e Anna Laura Braghetti. Lei faceva parte della colonna romana delle Br che, uccisi i cinque uomini dello Stato, assassinarono Moro.

C’è anche il racconto, intenso, di due personaggi, due senatori della Dc – Giorgio Postai di Trento e Giorgio Di Giuseppe di Maglie, la città natale di Moro – a ricostruire quella tragedia da loro vissuta giorno dopo giorno nei palazzi della politica romana. Sono i superstiti di un’epoca che sembra talmente distante da apparire irreale.

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