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Trento

«Nati in Trentino 1815-1923»: 1,3 milioni di schede anagrafiche dei nostri antenati

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Una banca dati con oltre 1 milione e trecentomila schede anagrafiche, frutto delle collaborazione tra Arcidiocesi (Archivio Diocesano) e Provincia (Ufficio Emigrazione) è alla base del volume “Nati in Trentino. 1815 – 1923. Prospettive di ricerca“, che sarà illustrato in un incontro pubblico venerdì 20 aprile alle ore 17.00, presso il Polo culturale diocesano Vigilianum.

Il volume, coordinato dall’Ufficio Emigrazione è curato da Katia Pizzini e Chiara San Giuseppe (nella foto la presentazione alla stampa).

Il database dei Nati in Trentino contiene infatti i nominativi di più di un milione e 300mila persone, a cui sono stati assegnati 20.951 cognomi, 5327 nomi maschili, 5306 nomi femminili.

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Il cognome che ricorre più frequentemente è Ferrari (5.988 occorrenze), seguono: Zeni (5010), poi Lorenzi (4672), Rossi (4557), Martinelli (4526), Pedrotti (4328), Sartori (4254), Valentini (4041), Moser (3811), Bertoldi (3701).

In sostanza, con i primi 500 cognomi si copre la metà dei Nati in Trentino tra il 1815 e il 1923, cioè più di 600.000 persone.

Appartengono alla tradizione cristiana, invece, i nomi più diffusi, Giuseppe (52.290 ricorrenze) per gli uomini, Maria (89.947) per le donne, seguiti da Giovanni (47.999) e Luigi (25.782), nonché da Teresa (22.652) e Anna (21.298); un triste primato poi i nomi convenzionali di Neonato (34.175) e Neonata (21.066) coi quali si designavano i bambini e le bambine morti alla nascita, un dato che ben illustra la tragica incidenza della mortalità infantile nel periodo considerato.

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Nomi scomparsi – Nell’indice 1815-1923 vi sono 2677 nomi femminili e 2820 maschili che attualmente risultano scomparsi, ovvero che non sono portati da nessun residente in Trentino nell’anno 2012. Si tratta di nomi come Pacifica (che ricorre per ben 276 volte), di Cunegonda, di Clementa, Bortola e Dalinda, per elencare i primi cinque nomi femminili ormai non più in uso, oppure di Eustachio (266 volte), Omobono, Ottilio, Guidobaldo e Claudiano, sul fronte maschile.

Nomi suggestivi – Molto spesso, al momento del battesimo, al nato venivano imposti più nomi; in qualche caso, la successione dei nomi è tale, da portare alla creazione di “giochi di parole” come per esempio Abele Uomo Buono (Centa San Nicolò,1852), Desiderato Benvenuto (Tione, 1846), Italia Libera (Chizzola, 1917), Italia Redenta (Rovereto, 1919), Italo Trento Liberato (Prada di Brentonico, 1918), In due casi la sequenza dei nomi assume un tono insolitamente affettuoso: due bambini, senza alcuna relazione tra loro, furono chiamati Primo Vero Amore e Luigi Primo Vero Amore.

Cognomi – Sui cognomi poi moltissime sono le disgrafie e le variantidei quasi 21.000 elencati; di questi 7692 cognomi compaiono una sola volta fra i nati in Trentino, 2681 cognomi sono portati da due persone, 1398 cognomi sono portati da tre persone e 251 cognomi hanno dieci occorrenze; Dal Pez, Danna, Facci, Galas, Galiani, Morandelli, Paina, Passera, Schergna, Selva, Segato, Speccher – tra il 1815 e il 1923 – erano poi cognomi portati, ognuno, da cento persone; Brigadoi era portato da cinquecento persone; Campregher era portato da 999 persone, preceduto da Turra e Gentilini con 1004 occorrenze.

Fra le altre curiosità sui cognomi: la lettera D è l’iniziale della maggior parte dei cognomi di NiT, ben 2241, subito dopo c’è la B con 2024 cognomi, la Y è l’iniziale di soli 3 cognomi Yang, Yllichmann, Yocca, ciascuno con una sola occorrenza. E a proposito del cognome Yang, dai libri veniamo a sapere che compare in Primiero con la nascita nel 1923 di un bimbo il cui padre era un cinese di Shanghai e la madre una domestica di Transacqua che si erano sposati a Roma. Il cognome Trenti ha 736 occorrenze, Trentini 2127, Trentin 891, Trentinaglia 320. La maggioranza dei cognomi finisce con la lettera I.

