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Spettacolo

I “Giudizi universali” di Cavosi a chiusura della stagione Altre Tendenze

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Dopo la stagione di Grande Prosa, giunge al termine anche Altre Tendenze, la rassegna del Centro Servizi Culturali S. Chiara dedicata interamente alla libera sperimentazione dell’avanguardia artistica. Il percorso si chiuderà nel segno di due giovani realtà teatrali del territorio, TrentoSpettacoli ed Evoè!Teatro, che porteranno sul palcoscenico dell’Auditorum Fausto Melotti di Rovereto lo spettacolo itinerante “Giudizi universali”.

Quattro “stazioni” teatrali che si snoderanno in quattro spazi diversi, benché continui, dell’Auditorium Melotti di Rovereto: questo è il setting di “Giudizi universali”, frutto di una produttiva collaborazione artistica tra due giovani realtà territoriali pronte a mettersi in gioco in un inedito esperimento teatrale, il tutto sotto la guida di Roberto Cavosi, da anni attivo a livello nazionale e parte di collaborazioni con registi di primo piano quali Luca Ronconi, Luigi Squarzina e Aldo Trionfo.

Negli spazi dell’Auditorium TrentoSpettacoli ed Evoè!Teatro – realtà artistiche con base rispettivamente allo Spazio Off di Trento e allo SmartLab di Rovereto – si cimenteranno in un dialogo diretto e continuo tra azione scenica, pubblico e contesto ambientale, dando vita ad un vero e proprio spettacolo modulare ed itinerante.

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Tutto nasce dal progetto “Teatrogiornale”, brillante e innovativa idea del regista meranese Roberto Cavosi: un corpus di testi firmati da lui stesso i quali, prendendo spunto da un fatto storico o di cronaca, illuminano temi, questioni e problemi del nostro tempo. Eppure, pochi avrebbero mai pensato che una trasmissione radiofonica si sarebbe prestata come punto di partenza per la creazione di un format drammaturgico.

E così è stato. Proprio da quattro di questi testi nasce “Giudizi universali”: quattro quadri, ognuno dei quali diretto da un regista diverso: due provenienti dalle compagnie che hanno aderito al progetto – Maura Pettorruso per TrentoSpettacoli e Clara Setti per Evoè!Teatro – e due esterni, i milanesi Stefano Cordella e Giacomo Ferraù.

Sarà il tempo (o, per meglio dire, i tempi) a fare da protagonista al primo quadro, dal titolo evocativo “Velocemente lento”: il tempo del pensiero, il tempo di un tachimetro, il tempo delle rughe. Diretti da Clara Setti si contenderanno la scena quattro personaggi chiusi nella solitudine della propria ossessione: un suicida, una tassista, una donna che aspetta e un uomo allo specchio. «In un presente schiacciante che fatica sia a guardare avanti sia a voltarsi indietro troviamo quattro voci – spiega la regista – quattro individui che si trovano costretti a fare i conti con se stessi, in cerca del loro posto nello spazio sociale offertogli dal nostro tempo. Si fanno domande, si guardano intorno, ma sono soli, isolati, come tutti, gli uni a fianco agli altri. Costretti a vivere in un tempo accelerato, globalizzato, che ha eliminato le distanze annullando lo spazio come misura del tempo, lasciando solo l’istante… che non lascia traccia».

In “Uno per quattro” il regista Stefano Cordella, servendosi della voce di un barista, tenterà di trovare una risposta a domande che dalla notte dei tempi tengono impegnati filosofi, teorici, persone comuni: chi siamo? Quali le maschere che indossiamo? Quante personalità abitiamo? Attraverso «un divertissement che porta all’estremo il fenomeno della dissociazione dando voce alle diverse personalità che abitano Carlo, il timido protagonista del testo» il regista accompagnerà il pubblico in un affascinante viaggio introspettivo nell’Io e nella sua complessità.

