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Fiemme, Fassa e Cembra

Punti nascita Fiemme, Sindaci compatti: «Ora basta, l’assessore Zeni mantenga le promesse»

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Comunità di Val di Fiemme ancora una volta, e più che mai, compatta nel chiedere a gran voce la riapertura del punto nascite dell’ospedale di Cavalese.

Ieri per tutto il giorno si sono succeduti 11 consigli comunali che hanno ribadito all’assessore provinciale Luca Zeni la necessità e l’urgenza di avere risposte, non solo più promesse che nel tempo non hanno trovato riscontri.

Identica la volontà della Comunità di Valle che si è riunita e ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno.

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L’assessore Zeni aveva mandato un suo contributo in risposta ma, dopo un’attenta disamina, la comunità ha respinto le sue motivazioni. Molti sindaci hanno apertamente affermato che il il progetto di Zeni «comprende cose che ormai sta ripetendo da anni»

Adesso, come scritto nel documento redatto dalla comunità, ci vogliono date, punti di riferimento concreti da cui ripartire dopo le ennesime promesse mancate.

Insomma, dopo un lungo e fitto dialogo, non c’è più spazio per promesse o ulteriore pazienza. La Val di Fiemme richiede a Zeni tempi e modalità per riaprire il punto nascite.

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Oltre il malcontento e il forte disagio per la politica del centro sinistra adottata in valle negli ultimi anni,  è serpeggiato anche il malessere degli amministratori, che hanno  tutti concordato sul fatto di dover dare un grande segnale alla provincia e all’APSS, oltre che la necessità di essere tenuti un maggiore considerazione.

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I sindaci, dopo l’approvazione unitaria di un documento dove viene chiesto all’assessore Zeni di mantenere le promesse, si confronteranno nuovamente lunedì prossimo.

Il dado sembra comunque tratto, e pare che nessuna amministrazione abbia intenzione di fermarsi.

Il comitato «Parto per Fiemme», che è stato ringraziato da tutti i sindaci per il grande lavoro fatto negli ultimi anni  parla invece di «qualcosa che sta succedendo e  che avrà ripercussioni per molto tempo».

«L’insensibilità con la quale è stato trattato il problema e con la quale è stata ignorata la raccolta delle 58 testimonianze certificate del 2016,  – si legge nella nota del comitato – l’assenza di reazioni coordinate, la riduzione della dignità della donna e dei bambini, l’intolleranza con la quale sono state trattate le proposte risolutive di PpF invece di conoscerle e completarle non hanno scuse, ma avranno una fine. La maggior parte della gente ha capito sin da subito ed ha sempre risposto prontamente, nonostante la mancanza di abitudine a manifestare, per contrastare con la loro presenza le logiche partitiche o aziendali.

Non realizzare a tempo debito gli atti che avrebbero potuto ristabilire una giustizia socio sanitaria non è stata una svista o un problema di comunicazione con Roma, è stata la materializzazione dell’intenzione di chiuderci in una periferia cittadina, senza capire che non cederemo mai al diritto di Essere Valligiani di una Montagna con servizi sufficienti per accogliere nuovi vicini amanti della Natura tutelata e della solidarietà reale».

Il comitato chiede poi ai Consigli Comunali di chiedere con forza, conoscenza e lucidità, la soluzione del problema ricordando  a chi di dovere che NON è la gente a screditare la politica, perché la gente, dopo 2 anni e 5 mesi, sta semplicemente rifiutando l’inaccettabile, cioè: la sala operatoria chiusa di notte per tutti; la degenza in pediatria sospesa per tutte le persone sotto i 16 anni; l’impossibilità ad essere operate per un intervento ginecologico minore per tutte le donne di qualsiasi età; l’incertezza sulla possibilità di partorire in un luogo sicuro attorniata dall’Amore necessario per ogni partoriente.

«Tutto ciò poteva essere evitato (e questo lo diciamo dal 18 luglio 2014) e lo diremo per sempre e,  – termina la nota del comitato Parto per Fiemme – se ognuno spingerà con saggezza e determinazione nella buona direzione, i servizi possono essere ripristinati nel giro di alcune settimane permettendo contemporaneamente l’inizio dei lavori per la realizzazione di una nuova sala operatoria dedicata. Ma non possiamo voltare pagina prima di aver capito bene le responsabilità di ognuno, perché perdonandosi sistematicamente senza alcuna traccia di autocritica è la politica a screditare sé stessa».

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