Un po’ di cognomi famosi: Barbacovi ha 358 occorrenze, Battisti 3427, Bresadola 328 (di cui 263 a Ortisè – Menas, frazione di Mezzana), Canestrini 469, Chini 1792 (di cui 1147 a Torra, frazione di Taio), Cles 5, Clesio 2, Degasperi 2684, Depero 255, Endrici 518, Grazioli 181, Kessler 6, Mattioli 165, Melotti 41, Moggioli 105, Negrelli 13, Oss Mazzurana 12 (2 Oss Mazurana), Orsi 210, Pilati 877, Prati 570, Riccabona 14, Rosmini 40, Tambosi 145, Tartarotti 227, Thun 16 (Thunn 7), Zandonai 660. Non c’è più un Madruzzo.

Cognomi-cibo – Tra le numerose strategie onomastiche finalizzate alla creazione del cognome, una delle più interessanti la si ritrova nei registri dell’Istituto degli esposti, delle partorienti e dell’istruzione delle mammane in funzione dal 1833 al 1870 alle Laste presso Trento. Sui registri che riportano i nominativi dei bambini illegittimi nati all’interno dell’istituto, nel tentativo di garantire l’anonimato della genitrice, si coniarono una serie di cognomi partendo da un determinato alimento. Il criterio venne però rapidamente abbandonato perché tali cognomi furono ritenuti ridicoli, causa di disagio, imbarazzo e contrari all’integrazione sociale dell’esposto. I registri conservati presso l’Archivio Provinciale di Trento, ne attestano la frequenza solamente nel periodo di tempo intercorrente tra l’aprile e il settembre del 1836: fra le denominazioni eccentriche ai neonati privi di identità anagrafica troviamo Zuppa, Pasticcio, Arrosto, Trota, Frittura e Salsa.

Italianizzazione dei cognomi in epoca fascista – Il Regio decreto-legge n. 17 del 10 gennaio 1926 “Istituzione in forma italiana dei cognomi delle famiglie della provincia di Trento” così citava: “Vittorio Emanuele III per grazia di Dio e per volontà della Nazione, Re d’Italia, sentito il Consiglio dei Ministri … Abbiamo decretato e decretiamo: Art. 1. Le famiglie della provincia di Trento che portano un cognome originario italiano o latino tradotto in altre lingue o deformato con grafia straniera o con l’aggiunta di suffisso straniero, riassumeranno il cognome originario nelle forme originarie”. In Alto Adige, dove la questione si itnersecò con la toponomastica, furono attivissimi il sen. Ettore Tolomei e l’Istituto di studi per l’Alto Adige nel produrre elenchi tipo per la modifica d’ufficio dei cognomi da riportare alla loro forma italiana. Mentre in Alto Adige l’italianizzazione fu dunque massiccia, in Trentino ne troviamo tracce nei registri dei Nati, ma in forma sporadica.

Emigrazione – Le pagine dei Libri di battesimo conservate dalle parrocchie e consultabili all’Archivio Diocesano non riportano esclusivamente le note ufficiali riguardanti nascita e battesimo. Molto spesso era uso dei parroci annotare accanto al nome la data di morte, eventuali matrimoni e – se ne venivano a conoscenza – qualche notizia relativa all’allontanamento dalla comunità a causa dell’emigrazione.

Nel periodo considerato (1815-1923) si può trovare così, annotato vicino ad un nome: Girardi Maria Luigia, nata 8.3.1872 a Seregnano “Coi genitori emigrata al Brasile 25.10.1875”. Oppure, alla fine dell’anno 1923 sul libro di Predazzo, l’aggiunta della nascita di due bambini Gabrielli nella lontana città di Brasov in Transilvania (oggi Romania) discendenti di quei predazzani partiti nel 1851. Si può trovare la registrazione collettiva di tre sorelle Ferrari “nate e battezzate in America” a Mattarello di Trento nel luglio 1888, probabile frutto di una lettera arrivata dall’America, o dell’ambasciata di qualcuno vicino alla famiglia, così come dev’essere successo per i tre fratelli Marzari, iscritti tutti insieme nel 1909 a Trento, ma nati a Cordoba, in Argentina.

Difficilmente poi i cognomi sopravvivevano intatti al travaglio dell’emigrazione. Come il caso dei cognomi Fusinato e Dalsasso ritornati come Fuzinato e Dalsaso. Alle frontiere, nei porti, a Ellis Island, ovunque ci fosse un impiegato che controllava e trascriveva nomi e nazionalità degli emigranti era facilissimo veder storpiare per sempre il proprio cognome. Gli esempi sono tantissimi: il cognome Dalvit, ad esempio, su suolo americano divenne Dalveet.

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