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Un’alluvione, il fiume in piena, la pioggia che non smette di cadere. Così apre “Acqua a nord-ovest” di Maura Pettorruso, il racconto di un padre, una figlia e il marito rimasti isolati da tutto e da tutti in una casa di campagna, in seguito ad un’alluvione. «Costretti a vivere in pochi metri quadrati, isolati dal mondo, i tre sopravvissuti si trovano uno ad uno al cospetto dei propri rimpianti e dei propri sogni infranti – scrive la Pettorruso nelle note di regia – L’acqua bussa come bussa un passato che continua a tenerli ingabbiati in un tempo che non c’è più». Lo spazio diventerà stretto, decisamente troppo stretto, mentre il tempo che avanza verrà scandito dalle notizie del giornale, frammenti di pagine ormai vecchie. Il tutto s’infrange in una laconica domanda: cosa è vero? Cosa invece non lo è affatto?

È sarà ancora l’acqua, col suo trascinarsi dietro qualunque cosa trovi sul suo passaggio, la protagonista dell’ultimo quadro “Il Bacio dello stura”, che il regista Giacomo Ferraù ha voluto rendere metafora di un destino davanti al quale possiamo probabilmente solo sederci e aspettare. «C’è un paesino molto piccolo, disperso tra le montagne, di cui il mondo sembra essersi dimenticato l’esistenza – racconta il regista – Vi scorre accanto un fiume, e anche il fiume sembra essersi dimenticato di quel piccolo paesino quando, uscendo dal suo letto in seguito a un’alluvione, travolge il piccolo cimitero sulla montagna, risparmiando miracolosamente l’abitato». I personaggi si muoveranno in un quadro onirico e vagamente buzzatiano, sospeso tra desideri siderali, implacabili pulsioni umane e l’inevitabile finitezza del tempo, un mondo alla rovescia, dove i vivi, ancorati ai loro ricordi, rimarranno immobili al cimitero a contemplare i morti che vanno al mare.

Lo spettacolo esordirà venerdì 20 aprile con un doppio appuntamento alle ore 18.30 e alle ore 21.00, per poi essere replicato domenica 22 aprile alle 18.30. Si segnala tuttavia che i biglietti saranno disponibile solamente per la recita di domenica.

“Giudizi universali”, organizzato da Daniele Filosi, è co-prodotto con Bassano Opera Estate Festival Veneto e si avvale del sound design di Gianluca Agostini, delle luci di Claudio Zanna e della scenografia di Lorenzo Zanghielli. Un contributo prezioso per la sua realizzazione è stato offerto anche dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, assieme a Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Comune di Rovereto, Spazio Off Trento, Opificio delle Idee Rovereto e Caffè Bontadi Rovereto

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Spettacolo

Tre film trentini parteciperanno alla Festa del Cinema di Roma

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Riconoscimento importante per il cinema “made in Trentino”: quest’anno infatti alla Festa del Cinema di Roma saranno tre le pellicole sostenute dalla Film Commission.

Saranno infatti presenti due film che sono stati girati in parte sul territorio trentino, uno in concorso ufficiale: “Il ladro di giorni” di Guido Lombardi e uno nella sezione autonoma del festival “Alice nella Città“: “La volta buona” di Vincenzo Marra.

In quest’ultima sezione si trova anche, per la prima volta, un documentario di un regista trentino, Manu Gerosa, presente con il suo film “One more jump”.

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Il Festival, in programma nella capitale dal 17 al 27 ottobre, rappresenta una kermesse prestigiosa, durante la quale si alternano proiezioni, incontri, eventi, mostre, installazioni, convegni e dibattiti che hanno il fulcro nell’Auditorium Parco della Musica, struttura firmata da Renzo Piano.

L’evento si intreccia con il MIA, il Mercato Internazionale Audiovisivo, a Roma dal 16 al 20 ottobre, con il quale Trentino Film Commission ha una partnership importante legata all’ottenimento della certificazione ISO 20121, lo standard internazionale per la certificazione dei sistemi di gestione sostenibile per eventi.

