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Io la penso così…

Chiusura punto nascita Cavalese: «Con la salute non si scherza» – di Cristina Linardi

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Spett.Le Direttore,

sono trascorsi ben 8 anni e niente è cambiato, mi riferisco alla chiusura del punto nascita dell’ ospedale di Cavalese.

Le varie richieste dei cittadini per il ripristino del Servizio (richieste non solo verbali, ma avvenute anche attraverso importanti manifestazioni) non sono state ascoltate, e chi ci governa, oltre a essere sordo e cieco di fronte a queste priorità, non si rende conto che stiamo parlando di Tutela della vita umana.

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L’ Organizzazione mondiale della Sanità ha riformulato di recente a febbraio 2018 le linee giuda per un parto positivo,  definendo tutti gli standard essenziali per un parto che garantisca la salute della madre che del bambino, evidenziando anche l’ importanza dell’ aspetto psicologico emotivo, determinante nella relazione madre – bambino non solo al momento della nascita ma anche in seguito.

Nelle situazioni di Emergenza ovviamente, tutti questi standard non ci sono e l’ assistenza, visto che siamo in Emergenza è uno degli aspetti più difficili da gestire.

Da quando il punto nascita è chiuso, tutte le emergenze – urgenze sono destinate ad essere prese in carico all’ospedale di trento, quindi si rende necessario l’ invio dell’ elicottero con il personale competente a bordo.

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Se per vari motivi l’elicottero non può essere inviato ad esempio in caso di maltempo, chi si ritrova a dover gestire da solo la situazione ?

Presso l’ospedale di Cavalese c’ è l’ infermiere del 118 che in primis presta l’ assistenza alla Donna che deve partorire.

L’equipaggio è formato dall’infermiere, l’unico professionista sanitario e l’ autista che ovviamente non ha un ruolo sanitario ma che comunque è obbligato a guidare l’ambulanza che deve andare d’ urgenza all’Ospedale Santa Chiara di Trento.

Ricordo che siamo in una situazione di urgenza e tutto può succedere.

Gli infermieri del 118, che sono stati addestrati ad assistere la donna anche in una situazione di parto – emergenza è ben vero che hanno un protocollo di “gestione del parto d’ emergenza in ambiente extra – ospedaliero” come riferimento per gestire la situazione ma non mi stancherò mai di ripeterlo non siamo in una situazione protetta come può essere in ospedale con tutto ciò che è necessario a disposizione e in un posto sicuro ma ci troviamo in ambulanza, su una strada e non esiste sicurezza.

L’ operatore sanitario si ritrova ad assistere sia la donna che oltre allo stato emotivo (stato d’ ansia per ciò che le sta succedendo) può andare incontro a tutta una serie di complicanze quali ad esempio l’ emorragia improvvisa, che deve essere trattata immediatamente, oppure il bambino che può andare incontro al rischio più imminente di ipotermia che deve essere immediatamente corretta onde evitare l’ instaurarsi di ulteriori complicanze più gravi.

Altre situazioni critiche che l’ operatore sanitario può trovarsi a dover affrontare sono innumerevoli, persino a dover rianimare la madre o il bambino.

La situazione, viste tutte le variabili che possono verificarsi è molto difficile da gestire non solo dal punto di vista dell’elevata assistenza che richiede una grande conoscenza e competenza.

Ma anche dal punto di vista emotivo-psicologico perché anche il dover confrontarsi come persone difronte a questo tipo di urgenze non è per niente semplice

Ricordiamoci anche che, nonostante la nostra esperienza e competenza, io sono quasi 20 anni che esercito questa professione, siamo persone umane con i nostri sentimenti ed emozioni, e siamo i diretti responsabili dell’ assistenza al paziente.

Le esperienze di emergenza , spesso proprio per il fatto che non hanno buon esito (in questo caso ad esempio parliamo della morte del bambino) lasciano un segno non indifferente .

Concludo dicendo che la sanità proprio per la complessità deve essere diretta da persone che hanno competenza, formazione e esperienza .

Credo che l’ assessore Zeni e quelli che lo hanno preceduto non abbiano minimamente nessuna conoscenza in merito e con i loro tagli anche nelle valli non hanno fatto altro che portare al peggioramento della situazione.

Il punto nascita deve essere riaperto, con sala parto e sala operatoria annessa e con tutti gli operatori che hanno la competenza in merito. Le nostre valli devono essere tutelate, i servizi aperti e funzionanti, i cittadini devono essere sicuri di essere assistiti e curati con competenza.

Abbiamo un’Autonomia e quindi la possibilità anche di legiferare sul tema della Sanità, evidentemente al centro sinistra tutto questo non interessa, ma quando si tratta di Salute non si scherza, deve essere una Priorità.

Cristina Linardi – infermiera professionale – lega Nord

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