Questa edizione del MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo, grazie a Trentino Film Commission, sarà per la prima volta sostenbile; del resto l’impegno della Film Commission nel campo della sostenibilità ambientale ha fatto scuola grazie a T-Green Film, il primo fondo regionale in Europa che premia e certifica le produzioni cinematografiche che lavorano nel rispetto dell’ambiente.

Il ladro di giorni” di Guido Lombardi. In concorso al Festa del Cinema di Roma
Cast:Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio, Augusto Zazzaro, Giorgio Careccia, Vanessa Scalera, Carlo Cerciello
Produzione: Bronx Film, Indigo FilmCon il contributo di Trentino Film Commission
Riprese in Trentino: agosto e settembre 2018, a Trento e Riva del Garda

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Sinossi: Salvo, undici anni, vive con gli zii in Trentino. Il giorno della sua prima comunione, mentre gioca a pallone con gli amici, compare inaspettatamente a bordo campo un uomo: è suo padre Vincenzo. Salvo lo riconosce a stento. Non lo vede, infatti, da sette anni, da quando due carabinieri lo avevano portato via dalla loro casa in Puglia. Vincenzo è ora uscito di prigione e dice di voler passare qualche giorno con il figlio: insieme partono per il sud. Durante questo viaggio lungo l’Italia, scandito da molti incontri e ricordi, Salvo imparerà a conoscere suo padre, ma dovrà fare i conti anche con i suoi segreti e il suo passato.

“One more jump” di Emanuele Gerosa. In concorso – Alice nella città
Produzione Locale Trentina: Oneworld DocuMakers di Emanuele Gerosa con il contributo di Trentino Film Commission
Distribuzione: Fandango
Riprese: il film è stato girato tra la Palestina e l’Italia.

Sinossi: Jehad e Abdallah, fondatori del Gaza Parkour Team, sono divisi da scelte di vita diverse, ma con lo stesso amore per il Parkour e per la loro terra assediata; nati e cresciuti in una prigione, devono oggi cercare ben oltre ai loro sogni, uno nella Striscia di Gaza e l’altro in Italia, quale sia la strada che conduce alla libertà.

“La volta buona” di Vincenzo Marra
Sezione Panorama Italia – Alice nella città
Cast: Massimo Ghini, Ramiro Garcia, Max Tortora, Francesco Montanari, Gioia Spaziani, Massimo Wertmuller
Produzione: Lotus Production con il contributo di Trentino Film Commission
Riprese in Trentino: maggio 2019 a Dimaro (Val di Sole)

Sinossi: Bartolomeo, ex procuratore sportivo, vive di espedienti e piccoli imbrogli.

La vita non è stata troppo generosa con lui, il vizio del gioco gli ha fatto perdere soldi e famiglia e ora passa le giornate nei campetti di periferia sperando di trovare il nuovo Messi. Sempre alla ricerca del colpo di fortuna, un giorno riceve una telefonata: in Uruguay c’è un ragazzino, Pablito, che è un vero fenomeno, un fuoriclasse che sicuramente sfonderà nel calcio italiano. Per Bartolomeo è finalmente arrivata l’occasione per riprendersi tutto quello che ha perso. Per Pablito si può realizzare il sogno di giocare in un grande club. Per entrambi questa è la volta buona…

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Spettacolo

Arriva dalla Val di Fassa la première ufficiale del nuovo film di Giacomo Gabrielli

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Mercoledì 23 ottobre, la Val di Fassa farà da cornice ad un evento unico. Il cinema di Canazei, la mattina, e il ‘PalaDolmites‘ di Mazzin, la sera, ospiteranno la première ufficiale del nuovo film di Giacomo Gabrielli, giovane cineasta di Moena, istruitosi a Roma, ora alla ribalta nel Regno Unito.

Il Cinema ‘Marmolada‘, durante un matinée dedicato a studenti, stampa e autorità, ospiterà la prima proiezione del giorno, dalle 9 del mattino.

Filmart e Giacomo Gabrielli presenteranno il nuovo film “A Journey” (Un Viaggio), progetto sull’Olocausto rimasto a lungo in lavorazione, creato dal regista fassano col supporto di Treno della Memoria, Terra del Fuoco Trentino, Auschwitz-Birkenau Memorial and Museum, Auschwitz Study Group, Comun General de Fascia e Scola Ladina de Fascia.

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Progetto che, solo dopo il trasferimento di Giacomo in Inghilterra, a Londra, ha preso realmente forma. Ora infatti vede integrata alle riprese girate nel 2017 da Gabrielli tra Italia, Repubblica Ceca e Polonia, una rara e toccante intervista ad uno dei pochi che ancora oggi portano sul braccio il numero tatuato assegnatoli ad Auschwitz: Arek Hersh, ebreo polacco di 91 anni, protagonista del film assieme alla giovane Aurora Volcan, anch’essa di Moena e aspirante regista.

Arek Hersh, oggi residente a Leeds, in Gran Bretagna, è tutt’ora incredibilmente lucido e disponibile, come davvero altri pochi superstiti rimasti al mondo, a condividere la sua importante storia affinché non si cada nel tanto temuto errore di dimenticare e, quindi, di ripetere.

Nel Regno Unito e non solo, infatti, Arek partecipa ad eventi organizzati da scuole ed associazioni per portare a tutti, giovani in primis, un messaggio forte e ancora tristemente attuale, in un mondo sempre più minato dall’odio per le minoranze e la paura della diversità.

A Journey” è la storia di due percorsi, il racconto di due storie parallele così distanti nel tempo e nei fatti, eppure così complementari. Il viaggio dei ragazzi di oggi con il Treno della Memoria e quello di Arek Hersh, deportato ad Auschwitz dalle SS ad appena 11 anni, si intrecciano fino a raggiungere la meta di Birkenau, il più letale dei campi di sterminio del Terzo Reich.

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Le potenti musiche di Marco Mattia, altro talento emergente fassano, fedele collaboratore di Gabrielli, accompagnano alla perfezione una sceneggiatura drammatica in costante crescita, che narra la storia vera di Arek e gli eventi che fanno parte del periodo più buio della storia recente, amalgamati con il punto di vista dei cosiddetti “millennials” e “post-millennials”.

Sin da ragazzino, quando ancora girava con in spalla una cinepresa fatta di cartone, il regista ladino ha tratto la sua ispirazione e formazione da ‘Schindler’s List’, capolavoro assoluto di Spielberg,

«Perché -così dichiara il regista- è il ritratto cinematografico perfetto e insuperato dell’Olocausto. Tutto ciò che una cinepresa sa dare per raccontare e documentare una storia vera e cruda, renderla viva e palpabile per il grande pubblico, lo si trova in Schindler’s List».

“A Journey” fa anche confluire costantemente due mondi: quello della grande storia dell’umanità e quello locale ladino fassano.

Gabrielli infatti spazia fra location di interesse storico di livello mondiale e la Val di Fassa, includendo anche dialoghi in lingua ladina, accreditandola, pur essendo lingua di minoranza, fra le grandi lingue del mondo.

Da qui parte anche il contributo concesso dalla Consulta Ladina che ha, con ragione, riconosciuto l’importanza culturale del film, che inoltre vede tra i protagonisti, attuali ed ex studenti della Scola Ladina de Fascia, dei quali la protagonista Aurora Volcan faceva parte fino all’anno scorso.

Un grande supporto quindi anche dalle istituzioni, in particolare dal Comun General de Fascia nelle persone di Matteo Iori, giovane assessore che sin da subito ha sostenuto e voluto la presenza di Arek Hersh, ma anche Franz Pitscheider, la senatrice e procuradora Elena Testor, Sabrina Rasom dei Servizi Culturali del CGF e la sorastanta delle scuole ladine di Fassa Mirella Florian.

Un’occasione unica nel suo genere per la rarità della testimonianza e per la qualità del film, che viene presentata in una location, la Val di Fassa, fortemente voluta da Giacomo Gabrielli, essendoci cresciuto ed avendoci la base della sua società di produzione Filmart S.r.l.

In coda alla proiezione del film vi sarà il privilegio di scambiare un Q&A (domande e risposte) con il superstite di Auschwitz in persona, ospitato in valle appositamente dall’Inghilterra assieme alla moglie Jean, che supporta il marito in tutti i suoi viaggi e incontri.

Il co-produttore e coordinatore delle riprese inglesi Vincent Frattini, inoltre, farà da interprete durante il dibattito e lo scambio di informazioni con gli studenti della Scola Ladina de Fascia, il pubblico e Arek.

Proprio la grande dimestichezza con la lingua d’oltre Manica dell’ormai anglo-italiano Vincent, e il suo ottimo lavoro di pubbliche relazioni, hanno reso possibile l’incontro tra la produzione del film e Arek.

Come preparazione alla proiezione, gli studenti fassani avranno la possibilità di confrontarsi innanzitutto con i loro professori durante le ore di lezione a scuola nei giorni precedenti all’evento, così da comprendere meglio ed essere pronti a guardare negli occhi chi quelle cose le ha vissute per davvero.

La sera dello stesso 23 ottobre, dalle 18.30, sempre grazie al Comun General de Fascia con la Cooperativa Sociale “Inout” e a Filmart, l’evento, stavolta aperto a tutti e con ingresso libero, viene replicato al teatro del “PalaDolomites” di Mazzin, con la speciale presenza di Arek alla quale seguirà la proiezione, alle 20, di quello che, come dice questo speciale testimone, è: «Un film che dovrebbe essere visto da tutte le generazioni».

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Spettacolo

Nadia Toffa, stasera a Le Iene le ultime parole prima della morte. «Non è quanto vivi, ma come vivi, sto facendo di tutto per ritardare la mia morte»

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Stasera, martedì 1 ottobre, andrà in onda la prima puntata de Le Iene e, in apertura, verrà lanciato un video inedito della durata di 20 minuti con l’ultimo progetto della giornalista, scomparsa lo scorso 13 agosto.

Ad annunciarlo è stata la redazione del programma con una frase simbolo di Nadia pubblicata su tutti i canali ufficiali: “Non è quanto vivi, ma come vivi”.

Quest’anno per noi niente sarà più come prima. Inizieremo con uno speciale ricordo alla nostra Nadia Toffa. Un video inedito di 20 minuti che ha voluto, scelto e pensato lei. Un ricordo commovente e intenso“.

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Così viene presentato l’ultimo progetto di Nadia.

A voler girare questo video è stata proprio la conduttrice de Le Iene e lo ha fatto nel dicembre 2018.

Sapeva che non le restava molto tempo, così ha chiamato Giorgio Romiti, l’autore con cui ha collaborato più spesso, e gli ha chiesto di aiutarla a girare un filmato per salutare tutte le persone care.

«La sorpresa è che vorrei incontrare amici, vecchi, nuovi, persone care, colleghi che hanno lasciato un segno in questo mio ultimo anno tremendo, persone che contano davvero. Li voglio vedere ora perché questo ultimo anno sono cambiata tantissimo. Non è quanto vivi, ma come vivi. Io sto facendo il possibile per ritardare la mia morte. Vedremo quanto tempo avrò ancora, credo non molto».

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Per la redazione del programma si tratta di un vero e proprio testamento, una “eredità di sorrisi”, oltre ad essere un ricordo commovente ed intenso. Inoltre, fanno sapere dalla redazione, Nadia continuerà a salutare il suo pubblico alla fine di ogni puntata nella sigla finale dedicata a lei.

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